Il mio Buen Retiro da pensionato a Palma di Maiorca

 

Franco Mimmi è uno scrittore e giornalista che ha collaborato con le più importanti testate nazionali. Negli anni si è trasferito ben 31 volte, spostandosi qua e là per il mondo, cambiamenti che ha vissuto sempre “come una nuova opportunità e non come una tempesta incontrollabile”. Da qualche anno si è stabilito a Palma di Maiorca, dove ha trovato un buon clima e un ritmo di vita ideale per leggere e scrivere.

Franco, da Bologna a Palma de Mallorca, passando per Madrid e per il Brasile. Raccontaci cosa ti ha portato a viaggiare così spesso in giro per il mondo.

La vita, semplicemente: con le sue necessità, con le sue occasioni e soprattutto con la disponibilità a viverla.

franco mimmi - giornalista e scrittore

Raccontaci un aneddoto legato al Brasile:

Il Brasile per aneddoti può sembrare puro folklore, inverosimile. Durante il mio soggiorno laggiù, ho scritto un romanzo, dal titolo “Oracoli & Miracoli”, che si svolge a Salvador de Bahia e la cui storia è intessuta di episodi realmente accaduti; ma quando lo finii mi resi conto che un lettore europeo avrebbe potuto ritenerlo un libro di pura fantasia. Allora, come prova di verosimilitudine, intercalai ai capitoli del romanzo delle notizie di cronaca, spesso terribili, prese da un quotidiano locale. Ne volete una non cruenta, anzi un po’ buffa? Eccovela:

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Salvador, 23 dicembre 2007

Diciannove detenuti sono fuggiti attorno alle 17:30 di ieri dalla delegazione di Itapuã del Commissariato di polizia XII. I fuggitivi hanno saltato il muro del cortile della delegazione, che dà sulla rua Genebaldo Figueiredo. “Sono saltati uno dietro l’altro e sono scomparsi correndo verso la rua Dorival Caymmi. Alcuni hanno gettato via le magliette e le ciabattine mentre correvano. È stato tutto molto rapido”, ha raccontato una vicina che ha assistito alla fuga, chiedendo di non essere identificata. Secondo la commissaria titolare della delegazione, Francineide Moura, nei giorni di servizio di vigilanza restano nell’unità solo cinque agenti e un impiegato, ma nel momento della fuga c’erano appena due agenti. Il coordinatore della vigilanza era uscito a far colazione con un altro agente, un altro stava mangiando e l’impiegato fumava nell’area esterna.

Sei giornalista e scrittore. Hai lavorato per le maggiori testate italiane e hai dato vita a numerose opere letterarie. Cosa hai sempre cercato di trasmettere attraverso la scrittura?

Innanzitutto ho sempre cercato di ricordarmi che è meglio non essere giornalista e scrittore nello stesso momento. Letteratura e giornalismo sono due mestieri assai diversi e possono incontrarsi oppure scontrarsi. Le qualità letterarie del giornalista non devono fargli dimenticare che suo dovere è informare nel modo più chiaro possibile, e lo scrittore deve far sì che la storia che racconti trascenda la cronaca. Così, attraverso la scrittura del giornalista ho cercato di comunicare onestamente ai lettori i fatti di cui ero testimone e le mie opinioni al riguardo (gli uni ben distinti dalle altre). Come scrittore, ho cercato di affrontare i grandi problemi della società nella nostra epoca, anche se talvolta li ho dissimulati presentandoli in epoche passate. Mi spiego: il romanzo “Il nostro agente in Giudea”, ambientato nei primi anni di quest’epoca e con Gesù e Pilato quali protagonisti, di fatto vuole affrontare il problema delle relazioni tra potere politico e religione. E “Cavaliere di Grazia”, ambientato nel 1522 durante l’assedio turco a Rodi, parla delle relazioni tra diverse civiltà e di quante cose esse, sempre in lotta, in realtà abbiano in comune. Più attuale di così…

A quale tua opera sei particolarmente legato e perché?

Lungi da me l’idea che i miei libri siano tutti di valore, ma certo in ognuno di loro ho messo qualcosa di me: sono tutti miei figli. Come fare delle preferenze tra le proprie creature?

Madrid, Brasile e Portogallo, questi i Paesi in cui hai vissuto. Cosa ti ha spinto a lasciare l’Italia per vivere all’estero?

Il quotidiano per cui lavoravo, a Milano, fu venduto e pensai che era il momento di tentare una esperienza nuova. Per anni avevo viaggiato per il mondo come inviato, decisi di fermarmi per approfondire la conoscenza di un Paese europeo e scelsi la Spagna, che si portava come corollario l’America latina, con puntate in Portogallo, che si portava come corollario il Brasile. Un corollario immenso, questo, che meritava a sua volta un lungo soggiorno.

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Attualmente vivi a Palma de Mallorca. Perché hai deciso di fermarti proprio qui?

Ero ormai in pensione, del giornalismo ero un po’ sazio e molto deluso, tornare nell’Italia berlusconiana mi sembrò insopportabile e le città grandi come Madrid, a una certa età, risultano un po’ stancanti. A Palma di Maiorca avevamo amici; e ad una coppia della terza età il luogo offriva molti vantaggi: le dimensioni più agevoli (Maiorca ha 400 mila abitanti, l’intera isola poco più del doppio), il buon clima, il bel mare, un ritmo di vita che ha reso Maiorca l’“isola della calma” e che, per leggere e scrivere, è ideale.

Come si vive a Palma?

Il mondo occidentale è, tutto sommato, abbastanza omogeneo, sicché il “come si vive” dipende soprattutto dal carattere di chi sceglie il luogo di residenza, dall’età, dalle aspirazioni professionali. Lo scrittore inglese Robert Graves, che voleva lasciare l’Inghilterra, chiese consiglio alla scrittrice americana Gertrude Stein e ne ebbe questa risposta: “Se ti piace il paradiso, Majorca è il paradiso”. Ma aggiunse, ironica come sempre: “Se lo puoi sopportare.” Graves visitò Mallorca e poi vi passò quasi tutta la sua vita. Se volete altre notizie sulla fruttuosa relazione tra quest’isola e gli scrittori di tutto il mondo, potete leggervi il mio “Majorca, l’isola degli scrittori”. Un piccolo omaggio alla terra che mi ospita.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Fare ancora qualche viaggio e forse, nonostante l’età, scrivere ancora qualche libro. Non bisogna prendersi troppo sul serio e soprattutto non bisogna ritrovarsi a scrivere il nulla, ma uno scrittore che non scrive prova un senso di vuoto, una certa sofferenza che svuota le giornate. Si può guarire dal giornalismo, ma non dalla letteratura.

https://www.facebook.com/FrancoMimmi1

Per maggiori informazioni su Maiorca: Isola di Maiorca

A cura di Nicole Cascione