La storia di Arianna Campisi, in Marocco da 23 anni e mai più tornata

Ho lasciato l’Italia da giovanissima piena di incertezze e paure, ma ad oggi sono sempre più felice della scelta fatta anni fa. In Marocco sono cresciuta, mi sono realizzata ed anche invecchiata. Oggi è un Paese in forte crescita e di tendenza, quindi anche i costi sono aumentati. Marrakech? Una città piena di vita che mi ha accolto benissimo. Dopo il divorzio, con tanta più fatica e tantissimi sacrifici, ho cercato di ricrearmi una vita da sola con due bimbe da crescere. Ormai non mi faceva più paura nulla”.

Di Enza Petruzziello

Di coraggio ne ha da vendere. Di lungimiranza anche. Arianna Campisi, 48enne di Palermo, da 23 anni vive e lavora in Marocco. Partita giovanissima, arriva ad Essaouira poco più che ventenne. Siamo alla vigilia del nuovo Millennio e trasferirsi all’estero era qualcosa che ancora in pochi facevano, se non per necessità.

Oggi Arianna abita a Marrakech con la missione di far conoscere la cucina della sua Sicilia attraverso il cibo.  Nonostante la lontananza, in lei è ancora molto forte il legame con la sua terra tanto da aver dato il nome “La Sicula” al suo ristorante aperto nel 2017 a Marrakech.

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«Amo vivere qui – spiega Arianna. All’inizio era stata una scelta quasi azzardata, rischiosa, una mia volontà di cambiare Paese. Il Marocco non era ancora così tanto all’avanguardia come adesso, ma ad oggi sono sempre più felice della scelta fatta tanti anni fa».

Una scelta che gli ha regalato due splendide figlie: Semia di 20 anni, che oggi studia Giurisprudenza in Francia, e Hania di 14 anni rimasta in Marocco. Tutto ha inizio con la morte di Falcone e Borsellino. È in quel momento che in Arianna svanisce l’illusione di un futuro bello e radioso in Sicilia. Così, a 19 anni, vola a Milano per un lavoro estivo e quella che doveva essere una breve esperienza di 3 mesi diventa un lavoro di 6 anni. È in questo periodo che conosce quello che poi sarebbe diventato il suo primo marito, uno chef originario del Marocco, ed è proprio grazie a quel matrimonio che Arianna va in Marocco per la prima volta.

Campisi Arianna

Arianna hai lasciato Palermo molto giovane. Perché hai sentito l’esigenza di allontanarti dalla tua terra? Che cosa non ti piaceva della tua vita qui e quali erano le difficoltà maggiori?

«Sono andata via da Palermo, una città che all’epoca mi dava molta insicurezza. Non riuscivo a vedere un futuro, soprattutto dopo le stragi contro i giudici Falcone e Borsellino. Milano è una bellissima città, ma con un clima per me insopportabile ed anche poco vicina al mio modo di essere e di voler vivere la vita. Così dopo aver conosciuto il mio primo marito, originario di Fes, ho deciso di provare a vivere in Marocco anche se lui non sarebbe mai tornato».

Come hanno vissuto questa scelta i tuoi genitori e famigliari? Eri molto giovane e all’epoca trasferirsi in un Paese come il Marocco poteva spaventare…

«I miei, al contrario di ciò che si può pensare e dell’idea che si ha dei genitori del Sud, sono sempre stati molto aperti ed intelligenti. Mi hanno sempre dato consigli, lasciando sempre a me la scelta di decidere. Mi hanno quindi sostenuta e incoraggiata, anche da lontano».

Una nuova lingua, una nuova cultura, nuove usanze. Ti va di raccontargli gli inizi in Marocco?

«Arrivata in Marocco, più precisamente ad Essaouira é stato come un colpo di fulmine. Ho sentito che era lì il posto dove volevo stare e così abbiamo iniziato ad organizzare la nostra vita. Inizialmente la difficoltà maggiore era con la lingua, ma con il tempo ed un po’ di faccia tosta e svariate figuracce tutto si supera. Ho imparato il francese e un po’ di derija per potermi integrare al meglio. Mi son trovata subito bene anche se è stato come tornare indietro nel tempo».

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E già perché il Marocco di allora era molto diverso da quello di oggi. Che Paese hai trovato?

«Per i primi 3 anni non ho avuto lavatrice, quindi lavavo tutto a mano. Non esistevano supermercati ma semplicemente piccole botteghe dove vendevano sigarette al dettaglio, sapone e pannolini anche questi al dettaglio. Infatti con la mia prima figlia, Semia, avevo deciso che era più semplice usare i vecchi pannolini in cotone “ciripà” o in altri tessuti riciclabili. Al di là delle difficoltà pratiche, ero comunque entusiasta e amavo la mia vita lì, spartana, fatta di poche cose materiali ma di spiagge immense, rapporti umani, animali per strada e tanta tanta semplicità».

Com’è stato crescere due figlie qui?

«Sicuramente hanno avuto l’opportunità di avere una visione più sana e veritiera di 2 culture diverse, di ampliare le loro conoscenze. Oggi conoscono 4 lingue parlate e scritte».

Quanto costa vivere in Marocco?

«Ormai le grandi città turistiche hanno costi elevati, ancor più per chi vuol condurre una vita all’europea mantenendo le stesse abitudini. Dalla cucina all’abbigliamento: con i costi doganali tutto é più caro. Se ci si adegua alla vita semplice del luogo, si compra frutta, verdura e carne nei suk, si evitano le grandi distribuzioni tipo Carrefour, non si frequentano i caffè top o locali serali, ma solo le tavole calde del posto, allora in quel caso la vita può anche essere economica. Dipende comunque molto dalle città. Chiaramente le piccole cittadine sono più convenienti, ma Casablanca, Marrakech e Rabat non sono economiche per niente. Stesso discorso vale per chi intende aprire un’attività, dipende dalle zone, ma ormai l’idea che il Marocco sia economico bisogna accantonarla. Forse prima poteva essere vero, ma adesso é un Paese in forte crescita e di tendenza, quindi anche i costi sono aumentati».

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A proposito di attività, nella piccola cittadina di Essaouira gestivi con il tuo ex marito un ristorante italo-siciliano. Come nasce la passione per la cucina?

«Il nostro ristorantino italio-siciliano funzionava, eravamo ormai conosciuti e apprezzati per il nostro lavoro,tante soddisfazioni e tanti bellissimi incontri, Io cucinavo le specialità siciliane che il mio “papi” mi ha tramandato e fatto amare, nonostante non fosse il suo lavoro. La cucina era la sua passione e da sempre, fino alla fine, pochi mesi prima della sua scomparsa, è stata una delle mille cose che ci accomunava».

Adesso vivi a Marrakech, una città sorprendentemente ricca di cose da vedere con la sua atmosfera da Mille e una Notte. Famosa per i suoi giardini, i souk, mercati di strada caratteristici, i riad arabeschi e il suo deserto, ogni anno attira migliaia di turisti. Ma com’è vivere qui da residente?

«Dopo 15 anni a Essaouira era arrivato il momento di trasferirmi in una città più grande, sia perché le figlie crescevano, e con loro anche una serie di esigenze, sia perché il rapporto matrimoniale era arrivato al capolinea. Marrakech è una città piena di vita e ci ha accolti benissimo. Il mio ex marito però ha preferito rientrare in Italia, io invece, ho deciso con le figlie di restare in Marocco, terra che ormai sento mia. Così con tanta più fatica e tantissimi sacrifici, ho cercato di ricrearmi una vita da sola con due bimbe da crescere. Non mi faceva più paura nulla. A Marrakech in realtà mi sento molto più al sicuro di qualsiasi altro posto. Con la sua bellissima Médina, la famosissima Piazza Jamaa el Fn, le montagne dell’Atlas e cascate pazzesche, è una città magica dove l’antico e il moderno, anzi modernissimo, vivono e coabitano alla perfezione. Inizialmente ho lavorato in un’agenzia di viaggio in attesa di riuscire ad aprire un mio localino anche qui. La mia passione é sempre stata una: esportare i sapori della Sicilia in Marocco, farli conoscere ed apprezzare, riunire Sicilia e arabi come ai vecchi tempi».

Così dopo tanti sacrifici, nel 2017 a Marrakech apri con il tuo attuale marito il ristorante “La Sicula” per far conoscere la cucina della tua Sicilia. In Italia, spesso, a porre un freno alla nascita di nuove imprese spesso è proprio la burocrazia. Come è la situazione in Marocco?

«Sì, dopo 3 anni é nato il mio amato localino siciliano “La Sicula”. I passaggi burocratici non sono stati semplicissimi, ci sono voluti quasi 6 mesi di documenti vari, attese, scartoffie, bolli, permessi e lavori. Ci è voluta tanta pazienza, ma alla fine ce l’ho fatta. Con il ristorante é nato anche un nuovo amore, Anas, che oggi é mio marito e che ha abbandonato il suo lavoro da personal trainer, e non solo, per lavorare con me a questo nuovo progetto. A lui devo anche dire grazie, perché nei momenti difficili mi ha molto aiutata, sostenuta, viziata e spalleggiata. È sempre al mio fianco a sopportarmi e supportarmi. È sicuramente la parte calma e razionale della coppia»

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Come si struttura il ristorante e quali sono i piatti che proponi ai clienti?

«La Sicula é un localino che ricorda le viuzze tipiche del Sud Italia, una vetrina dove ogni giorno propongo tavola calda, 3 piatti del giorno già pronti, rosticceria ed in più abbiamo una carta menù con antipasti, primi, secondi e dolci della tradizione siciliana. È possibile gustare gli arancini, i cannoli siciliani, la pasta, polpette con cuore di mozzarella, la schiacciata siciliana e l’irresistibile cassata. I clienti apprezzano molto e noi siamo felici e soddisfatti di offrire la semplicità e la genuinità della tradizione siciliana».

C’è una comunità di italiani a Marrakesh  e in che rapporti sei con loro?  

«Ci sono tanti italiani in Marocco, molti hanno ristoranti, riad o lavorano nel turismo. Come in tutto il mondo non sempre gli italiani all’estero fanno gruppo o si aiutano, anzi, direi che spesso ci sono invidie e gelosie dettate forse da aspettative iniziali sbagliate o dalla paura di fallire e quindi si vede un altro italiano come un pericolo. Diciamo che anche qui bisogna scegliersi gli amici in base al proprio modo di essere».

Tante le persone – giovani e pensionati – che come te decidono di partire e trovare fortuna all’estero. Quali opportunità possono trovare a Marrakech, e che consigli daresti loro?

«Consiglio di venire prima per qualche mese, conoscere e capire le dinamiche ed i costi, poi fare il grande passo. A Marrakech si vive bene, la gente é accogliente ed i ritmi sono più lenti, la qualità di vita sicuramente migliore, basta solo fare le cose con cautela».

Come è cambiata la tua vita da quando ti sei trasferita?

«In realtà non é cambiata perché qui sono cresciuta, o meglio sono diventata una donna, una madre, ho fatto esperienze. Ho lasciato l’Italia da giovanissima piena di incertezze e paure e qui poi mi sono realizzata ed anche invecchiata!».

Per contattare Arianna Campisi ecco i suoi recapiti:

Fb: Campisi Arianna

Instagram: @Arisemha

Instagram: @dalla_sicula

E-mail: campisiarianna2@gmail.com