Giovane e moderno, proprio come il birrificio che ha aperto in Spagna. Gaetano Martucci viene da Busto Arsizio, in provincia di Varese. A trentadue anni ha deciso di mettersi in proprio e produrre birra artigianale di alta qualità. “Mesquina 1969” – questo il nome del suo birrificio – ha sede a Pont d’Armentera (Tarragona), nella comunità autonoma della Catalogna, a pochi passi da Barcellona. È qui che Gaetano, dopo tanto girovagare, ha ricominciato una nuova vita. Nonostante la sua giovane età, ha al suo attivo anni di lavoro nella ristorazione. Conosce molto bene i sapori, gli ingredienti e le materie prime che fanno la differenza tra una birra qualsiasi e una “cerveza de autor”. Il suo Mesquina 1969 si trova in un luogo molto suggestivo, una casa colonica catalana di ben 400 anni. Al suo interno è racchiusa tutta la storia di un popolo che, unita al luppolo coltivato nella sua azienda agricola, dà vita a un ambiente unico e seducente.

«La mia birra è diversa da tutte le altre. Nel realizzarla cerco una connessione intima e profonda con il territorio, per questo motivo la definisco birra d’autore», spiega Gaetano. Oggi la sua birra artigianale è distribuita a Tarragona, Girona, Lleida e Barcellona in bottiglia da 33cl e 75cl e in botti.

Mesquina 1969 microbirrificio

Gaetano quando e perché hai lasciato l’Italia per la Spagna?

«E’ stato più di dieci anni fa ormai. Le possibilità che fiutavo erano noiose o senza speranza. Se poi aggiungi il fatto che avevo 18 anni, allora trovi la combinazione perfetta per andar via».

Conoscevi già Barcellona oppure ti sei trasferito all’avventura?

«A Barcellona c’ero stato una volta in vacanza. Con degli amici abbiamo girato tutta la Spagna on the road, e me ne sono innamorato perdutamente. Qui ho trovato lo spirito cosmopolita tipico mediterraneo, una grande ospitalità e tolleranza verso l’altro, e soprattutto tanta allegria, oltre che una economia frizzante».

Come frizzante è la birra che produci. A Pont d’Armentera, nel cuore della Catalogna e a pochi passi da Barcellona, hai infatti aperto Mesquina1969, un microbirrificio che offre birra artigianale d’autore. Come è nata l’idea?

«Dopo tanti anni vissuti a Barcellona, lavorando nel mondo della ristorazione, ho iniziato a sentirmi soffocato dalla città. Volevo spazi aperti e nuove idee, e cosi sono andato ad abitare in campagna per riappropriarmi di quella effervescenza che avevo trovato anni prima. Nei paesini rurali della Catalogna c’è un grande fermento di giovani artigiani e imprenditori impegnati in diversi settori: dal legno al vino, dall’olio al miele e cosi via. Da loro ho appreso lo spirito di creare qualcosa per gli altri, facendolo con passione. Così ho iniziato a studiare i lieviti, facendo compost, pane, sidro, vino e birra, la più popolare e antica delle bevande. È stato amore a prima vista e assaggio. Dico sempre che fare e produrre birra equivale ad essere un po’ degli stregoni: mischiare magia, chimica e arte culinaria. Praticamente scrivere poesia liquida. Dall’idea al progetto sono poi passati sei anni, e con l’aiuto di un mio carissimo amico, lo chef Massimo Mauri, siamo riusciti a creare questo birrificio».

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Mesquina1969 è un birrificio artigianale che si caratterizza fortemente per il legame con il territorio: già il nome, che evoca la Catalogna, è significativo in tal senso. Come si realizza e come si riconosce l’influenza del territorio nelle vostre produzioni?

«Mesquina è una parola antica che significa indigente, povero. Poi col passare del tempo ha preso sfumature più malvagie, e ci è sembrato un nome abbastanza scioccante e d’impatto per entrare nel mercato della birra e rubare clienti a multinazionali attraverso la cultura».

Quali sono gli ingredienti utilizzati per produrre la vostra birra?

«Abbiamo iniziato a produrre il nostro luppolo, e scegliamo i migliori malti, il gusto finale della birra è dovuto tutto alla qualità della materia prima. Adesso stiamo facendo due tipi di birre: la Anarkik Pale Ale dallo stile americano, e la Ambar Ale vicino allo stile belga. Stiamo studiando altre ricette e speriamo di farle uscire per la fine di quest’anno».

A chi vi rivolgete? Qual è la vostra clientela tipo?

«Non abbiamo una clientela tipo, andiamo dai locali specializzati in birre artigianali a bar dove condividiamo spazi con birre commerciali. Sempre più gente, infatti, vuole avere la possibilità di scegliere».

Anche il locale dove è situato il birrificio è molto caratteristico, una casa colonica di ben 400 anni. Parlaci del tuo piccolo gioiello.

«Mesquina si trova in una masia di 400 anni, che è anche un ristorante dove poter fare eventi e degustare piatti in combinazione con birre scelte da noi. La masia figueras è una cascina situata sotto un castello del 1100, circondata da montagne rocciose che cadono a strapiombo sulla vallata. È una classica zona mediterranea con vigne, ulivi, mandorli e grano. La nostra masia, in particolare, è circondata da ciliegi che quando sono in fiore rendono tutto surrealistico, uno spettacolo unico che solo qui ho visto».

Vivi in Spagna ormai da anni, come è cambiata la tua vita da quando sei qui?

«Se guardo al passato e penso all’Italia, capisco di non avere più legami. I miei fratelli a poco a poco si sono trasferiti qui, sotto mio consiglio e insistenza, e ora vivono tutti a Barcellona facendo lavori stimolanti e con un futuro davanti. Non so cosa avrei fatto se fossi rimasto in Italia e neanche che tipo di persona sarei diventata, in fondo metà della mia vita l’ho trascorsa fuori dal mio Paese. L’unica cosa che mi stimola dell’Italia è la sua storia e quello che ha fatto in passato. Ma credo anche che l’Italia letta nei libri non esista più. Negli ultimi 20 anni nulla è cambiato, gli italiani forse hanno dimenticato di essere mediterranei, sono annoiati e arrabbiati, soffocati dalla burocrazia e impotenti dinnanzi ai cambiamenti».

Pensi di ritornare un domani in Italia?

«Non penso che tornerò mai più in Italia, ci vorrebbero altri 20 anni per ambientarmi di nuovo, e io ormai non mi sento più italiano, ma neanche spagnolo e neanche europeo. Credo di sentirmi mediterraneo».

Per contattare Gaetano questo è il suo indirizzo e-mail:

[email protected]

Questa la pagina Facebook di Mesquina 1969:

www.facebook.com/Mesquina-193382081012700/

Di Enza Petruzziello