Cade la terra, l’amore per i borghi abbandonati di Carmen Pellegrino

Carmen Pellegrino è storica e abbandonologa di rara raffinatezza, possiede la sensibilità e la grazia di chi ha rovesciato il mondo e lo ha sondato granello per granello, una sorta di folletto delle rovine dall’animo lieve e selvatico che si occupa da anni di borghi abbandonati, luna park dismessi, orti lasciati ai rovi, così come di stazioni in disuso, chiese, teatri e alberghi che cadono a pezzi. A questi luoghi si avvicina con un’intenzione delicata, sacra e vagamente dadaista più che con intento storico ortodosso. Nulla di contemporaneo in senso tragico, l’autrice si muove bene sul solco della tradizione compiendo passi di un’acrobazia sottile, poetica. L’abbandono livella le differenze e i destini, una sorta di trionfo dell’eguaglianza, restituisce ogni cosa al mondo mettendola sullo stesso piano, alberghi un tempo sontuosi e catapecchie sono ugualmente abitate da capre incuranti, cani liberi, gatti mistici, anime evanescenti e sui loro tetti crescono la gramigna, il muschio e i fiori selvatici.

L’analisi di Carmen Pellegrino non ha nulla a che vedere con il realismo magico o con la tradizione leggera dell’ottimismo animico, piuttosto una luce pacata che illumina le cose e le lascia splendere, così come possono, nel loro resistere. La bellezza va cercata nell’inatteso.

Esce per Giunti Cade la terra, il suo primo romanzo. Il titolo è preso da un verso di R.M. Rilke, a evocare una poetica stravagante, altissima e salvifica: […] Ed ogni notte pesante la terra cade dagli astri nella solitudine. Tutti cadiamo. Cade questa mano, e così ogni altra mano che tu vedi. Ma tutte queste cose che cadono, qualcuno con dolcezza infinita le tiene nella mano. L’autrice allunga la sua mano agli scampati, la posa sui ruderi, si ferma ai margini sulle questioni imperfette, sull’inattuale.

Il romanzo racconta di Estella, ultima abitante di Alento, un borgo abbandonato, il paese dove si arriva restando indietro, dove si può essere lenti, rotti, impolverati, dove le certezze rimangono sospese. Qui Estella presta servizio come educatrice di Marcello. Vicino a Estella una moltitudine di personaggi struggenti, meravigliosamente caratterizzati, primo fra tutti Marcello, crudele e folle, e poi un anarchico che non vuole più uscire di casa, una donna dal destino crudele, e altri personaggi accomunati da una scintilla di ribellione e di resistenza.

borghi abbandonati

Estella vedrà il suo Marcello, così come tutti gli altri abitanti, trasferirsi nel paese nuovo e resisterà ad Alento, sola, o forse in compagnia di persone che sono scomparse, lontane eppure del tutto presenti, un po’ come capita nei sogni, nelle condensazioni dell’inconscio e nei desideri. Ogni anno Estella organizza una cena a cui invita tutti gli abitanti di Alento: Ci sarà tepore nella stanza e odore di cibi fritti. Verranno tutti, con i vestiti della festa, le scarpe rinfrescate da una spazzolata. Arriveranno alle nove e, l’uno dopo l’altro, prenderanno posto intorno alla tavola. Non porteranno regali, non lo fanno mai, ma non importa: ne ho preparati io per loro, davanti ai quali spalancheranno gli occhi, ma io guarderò altrove.

Resistono le case abbandonate, resistono le esistenze destinate all’incuria, gli assenti, quegli uomini che la storia ha dimenticato. Nessuna pietà per gli scampati, nessun intento di ridonare splendore alla polvere, ai sassi rotti, alle esistenze spaiate, prive di desiderio, piuttosto uno sguardo commosso su ciò che resta, a dire che se questi luoghi, tutti spaccati, si tengono, vuoi vedere che possiamo tenerci anche noi? Di desiderio sono piene le pagine di questo romanzo, scritto con una lingua raffinata, antica, e al contempo surrealista, con suggestioni che, volendomi affidare a una lettura ardita, considero d’avanguardia, quasi neopunk. Dietro a una scrittura apparentemente arcaica, si nasconde uno stile che ha a cuore il controsenso, come nella migliore tradizione dadaista. A uno sguardo superficiale Cade la terra pare occuparsi di persone che forse esistono o forse sono fantasmi, racconta del Sud, di una tradizione che resiste. In realtà ci troviamo in un luogo dell’inconscio, luogo per eccellenza in cui il tempo non esiste o ha delle dinamiche strane, un posto dove può essere oggi per anni e all’improvviso è di nuovo ieri, oppure è oggi per sempre; a suo piacere va indietro e avanti come un folle, in nessun modo lineare, un po’ come accade nell’anima di ciascuno di noi. L’autrice è capace di uno scavo psicologico sottile, affatto indagatore, e per questo fonte di rivelazioni commoventi. Rifugge dalle interpretazioni, sa bene che nessuna spiegazione sarà nel reale una spiegazione plausibile. Riesce nell’arduo intento di mostrare ciò che continuamente sfugge, di occuparsi dell’insondabile, dell’invisibile, di ciò che sta tra le crepe dei muri o custodita nel desiderio di una persona che forse non esiste o esisterà per sempre. La tensione per rivelare l’invisibile si serve di uno stile poetico, arcaico, vagamente dada, pop, contemporaneo, letterario. Una mistica dell’abbandono, la rivoluzione dei luoghi abbandonati, delle case dimenticate, dei luoghi dove si sta in pace, degli olmi secolari, dei rapporti ambivalenti, gli unici colmi d’amore. Un modo per vedere nella sottrazione e nella perdita una possibilità. Un ribaltamento di prospettiva che porta i più a focalizzare l’attenzione sullo stile, arcaico o dialettale, denso o sciolto, mentre l’essenza se ne sta in un angolo, per nulla in ombra, nei luoghi dove la lingua rivela, riconosce, nel tentativo di ridurre lo scarto tra cosa e parola, che è poi a ben vedere il compito della scrittura. Per trovare un posto in cui stare, anche quando cade la terra.

Il Booktrailer:

www.youtube.com/watch?v=ABFpvSekoy4

Per acquistare il libro su Amazon:

Cade la Terra, Carmen Pellegrino

Recensione a cura di Sara Gamberini