Pressione fiscale: che cos’è e come si calcola

Quando parliamo di pressione fiscale indichiamo la quota del reddito prelevato dallo Stato e dagli enti locali territoriali allo scopo di finanziare la spesa pubblica. Si tratta, in sostanza, dell’indice di quanto lo Stato chiede ai cittadini per far funzionare l’apparato amministrativo e per finanziare i servizi sociali.

L’indicatore sulla pressione fiscale è determinato dal rapporto tra imposte più contributi sociali e il PIL (Prodotto Interno Lordo):

Imposte + Contributi sociali / PIL = PRESSIONE FISCALE

Le imposte sono:

  • Dirette: sul reddito e sul patrimonio, come IRPEF e IRES;
  • Indirette: su produzione e importazioni, come IVA, dazi doganali, bolli;
  • In conto capitale: prelievi eccezionali effettuati a intervalli irregolari, come le tasse di successione.

I contributi sociali sono invece quei trasferimenti versati dai contribuenti ad enti pubblici o privati al fine di erogare prestazioni sociali (INPS, INAIL ecc.).

Il PIL è il valore complessivo di beni e servizi prodotto all’interno di un Paese in un certo lasso di tempo.

Appare evidente che un incremento dell’indice della pressione fiscale non viene determinato solo e unicamente da un aumento del gettito fiscale, e quindi non rappresenta in modo univoco un segnale di inasprimento del livello di tassazione operato dall’esecutivo di turno. Anche il ciclo economico fa la sua parte e, durante le fasi di recessione, se la diminuzione del PIL supera in proporzione quella delle entrate, può accadere che la pressione fiscale si alzi.

Ma chi paga più tasse in Europa? E dove, invece, si pagano meno tasse? In questo articolo cerchiamo di fare il punto della situazione sulla pressione fiscale mettendo a confronto la tassazione dei Paesi Europei.

Pressione fiscale in Europa: la classifica dei Paesi più tassati

Come abbiamo visto, non è facile calcolare il peso delle tasse, perché certe imposte sono comuni a tutti i Paesi ma altre sono specifiche e non sempre confrontabili: per questo si usa come indice il rapporto tra il gettito fiscale totale e il PIL di un paese, per vedere quanta parte della ricchezza di un popolo viene richiesta dal rispettivo Stato e stilare una classifica della pressione fiscale in Europa in base a questo.

A darci un quadro completo della pressione fiscale nei paesi europei in base ai dati del 2018 è l’Eurostat che ha stilato la classifica Ue sulla pressione fiscale totale in rapporto al PIL, e relativa alle imposte dirette, indirette, imposte sui redditi da capitale e i contributi sociali.

Pressione fiscale in Europa

La Francia si conferma il Paese europeo dove la tassazione (tasse sul reddito e contribuzione sociale) è più elevata, mentre l’Italia resta ferma al settimo posto.

Vediamo quindi nel dettaglio la classifica della pressione fiscale in Europa in rapporto al PIL:

  • in Francia la pressione fiscale è al 48,4%, in aumento dall’anno precedente (48,3%);
  • Belgio (47,2%, in aumento dal 47%);
  • Danimarca (45,9%, in calo rispetto dal 46,8%);
  • Svezia (44,4%, in calo dal 44,7%);
  • Austria (42,8%, in aumento da 42,4%);
  • Finlandia (42,4%, in calo da 43,1%);
  • Italia (42%, in lieve calo rispetto al precedente 42,1%).

Come è possibile vedere nella tabella sulla pressione fiscale in rapporto al Pil, che prende in considerazione le imposte dirette, indirette, le imposte sui redditi da capitale e i contributi sociali, sui gradini più alti del podio troviamo: Francia, Belgio e Danimarca.

pressione fiscale e pil

Fonte

Nella tabella sono specificati anche i carichi fiscali per le imprese e in questo caso subito dopo la Francia (60,7%) si piazza l’Italia (59,1%). L’Irlanda occupa il gradino più basso anche per le tasse alle aziende.

I Paesi con meno tasse in Europa: ecco quali sono

Se la Francia è il Paese dove si pagano le tasse più alte in Europa, ci sono dei paesi europei in cui le tasse sono molto più basse.

I Paesi meno tassati in Europa e quindi dove il fisco colpisce meno sono:

  • Irlanda (23%) che ha la migliore tassazione in Europa;
  • Romania (27,1%);
  • Bulgaria (29,9%);
  • Lituania (30,5%);
  • Lettonia (31,4%).

Le tasse più basse in Europa si pagano in Irlanda che è inoltre uno dei Paesi in cui anche le imprese pagano meno tasse: l’aliquota per le persone giuridiche è ferma al 12,5%.

In questo senso, anche le tasse in Spagna sono di gran lunga inferiori a quelle italiane.

La media europea resta praticamente invariata al 40,3%. Rispetto al 2017, la pressione fiscale è salita nella maggior parte dei Paesi, in particolare in Lussemburgo (da 39,1% nel 2017 al 40,7% nel 2018) e Romania (da 25,8% a 27,1%).

Per quanto riguarda la sola imposta sul reddito, in testa resta la Danimarca (28,9%), seguita da Svezia (18,6%), Belgio (16,8%), Lussemburgo (16,4%), Finlandia (15,9%) e Italia (14,1%).

Tasse sulle pensioni in Europa

Per quanto riguarda la tassazione delle pensioni in Europa, secondo l’Ufficio statistico dell’UE (Eurostat), nel 2016 (dati più aggiornati) l’Italia ha speso il 16,1 per cento del suo Pil in spesa pensionistica (oltre 270 miliardi di euro).

Dopo il Bel Paese troviamo la Francia (15,1 per cento) che è anche la nazione dove si pagano più tasse in Europa. Paesi come Spagna (12,1 per cento) e Germania (11,8 per cento), invece spendono meno in rapporto al PIL. Nel 2016 la media Ue (a 28 Paesi) era del 12,6 per cento e quella dell’area euro (a 19 Paesi) del 13,3 per cento.

Non sorprende, dunque, se ci siano sempre più pensionati italiani all’estero. Una fuga italiana, ma che negli ultimi anni ha interessato anche altri over 65 provenienti da Francia, Germania e Inghilterra che scelgono destinazioni più vantaggiose soprattutto dal punto di vista fiscale.

A pagare meno tasse sono i pensionati in Portogallo. La tassazione della pensione in Portogallo è infatti molto vantaggiosa soprattutto per gli stranieri, dal momento che per dieci anni non vedranno tassati i propri assegni previdenziali.

Ad accomunare gli over 65 europei c’è sicuramente il desiderio di prendere la pensione all’estero senza tasse e senza le preoccupazione di non arrivare a fine mese. Non si tratta però solo di motivi economici. Dietro a questa decisione c’è anche la voglia di trascorrere un’esistenza più tranquilla, in paesi dove il clima e mite e la qualità della vita migliore.

Questo spiega l’aumento dei pensionati alle Canarie, ad esempio. Vivere alle Canarie come pensionato non costa assolutamente come costerebbe in Italia. Infatti, mentre in Italia uno stipendio di 1000 euro al mese permette, a volte a malapena, di arrivare a fine mese, con la stessa cifra, alle Canarie, sarà possibile sia vivere bene, con una migliore qualità della vita, sia concedersi persino qualche divertimento o svago.

Ma la tassazione alle Canarie è favorevole anche alle imprese che qui possono avviare interessanti business, usufruendo di numerosi vantaggi fiscali.

Grecia: nuovo paradiso fiscale per i pensionati

Ma a dare del filo da torcere al Portogallo e alle Canarie, è anche la Grecia grazie alla norma che consentirà ai pensionati stranieri di godere di una tassazione molto bassa: appena il 7% sui redditi dei pensionati che trasferiranno la residenza fiscale per 10 anni nel paese ellenico.

Andare in pensione in Grecia, insomma, sarà molto conveniente soprattutto tenendo in considerazione che la tassazione italiana sulle pensioni è tra le più alte in Europa: tra il 23% e il 43%, a seconda del reddito.

IVA più bassa e più alta in Europa

L’Ocse – l’Organizzazione per la cooperazione economica e sociale – nella sezione Taxes on consumption fornisce dati aggiornati al 2019 sulle aliquote previste in 26 Stati europei (di cui 23 dell’Unione europea, più Islanda, Norvegia e Svizzera).

☞ Curiosità: la Classifica dei Paesi dove si vive meglio in Europa

In Italia l’aliquota ordinaria dell’Iva è al 22 per cento. L’ultimo aumento, dal 21 al 22 per cento, era stato deciso nel 2013 ed era divenuto effettivo nel 2014.

Questo dato ci colloca sopra la media Ocse (19,3%) ma in linea con la media dei 23 Stati dell’Unione europea che fanno parte dell’Ocse (21,7%).

L’Italia è alla pari con la Slovenia e viene superata da dieci Stati europei:

  • La percentuale più alta si registra in Ungheria, con un’aliquota del 27% posizionando così come il Paese con l’IVA più alta in Europa.
  • Seguono alcuni Stati scandinavi, con l’aliquota ordinaria al 25%: Danimarca, Svezia e Norvegia.
  • Finlandia, Islanda e Grecia sono subito sotto, al 24%.
  • Al 23%, infine, si trovano Irlanda, Polonia e Portogallo.

Tutti gli altri Stati europei dell’Ocse – tra cui anche gli altri grandi Paesi Ue – hanno aliquote inferiori all’Italia:

  • al 21% si trovano Spagna, Olanda, Belgio, Repubblica Ceca, Lettonia e Lituania
  • al 20% Francia, Regno Unito, Austria, Estonia e Slovacchia
  • al 19% la Germania
  • al 17% il Lussemburgo
  • al 7,7% la Svizzera posizionandosi come il Paese con l’IVA più bassa in Europa.

In questa tabella si mette a confronto la situazione relativa alla pressione fiscale sulle persone giuridiche e su quelle fisiche nei Paesi europei.


Anche in questo caso è la Francia che presenta la combinazione di aliquote più alte: qui le aziende pagano il 34,43%, i cittadini il 51,46%.

Pressione fiscale sulle persone

Per quanto riguarda la pressione fiscale sulle persone, come si evince nella seguente tabella basta guardare il reddito mediano pro capite.


I primi in classifica sono i norvegesi i norvegesi, che nel 2016 sfioravano quasi 40mila euro. Una cifra netta, disponibile dopo aver pagato le tasse. Bulgaria e Romania sono invece in fondo alla classifica. E sono anche le nazioni nelle quali la pressione fiscale sulle persone fisiche è la più bassa a livello europeo.

Pressione fiscale delle imprese

Per calcolare la pressione fiscale delle imprese un parametro utile è rappresentato dal PIL. Nella tabella troviamo in blu le aree nelle quali il valore è più alto, in arancione, invece, i Paesi nei quali è più basso.


Il valore più alto di tutti riguarda il Lussemburgo, dove il PIL pro capite è pari a 253, due volte e mezza la media europea. L’Italia ha una pressione fiscale sulle imprese pari al 27,81%, il doppio di quella irlandese.

Tasse di successione in Europa

A dispetto di quanti molti pensano, l’Italia è uno dei Paesi europei in cui la tassa di successione è meno cara in assoluto.

Nel 2018, infatti, questa voce ha fruttato all’erario italiano 820 milioni di euro, pari allo 0,05% del PIL.

La Francia, invece, ha incassato ben 14,3 miliardi di euro, ossia lo 0,61% del PIL: quasi tredici volte il gettito italiano in rapporto al PIL.

Alla Germania sono andati 6,8 miliardi di euro, al Regno Unito 5,9 miliardi e alla Spagna 2,7 miliardi: in rapporto alle dimensioni dell’economia, dunque, questi Stati hanno racimolato quasi cinque volte più dell’Italia.

Tassazione degli immobili in Europa

Arriviamo poi al capitolo tasse sulla casa in Europa: il rapporto Eurostat evidenzia anche che le tasse sulla casa restano una voce molto importante del prelievo fiscale in Europa. In media, sono cresciute dal 2,2 % del 2005 al 2,6% del 2017.

In Italia, le tasse sulla casa rappresentano attualmente il 5.9% del Pil, mentre in Francia superano addirittura il 10% (anche se il governo francese ha annunciato recentemente l’eliminazione, dal 2020, della tassa sulla prima casa).

Nel nostro Paese come sappiamo non si paga la tassa sulla prima casa (IMU), in Europa le cose cambiano da paese a paese. In Germania, ad esempio, non esiste una tassa patrimoniale sulla casa ma c’è un’imposta fondiaria stabilita dal governo centrale, variabile da città a città.

In Gran Bretagna esiste la council tax che serve a finanziare i servizi municipali (rifiuti, manutenzione strade, welfare). L’aliquota varia in base al tipo di appartamento ed è legata alla residenza, non alla proprietà: a pagare il tributo è chi abita in una casa, a prescindere se è proprietario o inquilino.

La Francia, ancora una volta, è la nazione che se la passa peggio. Qui bisogna pagare due imposte allo Stato: la taxe fonciere e la taxe d’habitation, che viene poi riversata ai comuni.

Tasse universitarie in Europa

Tra gli Stati dove l’università è economicamente più accessibile ci sono sicuramente Germania, Danimarca, Finlandia, Svezia, Scozia e Norvegia, che corrispondono anche ai paesi dove si vive meglio in Europa.

Le rette più alte sono quelle della Gran Bretagna (anche se nel Regno Unito gli studenti possono iniziare a pagare dopo la laurea) e dell’Olanda.

E in Italia? Secondo l’Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, negli ultimi dieci anni le tasse universitarie sono aumentate in Italia del 60%, facendo piazzare il Paese al terzo posto della classifica dei più cari d’Europa, dopo Olanda e Regno Unito. In questi due Paesi le tasse possono superare anche i 5mila euro annui, ma lo Stato contribuisce ad aiutare lo studente con borse di studio e agevolazioni.

Nel nostro paese, invece, solo uno studente su cinque usufruisce di una borsa di studio. Circa l’80% degli iscritti non riceve alcun finanziamento o sostegno per le tasse d’iscrizione tramite agevolazioni o prestiti. Relativamente alte anche le tasse universitarie spagnole: le triennali costano dai 700 ai 2mila euro all’anno, mentre per la magistrale si può arrivare fino a 4mila euro l’anno.

Secondo un rapporto Eurydice per la Commissione europea i Paesi europei dove non esistono, o quasi, tasse universitarie sono: Danimarca, Finlandia, Svezia, Norvegia, Scozia, Grecia, Malta e Cipro.

Interessante il caso della Germania dove non esiste alcuna tassa, né per gli studenti europei, né per quelli che arrivano da altri Paesi extra Ue. L’iscrizione a un’università tedesca è legata solo al pagamento di un abbonamento ai mezzi pubblici: si tratta di una somma tra i 100 e i 200 euro a semestre che copre i costi di trasporto.

In conclusione

In generale le tasse più alte si pagano in Francia, mentre il Paese con meno tasse in Europa è l’Irlanda. L’Italia si posiziona al settimo posto.

Le tasse in Europa sono molto diverse, ma fare un confronto tra quelle italiane e le altre ci permette di comprendere meglio anche i motivi che spesso portano i nostri connazionale a trasferirsi, investire o andare in pensione altrove.