Voglio cambiare lavoro

“Voglio cambiare lavoro”: queste parole rimangono senza un degno seguito? Ecco qui qualche aneddoto per risolvere in maniera creativa situazioni apparentemente senza soluzione. Ricordati che è essenziale definire correttamente il problema perchè se non lo fai rischi di risolverlo in modo errato.

Si dice che Henry Ford inventò la catena di montaggio semplicemente cambiando la domanda da “come portiamo le persone vicino al lavoro?” a “come portiamo il lavoro vicino alle persone?”. Edward Jenner scoprì il vaccino del vaiolo semplicemente spostando il punto di vista da “Perché le persone prendono il vaiolo”a “Perché le mungitrici non lo prendono?”.

La chiave di volta è quella di porsi le domande giuste e nel sostituire il perché a come.

Immagina di essere l’ amministratore di un palazzo di dieci piani pieni di uffici, costruito quando era normale che tutti avessero uffici ampi e spaziosi. All’epoca dunque due ascensori erano sufficienti per il numero di persone che lavoravano nell’edificio, ma nel corso degli anni gli uffici spaziosi erano stati convertiti in uffici più piccoli e adesso gli ascensori sono insufficienti per tutti gli impiegati.

Pensa un po’, sono stati installati gli ascensori più veloci, più moderni, super computerizzati ma ogni mattina folle di impiegati arrabbiati si accalcano nell’atrio, brontolando. Ci sono tante lamentele e alcuni affittuari minacciano di andarsene se il problema non verrà risolto. Che fare dunque?

Se cerchiamo di risolvere il problema in maniera “razionale” le soluzioni possono essere molteplici, tra cui:

– installare un’altra coppia di ascensori;

– trasformare le scale in scale mobili;

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– accordarvi con gli impiegati per scaglionare i loro orari di arrivo e di partenza.

Tutte queste idee sono valide, alcune molto dispendiose… Ma sapete come l’amministratore delegato (donna) di quel palazzo risolse il problema ? Facendo una cosa completamente diversa. Installò sulle pareti dell’atrio degli specchi enormi, alti fino al soffitto. Immaginò (e i fatti le diedero ragione) che le persone avrebbero aspettato più volentieri se avessero potuto rifletterai negli specchi. Invece di escogitare un sistema per aggiungere ascensori o scale mobili o ridurre il numero di persone che li usavano, spostò il punto di vista, semplicemente chiedendosi ” come posso rendere l’attesa meno frustrante?”.

Il capo della polizia di una cittadina universitaria americana risolse il problema dell’ubriachezza molesta degli studenti in maniera del tutto singolare. Inizialmente gli studenti venivano messi a passare la notte in galera a pane ed acqua. Questo invece che da deterrente diventava un episodio”da fighi”, da raccontare agli amici e alle ragazze. Come ha fatto il capo della polizia ad uscire da questo vicolo cieco?…dando da mangiare degli omogeneizzati, trattando cioè gli studenti come dei lattanti….anche in questo caso ha riformulato il problema “come posso far vergognare questi studenti per aver infranto la legge?” e non “come posso punirli più severamente?”.

Allora per te che ti domandi “come posso cambiare lavoro ?” e che ti rispondi nelle maniere più logiche cercandone nella maggior parte dei casi uno di simile, che richieda più o meno le stesse competenze, prova a spostare il tuo punto di vista cercando di rispondere alla domanda “come potrei esprimere me stesso facendo quello che mi piace? …chi l’ha detto che il lavoro (che è il secondo legame emotivo della nostra esistenza) deve seguire ritmi dettati da altri o “dall’alto”, esprimere contenuti professionali non veramente tuoi, ripetere ogni giorno gli stessi schemi e gli stessi percorsi? Come ti senti quando fai quello che ti piace, quello che poggia sul tuo talento?

Barbara Pescetto

Eureka, il lavoro a modo tuo

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