A me l’Italia piace. Ero stata a Barcellona solo una volta in vacanza e della città quella volta ho capito poco. E cioè che la Rambla (un lungo viale pedonale, ndr) e’ molto affollata e la birra e’ davvero buona. A scegliere questa città è stato mio marito, lui e’ chirurgo e ha lavorato in Andalusia per due anni, ha avuto un’offerta di lavoro qui a Barcellona. E insieme abbiamo deciso di provare”.

Raffaella, con la passione per Freud e la psicoanalisi, a cui si è accostata all’età di dodici anni, è, invece, psicologa, perfezionata in psicodiagnosi clinica, con un master in psiconcologia alle spalle ed una specializzazione in psicoterapia sistemico – relazionale, che conseguirà ad ottobre prossimo, diventando così psicoterapeuta. A Barcellona si trova bene, “anche se- dice- non mancano gli aspetti negativi. Il carattere dei catalani”.

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Vivere a Barcellona

Ce la descrive? E’ vero che è una città variegata, in cui s’incontrano la semplicità dei quartieri di pescatori con la parte più moderna, quella che ha ospitato i mondiali?

E’ una città splendida, piena di tutto, nel bene e nel male. Trovo che sotto certi aspetti sia ordinata in modo quasi maniacale.

In che senso?

I servizi pubblici funzionano alla perfezione. E gli orari vengono rispettati. Negli uffici il personale è anche molto gentile.

Le ricorda qualche città italiana?

Beh, la paragonerei a qualche città del Nord. Ma non troppo. Per alcuni versi e’ molto malandata, ma questi due aspetti della città sono tenuti sempre ben separati. In ogni caso non e’ mai sconclusionata come Napoli. Anche nel suo caos c’e’ un inspiegabile ordine delle cose.

E Madrid è molto diversa?

Non la conosco bene. Barcellona è una città più raccolta, ha una dimensione più rassicurante. Madrid e’ immensa.

Tre aggettivi per definire Barcellona?

Bella, confortevole, colorata.

Gli abitanti come sono?

E’ abitata da persone provenienti da tutto il mondo, e’ molto variopinta. Tende a creare comunità di persone della stessa nazionalità. Quanto ai catalani, sono completamente diversi da me, non hanno un gran senso dell’umorismo e non entrano facilmente in intimità, se non con l’amica ventennale, che parla in modo perfetto il catalano e vive da tre generazioni nello stesso quartiere!.

Il clima?

Variabile e in genere ventoso.

La vita è cara?

Moderatamente.

Piatti tipici e tradizioni?

Crema catalana e pan con tomate (pane e pummarole), qualche insalata più ricca, dolci molto zuccherosi. Quanto alle tradizioni, la squadra di calcio del Barcellona più che una tradizione e’ una vera ossessione.

Vivere a Barcellona

Perché?

I bambini vengono tesserati nel club appena nati, quando fanno il battesimo. E non sto scherzando. La festa di San Giovanni,  il 24 giugno, è molto importante. Sparano fuochi d’artificio molto più che in occasione del Capodanno a Napoli. E poi c’è San Jordi, una specie di eroe. Il bello è che loro non sanno se sia una leggenda o se sia davvero esistito.

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Come vengono accolti gli italiani?

Non vengono accolti. Scherzo. In realtà bene. Il Comune, il sistema politico, quello sanitario agevolano moltissimo l’integrazione. Però, ci sfottono. Dicono che siamo tutti ristoratori a Barcellona. Ci guardano con occhio curioso per la nostra lingua e il nostro carattere socievole. Ma rispettano molto la nostra intelligenza e la nostra creatività, anche se ci giudicano un po’ disordinati e imprecisi.

Quali sono gli aspetti positivi di questa città?

Sei al sicuro. Se hai bisogno di una visita medica, la fai il giorno successivo alla prenotazione, gratis e all’ora stabilita. Se devi andare da qualche parte, sai a che ora parti e anche a che ora devi arrivare. A lavoro sono seri. E’ una città affidabile, al contrario della mia Napoli! E’ una città pulita, ordinata, ben amministrata e tranquilla. C’e’ spaccio di droga e prostituzione come dappertutto, ma sai dove e puoi starci lontano.

Gli aspetti negativi?

I catalani. Hanno un carattere diverso dal nostro, legano con molta più lentezza e non sono molto socievoli. Sostengono che sul lavoro sia sbagliato stringere amicizia. E, visto che a lavoro sei per otto ore ogni giorno, e’ difficile pensare di non poter superare certi confini. Credo che siamo emotivamente, per cultura ed umore, più incontinenti. Per noi mantenere un atteggiamento formale per tante ore di seguito ci costa tanto.

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C’è lavoro a Barcellona?

Anche qui c’è crisi, ma ben gestita dalle istituzioni.

Consigli a chi voglia venire dalle sue parti?

Per venire qui occorre più capacità di adattamento di quanto mi aspettassi. Barcellona è molto diversa dalle altre città spagnole. Ha un carattere più nordico e molto più vicino a quello francese. C’e’ molto della Francia e molto meno di Madrid. Tra l’altro catalani e madrileni non si amano affatto.

Posti vicini in cui risiedere?

Io abito al centro e non andrei altrove. Le altre città della Catalogna sono carine. Ma se ti allontani da Barcellona, ti avvicini alla provincia, dove gli abitanti sono chiusi nei confronti di coloro che non sono catalani.

Posti belli, interessanti, magari poco noti da visitare?

La parte nord della Costa Brava, quasi al confine con la Francia, e’ davvero spettacolare. Ci sono paesaggi mozzafiato, con vista sul mare e sui Pirenei innevati. Paesaggi da fiaba.

Vivere a Barcellona

La lingua: come sono il catalano e il castigliano?

Il catalano e’ buffo, per niente musicale, sembra un misto di francese e sardo. Ma non e’ difficile, basta farci l’ orecchio e diventa comprensibilissimo.
Il castigliano ha più carattere e non e’ difficile per noi italiani.

Cinzia Ficco