Il sughero: l’oro verde del Portogallo

Di Gianluca Ricci

 

Forse non tutti sanno che il Portogalloè il primo produttore mondiale di sughero da utilizzare per la realizzazione dei tappi delle bottiglie, prevalentemente di vino: oltre la metà del materiale necessario a sigillare nettari che possono raggiungere anche il valore di centinaia di euro proviene dal Paese lusitano e le aziende che se ne occupano producono 40 milioni di tappi al giorno e danno lavoro a più di 12mila persone, dati che vanno implementati con quelli dei rami paralleli dei pannelli isolanti e delle decorazioni.

Non è per folklore dunque che si definisce il sughero l’oro verde del Portogallo.

l’oro verde del Portogallo, sughero

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Si tratta di una realtà ormai consolidata nel tempo, che negli ultimi anni si sta sviluppando e si sta trasformando in una delle industrie più attive del Paese, alla faccia delle tendenze che ultimamente stavano per avere la meglio nel mondo del vino, ovvero l’affermazione di chiusure alternative al tappo di sughero, molte volte responsabile del deperimento del prezioso contenuto delle bottiglie: negli ultimi cinque anni infatti mentre la produzione dei turaccioli in sughero è aumentata del 5%, quella dei loro omologhi in plastica è diminuita del 18% e quella dei tappi a vite del 20%.

Sembra insomma che i consumatori continuino ad apprezzare le qualità offerte dal sughero, in particolare la capacità di isolamento e l’indubbia sostenibilità ambientale della sua produzione.

La regione in cui si produce la maggiore quantità di sughero in Portogallo e l’Alentejo, situata nella parte meridionale poco al di sopra della più nota Algarve.

Da lì provengono oltre 180mila tonnellate del prezioso materiale, più della metà dell’intero quantitativo raccolto in tutto il continente, grazie alle piante distribuite in oltre 700mila ettari di un territorio quasi esclusivamente vocato a tale produzione, quando invece non coltivato a vite.

La produzione è quanto di più lontano si possa immaginare da una coltivazione intensiva: quando un albero viene decorticato, i contadini devono poi aspettare altri nove anni per ripetere l’operazione, purché sia limitata tra i mesi di maggio e luglio, visto che in quel periodo l’albero si presenta nelle migliori condizioni.

La quercia da sughero deve crescere per un quarto di secolo prima di produrre la prima corteccia utile, anche se poi la sua vita si può spingere anche fino a 400 anni.

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La lavorazione del prodotto avviene però molto più a nord, intorno alla zona della città di Porto, dove giungono decine e decine di autotreni carichi del prezioso materiale: lì si suddividono innanzitutto le lastre in base alla loro qualità e si destinano alla realizzazione dei tappi solo quelle migliori.

Dopo un iniziale periodo di essiccazione, si procede alla bollitura, necessaria a regolare la sua composizione e a pulire la corteccia: tali operazioni si rendono necessarie per combattere efficacemente il tricloroanisolo, un composto chimico tipico del sughero responsabile del sentore di tappo che rischia di mandare in malora decine di bottiglie di buon vino.

Una volta concluse tutte le procedure, attivate tra l’altro con l’energia prodotta dalla combustione degli avanzi di lavorazione, si passa alla sagomatura.

I pezzi migliori arrivano a costare anche qualche euro ciascuno, ma se il prodotto da proteggere è di grande qualità, si tratta di un sacrificio più che giustificato.