Vivere alle Canarie

E’ la storia di Maria Sica, bresciana che, a 28 anni, parla quattro lingue e ha vissuto in Australia, Thailandia, Germania, Spagna. Da due risiede nelle Canarie. Non aveva progettato di lasciare l’Italia.

Ma allora a cosa attribuire il destino di giramondo? “Non avevo voglia di andare ma mi era più difficile restare. Ero insoddisfatta, pressata dall’attesa, da un’ansia quotidiana. Prima è la stanza con la sorella che ti diventa stretta, poi la casa. E la città, la nazione. Di qui il desiderio sempre più forte di conoscere il mondo, che diventa fame insaziabile dell’anima. Quando ho lasciato l’Italia per la prima volta a tempo ‘indeterminato’ e’ stato soprattutto perché non riuscivo a comunicare con i miei amici, compagni, colleghi. I piccoli e grandi viaggi che facevo ogni volta mi mostravano una realtà diversa, un diverso modo di pensare, vivere, considerare il tempo e organizzare lo spazio. Cominciava a diventare difficile stabilire cosa era ‘giusto’ e cosa ‘sbagliato’. Saltavano i parametri consueti e si allargavano troppo le vedute, si aggiungevano troppe considerazioni, tanti dubbi. Non riuscivo a rimanere negli schemi abituali. Accumulavo via via esperienze, che mi distanziavano sempre di più dai miei amici. Non c’erano litigi. Né avevamo modi diversi di divertirci. Non c’erano antipatie o divergenze di opinioni”.

E cosa?

Era qualcosa di più profondo. Mi accorgevo che nonostante un linguaggio comune, c’era assenza di comunicazione, perché le esperienze erano diverse.

Quale la più interessante, che rivivrebbe?

E’ assai difficile da dire. Diciamo che ognuna mi ha fatto scoprire qualcosa di me, a volte con grande sorpresa, a volte con vergogna o con orgoglio. Forse indicherei l’Australia, perché è stata la più spettacolare. Ero ancora giovane e tutto richiedeva più coraggio. Adesso il mondo e’ la mia casa, non c’e’ luogo che mi paia tanto strano, troppo lontano o irraggiungibile. Una volta era diverso, l’altro capo del mondo era un mistero. E affrontare il mistero e’ l’esperienza più grande. A poco a poco ti abitui perfino a confrontarti con l’ignoto che comincia a diventare gestibile nella sua imprevedibilità.

Perché si è fermata nelle Isole Canarie?

Stavo vivendo da circa due anni a Berlino, la città del mio cuore. Mentre ero lì, quasi per scherzo, un giorno ho cominciato a fissare le condizioni più importanti per cercare un posto, in cui fermarmi.

In Germania non le aveva trovate?

Beh, quando viaggi molto, il mondo sembra consigliarti di fermarti. Ti convince che è venuto il momento di cercare una fissa dimora. Così cominciai a pensare di dire stop. Volevo stabilirmi in Europa, perché la burocrazia internazionale mi aveva esaurito. Desideravo un posto al caldo, perché due anni a Berlino mi avevano fatto capire quanto siano importanti la luce e il calore, fanno bene all’anima, influenzano la visione delle cose. Volevo fosse un luogo dove poter parlare una lingua che conoscessi. Allora avevo anche la necessità di lavorare subito e non perdere altro tempo.

A quel punto?

Con queste premesse le Canarie risultavano il posto perfetto. Non avevo voglia di ricominciare da zero. E per me cominciare da zero significava documenti, lingua, cultura, casa nuovi. Al contrario, volevo rilassarmi, giocare facile. Conoscevo la lingua, la cultura, i siti internet e i principali quotidiani del Paese, avevo gia’ il Nie (documento di identificazione dello straniero in Spagna). Avevo optato per una vita da pigra, un’esistenza slow, ma avventurosa. L’obiettivo dichiarato era fermarmi per sempre.

Vivere alle Canarie

Ma?

Non penso di restarci per sempre. In Italia non tornerò più. Avevo troppe aspettative, lì. Tutte deluse. Certo passerò sempre dal Belpaese, c’e’ la mia famiglia. E poi l’Italia e’ la mia casa. Ma ho troppa rabbia. Sono disillusa. Troppe le cose guaste che ho visto. Ora posso fare tanti confronti. C’è attaccamento alla mia casa. Niente altro. Non e’ per parlare male, io ci soffro. Ma in Italia si arranca, si soffoca, si sta bene, finché non ci si fa troppe domande. Sino a quando ci si adegua a quello che c’e’. In questo e’ simile alla Spagna, dove spesso ti dicono: “Es lo que hay”. In Germania, invece, se c’e’ qualcosa di migliorabile, lo si migliora o si cerca di farlo. E lo si fa col tuo contributo. Questo ti fa sentire parte attiva.

In Italia?

Nello stivale le tue idee o le tue critiche sono materiale per conversazione da bar. Nascono e muoiono subito, tra eventuali attacchi che sempre, ma proprio sempre, hanno risvolti politici. Non riusciamo ad uscire dagli schemi, fatichiamo a darci un modello diverso di vivere, non ci interessa abbastanza cambiare. Ci diciamo: ‘di sicuro qualcuno ci penserà al posto nostro’. Questo, per una persona come me che, per vivere ha bisogno di sentirsi attiva, rappresenta una piccola morte quotidiana.

E quindi?

E’ più facile essere una straniera in un Paese straniero, che sola nel proprio Paese. Qualcuno mi definirebbe codarda. E’ possibile, ci ho pensato, ma e’ una guerra troppo difficile da affrontare. Come dicevo e’ la speranza che mi manca, non tanto il coraggio.

In quale comune vive?

Prima di tutto, risiedo a Tenerife, ma ho viaggiato molto per Gran Canaria e Fuerteventura, anche per periodi medio- lunghi. Prima vivevo nel sud, a Las Americas. Non ero mai stata a Tenerife, mentre conoscevo Las Palmas. All’inizio sarei dovuta andare lì, ma all’ultimo secondo, nel fare il biglietto, ho pensato: ‘beh, ma Gran Canaria la conosco, vado a Tenerife’. Cercavo un posto non troppo piccolo, con tutte le infrastrutture necessarie per vivere bene, senza macchina. Desideravo gestire la quotidianità, restando nei paraggi. E poi cercavo opportunità di lavoro. Bene. Ho preso in affitto una casa su loquo per due mesi a 400 euro, dicendo alla proprietaria che non ero turista.

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Perché questa precisazione?

In caso contrario i prezzi si elevano. Le ho detto che volevo viverci, ma che non potendo vedere la casa, l’avrei presa solo per due mesi rinnovabili. La signora era una splendida e gentile quarantenne, che diciassette anni prima aveva fatto la stessa cosa. E’ stata, per questo, disponibile e comprensiva e mi ha anche dato tanti consigli.

Com’è andata?

La prima notte a Las Americas e’ stata una doccia fredda. Nulla era come avevo immaginato. Mi sentivo in un immenso villaggio turistico di seconda classe: solo hotel, aparthotel, centri commerciali. Un posto senz’anima.

A quel punto cosa ha pensato?

Che avevo fatto un errore di valutazione. Un villaggio turistico non era il posto, in cui mi sarebbe piaciuto vivere. Ho capito che avrei dovuto coltivare una passione e, ovvio, non potevo far altro che scegliere il surf. Il posto e’ pieno di surfisti. Quindi ho cominciato a provare a praticare questo sport. Cercavo, soprattutto, una ragione per rimanerci, un elemento che avrebbe potuto legarmi ad un luogo di passaggio.

Dunque, all’inizio, una grande delusione!

Beninteso non e’ mia intenzione parlare male del sud di Tenerife. Ma nulla coincideva con le mie aspettative.

Dopo alcuni mesi mi sono trasferita al nord, dove c’e’ la capitale Santa Cruz. Avevo bisogno di una città vicina, dove vivono i canari, c’e’ meno turismo e la vita e’ più normale. Ho trovato una casa bellissima con vista sul mare in un piccolo comune vicino alla capitale. Pago 300 euro, ho 210 euro di aiuto governativo per pagare l’affitto. In Italia con 300 euro pagavo un letto in una tripla di un appartamento vecchio di Milano, quando andavo all’Università e lavoravo come commessa. Allo stesso potevo permettermi un monolocale ultramoderno e attrezzato nel centro di Berlino, lavorando in Ebay con assegnazione di progetti individuali speciali. Come potrei pensare di tornare in Italia, che non mi offre ne’ la stessa vita culturale in un caso, ne’ lo stesso sole e mare nell’altro e mi fa spendere il doppio per una casa?

Vivere alle Canarie

Non c’è altro che possa convincerla a tornare?

Il mio Paese mi contatta solo per lavori in call center, nonostante abbia quasi due lauree e parli quattro lingue. L’Italia non vuole che io torni, sarebbe per me ormai impensabile dividere una casa con altre persone, pagando comunque un prezzo elevato.

Di cosa si occupa ora?

Di information technology per una grossa azienda internazionale in spagnolo e tedesco.

Come vive nelle Canarie?

Si vive bene, nel senso che puoi avere una buona casa ad un ottimo prezzo, che non metti mai un cappotto e che sei circondato dal mare. Si vive bene, tutti stanno qui per godersi la vita, surfare, trascorrere le vacanze, farsi una stagione, vivere in modo tranquillo la pensione.