Lavoro in Brasile

Esistono molti italiani che mi chiedono quali opportunità di lavoro si possono trovare in Brasile.

Vorrei affrontare oggi l’argomento dal punto di vista del lavoro dipendente, lasciando alla prossima puntata l’analisi del lavoro autonomo o imprenditoriale. Prima di qualunque considerazione è opportuno ricordare a tutti che la legge brasiliana prevede, per poter svolgere una qualunque attività lavorativa, che il soggetto in questione possegga un permesso di soggiorno di tipo non turistico.

Qui si chiama “visto por causa de trabalho” (visto per motivi di lavoro) oppure bisogna essere provvisti del visto permanente di residenza (che si ottiene però solo nei casi descritti nell’ ebook “Vado a vivere in Brasile” e che, in estrema sintesi, riguardano prevalentemente le seguenti situazioni: matrimonio con coniuge brasiliano, figlio nato in Brasile, investitore di un valore pari a 500.000 reais). I visti di lavoro invece si ottengono attraverso un procedimento abbastanza tortuoso che prevede che l’azienda che vi assume abbia parte attiva nell’effettuare la richiesta al Ministerio do Trabalho (Ministero del Lavoro).

Tutto quanto sopra esposto significa, per semplificare, che, per poter lavorare qui in modo non clandestino, è necessario che l’azienda che vi assume sia disposta:

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a) a fare un contratto regolare (perchè invece il lavoro “nero” è molto diffuso soprattutto in certe aree meno sviluppate in cui le autorità chiudono non uno ma due occhi).

b) a partecipare alle pratiche necessarie per la richiesta del visto, per le quali, tra le altre cose, si prevede che l’azienda contrattante debba dichiarare per quale motivo sta assumendo uno straniero invece di un brasiliano.

Da quanto sin qui detto si evince che non è una cosa semplice ottenere un visto di lavoro a meno che non si abbiano delle qualifiche tali che realmente l’impresa interessata non riesca a trovare sul mercato del lavoro personale con le vostre stesse qualifiche. Questo non significa che, se non si posseggono alte qualifiche, non si possa lavorare in Brasile. E’ necessario però analizzare attentamente se esistono altri modi per ottenere un visto (che ovviamente in questo caso non sarà per motivi di lavoro). E di modi ne esistono parecchi, bisogna valutare la situazione personale di ciascuno e vedere se si trova un appiglio per ottenere uno dei vari visti disponibili. Per fare ciò è bene rivolgersi a personale specializzato. Per la legge, comunque, chi arriva qui dall’Italia, senza un visto specifico, può solo restare per 90 giorni e non può svolgere alcuna attività lavorativa. Ciònonostante ci sono molte persone che vengono nel Paese Verdeoro come turisti ma poi si mettono a lavorare per un mese o due in qualche bar o ristorante. Quanto sopra accade perchè i controlli come detto sono scarsi ed è molto diffusa la pratica di assumere persone temporaneamente senza contratto.

Esiste in realtà una normativa che da un lato obbliga tutti i datori di lavoro a registrare tutti i contratti di lavoro e a pagare un salario minimo (che ad oggi corrisponde a 880 reais al mese) con tutti i benefici di legge, quali previdenza e sicurezza sociale. Ma tale legge permette anche che si possa evitare la registrazione quando le prestazioni lavorative non superano i due giorni alla settimana. In tali casi normalmente non si parla di “salario” ma di “diaria”, ossia il datore di lavoro corrisponderà un valore per giorno lavorato senza alcun versamento di contributi. Tale valore, per chi lavora come cameriere o aiuto cuoco o cuoco, va da circa 50 a 100/120 reais al giorno. E attraverso questo escamotage spesso le persone riescono a lavorare anche se solo due giorni a settimana per ciascun datore di lavoro. Ad esempio io posso lavorare due giorni in un ristorante, due giorni in un altro e due giorni in un terzo luogo.

In questi casi il “diarista” (così è chiamato colui che lavora a “diaria”) riesce anche a guadagnare di più di un normale contratto a salario minimo, ma ovviamente non ha alcuna garanzia di legge. Va anche detto che in Brasile il datore di lavoro può licenziare in qualunque momento qualsiasi lavoratore (quindi anche quelli con regolare contratto), però, nel caso sia appunto il datore di lavoro a licenziare senza giusta causa, dovrà pagare una penale pari al 40% del salario annuo, oltre a pagare tutte le spettanze e la liquidazione. Su questi aspetti i Tribunali del Lavoro qui non hanno alcun particolare riguardo verso gli imprenditori e quindi è molto facile per i lavoratori far valere i propri diritti. Quando un lavoratore (con regolare contratto registrato) viene licenziato avrà diritto al “seguro desemprego” ossia un intervento del INSS (la Inps brasiliana) che corrisponderà per sei mesi un salario minimo.

Ma vediamo quali sono i settori occupazionali che ancora offrono opportunità nel mondo del lavoro dipendente.

In primo luogo ci sono sempre ristoranti, bar e lanchonetes (che sono tipo piccole tavole calde), poi ci sono gli esercizi commerciali che hanno un forte turn over di personale e quindi periodicamente sono alla ricerca di commessi o anche di gerenti. Questo accade perchè molto spesso chi lavora come commesso è una persona giovane che sta contemporaneamente studiando in qualche corso specializzante o in qualche facoltà (soprattutto donne), ambendo a lavori di più alta qualifica. Quindi per molti commessi quel lavoro è solo temporaneo.

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Bisogna dire che nei casi sopra descritti di solito non si guadagna più di un salario minimo (posizione di gerente a parte) e che ciò non permette un livello di vita molto agiato o adeguato agli standards minimi cui siamo abituati in Italia, men che meno se si ha una famiglia da mantenere. Chi conosce bene varie lingue può proporsi nelle scuole private di lingue (soprattutto inglese, spagnolo e francese) che a volte contrattano regolarmente e molto più spesso pagano a diaria. In ogni caso conoscere bene una lingua straniera aiuta molto perchè qui non ci sono molte persone in grado di parlare fluentemente inglese o spagnolo ad esempio. Ovviamente per certi posti (la maggior parte direi) è indispensabile avere una buona conoscenza del portoghese del Brasile (che è un po’ diverso da quello europeo). Chi ha qualche specializzazione invece può aspirare, come detto, a posti più qualificati e meglio pagati e in molti casi anche ottenere il visto per lavoro che avrà durata pari al contratto di lavoro.

Per chi ha voglia di studiare, conosce bene il portoghese del Brasile e ha la possibilità di ottenere un visto permanente invece di un visto di lavoro, esiste anche la interessante possibilità di entrare a far parte della Pubblica Amministrazione. Il percorso non è facile, bisogna produrre una montagna di documenti e soprattutto bisogna ottenere la naturalizzazione brasiliana. Infine, dopo tutto ciò, bisogna riuscire a qualificarsi nei concorsi pubblici (perchè si può entrare solo per concorso pubblico). Però se si riesce nell’impresa si otterrà uno stipendio molto alto e benefici di legge notevolissimi, oltre alla certezza che nessuno ti toglierà da quel posto a meno che tu non commetta certi reati.

In conclusione in Brasile si può trovare lavoro come dipendente se si rispettano certe norme e si seguono determinati accorgimenti che, in ogni caso, passano attraverso la consulenza di persone esperte della burocrazia locale.

Stefano Gentile

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