La vita di Giovanni a Rawai (Thailandia)

Questa è la storia di Giovanni Di Marco che, due anni fa, lascia Pescara per rifarsi una vita a Rawai, sulla meravigliosa isola di Phuket (Thailandia). Nonostante fosse convinto che non interessasse, ho voluto lasciare come introduzione la bellissima mail che mi ha scritto per prepararci all’intervista; una lettera scritta con il cuore che vale più di tutte le parole che avrei potuto cercare per presentarlo ai lettori di Voglio vivere così.

E leggerla, ancora una volta, mi ha fatto scoprire e riscoprire l’inesauribile ricchezza di sogni e speranze, caparbietà e forza di volontà di tanti nostri connazionali: sconosciuti eroi sparpagliati per il mondo.

Rawai, Thailandia

Oltre all’intervista, ti fornisco delle informazioni che spero servano a darti meglio l’idea del perchè mi considero un autoesiliato. Gli unici legami che mi trattenevano in Italia erano due figli, Fabrizio ed Ivan.

Fabrizio, laureato in fisica col massimo dei voti e con un dottorato di ricerca presso il dipartimento di fisica dell’universita di Bologna (dove soldi per la ricerca non arrivano più) autore di diversi lavori pubblicati sulle maggiori riviste scientifiche internazionali di fisica, è costretto a girare per il pianeta a caccia di borse di studio erogate da altri paesi che nella ricerca credono ed investono per davvero. Sopravvive in questo modo.

Ivan ha studiato presso la Sapienza e, con una laurea in filosofia presa anch’egli con il massimo dei voti e dopo diversi master conseguiti, quando trova lavoro, insegna italiano all’estero o agli stranieri in Italia. Per sopravvivere, insieme ad altri quattro ragazzi ha formato una rock-band ed è spessissimo in tour per l’Europa. Rock estremo, per me inascoltabile: il gruppo si chiama Straight Opposition, fanno concerti prevalentemente presso i centri sociali e quindi con scarsa redditività.

Essendo loro i miei legami affettivi e non più presenti in Italia, ho deciso di andarmene dal “bel paese” dove l’attuale classe politica sta togliendo ogni diritto e persino la dignità ai propri cittadini. Ho mollato il lavoro, un gran bel lavoro, insieme alle cose che ancora ho per andare a cercarmi un po’ di serenità da qualche altra parte.

La Thailandia la conoscevo già come bellissima terra e luogo dove poter vivere molto bene solo con la mia pensione. Adesso che ci sono, infatti, riesco a condividere quanto ho di reddito con i figli che, purtroppo, da soli ancora non ce la possono fare. In Italia, con la pensione che ho, anche se buona, non ho mai potuto smettere di lavorare, altrimenti sarei riuscito a malapena a sopravviverci. Ho 66 anni e, alla mia età, lavorare ancora 10-14 ore al giorno, è molto faticoso. Sono ritmi che non sostengo più anche se fisicamente sono ancora in discreta forma.

Quindi due anni fa ho deciso che era arrivato il momento di partire, di trasferirmi a vivere in Thailandia”.

Cosa facevi a Pescara?

A Pescara c’ero poco, ero sempre in giro per lavoro, da qualche parte in Italia o all’estero. Ho sempre lavorato nel farmaceutico occupandomi di marketing un po’ a tutti i livelli, e negli ultimi 12 anni ho avuto la direzione commerciale di una importante azienda. Prima di partire prestavo consulenza ad altre aziende del settore. L’idea di andar via l’avevo maturata da tempo, poi quando mi son ritrovato in pensione, pur lavorando ancora, l’ho resa operativa.

Perché la Thailandia?

Nella vita ho avuto la fortuna di poter visitare molti paesi, sia per lavoro sia per altro. Ho escluso l’occidente perchè lo ritengo in piena decadenza, con un futuro difficilissimo, semmai lo avrà. Sicchè mi sono rivolto ad oriente, individuando nella Thailandia il paese più tranquillo e il più soddisfacente per lo stile di vita che amo condurre.

Cosa fai adesso a Phuket?

Per ora studio la lingua thai per potermi integrare rapidamente nel tessuto sociale thailandese.

Che tipo di vita conduci, di cosa sono fatte le tue giornate?

Vivo in totale relax, vado a scuola, mi gusto il mare e i suoi meravigliosi fondali, a volte pesco, altre volte salgo sulle colline per inoltrarmi nella splendida vegetazione che c’è sull’isola; direi che le giornate volano mentre scopro le innumerevoli bellezze che questa terra offre. Viaggio anche molto.

Vivere a Rawai, Thailandia

Qual è stato l’ultimo pensiero quando ti sei chiuso la porta di casa alle spalle e il primo quando sei arrivato in Thailandia?

Onestamente non ricordo l’ultimo pensiero, ero già con la mente in Thailandia, credo di non averne avuti. All’arrivo invece ricordo bene cosa ho pensato: “Da adesso potrò eliminare la parola stress dalla mia vita, da oggi finalmente inizio a vivere come veramente mi piace.”

Che cosa ti affascina di più del tuo nuovo paese?

Il fascino lo trovo principalmente nella società thai, che è molto ben organizzata a differenza di quanto si legge in giro: quello thai è un popolo molto dignitoso, serio ed affidabile, rispettoso delle leggi e della classe politica che lo governa e che cerca di fare davvero molto per il paese. In Thailandia le cose funzionano per davvero. Negli uffici pubblici tutto avviene velocemente. Cito due esempi significativi per darne un’idea: ho ottenuto la residenza thai, avendo i documenti in regola come richiesti dalle loro leggi, in mezz’ora. Subito dopo, presso un concessionario Honda, ho acquistato un motorino nuovo che mi è stato consegnato in quaranta minuti, tempo necessario per scegliere il modello, il colore disponibile e contrarre l’assicurazione mentre i meccanici del motosalone ci montavano su la targa e un bauletto. Sfido chiunque a trovare un altro paese nel mondo occidentale dove si possa fare altrettanto in meno di tre ore. In Thailandia non vedo disoccupati e non c’è delinquenza, o se c’è è spicciola e d’importazione, praticamente insignificante. Non si ha bisogno di allarmi e di catene per difendere le proprie cose e se ci si dimentica di chiudere la porta di casa, nessuno entra. È un paese dove per la strada non abbordano le persone per vendere qualcosa, dove nessuno chiede elemonisa o soldi per un panino. La gente lavora e non ha bisogno di chiedere nulla per vivere. È un paese dove si trova facilmente tutto ciò di cui si ha bisogno, soprattutto quando torna la voglia di riassaporare qualcosa del proprio paese. È bellissimo girare per le strade e non incontrare facce tristi, ma solo visi sorridenti, allegri, che trasmettono simpatia, dolcezza, buonumore. Nessuno commenta lo stile di vita degli altri, né come vestono o con che mezzo si spostano. In Thailandia, o almeno a Rawai dove vivo, sull’isola di Phuket, c’è mare e sole fruibili tutto l’anno, piove poco e non si avverte umidità. La temperatura è sempre molto gradevole. La cucina thai è ottima e potrei andare avanti all’infinito. Tutto questo per me è molto, ma molto affascinante, per non parlare poi della meraviglia che sprigionano le sue bellezze naturali, le sue isole, i suoi paesaggi i suoi templi, le cerimonie buddiste, la storia del paese. Il popolo thai, è un popolo che tiene alti i valori umani, un popolo che sa vivere in armonia.

In cosa credi che cambiare paese ti abbia messo in gioco di più?

Volevo e cercavo solo serenità. Sapevo di poterla trovare in Thailandia e l’ho trovata.

Hai mai ripensamenti riguardo la tua scelta di vita?

Decisamente no.

Raccontaci un po’ il tuo primo mese in Thailandia: l’inizio di un’avventura è sempre quello più complesso, nel bene e nel male.

Per me non è stato così, poiché ero appena stato in Thailandia per sondare dal vivo e capire meglio il paese che avevo scelto per vivere. Girando tantissimo e fuori dai circuiti consigliati ai turistici avevo le idee molto chiare, sicché non è stato affatto complesso. Diciamo che quando sono arrivato ero già ben organizzato, cosa che sicuramente mi ha evitato perdite di tempo e traumi iniziali.

Vivere a Rawai, Thailandia

È diverso l’atteggiamento della gente del posto nei confronti degli stranieri che decidono di vivere lì rispetto a quello che hanno nei confronti dei turisti?

Direi di no. Oltre il 95% della popolazione thai professa il buddismo, e come tale è molto tollerante e rispettosa. Avevo letto molti articoli che lo descrivevano come un popolo razzista, ma vedo dal vivo che è tutt’altro che così; alla base del loro credo c’è il rispetto incondizionato verso le persone, gli animali, la natura e le cose degli altri. Per cui, turisti o residenti, per loro non c’è differenza alcuna. Rispettano tutti.

Se pensi all’Italia qual è il sentimento prevalente: nostalgia, rabbia, delusione o cos’altro?

Solo tristezza per coloro che purtroppo son costretti a viverci ma non vorrebbero.

Qual è l’aspettativa più grande che hai nei confronti della tua nuova vita thailandese?

Onestamente dico che non mi pongo aspettative in quanto ho sempre considerato il futuro come un tempo non mio, un tempo che non mi appartiene. Nell’attesa, mi vivo il presente in relax e serenità. Cose che per me contano molto e da sole già mi danno tanto!

Sono infiniti i motivi che spingono una persona ad espatriare: nel tuo caso, semplificando molto, è stato più un andare verso qualcosa o un fuggire da qualcosa?

Cercavo solo un posto per vivermi la vita che mi resta in tranquillità, dato che, come tutti, di vita ne ho una sola. In Italia ciò non mi era più possibile per i motivi troppo noti a tutti. Vivevo in un paese che non sentivo più mio e non avevo la pretesa, la voglia ed il tempo per aspettare che qualcosa cambiasse. E’ stato molto più semplice cercare le cose che volevo in un paese dove queste già ci sono.

Hai ancora rapporti con l’Italia? Segui un po’ le vicende del tuo paese?

Ho solo rapporti telefonici con i veri amici che ho, quindi con pochissime persone. Le vicende dell’Italia sono sempre le stesse e ripetitive. È un paese fondato sulla parola “crisi”. Quando sono nato c’era crisi, son vissuto immerso nella crisi e me ne sono andato che è sprofondato nella crisi. Non posso esimermi comunque dal seguirle dato che l’Italia è fonte di ilarità per gli occidentali che vivono da queste parti e che frequento. Purtroppo devo mantenermi aggiornato, altrimenti mi spiazzano.

Cosa ne pensi di un sito come Voglio vivere così?

Lo trovo interessantissimo, sia per chi vuole cambiare paese sia per chi vuol farsi qualche idea su come poter cambiar vita. E trovo tanta disponibilità da parte dei suoi collaboratori nel fornire risposte immediate, suggerimenti ed indirizzi utili a chi ne fa richiesta. Complimenti!

Per scrivere a Giovanni:

giovannidimarco@hotmail.it

 

A cura di Geraldine Meyer