Rossella: mi sono trasferita a Londra a 39 anni

A cura di Maricla Pannocchia

Rossella, originaria di Milano ma che ha vissuto a Monza e a Padova, ha deciso di partire per Londra, città che aveva visitato due volte come turista e della quale si era innamorata subito, dopo numerose delusioni lavorative in Italia.

“Mi sentivo dire spesso frasi come, “Lei ci piace ma, sa, è già oltre i 35 anni e, poi, è una donna, a breve mollerà tutto per fare un figlio”. Era come un disco rotto. Una mattina mi sono alzata con il piede giusto e ho detto, ‘adesso basta’”, racconta Rossella che, nel primo periodo a Londra, ha affittato una stanza in casa di una famiglia inglese di origine italiana, con la quale ha corrisposto prima della partenza.

Rossella dedica la sua vita al lavoro, alle passeggiate e agli incontri con gli amici e, a chi sogna di trasferirsi a Londra, la donna ricorda che, per via della Brexit, andare lì e cercare lavoro o fortuna è diventato qualcosa del passato. Per chi ha le carte in regola per un trasferimento, è importante avere la mentalità aperta e non cercare l’Italia nel Regno Unito.

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Per il futuro, Rossella sta lavorando a un suo progetto di make-up vegano e conta di rimanere nella capitale inglese finché sarà felice!

Rossella Pareschi Londra

Ciao Rossella, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao a tutti, mi chiamo Rossella, sono nata e cresciuta a Milano ma poi ho vissuto a Monza e a Padova. Qualche mia amica mi definisce lombardo- veneta! Dal 2009 vivo stabilmente, almeno per ora, a Londra. Ho fatto studi artistici e inerenti al settore della moda ma poi ho lavorato in diversi ambiti e ho girato gran parte dell’Italia per lavoro. Mi sono trasferita qui a Londra quando avevo 39 anni.

Quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?

È una decisione che ho preso all’inizio del 2009. Da alcuni anni inseguivo un lavoro con almeno una prospettiva di stabilità e, nei due anni precedenti, la situazione era un po’ precipitata: tante promesse, pochi fatti, soldi mai visti o in minima parte e, poi, il discorso età. Mi sentivo dire spesso frasi come, “Lei ci piace ma, sa, è già oltre i 35 anni e, poi, è una donna, a breve mollerà tutto per fare un figlio”. Era come un disco rotto. Una mattina mi sono alzata con il piede giusto e ho detto, “adesso basta”.

Come mai hai scelto di trasferirti a Londra?

L’avevo visitata come turista per la prima volta nel 2001 ed è stato un bel colpo di fulmine. Ricordo che pensai, “Caspita, questa è la città dove vorrei vivere”. Ci sono tornata nel 2006, sempre da turista, e ho provato la stessa sensazione. Pochi anni dopo decisi di fare la prova. All’inizio pensavo che sarei rimasta per un paio d’anni e invece…

Abiti lì da più di 14 anni. Puoi raccontarci cos’hai provato appena arrivata?

Prima di partire, tramite un sito d’italiani a Londra, ho avuto la fortuna di corrispondere con una famiglia inglese ma di origine italiana, con la quale ho poi abitato per un lungo periodo. Quelle persone mi hanno fatta sentire subito a mio agio e mi hanno dato le “dritte” per cavarmela, anche suggerendomi, ad esempio, come trovare subito un lavoro che, infatti, ho trovato in 3 giorni. Ricordo però la notte insonne prima di partire, mi sembrava tutto surreale. Arrivata a Londra, all’aeroporto di Stansted, trovai il taxi che questa famiglia aveva prenotato per me, per portarmi a casa loro, e, lungo la strada, passammo a prendere la signora e sua figlia. Insomma, mi trattarono da subito con simpatia e calore. L’impatto forse più duro è stato rendermi conto che il mio inglese scolastico, seppure a un livello più che buono in Italia, era appena passabile come pronuncia qui. Ricordo ancora che ascoltavo i colleghi inglesi parlare tra loro e scrivevo le frasi con la pronuncia sui post-it, che poi tenevo sempre con me per ricordare gli accenti! Devo dire, comunque, che sono stata sempre accolta benissimo.

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Quali sono, secondo te, le principali differenze tra la Londra di adesso e quella del tuo primo periodo lì?

Direi che ora ci sono più incertezza e meno ottimismo ma la vedo una cosa un po’ generale, dopo il periodo Covid, con la guerra Ucraina -Russia, l’inflazione, eccetera. Non direi che tutto ciò qui pesa più che altrove; almeno, non per me.

Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti alla tua scelta?

All’inizio sicuramente sono rimasti basiti ma io non ho dato molto spazio ai dubbi: volevo partire! Alcuni amici sono diventati ex amici dopo aver commentato cose del tipo, “ti troverai a lavare piatti in un bugigattolo e tornerai qui con la coda tra le gambe”, oppure, “dove vuoi andare, ormai, alla tua età?” e altre “carinerie”. Hanno mostrato il loro lato peggiore e va bene così, meglio averlo scoperto per tempo.

Come ti sei organizzata prima della partenza?

Come dicevo prima, ho corrisposto con questa famiglia per un alloggio poi ho affittato una stanza a casa loro, in una bella casa nella zona residenziale di Harrow. La seconda cosa è stata rispolverare a manetta tutto l’inglese possibile, guardare i film in lingua originale e così via. Ah, anche comprare mappe e guide della città.

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Di cosa ti occupi?

Ho lavorato sia in ambito ufficio sia in negozio nel settore del beauty e, da circa 5 anni, lavoro invece nel settore dell’assistenza clienti per una multinazionale americana la cui sede europea è a Londra. È una posizione bilingue, anche se il mio lavoro è al 70-75% in inglese.

Rossella Pareschi Londra

Pensi che gli stipendi siano in linea con il costo della vita?

Dipende tanto dal lavoro che si svolge, comunque, lo stipendio medio, secondo la statistica del governo, è di circa 35.000 sterline l’anno, che ti consente un discreto tenore di vita. Il salario minimo esiste da più di vent’anni e, se non sbaglio, ad aprile 204 sarà di 11.44 sterline l’ora. Per Londra dovrebbe essere di circa 13 sterline l’ora. È sempre leggermente più alto rispetto a quelli in altre parti del Paese.

Puoi dirci il costo di alcuni beni e servizi di uso comune ?

Probabilmente è abbastanza allineato con l’Italia, almeno per il parametro che ho io, tornando a casa in vacanza, anzi, direi che fare la spesa in Italia costa di più, paragonando i supermercati. Qualche esempio: un litro di latte costa circa 1.20 sterline; una mozzarella, costa circa 80 centesimi; un chilo di banane, viene circa 90 centesimi; un chilo di arance, intorno alle 2 sterline (prezzi della catena Tesco, dove faccio la spesa quasi sempre, oltre a Lidl e ad Aldi, i due discount più diffusi). La benzina non saprei, non uso l’auto, non serve. I trasporti non sono economici ma, appunto, l’auto non serve, il che è un risparmio non da poco. Svaghi e divertimento dipendono da cosa si vuole fare, la cosa buona è che c’è un’ampia scelta per tutte le tasche, anche per quelle quasi vuote. Molti musei, ad esempio, sono gratuiti!

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Quali cambiamenti ha portato la Brexit, secondo te?

A livello personale, non ho notato praticamente alcun cambiamento. Ho chiesto l’Indefinite Leave to Remain – in pratica, la residenza permanente – e l’ho ottenuto, con una semplicissima procedura online, in 48 ore. Posso dire, però, che, come molti sapranno, arrivare e cercare lavoro è praticamente un ricordo del passato, o quasi. Ci sono comunque aziende che assumono dall’Italia, se si cerca, per esempio, anche nei negozi.

Come ti sei mossa per cercare un alloggio?

Dopo la permanenza in famiglia, ho sempre cercato e trovato su siti specializzati come Spareroom, il più gettonato. Gli annunci sono chiari, corredati di foto e descrizioni, che ho sempre trovato corrispondenti a quanto dichiarato.

Quali sono i prezzi medi e le zone in cui, secondo te, è possibile vivere bene spendendo il giusto?

Molto dipende dalle aspettative e dal luogo di lavoro, secondo me. Io, per lavoro, vado in ufficio in zona King’s Cross e abito a White City, quindi, il mio tragitto è di circa 20 minuti. La mia zona, proprio a ridosso del centro commerciale di Westfield, rientra nei canoni, per quanto mi riguarda, e siamo intorno alle 800 sterline al mese, tutto compreso, per una stanza con bagno privato. Ho abitato anche a Kensal Green, che si trova qui vicino, e anche quella zona è molto carina e conveniente, sotto molti punti di vista. Ad esempio, da entrambe le zone puoi arrivare a Notting Hill, Kensington o Marble Arch a piedi.

Come sei stata accolta dalla gente del posto?

Sono sempre stata accolta benissimo e non ho mai avuto problemi.

Com’è una tua giornata tipo?

Il mio lavoro attuale si svolge dalle 8.45 alle 17 e lavoro 3 giorni alla settimana da casa. Gli altri 2 giorni vado in ufficio. A parte lo svegliarsi prima, direi che ho una routine, si lavora fino alle 17 e poi si esce, anche solo per una passeggiata. Amo camminare e, nel mio giro, faccio gli acquisti che devo fare. Il week-end è riservato agli amici e allo svago.

Quali sono state le principali difficoltà da affrontare e come le hai superate?

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Non ho avuto particolari difficoltà e mi ritengo fortunata per questo. Diciamo che le problematiche erano più immaginarie che reali. In un certo senso, tutto il mondo è paese.

E quali, invece, le gioie e le soddisfazioni?

Numero uno: la meritocrazia. Se sei bravo, non importa chi sei o come sei, ti viene riconosciuto. La mentalità aperta, che non giudica dalle apparenze. Vedi persone in vestaglia e bigodini al supermercato e nessuno ci fa caso mentre, in Italia, si girerebbero tutti. Vivi e lascia vivere è il loro motto. Quando ho avuto dei momenti duri, soprattutto al lavoro, ho sempre trovato aiuto e collaborazione, anche se, devo dire, più dai colleghi Inglesi che da quelli Italiani, e questo mi è dispiaciuto. Una cosa che mi ha colpito tanto all’inizio è che negli annunci di lavoro è praticamente sempre pubblicato lo stipendio offerto e se ne parla tranquillamente in fase di colloquio; qui è normalissimo. Hanno il concetto che è un’offerta da ambo le parti, mentre in Italia avevo sempre la sensazione che facessero cadere tutto dall’alto. Guai a chiedere di quanto sarebbe stato lo stipendio. Alla fine della fiera, non lavoriamo per quello? È un elemento di valutazione importante.

C’è una comunità d’italiani? Ne fai parte?

No, non ne faccio parte, perché ho voluto “buttarmi nella mischia” da subito, poi, in realtà, quasi tutte le mie frequentazioni sono con italiani ma sono persone che ho incontrato per conto mio, magari sul lavoro, o presentate da altri. Francamente, i vari eventi “per italiani” mi hanno sempre suscitato un po’ di tristezza e li ho evitati. Magari è un’impressione mia.

Che consigli daresti a chi vorrebbe trasferirsi lì?

Consiglierei di non partire cercando l’Italia nel Regno Unito. Sembra banale, ma ho sentito tante volte la frase, “Eh, ma noi in Italia non facciamo così” e vi posso assicurare che è molto irritante per gli inglesi, a cui non interessa un fico secco di come la stessa cosa viene fatta o gestita in un altro Paese, e non vi rende giustizia, facendovi sembrare dei brontoloni. Se vi piaceva tanto stare a casa vostra, perché l’avete lasciata? Date un parere solo se viene chiesto. Avere una mentalità adulta, indipendente ed essere in grado di cavarsela da soli nelle cose pratiche; i coinquilini non t’insegneranno come fare le lavatrici, o dove fare la spesa, non sono amici ma persone che condividono uno spazio con te. Ricordo che i primi tempi, in Italia, mi chiedevano: ma mangiate tutti assieme? E chi cucina? Cose lontane dalla realtà qui. Non dico che non si possano fare amicizie con i coinquilini, a me è successo, ma sono casualità, non la regola.

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Riassumendo: non si può emigrare se non si ha una mente aperta. In tal caso, è meglio non partire.

Puoi suggerire ai nostri lettori dei posti poco conosciuti che, secondo te, meritano una visita?

Io amo la natura quindi, sicuramente, i Kew Gardens, il giardino botanico più grande d’Europa. Un trenino ti porta in giro e fa varie fermate, puoi scendere e riprenderlo per tutta la giornata, mentre passeggi tra pavoni che fanno la ruota, piante e fiori incredibilmente belli e dove ci sono serre magnifiche.

Se potessi tornare indietro, faresti qualcosa diversamente?

Sì, partirei prima!

Cos’hai imparato, finora, vivendo lì?

Ho imparato che le opportunità esistono e che sta a noi trovarle, che il burro di noccioline è buonissimo – davvero! – e che vivere in condivisione è molto diverso da come lo si immagina in Italia. Io, adesso, da qualche anno sono in casa con coinquiline molto carine e amichevoli, con le quali vado molto d’accordo. Ho imparato anche che la parola d’ordine nei luoghi di lavoro è discrezione; nessuno fa domande indiscrete, ad esempio, sulla vita privata, e che, se ti comporti bene, sei educata e hai voglia di fare, Londra ti abbraccia. In più, hai a disposizione tanti parchi e giardini che sono fantastici.

Ho anche appreso che le responsabilità famigliari qui sono molto più condivise che in Italia, è molto comune vedere i papà a spasso con i bambini o intenti a prendersene cura ed è molto raro vedere mamme che fanno solo le mamme, il che è solamente positivo.

Progetti futuri?

Sto lavorando su un mio business online di make-up vegano ed e’ una cosa che ho potuto fare grazie al fatto che ormai considero l’inglese come la mia seconda lingua (i corsi erano tutti in inglese). In più, vorrò restare qui finché mi sentirò felice!

Per seguire e contattare Rossella:

E-mail: ros_pareschi@hotmail.com