Prendersi un anno sabbatico: mollo tutto e parto

Chi non ha mai sognato di staccare la spina per un po’ e prendersi del tempo per sé? E non per un periodo breve, come un weekend o un paio di settimane, ma per mesi, o addirittura per un anno? Riccardo Caserini, laureato in Economia e Commercio, operatore nelle risorse umane, l’ha fatto due volte. E ha raccolto la sua esperienza in un libro di prossima uscita dal titolo Mollo tutto e parto (Vallardi), che sarà presentato alla Fiera del Libro di Torino il 17 maggio prossimo. Parliamo di Anno Sabbatico, a cui l’autore ha dedicato un sito (www.annosabbatico.it).

Anno sabbatico

Nel libro l’autore spiega che staccare per un periodo prolungato non è un’impresa impossibile. Tutt’altro. L’idea di anno sabbatico, che è il fulcro del volume, ha radici molto antiche. Nella tradizione ebraica era il periodo, nel quale si mettevano a riposo i campi, si cancellavano i debiti e liberavano gli schiavi. Non si trattava di una banale tregua dalla fatica del lavoro, ma di un ritorno alla vita dello spirito per trarne forza e ricominciare un nuovo ciclo.

Caserini, dunque, si ricollega in modo originale all’antico concetto biblico, mostrando come una lunga interruzione dagli impegni abituali – magari per girare il mondo e visitare i luoghi da sempre sognati – possa essere insieme rigeneratrice e utile. Questo libro non vaneggia di un’esperienza utopica, fuori della realtà, ma spiega che la «grande pausa» è una dimensione alla portata di tutti, nessuno escluso. E il libro è un vero manuale, pieno di consigli pratici, per chi pensa con desiderio all’opportunità di prendersi una pausa per la crescita personale, per aiutare gli altri o semplicemente per l’avventura sognata da tempo.

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Riccardo Caserini anno sabbatico

Ma parliamone con l’autore.

Quanto è diffuso l’anno sabbatico in Italia?

Pochissimo. Credo ci sia, come per molti altri aspetti sociali, un gap culturale di una generazione rispetto ai Paesi del Nord Europa, dove la pratica dell’anno sabbatico (‘gap-year’) è più accettata e diffusa. Ma noto che in Italia c’è molto movimento a riguardo e le cose stanno rapidamente cambiando, forse anche a causa del momento di crisi che abbiamo attraversato.

Quali i Paesi in cui  è conosciuto e praticato?

Olanda, Svezia, Australia, Nuova Zelanda ed i Paesi anglosassoni in generale.

In Italia c’è differenza tra Nord e Sud?

Non credo ci sia alcuna statistica a riguardo, vista la bassissima diffusione. Se dovessi valutare la mia esperienza, direi che non c’è molta differenza.

Come viene speso? E in genere come consiglierebbe di viverlo?

Uno dei modi più frequenti, e semplici, è quello di trascorrere del tempo in una città come, ad esempio, Londra dove trovarsi un lavoro e vivere, spesso per la prima volta, la propria vita in prima persona e fare le proprie scelte in autonomia. Credo che questo sia un buon modo di trascorrerlo ed anche più semplice di altri. Londra è vicina, non è difficile trovare lavoro e si è circondati di persone che fanno lo stesso tipo di esperienza. Altri modi sono: fare del volontariato, viaggiare e lavorare insieme, fare un lavoro che si è sempre sognato, seguire un corso di formazione.

E’ una bella idea! Ma come organizzarsi? Spesso fa paura, è vero?

Credo sia proprio la paura a frenare molte persone che sognano di fare quest’esperienza. Solitamente si accampano ‘scuse’, quali non trovare un lavoro quando si è in viaggio o al rientro, di non avere i soldi. Le chiamo ‘scuse’, perché credo che, in realtà, ciò che si nasconde dietro sia proprio la paura. Ed è proprio una questione di organizzazione. Al di là di particolarissimi ed eccezionali impedimenti, è qualcosa di fattibile, attraverso un po’ di determinazione insieme ad una dose di ‘sana incoscienza’.

Prendersi un anno sabbatico

Dove trovare i soldi?

Dipende, ma in generale i soldi non sono il primo problema. Niente in confronto, ad esempio, ai primi giorni di ‘smarrimento’. Si può risparmiare negli anni precedenti per il viaggio. Per questo parlo di organizzazione. E poi, un viaggio fatto per ostelli ed in certe zone del mondo non ha costi inaccessibili.

Quando farlo?

Non c’è un momento giusto. Da giovani si ha poco da perdere, ma non si hanno i soldi, a carriera avviata ci sono i soldi, ma tanto da perdere, a maturità raggiunta, ci sono sia soldi che consapevolezza, ma molte responsabilità. Ogni periodo può dare qualcosa di diverso: maggiore chiarezza ai giovani di 18-20 anni, una ricarica alle batterie per i 35-40enni, un momento per fare il punto della situazione o per concedersi un’esperienza tanto sognata per i 50-60 enni.

Come lasciare il lavoro?

Vi direi che basta consegnare una lettera di dimissioni! In realtà sta proprio tutto qui, ma capisco le resistenze psicologiche. Consiglio sempre di provare a coinvolgere il proprio datore di lavoro e cercare di ottenere un’aspettativa (vd legge 53/2000). Altrimenti di lasciare comunque senza rancori e in buoni rapporti.

Come ritornare e non «finire sotto i ponti»?

Un periodo di questo tipo ci aiuta a vedere le cose diversamente, a diventare più flessibili e ci apre gli orizzonti. E’ difficile sapere prima come si cercherà un lavoro una volta ritornati, senza aver ottenuto un’aspettativa. Conosco persone che hanno completamente cambiato la loro vita e lavoro, per esempio hanno preso la strada delle organizzazioni non governative, altri che si sono fermati a vivere altrove, dove è comunque tendenzialmente più facile trovare un impiego rispetto all’Italia. Altri ancora che sono tornati, hanno avuto magari qualche difficoltà iniziale, ma hanno poi trovato la loro strada. Non ho mai conosciuto nessuno che sia finito ‘sotto i ponti’.

Ci racconta in breve come ha vissuto i suoi due Anni Sabbatici?

Il primo è stato un viaggio in California, dove ho vissuto per qualche mese, seguito da un periodo di circa un anno a Londra, dove ho lavorato. Il secondo è stato diverso. Avevo qualche soldo in più. Ho viaggiato per circa nove mesi in Nuova Zelanda, Australia, Hawaii, per poi rientrare in California, dove avevo amici, e dove ho conosciuto la mia attuale moglie.

A cosa deve servire un anno sabbatico?

Se c’è qualcosa a cui ‘dovrebbe’ servire, direi a prendere in mano la propria vita, al di là dei condizionamenti per realizzare ciò che veramente si vuole, o almeno chiarirsi le idee.

Com’è la legge in Italia?  Chi lo prende, perde posto di lavoro, soldi e rispetto da parte dei suoi colleghi?

In Italia esiste una legge (53/2000) che introduce il tema, ma lo lega a condizioni molto gravi. Non esiste una legge che ‘imponga’ ad un datore di lavoro di concedere un’aspettativa. Se così anche fosse, il rientro non sarebbe ovviamente molto gradito. Per questo motivo è qualcosa da negoziare con il datore di lavoro, insistendo sul progetto che si ha ed i vantaggi che potrebbe portare all’azienda (risparmio in un momento di crisi, ricaricare le pile, imparare la lingua inglese, ecc). Per quanto riguarda il rispetto da parte dei colleghi, direi proprio di no.

In genere l’Anno Sabbatico non è sempre ben visto?

In Italia non è sempre ben visto, ma le cose stanno migliorando. Nel libro ho citato due esperti di gestione delle risorse umane per far notare che, anche in ambito aziendale, l’anno sabbatico inizia a far ‘breccia’ anche nel nostro paese. Si iniziano a valutare i suoi effetti positivi nel mondo del lavoro ed a ricercare nei lavoratori quelle caratteristiche (flessibilità, apertura, coraggio, proattività) che chi si concede un periodo sabbatico dimostra di possedere.

Cosa ha guadagnato dalle sue esperienze?

Una moglie ed una figlia! A parte gli scherzi, mi ha cambiato la vita. Quello che ti porti dietro dopo un’esperienza di questo tipo è la consapevolezza che è sempre meglio seguire ciò che il tuo intuito ti dice di fare e che quasi tutto quello che sogni è in qualche modo realizzabile.

A cura di Cinzia Ficco

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