Cannabis Club in Spagna: le cose da sapere

Basta, non ne posso più del mio lavoro e della mia vita. Adesso faccio le valigie e parto. Magari in un posto non troppo lontano, simile all’Italia, ma con la possibilità di aprire un’attività che nel Bel Paese non mi è consentito aprire. Dove andare? In Spagna. Per fare cosa? Aprire un cannabis social club.

Ebbene sì, è questa la nuova frontiera dell’imprenditoria “da sballo”. Almeno in Spagna. Pensate che nella sola Catalogna se ne contano ormai centinaia (dai 300 ai 500), un business in crescente aumento e che ha portato anche molti italiani a trasferirsi a vivere a Barcellona per aprirne uno.

Che cosa sono i Cannabis Social Club?

I CSC nascono dal diritto costituzionale spagnolo all’auto consumo e all’auto produzione. In pratica si può consumare e coltivare marijuana per uso personale e solo in determinate situazioni. La legge spagnola, infatti, permette di fumare marijuana ma è considerata una questione strettamente privata e personale, che può avere luogo solo nella privacy della propria abitazione o in luoghi prefissati.

✈ Vorresti investire i tuoi risparmi all'estero? Scopri come investire e aprire un'attività in Spagna! ✎

Da qui l’intuizione: se un gruppo di consumatori si associano e fondano un club dove l’ingresso è consentito solo ai soci stessi, significa che la coltivazione rimane a uso personale e il club rimane un luogo privato dove il consumo non è perseguibile.

La nascita dei cannabis club

I primi cannabis club in Spagna sono stati inaugurati nel 2005 come concetto creato dall’organizzazione non governativa ENCOD, European Coalition for Just and Effective Drug Policies, per definire e promuovere lo sviluppo in tutta Europa di un modello regolamentato, non commerciale e riservato esclusivamente agli adulti di coltivazione collettiva della cannabis.

La ENCOD vede i club come il miglior modello per la produzione e la distribuzione legale di cannabis. Tra i principi di questi social club si trovano l’imprescindibile status di organizzazione no-profit e la produzione di cannabis limitata alla quantità necessaria per coprire le esigenze personali dei loro membri.

I cannabis club sono quindi dei circoli privati (e non pubblici, dove chiunque può entrare), che giuridicamente sono autorizzati ad accogliere i fumatori di cannabis purché siano soci.

I CSC sono delle associazioni no-profit regolarmente costituite, con uno Statuto, un’organizzazione interna e la massima apertura al dialogo con le Autorità, che intendono svilupparsi nei Paesi dove il consumo personale della cannabis è depenalizzato, proprio con l’obiettivo di poterne praticare la coltivazione collettiva e soddisfare – in maniera legale e senza scopo di lucro – il consumo personale dei soli soci adulti che ne fanno parte.

✮ Se sogni la penisola iberica, scopri la nostra guida per vivere in Spagna! ✮

Come funzionano i CSC: il regolamento

Nei cannabis social club spagnoli non viene mai coltivata una quantità maggiore di cannabis rispetto a quella che i soci stabiliscono, di comune accordo, per soddisfare unicamente il proprio consumo personale. L’unica eccezione è una “scorta di sicurezza” da poter utilizzare solo in caso di necessità: furti, incendi, raccolti persi, etc.

L’auto-sufficienza finanziaria dei Cannabis Social Club è garantita dai soci, tramite il versamento di una quota personale a copertura di ogni spesa: affitto dei locali, acquisto di attrezzature, bollette, costi di gestione, etc.

Per nessuna ragione è permessa la vendita della cannabis a soggetti esterni, non è consentito promuovere i CSC con pubblicità, vetrine e/o insegne e non è mai prevista la ripartizione fra i soci di eventuali esuberi di bilancio sotto forma di profitto: qualsiasi somma di denaro eccedente, rispetto alle quote versate dai soci, deve essere re-investita nel CSC o defalcata dalle quote successive.

Perché in Spagna i club cannabici sono legali e altrove no?

In tutta Europa, soltanto in Spagna e Belgio è possibile aprire legalmente un club cannabico, proprio perché la coltivazione personale della cannabis non è reato. In Italia, pertanto, non è possibile aprire un club di questo tipo. I cannabis club hanno ottenuto il permesso di diventare veri e propri circoli per amanti di cannabis solo per il loro statuto di associazione privata limitata ai soci.

E allora in Olanda, dove ci sono i coffee shop? Qui le cose sono un po’ diverse. Andiamo a ritroso fino al 1976, quando per scongiurare la diffusione dell’eroina in Olanda si sceglie una strada controcorrente: aprire i coffee shop, locali dove chiunque può entrare, acquistare e consumare alcune droghe. Alcontrario dei cannabis social club, i coffee shop sono infatti dei veri e propri negozi.

La cannabis in Olanda non è tecnicamente legalizzata. La produzione rimane ancora oggi illegale, e anche la vendita rimane un reato. Ma ai Comuni viene appunto data la possibilità di concedere l’apertura di Coffee Shop sul proprio territorio, con alcune regole: massimo 5 grammi a persona, divieto ai minorenni, nessuna pubblicità, massimo 500 grammi presenti nel negozio.

→ Vuoi investire nell'agricoltura? Leggi la nostra guida per avviare una coltivazione idroponica!☀

Come aprire un social club in Spagna

Dopo questa doverosa premessa su cosa sono e come funzionano i cannabis social club in Spagna, entriamo nel vivo del nostro approfondimento e vediamo, per quanti stanno pensando di investire all’estero, in che modo è possibile aprirne uno. Per avviare un proprio club cannabico ci sono diverse fasi e regole da rispettare, che cercheremo di riassumere di seguito.

Innanzitutto, i soci dovranno proclamare l’Assemblea Costitutiva. Nell’Assemblea devono esserci almeno tre soci fondatori in qualità di consiglio di amministrazione: un presidente, un segretario e un tesoriere. Gli statuti, precedentemente redatti, devono essere approvati così come l’atto costitutivo che sarà firmato e ratificato da tutti i soci. In esso è specificata anche la denominazione o ragione sociale. Una volta proclamata questa assemblea, si presentano i suddetti documenti al registro della Comunità Autonoma di appartenenza per ufficializzare l’associazione. Si raccomanda di unirsi alla Federazione di Associazioni per la Cannabis (FAC) spagnola per legittimare il funzionamento della stessa e contribuire allo sviluppo del movimento associativo a livello nazionale.

Per evitare il mercato nero, è meglio che l’associazione autoproduca la cannabis consumata dai propri soci. In tal caso, si adatta la produzione in base alla somma delle previsioni di consumo. Tuttavia, molte associazioni non dispongono dei mezzi per autoprodurre la propria marijuana, quindi ricorrono all’acquisto congiunto. In essa, a nome dei soci, il Consiglio di Amministrazione acquista la cannabis da terzi.

Sono imposte anche alcune norme per i soci: per aderire, essi compilano una richiesta di iscrizione per la quale versano una quota e mostrano la Carta di Identità al fine di dimostrare di non essere minorenni. La parte più importante di questa iscrizione è la dichiarazione della previsione di consumo. In essa il socio stipula approssimativamente la quantità di marijuana che consumerà al mese. La somma delle previsioni di consumo dei soci legittima l’associazione a rifornire di marijuana coloro che fanno parte dell’associazione stessa.

La previsione massima di consumo è limitata a 60 grammi al mese per socio. Sia che la marijuana provenga dall’auto-approvvigionamento, sia che provenga da altre fonti, si dovranno rendere noti ai soci i prezzi di produzione o acquisto con la massima trasparenza. Al tempo stesso, il prezzo finale del prodotto deve essere debitamente giustificato e scorporato.

Quanti soldi servono per aprire un social club?

Come ha evidenziato qualche tempo fa il quotidiano La Repubblica in un’inchiesta sui CSC in Spagna, per aprire un Cannabis Social Club nella Penisola Iberica serve un investimento iniziale di circa 40mila euro, più 8.500 euro per il costo dell’assistenza legale. Non parliamo di cifre altissime ma nemmeno piccole, tanto che si potrebbe pensare di cercare un socio in affari.

▶ Ti interessano gli investimenti green? Scopri come coltivare cannabis legale in Italia! ☀

Un’altra possibilità è di lavorare in un social club, il cui ingresso, ci teniamo a precisare, è vietato ai minori di 18 anni. La figura professionale più richiesta è di budtender, ovvero un esperto di cannabis professionista, che lavora dietro il bancone. Il budtender ha una vasta conoscenza di tutti i prodotti in vendita e il suo compito è aiutare i clienti a scegliere il prodotto più adatto alle loro necessità.

Il guadagno dei club 

Essendo associazioni senza scopo di lucro, il guadagno del CSC va reinvestito nell’attività stessa, in stipendi e miglioramenti dell’associazione stessa. «I dividendi non possono essere distribuiti perché sarebbe riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di droga», spiega al principale quotidiano spagnolo El Pais, l’avvocato Martí Cànaves, coinvolto nella difesa delle tradizionali associazioni di cannabis.

Negli statuti dei club si legge che i proventi al netto delle spese devono essere totalmente reinvestiti nelle associazioni stesse, oppure in opere pubbliche o caritatevoli, secondo un principio di compensazione. Volendo invece quantificare il giro di affari dei social club, possiamo far riferimento ai dati riportati da El Pais secondo cui solo in Catalogna, la regione con più CSC, i club fatturerebbero cinque milioni di euro ogni mese (di cui circa la metà nella sola Barcellona). Soldi che non arrivano nelle casse del governo centrale, perché questi guadagni non sono tassabili.

Dove aprire un CSC in Spagna

In quale località spagnola conviene avviare un cannabis club? Le principali zone dover aprire un social club sono:

  1. Barcellona
  2. Canarie
  3. Valencia

In queste tre aree si concentra il maggior numero di social club. Per chi volesse approfondire, segnaliamo un’interessante mappa dei cannabis club spagnoli.

 I cannabis social club a Barcellona

I CSC nascono a Barcellona. È proprio nella capitale della Catalogna che si trovano i social club più numerosi di tutta la Spagna, tanto da essere soprannominata la capitale europea della cannabis. Se ne contano ormai più di 200, con 165mila soci in tutta la comunità autonoma, secondo la Federazione delle associazioni di cannabis autorizzate della Catalogna (CatFac).

☞ Tasse e IVA in Spagna: ecco quanto pagano pensionati, imprese e lavoratori ☜

 

L’elenco dei cannabis social club di Barcellona è piuttosto consistente e si concentra quasi tutti nel centro della città. Spesso i cannabis club occupano ex negozi a piano strada e non necessariamente sono gestiti da spagnoli. Anzi. Con una città che vanta oltre otto milioni di turisti all’anno, il business della cannabis è diventato un oggetto di desiderio per gli investitori stranieri.

I cannabis social club a Barcellona gestiti da italiani sono i più consistenti, la stima è di 1 su 4. E non è una novità. Tempo fa anche la trasmissione Mediaset Le Iene ha mandato in onda un interessante reportage sui cannabis social club italiani a Barcellona.

Regolamento dei cannabis club di Barcellona

Per accedere alla maggior parte dei club cannabici di Barcellona bisogna avere almeno 21 anni, e basta compilare un modulo nel quale si dichiara che non si ha intenzione né di spacciare né di fornire la marijuana alla criminalità organizzata (che poi la venderebbe in strada).

I circoli sono privati e molti non concedono l’ingresso ai turisti, che spesso credono che a Barcellona il consumo di cannabis sia legale. Alcuni siti web spiegano quale processo seguire per entrare in un club e offrono moduli online, in modo che i turisti possano registrarsi come membri prima di atterrare a Barcellona.

Per entrare nei CSC, infatti, bisogna mostrare la tessera associativa al citofono. Gli iscritti possono consumare ogni mese un massimo di 60 grammi. All’interno dei club si può fumare, leggere, usare internet, stare con gli amici.

Come aprire un social club a Barcellona

Aprire un club a Barcellona fino a qualche anno fa era molto facile: bastava dire di essere un’associazione culturale. Da febbraio 2015 la situazione cambia. In particolare, il Dipartimento della Catalogna approva un nuovo regolamento, per tentare di mettere ordine tra i moltissimi cannabis club della regione.

La nuova norma prevede il rilascio di una licenza, che prima non esisteva. Quindi, per prima cosa serve una licenza per aprire un social club a Barcellona.

I cannabis club devono rispettare numerosi punti per ottenere la licenza dal consiglio comunale locale, tra cui:

☞ Scopri come cercare lavoro in Spagna: opportunità, offerte e consigli

  • I club non possono sorgere e stare vicino a scuole o centri sanitari.
  • È vietato vendere altre droghe o alcol all’interno dei club.

Inoltre, i club devono imporre ai soci un regolamento che prevede le seguenti norme:

  • I membri devono essere maggiorenni (anche se molti club ammettono l’accesso solo a chi ha almeno 21 anni).
  • I membri devono essere consumatori “abituali”.
  • Per diventare membro, bisogna essere avallati da un altro membro.

Per il resto, valgono le regole che abbiamo visto sopra su come aprire un CSC in Spagna.

Cannabis club a Valencia

Un’altra zona dove sono molto presenti i cannabis social club, anche se in misura minore rispetto a Barcellona, è Valencia. Se ne contano circa una trentina. Diversi anche quelli aperti dagli italiani. Anche in questo caso, per poterci entrare è fondamentale essere socio e per iscriversi è necessario essere accompagnato da un altro socio.

Club di cannabis alle Canarie

Anche nelle principali isole dell’arcipelago delle Canarie sono presenti cannabis club. In particolare a Tenerife e Gran Canaria, ci sono almeno una decina di club attivi. A Tenerife molti sono vicino alla spiaggia, specie nella zona sud, mentre a Gran Canaria sono per lo più concentrati nella zona della capitale, Las Palmas.

Aprire un’attività a Tenerife è ciò che negli ultimi anni ha spinto molti italiani a trasferirsi alle Canarie. Non stupisce dunque se il primo club fondato da italiani nell’arcipelago sia stato proprio in quest’isola. Al primo ne sono seguiti altri a Las Palmas de Gran Canaria e a Corralejo e Jandia, a Fuerteventura.

Per quanto riguarda i passaggi da seguire per aprire un cannabis social club in una delle isole delle Canarie valgono le stesse regole che abbiamo visto per la Spagna peninsulare e Barcellona. Aprire un social club a Tenerife, piuttosto che a Fuerteventura o Gran Canaria, potrebbe essere un modo efficace per investire alle Canarie.

Naturalmente è possibile trovare e aprire un cannabis social club anche nelle altre zone della Spagna: a Siviglia, Madrid, Ibiza, Formentera, eccetera. Il consiglio è di affidarsi a un buon avvocato che opera sul posto, che conosca bene le leggi e i regolamenti, così da fare tutto in regola.

Se, invece, volete recarvi come turisti in uno dei social club in Spagna, sappiate che rischiate di trovare le porte chiuse: anzi, è praticamente certo. Meglio piuttosto informarsi prima della partenza e diventare soci.