Investire o cercare lavoro all’estero: occhio alle truffe

Italiani all’estero e truffe, un binomio contro cui purtroppo non è così inusuale imbattersi. In realtà, per essere vittime di truffe non è necessario andare via dall’Italia, ma sarebbe non solo sbagliato, ma anche inveritiero affermare che all’estero truffe e truffatori non ci siano.

Quando si prende la decisione di andare via dall’Italia, di cambiare vita e di reinvetarsi, bisogna necessariamente affidarsi a qualcuno che questo passo l’ha già compiuto, che sappia indicarci la strada da seguire, se non quella più facile, almeno quella più idonea.Ma è bene tenere a mente che ci sono persone pronte a sfruttare a proprio vantaggio l’inesperienza di coloro che decidono di compiere questo grande passo.

Esistono diversi tipi di truffa, uno fra questi riguarda il settore immobiliare e la figura dei presunti agenti. In Italia per diventare agenti immobiliari è necessario seguire un percorso ben definito, che comprenda il diploma quinquennale, un corso obbligatorio, il superamento di un esame scritto e di uno orale.

Successivamente, il futuro agente immobiliare dovrà iscriversi presso la Camera di Commercio del Comune di appartenenza, dietro il mandato di un’agenzia immobiliare che attesti l’effettivo rapporto di lavoro. Solo dopo questo complesso iter, è possibile ricevere l’abilitazione ed essere ufficialmente riconosciuti come agenti immobiliari.

Queste regole però valgono solo in Italia, infatti ogni Paese estero risponde a determinate norme, che cambiano da zona a zona. Ad esempio, in Ungheria, Romania, Bulgaria, Grecia, Portogallo, Spagna, Germania, Regno Unito, Olanda, queste regole non hanno alcuna valenza.

Il titolo abilitativo è dunque valido solo nei confini italiani e non ci sono direttive comunitarie che regolino l’attività dell’agente immobiliare. E così, molto spesso capita che qualche cittadino italiano decida di emigrare all’estero, dove non esiste alcun albo professionale, e si improvvisi agente immobiliare, non dovendo peraltro rispondere ad alcun albo in Italia e dunque non essendo controllato.

Il reato maggiormente perpetrato a danno di connazionali, e non solo, è quello della mediazione abusiva, cioè l’attività volta ad intermediare la compravendita o la locazione d’immobili o di società senza possedere un titolo qualificante e senza iscrizione ad una Camera di Commercio.

Come detto precedentemente, le regole variano da Paese a Paese.

Ad esempio, in Brasile per poter avviare un’agenzia immobiliare è necessario possedere un visto permanente, seguire un corso e dopo aver superato il relativo esame, iscriversi al CRECI Conselho Regional de Corretores de Imóveis (Consiglio Regionale degli Agenti Immobiliari). Subito dopo, se si hanno a propria disposizione ingenti fondi, è possibile aprire una propria agenzia. Tutti gli agenti immobiliari e le attività abilitate devono essere dotati di licenza rilasciata dal CRECI e devono essere dotati di un numero unico, depositato presso la Companies House.

Molti dei concorrenti internazionali purtroppo, non ne sono in possesso, a discapito del mercato immobiliare locale. In Brasile, ovviamente, non è valido il titolo conseguito in Italia e non esiste alcuna garanzia per un italiano che desideri acquistare un immobile, come confermato da Pasquale Fulciarelli, un italiano emigrato in Brasile: “Qui non è regolamentata neanche l’attività notarile, non c’è quindi neanche la possibilità di richiedere una documentazione che attesti l’affidabilità dell’agente o del notaio.

Comprare un immobile è un grande rischio, soprattutto se si è costretti ad affidarsi a gente del posto, perché non solo si è costretti a pagare molto di più, ma non si hanno tutele. Quindi, è consigliabile reperire autonomamente i documenti necessari, come autorizzazioni, abitabilità, documenti che attestino la proprietà e le eventuali imposte sull’immobile.

Personalmente, ho voluto acquistare una casa per mia figlia ed essendo io commercialista e mia moglie avvocato, abbiamo richiesto tutto il necessario al fine di essere sicuri al 100% dell’immobile acquistato. Intorno a noi la gente si stupiva delle nostre ricerche continue, ma alla fine abbiamo raggiunto il nostro scopo”.

In Thailandia, invece, ci sono regole ben precise se si desidera avviare un’agenzia immobiliare. Qui non è assolutamente valido il titolo acquisito in Italia, in quanto si tratta di una professione che non può essere svolta da uno straniero.

Ma se si desidera trasferirsi a vivere e lavorare in Thailandia, ed avviare un’agenzia immobiliare si dovrà necessariamente seguire un preciso iter burocratico: prima di tutto è necessario ottenere il permesso di lavoro, con la mansione di assistenza e consulenza verso i clienti; in un secondo momento, bisogna costituire una società che possa svolgere la mansione di intermediazione immobiliare, ma per farlo è necessario fare riferimento alla legge della suddivisione delle quote, che afferma che il 51% minimo deve essere composto da socio/soci thai e il 49% da stranieri.

In tal modo la società può svolgere tale mansione e lo straniero ne può fare parte occupandosi di consulenza, traduzioni ed assistenza ai clienti. Per un italiano che desidera acquistare un immobile in Thailandia non è facile accertarsi della serietà dell’agente immobiliare, come sostiene Salvatore Parisi, agente immobiliare per Tecnocasa in Thailandia: “A parte effettuare delle visure sulla società, che possono indicare chi sono i soci che ne fanno parte e capire se la società ha delle pendenze civili/penali, purtroppo non ci sono altri controlli. Ho deciso di trasmettere tranquillità al cliente, aprendo la mia attività con il gruppo Tecnocasa, proprio per dare un’immagine di serietà e garanzia verso i clienti che si rivolgono a noi.

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Oggi Tecnocasa è presente in 12 nazioni e siamo il primo network immobiliare europeo, i clienti che si rivolgono a noi vedono una bandiera italiana e conoscono da oltre 25 anni la nostra azienda. Personalmente sono anche iscritto con entrambi i miei uffici immobiliare alla TICC, Thai Italian Chamber of Commerce, di cui svolgo l’incarico di Deputy Chairman of Phuket Committee. Ritengo importante e fondamentale per una Società iscriversi alla TICC, in quanto le richieste di iscrizione vengono valutate da una commissione, che prende in considerazione tutta la documentazione e le licenze, necessarie per svolgere tale attività.

Questo è un altro strumento di controllo”. In Thailandia chiunque può diventare agente immobiliare, avendo un socio thailandese, anche un prestanome. Quindi, per ottenere maggiori certezze, è sempre consigliabile rivolgersi alla TICC.

Per quanto riguarda invece la Repubblica Dominicana, qui è facile incorrere in truffe legate al settore immobiliare. Infatti, come sostiene Antonio Quatela, presidente della CASAMAR IMMOBILIARE FRANCHISING GROUP: “Qui in Rep. Dominicana ci sono molte agenzie che fanno finti rogiti notarili, cioè in apparenza il cliente crede di acquistare sottoscrivendo un atto, in realtà però, questo non avviene per il semplice fatto che l’immobile venduto spesso è privo dei requisiti previsti: mappa catastale, proprietà condivisa. Qui le leggi esistono, si tratta solo di farle applicare a tutti e non solo a chi come me è cosciente e ama il proprio lavoro”.E’ bene sapere che se la truffa avviene tra due italiani, il truffatore dovrà rispondere alla legge italiana, mentre se avviene tra un italiano ed uno straniero, dovrà rispondere alla legge del Paese estero.

Un altro tipo di truffa molto frequente è quello della clonazione di un annuncio immobiliare, che poi viene ripubblicato su un sito di annunci gratuiti dal truffatore di turno, che si spaccia per il proprietario dell’immobile, facendosi anticipare qualche mese di canone dal potenziale affittuario. A segnalare questa nuova tipologia di truffa è il franchising immobiliare Solo Affitti, che ha raccolto le prime segnalazioni di suoi clienti a Milano.

Anche in Repubblica Dominicana sono avvenute truffe a danno di italiani. Ne sanno qualcosa 41 connazionali che hanno acquistato appartamenti e villette a schiera in un complesso immobiliare realizzato a Las Palmeras, nella baia di Boca Cica, la località turistica di maggior pregio della Repubblica Dominicana. Dopo qualche tempo, quando hanno cercato di rivendere l’immobile che credevano essere di loro proprietà, hanno scoperto che il contratto che avevano sottoscritto non era altro che una sorta di compromesso, non un rogito, e addirittura che il venditore non era il proprietario dell’immobile. Ma di casi simili purtroppo ne è pieno il web, quindi bisogna fare molta attenzione, soprattutto non bisogna fidarsi ciecamente.

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Ma nel folto e variegato elenco delle truffe, ci sono anche i finti annunci di lavoro. Secondo i dati Istat del 2011 riportati da MondoLavoro, sono quasi più di 2,3 milioni i giovani in cerca di un’esperienza lavorativa o di formazione, disposti a qualunque forma di contratto, anche sottopagato o addirittura gratuito, pur di arricchire il proprio curriculum. Questo li porta ad essere facili prede di truffatori legati al business della truffa al disoccupato. Molti infatti si ritrovano a dover spendere dei soldi per frequentare dei corsi o ancora a dover chiamare a proprio carico numeri a tariffa speciale.

Quindi, per evitare di incorrere in una truffa, è sempre bene controllare di che azienda si tratti, anche perché, in Italia è illegale pubblicare annunci in forma anonima (art. 9 del D.Lgs 276/2003), quindi se manca il nome dell’azienda o dell’agenzia intermediaria, è sempre meglio diffidare, ma soprattutto è bene evitare tutti quegli annunci che richiedono dei soldi per ottenere il lavoro. Nel caso in cui, malauguratamente si dovesse cadere nella rete di truffatori esperti, è consigliabile contattare immediatamente le forze dell’ordine e l’ispettorato del lavoro.

Quindi, mi raccomando prima di compiere qualsiasi passo e di prendere qualsiasi decisione definitiva, cercate sempre di reperire il maggior numero di informazioni possibile. Oggi, più di ieri, la rete offre l’opportunità di trovare contatti in tutto il mondo e di poter quindi essere sicuri delle proprie scelte.