Aprire un’attività in franchising all’estero

Hai deciso. L’Italia ti sta stretta e vuoi andare via, trasferirti all’estero per cercare fortuna. Ma sai bene che spesso è l’uomo l’artefice della propria fortuna. E allora quale miglior soluzione se non quella di avviare un’impresa, trasformandosi in imprenditore? Certo, investire in Paesi stranieri può essere un rischio. Avviare un business di successo non è mai una cosa facile e vanno valutati tutti i presupposti prima di impiegare il proprio denaro in una realtà di cui si conosce poco o niente. È necessario informarsi sul posto, sulla mentalità della gente, sui vizi e le virtù di quelli che possono essere i potenziali clienti. Se ben ponderata, tuttavia, questa scelta può portare a degli ottimi risultati. Attenzione, investire all’estero con successo non implica necessariamente avere un’idea originale. A volte, la grande intuizione sta nel ricercare formule già funzionanti e riadattarle al contesto del mercato locale. Se quindi non si vuole partire da zero e tentare troppo la sorte, il franchising può rappresentare la soluzione ideale: un marchio che è già conosciuto e che può offrire quella sicurezza che una startup, con i suoi rischi e le sue incognite, non riesce a dare.

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Inoltre possiamo contare sul made in Italy che all’estero vanta moltissimi appassionati. Secondo gli ultimi report, infatti, le reti in franchising italiane continuano il loro sviluppo internazionale con tassi di crescita importanti proiettandosi verso i ricchi mercati del Nord Europa e del Nord America. Al contempo gettano le basi verso i paesi emergenti come quelli della Turchia, India, Iran, l’area del Golfo, Mongolia, Russia spingendosi fino all’altro emisfero in Giappone, Corea del Sud e Australia. Con oltre 460 nuove aperture all’estero nel corso del 2016, si rafforza un trend di crescita che quest’anno dovrebbe toccare il 35%, il migliore risultato degli ultimi anni. Un vero e proprio boom per le catene italiane che dopo anni di rodaggio in patria, per un settore che vale circa 23 miliardi di euro e complessivi 187 mila addetti, comincia a diventare grande anche oltre confine.

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Il made in Italy diventa, insomma, un format da esportazione e un’occasione da prendere al volo per quanti vogliano trasferirsi. Naturalmente per poter cercare di intraprendere un’attività simile, bisogna considerare una serie di fattori che possono portare al successo o affondare l’attività prima che vada in porto. Vediamoli nel dettaglio.

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Settori su cui puntare: ristorazione rapida e pizzerie (18%), grande distribuzione organizzata e alimentare (12%), abbigliamento (6%). Un’espansione all’estero può sicuramente riuscire con successo quando la franchise italiana rappresenta un settore “tipico” italiano. Scegliere su quale comparto puntare è fondamentale. È necessario effettuare studi di mercato, per capire qual è il target dei potenziali clienti, quanto è espandibile il mercato e quanto sia espandibile la domanda effettiva.

Scelta del Paese. Dopo aver scelto il nostro business bisogna capire qual è il Paese giusto dove poter aprire il nostro franchising, affinché abbia successo. Ci sono molti Paesi ambiti, come l’Australia, Brasile, Stati Uniti ma anche paesi europei come Svizzera, Germania, Francia e Inghilterra. Bene anche i mercati emergenti dell’India, Iran, l’area del Golfo, Mongolia, Russia e Africa.

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Capitale da investire. Per qualsiasi tipo di attività ci sono naturalmente delle spese da dover affrontare per poter lanciarla. Nell’aprire un franchising, di solito l’azienda madre chiede sempre un certo ammontare di capitale investito, per concedere l’arredamento, i prodotti o servizi e la concessione dell’utilizzo del proprio marchio. Niente paura. È possibile ottenere dei finanziamenti e dei contributi che ci permetteranno di avviare il nostro business anche se non si è in possesso di notevoli capitali. Molti poi consentono il pagamento rateizzato.

Scelta della location. Una volta deciso il paese e la città, importante è scegliere la location giusta. Si consiglia quindi di fare una ricerca preventiva dei siti di grande appeal commerciale e coerenti con il tipo di attività che si intende aprire.

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Esclusiva territoriale. Uno dei vantaggi di aprire un franchising all’estero è che facilmente si può diventare il punto di riferimento nel territorio di competenza. La maggior parte dei franchisor offrono un’esclusiva territoriale ai propri affiliati, garantendo così una distribuzione omogenea del marchio sul territorio e una minore concorrenza tra i vari punti vendita.

Chiedere aiuto. Fare da soli è impossibile. Non dobbiamo aver timore di rivolgerci a chi è più esperto di noi. Ci si può, infatti, facilmente perdere nel mare di scartoffie, autorizzazioni, e permessi scritti in un’altra lingua e che ci faranno perdere ulteriormente tempo. Esistono della agenzie e consulenti specializzati che possono sostenerci nel difficile iter del trasferimento, soprattutto per quanto riguarda le autorizzazioni da presentare e i permessi da richiedere per aprire un’attività all’estero. Inoltre molti consulenti potranno guidarci nella scelta del franchising giusto a partire dal processo di valutazione, piuttosto complicato. Affidarsi a un consulente permette non solo di abbreviare notevolmente i tempi di ricerca, ma anche di trovare idee a cui non si era pensato sostenendovi nella scelta giusta da fare.

Mettersi in gioco. Ultimo, ma non per importanza, è il fattore coraggio misto a una sana dose di incoscienza. Credere in noi stessi, nelle nostre idee e nella riuscita del nostro investimento, lavorare sodo e con tenacia sono condizioni che alla lunga pagano sempre. Basta volerlo.

Di Enza Petruzziello