STEFANO, UN VIOLINISTA BERGAMASCO A ZWOLLE (OLANDA)
Stefano Rossi, violinista bergamasco e musicista freelance, ama definirsi cittadino europeo. Per amore della musica ha vissuto in diverse città, quali Londra, Parigi, Madrid, ed ora, per amore si è trasferito in Olanda, nella tranquilla cittadina di Zwolle.

Stefano, parlaci un po’ di te e del tuo percorso professionale.
Sono nato a Bergamo, da una famiglia di musicisti piú o meno dotati. Perché dico questo? Perché mio padre era cantante, mio fratello pianista e mia madre stonata da far paura, ma con un impietoso senso critico! Sul violino mi ci sono trovato perché non era il caso di fare il doppione con gli altri due musicisti di casa e, nonostante alcune crisi inziali, dovute alla bestiale difficoltá di questo strumento, mi ci sono trovato bene. Avessi potuto fare qualcos’altro, credo che sarei rimasto comunque nell’ambito dell’arte, perché per il resto la mia attitudine allo studio era un po’ penosa... Eccomi dunque studente a Milano, dove ho preso il diploma nel 1994 (6 giorni dopo aver visto il concerto dei Pink Floyd a Torino). Un po’ di esperienza in qualche orchestra qua e lá, e poi la decisione di specializzarmi in musica barocca ad Amsterdam, dal 1998 al 2002, dove per dirla con ironia, ho fatto tutto il contrario di quello che uno, maliziosamente, si immaginerebbe. Da notare che scelsi di fare il pendolare, perché non me la sentivo di trasferirmi. Da qualche anno faccio il musicista freelance.
Il tuo lavoro, che è anche la tua passione, ti porta in giro per il mondo, avrai visto tante realtà. Quale è quella che preferisci in assoluto? E perché?
Girando pressoché regolarmente tra le maggiori cittá europee, direi che la realtá migliore é assolutamente fuori dalle cittá!!!!!!!!!! O perlomeno non a Londra, Parigi e Madrid per fare un esempio. Mi piacciono molto le cittá tedesche, perché hanno una concezione che, nella maggioranza dei casi, contempla l’idea dello spazio, verde o no che sia, senza esagerare nella grandeur parigina (comunque splendida), che poi ‘recupera’ con delle Banlieu da paura. Stesso discorso per Londra, per me odiosa per lo stile mastodontico degli edifici e lo schiacciamento delle persone in strade trafficatissime: ok, hai musei incredibili accessibili come fossero parchi, teatri ad ogni angolo, locali di ogni tipo... ma mi sembrano dei pazzi i londinesi... Se vogliamo della poesia semplice, che lasci spazio anche alla nostra immaginazione, Lisbona, e non dico altro. Per il resto, l’aria di casa che ti sta nel cuore non é paragonabile ad altre, e viceversa. Se penso a Siena o alla Sicilia meridionale perdo la ragione, se devo ricordare Campo Imperatore e il suo spazio verde e silenzioso, non ho bisogno d’altro. Ma se rivedo le distese della Castillia, punteggiata di chiesette o cattedrali antiche, o la regione del Lorelai e a chissá quanti altri posti visitati, cosa faccio? Dico che mi piacciono di meno? Difficile scegliere.

Per un violinista c’è futuro in Italia?
Salvo in casi estremi, quando cioé le condizioni generali sono critiche per tutti, ritengo che ci sia sempre spazio per chi sa fare bene il proprio mestiere, o perlomeno per coloro che credono in quello che fanno. Ovvio che, la musica facile fatta al computer, i video e piú in generale lo showbusiness delle canzonette, ci eclissi parecchio. Certamente mi ritengo fortunato in questo momento, perché fare il musicista non é proprio semplice, in Italia come all’estero del resto. E non fa differenza essere classico, jazz o leggero, perché anche i padroni dei locali trattano a pesci in faccia semplici ragazzi che vogliono fare musica. Se peró dovessi raccontare dei tagli alla cultura olandesi, o di certe frasi espresse da politici con poco sale in zucca, sentiremmo squillare una campanellino familiare.
I Conservatori, specie quelli di casa nostra (troppi: inutile dire perché), non compongono una realtà omogenea e al loro stesso interno convivono filosofie assai diverse. Sono scuole in crisi, come tutto ció che riguarda istruzione e cultura, e gli studenti purtroppo stanno diventando dei mezzi per tenersi in piedi. L’esempio pratico, sono le valanghe di bienni e trienni imposti a musicisti già diplomati, spesso non più ragazzini, che hanno dovuto coprire il gap di preparazione con le realtà estere. Naturalmente non gratis e con la spiacevole sorpresa di ritrovarsi vecchi insegnanti che, per dirla con diplomazia, non hanno più nulla da dirti e che, allo stesso tempo, non hanno più il numero di allievi di una volta.
Delle orchestre meglio non parlare: nel nostro Paese, pochissimi ti insegnano che quello sarà il tuo futuro probabile e quindi è facile cascare in un ambiente di persone insoddisfatte. Fare musica timbrando il cartellino e coi sindacati attorno, ti ammazza. Poi: se sei alla Scala o a Santa Cecilia, oppure alla RAI di Torino, qualche soddisfazione in più ce l’hai: per il resto, so di colleghi che da 2 - 3 anni a questa parte, si vedono restringere le condizioni economiche e la qualità del lavoro e, allo stesso tempo, sentono ripetere il renfrain del ‘probabilmente l’anno prossimo chiudiamo’.
Per contro, va detto che certi cantanti non rinunciano a chiedere decine (il plurale è corretto) di migliaia di euro per una serata e, quando va bene, anche per il giorno di prova precedente: e allora qualche domanda sorge spontanea.
Prima di diventare un violinista, hai svolto altri lavori?
Lavori? Mi sono fermato alla terza media come un ragazzino costretto ai lavori manuali, ma sono stato molto più fortunato e mi sono potuto concentrare solo sullo strumento. Per la verità, facendo quello che ho scelto di fare, non posso dire che il mio è un lavoro. Solamente in tre distinte occasioni, che porto stampate nella memoria per evitare il loro ripetersi, ho percepito di lavorare per un’altra persona, senza riceverne un fico secco. Non fatemi fare nomi...

Per amore, ti sei trasferito ad Zwolle. Dove precisamente?
Sono in affitto in una graziosissima stradina, Kromme Jak, che si trova nel centro città a due passi dalla Sassenport, monumentale ingresso della cittadina. O città... o cittadina..... ehm, non saprei come definirla, perché ha 12.0000 abitanti, ma a volte scendi in strada e ti sembra che ci vivano in pochissimi! Sicuramente c’è una concezione di vita sociale meno esuberante, che però ad un viaggiatore come me, fa pure bene. Attorno a Zwolle non ci sono paesi che vi si stringono attorno, il che vuol dire che quando vuoi farti una biciclettata in 10 minuti sei già tra prati e filari di alberi, sotto i pacifici sguardi di mucche e cavalli. Ma anche di cerbiatti (non è raro) e oche, anche a centinaia, specie d’inverno.
Ti è costata questa scelta?
Ci sono giornate in cui pesa, altre in cui sei in bici e sai che nessuno “ti stirerà” manco se giri senza fanali (beh, forse sto esagerando... comunque se andate ad Amsterdam portatevi le protezioni). Come tante cose, dico solo che è una scelta che avrei dovuto fare molto tempo fa, non adesso che comincio ad avere i mal di schiena o a soffrire l’umiditá! Sicuramente da bergamasco, il cambio ambientale è meno pesante che se fossi stato di Ragusa.
Cosa pensi degli olandesi?
Sono un po’ quadratini!?!?!?!?!? Se li volete conoscere andate in Frisia o nelle regioni di Groningen o dello Zeeland: lì sono davvero carini ed autentici, forse neanche tanto schizzati dall’ossessione dell’organizzazione. Se guardiamo la loro architettura contemporanea, o ricordiamo che Escher e Mondrian sono di queste parti, oppure più semplicemente andiamo su Google satellite e vediamo come appare l’Olanda dall’alto, credo che qualcosa si possa capire in anticipo. Poi però ci sono anche cose di cui non devi preoccuparti, come la politica (deficienti a parte, che si possono trovare ovunque). Recentemente anche qui, c’è una deriva verso una destra piuttosto.... scuretta, ma non ha niente a che vedere coi nostri nostalgici idoti (vale anche per l’altra parte): certo è un fenomeno da non sottovalutare. Ma le inevitabili pressioni sociali delle persone che scappano dai loro Paesi disgraziati (ma anche dalle ex colonie: tanto per intenderci...) e l’economia in difficoltà, porterebbero questi problemi ovunque. Da noi invece, c’è tanta gente che è semplicemente ferma agli schemi di 60-70 anni fa: guarda caso proprio come i programmi scolastici!

Cosa pensi della situazione lavorativa olandese?
A livello personale so che se dovessi lasciare alcune realtà italiane, dovrei fare più fatica a trovare altrettanto lavoro: questo solo perchè i gruppi che ci sono, fanno meno progetti e quindi avrei bisogno di una rete di contatti più estesa. A livello generale, la mia ragazza studia logopedia, e non ha nessuna preoccupazione per il suo inserimento nel mondo del lavoro. Studia anche canto, ed essendo diffusi i concerti occasionali anche con musicisti non professionisti, può permettersi di aspettare a decidere cosa fare in futuro, senza rinunciare a qualche piacevole progetto. Chiedete ad un suo/a collega qual’è l’aria che tira da noi, ‘il paese de bel canto’.....
Tornando all’aspetto generale, basta raccontare questa storiella di una coppia incontrata in campeggio, lei di Milano e lui di Amsterdam, architetto. Quest’ultimo aveva deciso di seguire la compagna in Italia: dopo aver lavorato 6 mesi gratis ed essere stato messo a contratto con i canonici 800 euro mensili, ha fatto capire alla ragazza che forse era meglio lasciar perdere. Un dettaglio che arricchisce il quadro è che avevano due bambini, tutt’e due concepiti e nati in Olanda. Non sarà tutto oro quello che luccica, però anch’io ho sempre dissuaso la mia ragazza dal pensare di trasferirsi in Italia.
E della realtà olandese? Raccontaci qualcosa di Amsterdam e dell’Olanda in generale, che serva un po’ a chiarirci le idee …
Sicuramente il costo della vita, rispetto all’Italia, è un pò più alto, ma qui le tasse ti tornano indietro coi servizi. Una cosa però mi da’ ai nervi: il rapporto qualità - prezzo. Non parlo del cibo, perchè andiamo, dobbiamo renderci conto che quassù molti prodotti non possono avere il sapore di quelli che siamo soliti consumare (capitolo caffé: se uno si mette a fare come Diogene, qualcosa di buono lo trova). Attenzione però: se andate al supermercato sappiate che tra frutta e verdura il portafoglio ne risentirà: meglio andare ai mercati (se con qualche turco meglio), dove è più facile usare anche il borsellino delle monete. Ma le case..... ok, il terreno è pressochè sabbioso, però con i materiali che usano mi viene proprio da sbottare di fronte a certi prezzi. Amsterdam poi è un caso speciale, per via dei polder che le stanno attorno (terreni che prima delle opere idrauliche si allagavano regolarmete durante l’inverno): la possibilità di ingrandirsi è limitata: quindi trovare casa è ancora più complicato. Potrei aggiungere che la situazione sanitaria è buona, sebbene si sia schiavi dell’assicurazione e sebbene, il cosiddetto medico che ti segue, non si sposti facilmente per venire a visitarti. Oppure che le donne il parto spesso lo fanno a casa, perchè puoi avere un’infermiera a tua disposizione (anche per la settimana successiva al parto se non ricordo male). L’ambiente è molto rispettato, anche se con tutti i lavori che hanno fatto, la cosa è un poco paradossale: solamente il triangolo Rotterdam - Amsterdam – Utrecht sta cominciando a somigliare a quella Lombardia che gravita attorno a Milano, anche come inquinamento. Il traffico è peggiorato, ma d’altronde tutti vogliono la macchina, e questa idiozia non risparmia neppure un Paese con dei trasporti pubblici ottimi. Quanto ai divertimenti, se uno vuole lo sballo va ad Amsterdam e sarà accontentato. Ma la città offre molto di più, e non credo sia necessario fare una lista. Ci sono musei di vario tipo sparsi anche nel mezzo del Paese, anche uno di arte contemporanea nel centro del parco nazionale (raggiungibile a piedi o in bici, naturalmente), nonchè un enorme parco – museo di fiori da bulbo. Non ci saranno le montagne, e non venite a dirlo a me, però girare ovunque in bici oppure in barca tra i campi non è male! Il mare è freddino e grigio, ma lungo le spiagge con le dune i colori sono comunque affascinanti: forse il bagnetto puó attendere...
Al momento ti senti cittadino italiano, olandese o cittadino del mondo?
Facciamo cittadino europeo. Come freelance capita di sentirsi a casa quando riesci a farti un paio di lavatrici, con relativi tempi di attesa per l’asciugatura dei capi e il ‘lavoro’ col ferro da stiro. Durante gli ultimi mesi a Bergamo, ad esempio, trasloco imminente a parte, non sono riuscito mai a sentirmi coccolato dalle mie quattro mura, causa una vita da pendolare a dir poco intensa. Capita.
Questo trasferimento a Zwolle, lo vivi come una situazione definitiva o transitoria?
Sto invecchiando ragazzi miei e ad invecchiare sono anche i miei dubbi, senza che riesca a scrollarmeli di dosso. Parliamo di calcio che è meglio...
La mail di Stefano:
Intervista a cura di Nicole Cascione
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