La storia di Valentina, guida turistica a Dublino

 

Questa volta siamo in Irlanda per raccontarvi la storia di Valentina che, nell’Isola di smeraldo, ci vive e lavora come guida turistica.

Il suo racconto, entusiasta e coinvolgente, lascia trasparire da ogni parola il profondo amore che nutre per questa terra. Le parole di Valentina sembrano diventare le parole del paese intero, un paese che ama raccontarsi, che ha fatto delle storie e delle leggende un elemento di unicità e quotidianità. Uno spirito di condivisione e racconto di sé che, forse, ha contribuito non poco nel modo in cui l’Irlanda sta reagendo alla brutta crisi economica che l’ha colpita negli anni scorsi.

Dal racconto di Valentina emerge infatti un paese e un popolo che non si sono rinchiusi in sé stessi, avviluppandosi in uno sterile lamento.

Certo possiamo immaginare che non sia tutto rose e fiori ma, ancora una volta, abbiamo testimonianza di come sia il tessuto sociale a fare la differenza, di come le così dette “circostanze esterne” dipendano molto da cosa ciascuno di noi ha dentro di sé. E, da questo punto di vista, Dublino, l’Irlanda e gli irlandesi, forse hanno molto da dirci.

Vivere lavorare a Dublino

Ciao carissima, parlaci un po’ di te. Cosa facevi in Italia prima del tuo trasferimento?

Sono originaria di San Giuliano Milanese, un paese a sud di Milano. Prima di trasferirmi a Dublino, nel gennaio 2008, ero una semplice studentessa universitaria, fresca di Laurea e Master in cerca di un lavoro, ma anche di una strada, se vogliamo.

Come e quando è arrivata la decisione di trasferirti in Irlanda?

Mai e poi mai avrei immaginato di trasferirmi in Irlanda! E pensare che mia sorella Roberta me lo aveva suggerito più volte ma io avevo sempre risposto “… che non sarei mai andata a vivere in un paese dove si parla solo inglese!”…ironia della sorte! In realtà, sebbene avessi studiato inglese a scuola per diversi anni, non è mai stato il mio forte.

Mi immaginavo piuttosto a vivere in Spagna o in Francia, a studiare arte o a lavorare in un museo. Invece dopo una breve vacanza a Dublino nell’estate 2007, mi sono innamorata di questa terra e anche di un irlandese e ho deciso di ritornare e provare a vivere qui. Il resto è storia!

Com’è l’industria del turismo lì, ha avuto flessioni o regge bene alla crisi?

L’industria del turismo ha subito una fase nera negli anni della crisi, cioè tra il 2009 e il 2010. Nel 2011 si è vista una notevole crescita, dovuta a diversi fattori. Ci sono state due visite storiche, nel mese di maggio, quando la regina Elisabetta II d’Inghilterra e il presidente degli Stati Uniti Barack Obama hanno entrambi visitato l’Irlanda, lanciando un messaggio importante e positivo alla comunità internazionale e creando un forte richiamo turistico.

Insieme a condizioni economiche più favorevoli, il turismo ha ripreso a navigare in buone acque.

A proposito di crisi, come sta reagendo l’Irlanda a questo periodo così complesso per tutta l’Europa?

A dire la verità la crisi qui in Irlanda è arrivata qualche anno fa. Infatti già nel 2009 si parlava di “Recessione” dopo l’apice del boom economico nel 2007. Gli anni appena trascorsi sono stati difficili in quanto due dei settori principali, ovvero quello dell’edilizia e quello bancario, sono crollati costringendo molte aziende a chiudere. Di conseguenza molte persone hanno perso il posto di lavoro. E, per un paio d’anni c’è stata una notevole stagnazione per quanto riguarda l’offerta di lavoro. Nonostante questi siano stati anni difficili, gli irlandesi non hanno mai perso il loro tipico buonumore. Fortunatamente già dall’anno scorso si sono visti cambiamenti in positivo, soprattutto nel campo del turismo.

L’Irlanda è una terra bellissima e ricca di storia e tradizioni. Cosa ti affascina di più e cosa continua ad emozionarti ogni giorno?

La bellezza di questo paese sta nel vivere e vedere come queste storie e leggende vivano ancora nella quotidianità. Non è un caso che nello slang ci sia un’espressione come “What’s the story?” che viene usato come il nostro “Come va?”. Gli irlandesi sono un popolo di “Storytellers” ovvero di narratori e cantastorie ed amano raccontare queste esperienze di vita, che spesso sconfinano nella leggenda o nella commedia.

Il bello di questo popolo è che hanno sempre qualcosa da raccontarti, che sia un pettegolezzo o le gesta di uno degli eroi del folklore o un episodio storico. Non è un caso che una città relativamente piccola come Dublino abbia prodotto ben 4 premi Nobel per la letteratura e sia stata proclamata dall’UNESCO Città della Letteratura.

Molti di questi grandi scrittori ( tra cui Oscar Wilde, James Joyce, Samuel Beckett solo per citarne alcuni) hanno trovato ispirazione dalle conversazioni quotidiane nei pub, dove ci si lamenta del tempo e del governo o dove si fa un tuffo nel passato rivivendo le gesta di personaggi storici e leggendari.

Gli irlandesi sono un interessante mix di allegria e senso civico. Che clima si respira dal punto di vista umano e sociale?

Gli irlandesi possono sembrare timidi e riservati in apparenza, come spesso succede in molte culture nordiche. Ma basta una pinta di Guinness per scaldare gli animi e si inizia subito una conversazione. Il pub è senz’altro il posto migliore per assaporare questo gioioso clima sociale fatto di racconti, buona musica (tradizionale e non) e buonumore.

Dal punto di vista civico gli irlandesi sono molto rispettosi degli altri e delle regole in generale. Per strada ci si saluta sempre, anche se non ci si conosce, a volte basta anche un sorriso. Sui mezzi pubblici vengono riservati e ceduti posti a sedere per gli anziani o per le signore in dolce attesa. Gli irlandesi sono i primi a chiederti scusa se per caso vi siete urtati, anche se la colpa non è loro. I “Sorry” e i “ Thank you” non si risparmiano. Da questo punto di vista si respira un ottimo clima sociale.

La tipica ospitalità irlandese è sempre all’altezza della sua fama?

Senza dubbio! Se vi sentiti persi nel centro di Dublino troverete subito qualcuno che vi indicherà la strada giusta o che vi accompagnerà addirittura a destinazione o che, quantomeno, si farà in quattro per trovare qualcuno che con certezza sappia indicarvi la giusta direzione.

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Se doveste perdervi in un paesino della campagna o della costa occidentale, bussate al primo cottage con il tetto di paglia e troverete una gentile signora che vo offrirà di entrare in casa per una tazza di te’.

Com’è, se puoi dirci qualcosa al riguardo, il mercato del lavoro da quelle parti?

Il mercato del lavoro ha subito una forte flessione durante gli anni della crisi, ma sembra ora mostrare segni di ripresa. Ci sono buone opportunità anche per noi Italiani, soprattutto a Dublino, dove hanno sede diverse multinazionali, che operano in vari settori, per esempio quello del Customer Service, dell’Informatica e quello dei Social Network come Facebook.

Tu hai avuto qualche difficoltà particolare all’inizio?

Io sono arrivata a Dublino nel 2008, quando ancora si respirava aria di benessere e crescita economica quindi per me è stato piuttosto semplice trovare impiego. Se non si ha nessun tipo di esperienza, bisogna sapersi adattare, ma di certo le opportunità non mancano. Poiché noi italiani facciamo parte della Comunità Europea, non servono permessi particolari per lavorare in Irlanda; basta recarsi in un apposito ufficio e compilare dei moduli che comprovino la residenza temporanea in Irlanda.

I servizi e la burocrazia, quelle piccole grandi incombenze della vita quotidiana che, spesso, in Italia si trasformano in un’odissea, lì come funzionano?

Facendo un paragone con la situazione in Italia, i servizi e la burocrazia in generale sono più veloci ed efficienti qui in Irlanda. Lo stato offre inoltre molti aiuti, come ad esempio sussidi per la disoccupazione e aiuti finanziari alle famiglie con bambini. Però, per contro, il servizio sanitario, di cui noi in Italia ci lamentiamo spesso, è a pagamento. Ad esempio ogni visita medica costa €50-60 e per una visita al Pronto Soccorso ci vogliono circa €100.

Il clima e il cibo non sono certo gli elementi per cui l’Irlanda è famosa: tu come ti trovi da quel punto di vista?

Da buona italiana e da “buona forchetta” non rinuncio alla nostra cucina tradizionale ed ogni volta che torno a casa in Italia faccio scorta di quei prodotti che si fatica a trovare in Irlanda, sebbene ormai nei supermercati si trovi quasi tutto. La cucina irlandese è piuttosto semplice ma offre deliziosi piatti di carne, in genere stufata, accompagnata da verdure, soprattutto patate.

Molti piatti vengono anche cucinati con la Guinness, la birra scura tradizionale. I dolci sono buonissimi, in particolare l’apple pie, la torta di mele. Se alla fine di un buon pasto volete concludere con un caffe’ sappiate che il caffe’ all’irlandese (Irish coffee) contiene whiskey! Per quanto riguarda il clima, niente a che vedere con le calde temperature delle nostre estati italiane.

Il sole è piuttosto “timido” da queste parti, piove molto spesso e il tempo cambia frequentemente a causa dei venti che arrivano dall’Oceano Atlantico. Non sorpendetevi se durante una giornata vi sembrerà di aver vissuto quattro stagioni diverse! Ormai mi sono abituata ad essere vestita a strati e ad avere l’ombrello a portata di mano!

Cosa puoi dirci della qualità della vita in genere, e non solo dal punto di vista economico?

La qualità della vita è piuttosto buona sia dal punto di vista economico sia da quello sociale. C’è molta meno frenesia, sia nelle strade sia in ambito lavorativo, il che fa apprezzare di più la quotidianità. Venendo da una grande città come Milano ho subito notato la differenza.

Ci sono molti italiani che, come te, hanno deciso di farne la loro nuova casa?

La comunità italiana qui in Irlanda è ben nutrita, in gran parte giovani ma anche intere famiglie. Ci sono anche molti italiani di seconda generazione, poiché negli anni 60/70 molti italiani, in particolari da Lazio e Abruzzo, sono emigrati in Irlanda e hanno aperto i primi negozi di “Fish and Chips”, molti dei quali sono tutt’ora aperti e operanti e riportano cognomi italiani nelle loro colorate insegne.

Musica, birra e paesaggi mozzafiato: cos’altro ci diresti per raccontarci questo meraviglioso paese?

Leggende, la passione per lo sport (dal rugby agli sport tradizionali come il calcio gaelico e l’hurling), il forte legame con le tradizioni, la lingua gaelica.

C’è un settore lavorativo particolarmente appetibile per gli stranieri?

Come dicevo, soprattutto qui a Dublino, ci sono le sedi di alcune multinazionali che si occupano di settori diversi, dall’informatica ai servizi finanziari, quindi le opportunità non mancano per questo tipo di professionalità.

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Spesso nei periodi di gravi crisi economiche si innescano dei meccanismi quasi da “guerra tra poveri”. Come sono visti e accolti gli stranieri che decidono di venire a vivere e lavorare in Irlanda?

A partire dagli anni del boom economico, molti stranieri sono emigrati in Irlanda, non solo dall’Italia e da allora si sono formate numerose comunità, come quella polacca e dei paesi delle Repubbliche Baltiche, ma anche da vari paesi africani e dall’Asia.

Soprattutto a Dublino si respira un’aria multiculturale, ma senza episodi di razzismo o di intolleranza nei confronti degli stranieri. Al contrario, noi stranieri siamo ben visti e ben accolti e gli irlandesi amano integrarsi e scoprire culture diverse. Noi italiani siamo in particolare molto rispettati dagli amanti del calcio poiché il nostro Giovanni Trapattoni è l’allenatore della nazionale irlandese, che finalmente sta producendo vittorie e buoni risultati in campo.

Tornando al tuo lavoro, che tipologia di turista è quella con cui lavori tu?

I turisti con cui ho avuto a che fare finora si sono dimostrati degli ottimi viaggiatori e molto preparati a livello culturale. In genere il turista italiano che sceglie l’Irlanda come sua meta, opta per una vacanza rilassante ma allo stesso tempo ricca di tappe. In genere chi viene in Irlanda ama la storia e la fotografia. Di certo non si viene in Irlanda per abbronzarsi!

Quali sono i luoghi comuni più duri a morire che i turisti si portano addosso quando vengono in Irlanda?

Come dicevo gli Italiani che ho avuto il piacere di portare in giro alla scoperta dell’Irlanda arrivano piuttosto preparati. Forse l’errore più comune è quello di chiamare gli irlandesi “inglesi”; questo è un commento che potrebbe indispettire molte persone, visto il lungo passato di lotta per l’indipendenza dalla Gran Bretagna.

Gli irlandesi sono molto orgogliosi e protettivi nei confronti dell’unicità della loro cultura gaelica. Molti turisti si aspettano in oltre di trovare un popolo di “ubriaconi” il che non è poi cosi’ lontano dalla realtà ma solo nel senso più gioviale del termine! E poi con tutti i pub che ci sono in Irlanda è quasi impossibile non cadere in tentazione!

A cura di Geraldine Meyer