“Trasferirsi all’estero, per gente della mia età non è cosa facile. A mio avviso bisogna essere predisposti, essere figli del mondo, aver vissuto e conosciuto, in fondo, Paesi e popoli. Essersi integrati, ovviamente dignitosamente, nel modo di pensare e vedere la vita così come la vedono e la vivono i popoli del posto in cui si risiede”. Questo il consiglio di Alfredo, pensionato 67enne, che a breve si trasferirà a Lisbona per trascorrere, come afferma lui stesso, i restanti anni in pace, godendo dei sacrifici fatti negli anni passati.

Una scelta ponderata, un salto nel buio per Alfredo, affrontato con serenità e con l’aiuto della società Nuova Vita.

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Alfredo, dopo aver vissuto una vita nel proprio Paese, lasciare parenti e amici risulta a volte difficile e doloroso. Come ha maturato questa scelta?

Premetto che sono nato ed ho vissuto la mia adolescenza all’estero. Inoltre, una parte dei miei 42 anni lavorativi li ho vissuti da residente all’estero e principalmente in nord Africa/centro ed Est Africa. Ho anche lavorato per lunghi periodi in Venezuela e Honduras, questa volta non come residente. Sono vedovo da 12 anni e mio figlio e la sua famiglia vivono abitualmente in altre città italiane e/o all’estero. Pertanto non ho legami affettivi in Italia, se non alcune amicizie che possono essere ugualmente tenute vive, pur vivendo fuori dal Bel Paese. Ovviamente é un salto nel buio soprattutto per i miei 67 anni. Lo considero un “secondo trapianto” e visto il primo ben riuscito (sono un trapiantato di rene da 24 anni e tutto per il momento procede) mi auguro che anche questo trapianto, in un nuovo Paese, riesca bene. Ho avviato le pratiche e ho preso casa in affitto sulla Linea Lisbona-Cascais. Una zona molto ben servita dalla rete ferroviaria. Infatti, ogni dieci minuti passa il treno da Lisbona/Estoril. Ci sono le spiagge ed il tutto a soli 150 metri da casa mia.

Prima di sceglierla come meta definitiva, ha valutato altri Paesi? Perchè poi la scelta è ricaduta su Lisbona?

Ho escluso il Sud America (per la distanza), l’Africa (Marocco, Tunisia) principalmente per la mia patologia, nonostante parli la lingua araba sufficientemente bene. Infine in Europa ho escluso Malta e le Isole Canarie, per la stessa regione, a causa cioè della mia patologia. Ho optato per il Portogallo, a 30 km da Lisbona, dove:

•posso disporre di Centri ospedalieri post trapianto

•mi trovo di fronte all’Oceano

•la defiscalizzazione è molto interessante e il costo della vita è accettabile

Durante i suoi brevi soggiorni sul posto, come ha capito che Lisbona era il posto giusto per lei?

Per una persona come me che ha vissuto a lungo all’estero, nei vari continenti e non certo da turista ma da persona che ha risieduto a lungo per lavoro e con la famiglia, ebbene per un “figlio del mondo”, basta veramente poco per capire quello che c’è da capire. A tale riguardo penso che sia sufficiente essere “corti, chiari e concisi” e soprattutto sapere quello che esattamente si vuole. D’altronde è questo che il mondo mi ha insegnato: poche parole e consistenza nei fatti.

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Si è affidato a qualcuno in particolare per le questioni burocratiche riguardanti il trasferimento della pensione, per la ricerca di un appartamento e quant’altro?

Avendo scelto Lisbona e dintorni, ho senz’altro scelto una stabile organizzazione che copre quell’area di mio interesse. Mi sono rivolto a” Nuova Vita ” che mi assiste, in loco, per tutte le pratiche burocratiche amministrative, fiscali, sanitarie, consolari e previdenziali, bancarie; compreso la ricerca della casa, la definizione del contratto da parte di studi legali, la registrazione e l’avvio delle utenze necessarie per la casa in affitto. Anche, ed é fondamentale nel mio caso, per quel che riguarda la struttura ospedaliera. Sono stato aiutato in maniera fattiva dagli amici di Nuova Vita che si sono avvalsi anche delle loro personali conoscenze e amicizie per venire incontro alle mie necessità. Basti pensare che prossimamente avrò il mio primo controllo del rene post trapianto.

Come vede il suo futuro dopo il trasferimento?

Spero di vivere i miei restanti anni, visto che posso permettermelo, in pace e godermi i sacrifici che io e mia moglie, pur non essendoci, abbiamo fatto insieme per ben 36 anni della nostra vita coniugale. Ovviamente non sono da sottovalutare gli aspetti economici che ne derivano (defiscalizzazione, minor costo della vita, un clima mite, le spiagge di fronte all’Oceano, la disponibilità e gentilezza del popolo portoghese, servizi pubblici efficienti). Dico, augurandomi di non essere frainteso, che il Portogallo è stato l’unico Paese europeo che, é vero che ha colonizzato, ma é altrettanto vero che si é anche fatto colonizzare, in maniera positiva dalle sue ex colonie, prendendo intelligentemente quanto di buono c’era da prendere dalle varie popolazioni, a differenza di altri Paesi (Belgio, Francia , Gran Bretagna, Olanda, etc..). Preferisco non dilungarmi oltre al riguardo. La storia, per chi la sa e la vuole leggere, insegna da sola.

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Conosce il portoghese?

No, non parlo il portoghese ma frequenterò un corso, mi sono già organizzato. Posso parlare inglese, francese e arabo. I portoghesi parlano anche l’inglese o il francese e poi c’è la lingua conosciuta da tutti, quella dei gesti e quindi non sono assolutamente preoccupato.

Consiglierebbe Lisbona come meta per un pensionato italiano? E perchè?

Non si tratta di consigliare Lisbona e/o altre nazioni. Trasferirsi all’estero, per gente della mia età non è cosa facile. A mio avviso bisogna essere predisposti, essere figli del mondo, aver vissuto e conosciuto, in fondo, Paesi e popoli. Essersi integrati, ovviamente dignitosamente, nel modo di pensare e vedere la vita così come la vedono e la vivono i popoli del posto in cui si risiede. Se si pensa di lasciare il proprio Paese per trasferirsi definitivamente in un altro, solo per questioni economiche dell’ordine dei 400/600 euro in più, ebbene a mio modesto parere è meglio restare nel proprio Paese. É vero anche che oggigiorno non esiste più il “Proprio Paese”. Allora, nel mio caso specifico, sentirmi straniero nel mio Paese mi ha spinto a fare lo straniero in un altro Paese straniero. Personalmente non vedo alcuna differenza, fortunatamente, come già detto precedentemente, sono nato “figlio del mondo”.

A cura di Nicole Cascione