Un aspetto molto importante per chi vuole venire a vivere in Brasile è la questione della lingua.

 

Nel Nordest del paese la stragrande maggioranza degli abitanti non conosce altri idiomi se non il portoghese del Brasile (che è un po’ diverso da quello del Portogallo).

Non sono solo alcune parole o espressioni idiomatiche ad essere differenti, la differenza sta soprattutto nell’accento e nel modo di pronunciare le parole.

Comunque di queste differenze non ci occuperemo qui perchè alla fine dei conti in Europa credo che pochissime persone, esclusi ovviamenti i cittadini portoghesi e gli immigrati brasiliani, sappiano parlare questa lingua. Quindi per la maggior parte di voi si tratta di partire da zero, o forse proprio zero no, diciamo 0,01 in quanto poche parole sono già note al grande pubblico. Ad esempio molto conosciuta è la parola “saudade” o, nella versione plurale, “saudades”. La pronuncia di questa parola è saudàgi (plurale saudàgis) perchè in generale tutte le parole del brasiliano in cui l’ultima sillaba è “de” vengono pronunciate come se fosse “gi” , una “g” non gutturale ma strascicata un po’ come nell’ultima sillaba della parola “garage” e la “a” precedente viene un poco prolungata come se fossero “aa”. Inoltre la “e” finale di parola viene pronunciata quasi sempre “i”. Ad esempio esiste la parola “quasi” che si scrive “quase” e si pronuncia esattamente come in italiano.

Saudade significa principalmente nostalgia. Può trattarsi di nostalgia di un luogo, di una epoca o di un piatto della gastronomia locale; oppure nostalgia di una persona, in quest’ultimo caso assume molte volte anche il significato di desiderio di stare vicino (estar perto) o desiderio anche fisico. Ad esempio la frase “estou com saudade de vocè” significa “sto com molta voglia di vederti”, dove il termine vederti può avere significato anche di desiderio fisico. Un’altra parola molto conosciuta in Europa è “samba”, addirittura si usa parlare del “paese della samba” per indicare proprio il Brasile.

In questo caso bisogna ricordare che la parola “samba” è di genere maschile e quindi sarebbe corretto dire “paese del samba”. Samba è un ritmo, un ballo, un modo di ballare (dançar, pr. dansar) che ha assunto una vasta fama per via del “Carnaval”. Esiste anche il corrispondente verbo “sambar” che significa appunto ballare il samba. Ho scoperto in questi anni che non sono in realtà molti i brasiliani che sanno veramente ballare il “samba” mentre tutti, dico proprio tutti a tutte le età, ballano il vero ballo nazionale che si chiama “Forrò” e che ricorda molto il nostro ballo liscio con arrangiamenti però tipicamente sudamericani. Sul forrò scriverò un prossimo articolo, ma intanto chi volesse averne un esempio può cercare in youtube “aula de forrò” per farsene una idea.

Per inciso la parola carnaval si pronuncia carnavau in quanto nel 99% dei casi la “l” finale di parola viene pronunciata come “u” ma senza accentuare molto quasi fosse muta.

Recentemente con la diffusione via internet di ricette di cucina internazionali sta conquistando una certa notorietà anche la parola “feijoada” (fèjuada). La “feijoada” è un piatto tipico cui la leggenda attribuisce origini legate agli schiavi che venivano introdotti in Brasile all’epoca della colonizzazione per svolgere i lavori più pesanti che gli indios si rifiutavano di compiere (rifiuto appoggiato dalla chiesa cattolica).

il portoghese che si parla in Brasile

In pratica sembra che l’origine di questa preparazione alimentare fosse l’uso di tutti gli scarti di carni usate dai colonizzatori insieme ai fagioli che all’epoca erano uno degli alimenti più economici disponibili. In sostanza tutte le parti scartate del bovino o del maiale (tipo piedi, coda, orecchie ecc.), venivano date agli schiavi per alimentarsi. Questi ultimi seppero sfruttare questa possibilità creando un piatto con base nei fagioli neri che nel corso dei secoli divenne un vero e proprio piatto nazionale brasiliano. Al giorno d’oggi la “feijoada” viene declinata in mille diverse varianti ma quella tipica ancora fa uso di coda, piedi e orecchie di porco che però al mercato sono vendute a prezzo molto caro.

Vorrei terminare con un aneddoto questa prima introduzione alla lingua brasiliana. Nei primissimi tempi che stavo in Brasile avevo aperto una caffetteria (a proposito la parola caffè in brasilano è café dove la “e” è un poco più chiusa del corrispondente italiano). Volevo proporre un caffè stile italiano e con varie correzioni anche un poco alcooliche perchè sapevo che ai brasiliani l’alcool piace, e molto. Cosi a titolo sperimentale mi ero portato dietro in aereo alcune bottiglie di crema di whisky per fare appunto il caffè corretto.

Quando proponevo ad alcuni clienti di provare il caffè speciale tutti rimanevano estremamente soddisfatti. Molti mi chiedevano: ma cosa ci hai messo dentro? A quel punto prendevo una delle bottiglie comprate in Italia e mostravo l’etichetta “crema al whisky”. La risposta era per me sconcertante: si ma cos’è ? Dopo un po’ di tempo compresi il perchè di questa “impasse”. Stavo guidando la macchina e davanti a me nel traffico c’era un autobus con una di quelle pubblicità che vengono incollate nella carrozzeria posteriore; 20 anni di invecchiamento per questo ottimo UISQUE!!! Al momento ci misi alcuni secondi per capire di cosa si stava parlando, poi quando mi decisi a leggere secondo le regole della pronuncia brasiliana capii: uis-que dove “que” si legge “chi”, quindi la parola era uischi ossia whisky. A quel punto dovetti accostare perchè le lacrime di tante risate non mi consentivano di continuare a guidare. E capii anche perchè i brasiliani hanno tanti problemi con l’inglese……

Stefano Gentile

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