Marta, Nomade digitale a Fuerteventura

A cura di Maricla Pannocchia

Marta, originaria di una Milano che, con lo smog e le persone sempre di corsa, non ha mai sentito come sua, si è trasferita a Fuerteventura dopo un’esperienza come volontaria in un ostello, che l’ha fatta innamorare dell’isola.

Psicologa e coach che lavora principalmente da remoto, Marta si definisce una nomade digitale. “Questo stile di vita non è facile e non è per tutti” racconta la donna, “Molte persone pensano che la mia vita sia idilliaca ma non è così. Essendo freelance, nel primo periodo ho dovuto fare diversi sacrifici per non sforare il mio budget.”

Anche se, rispetto a quando vi è arrivata, nel 2019, Marta trova l’isola un po’ più cara, secondo lei il costo della vita lì è comunque inferiore a quello in Italia (o, quantomeno, a quello di Milano) e vale ancora la pena trasferirsi, “anche perché la qualità della vita qui è superiore.

A Furteventura puoi essere chi vuoi, nessuno ti giudica e le persone ti danno sempre una mano.”

Marta Malaman Fuerteventura

Ciao Marta, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao! Sono Marta, originaria di Milano. Ho 29 anni, sono psicologa e coach. Tre anni fa mi sono trasferita a Fuerteventura. Sono nomade digitale e lavoro principalmente online.

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Quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?

Ho deciso di lasciare l’Italia a gennaio 2020, casualmente, due mesi prima dell’inizio della pandemia da Covid-19. Milano non è mai stato il mio posto nel mondo. Il traffico, il grigio, le persone sempre di corsa e di fretta hanno fatto sì che non la sentissi come casa. Appena ho trovato un luogo che sentivo più affine a me, non ci ho pensato due volte a lasciare la città in cui sono nata e cresciuta.

La grande sfida è stata trovare il modo di combinare il fatto di vivere a Fuerteventura con quello di lavorare come psicologa e coach, professione che ho sempre amato perché sento che è la mia missione. Per fortuna, il Covid mi ha aiutata in questo: proprio dal 2020 tantissimi psicologi hanno iniziato a lavorare online. E sono riuscita a far quadrare tutto.

Ora abiti a Fuerteventura. Dove, precisamente? E cosa ti ha spinta a scegliere proprio questa meta?

Abito a Lajares, nel mezzo della ‘campagna’, uno dei posti più tranquilli che ci siano sull’isola. Avevo bisogno di questo. Ho scelto Fuerteventura perché, nell’estate 2019, sono venuta qui a lavorare come volontaria in un ostello e me ne sono perdutamente innamorata. Il modo di vivere tranquillo e rilassato dell’isola, così lontano dalla frenesia di Milano, mi ha conquistata subito.

Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti alla tua scelta?

Ho ricevuto moltissimo supporto, ma ci sono state anche molte persone che non hanno compreso appieno la mia scelta o che hanno pensato che fosse solo una fase di follia e che sarei ‘rinsavita’. Non è stato facile imparare a farmi scivolare addosso i giudizi delle altre persone ma, se non l’avessi fatto, non mi sarei costruita la vita dei miei sogni.

Come ti sei organizzato prima della partenza?

Ho fatto un lunghissimo elenco delle cose da fare e cercato di spuntare qualcosa sulla lista ogni giorno.Elemento fondamentale, ho fatto un percorso di terapia che mi aiutasse nella motivazione e a lavorare sulla mia autostima, proprio perché, quando si fanno delle scelte di questo tipo, non veniamo compresi da tutti e siamo spesso esposti a giudizi negativi.

Marta Malaman Fuerteventura

Sei, quindi, una nomade digitale. Cosa significa, per te, questa definizione?

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Significa poter lavorare da dove voglio, e in ogni condizione. Per me è un dono immenso, una delle poche cose positive che ci ha dato il Covid. Prima della pandemia, quasi non esistevano psicologi che lavoravano online. Essere nomade digitale, inoltre, per me significa poter vivere nel luogo che amo senza dover sacrificare la mia professione, poter vivere molte vite e realtà differenti, imparando da ciascuna di loro.

Molte persone hanno ancora un’immagine del nomade digitale che non rispecchia della realtà (quella della persona che lavora dalla spiaggia caraibica). Quali sono i pro e i contro di questo stile di vita?

Non è una vita sempre facile e non è una vita per tutti.

I pro per me sono l’immensa libertà e flessibilità, data anche dal fatto che sono libera professionista e, quindi, posso organizzare anche i miei orari.

I lati negativi, invece, sono la mancanza di stabilità, per quello ho scelto Fuerteventura come base e viaggio da qui (non potrei mai viaggiare tutto l’anno come fanno alcune persone). Un altro aspetto di criticità è il fatto che, a volte, ci si trova a lavorare in condizioni non ottimali e la nostra concentrazione ne può risentire, anche se, più vado avanti, più mi rendo conto che potrei lavorare quasi dentro a un tornado e non rendermene conto. È una capacità che va allenata.

Pensi che Fuerteventura sia un’isola idonea per i nomadi digitali? Perché?

Assolutamente. C’è una grande comunità di nomadi digitali, soprattutto in inverno, e ci sono tantissimi eventi dedicati a noi. C’è un clima ideale, la temperatura non scende quasi mai sotto i 20 gradi. Inoltre, Internet funziona molto bene.

Puoi parlarci meglio della community di nomadi digitali presenti sull’isola?

Come dicevo, ogni settimana ci sono meet-up ed eventi di ogni genere. La maggior parte di questi nomadi digitali sono ormai miei amici, perché sono persone che tornano ciclicamente ogni inverno, e spesso organizziamo barbecue e feste nei weekend.

Che consigli daresti a un altro nomade digitale che sta valutando di trasferirsi a Fuerteventura?

Gli direi prima di tutto di farlo assolutamente, non se ne pentirà. Direi, poi, di organizzarsi per venire nei mesi invernali perché sono i più belli, e sfruttare le bellezze dell’isola, affittando una macchina e girandola il più possibile, facendo magari anche lezioni di surf, windsurf o kite, ce n’è per tutti i gusti. In fondo, stare qui senza provare gli sport acquatici è uno spreco!

Suggerirei anche di lasciarsi influenzare dal mood e dalla spiritualità dell’isola, e di parlare con quante più persone possibile. Del resto, le persone hanno sempre molto da insegnarci.

Marta Malaman Fuerteventura

Come ti sei mossa per trovare un alloggio?

Inizialmente, tramite gruppi WhatsApp e Facebook, ce ne sono una miriade, anche se, in realtà, la mia casa, che amo profondamente, l’ho trovata tramite conoscenze: una mia amica stava cercando una coinquilina. Come anche in tante altre cose, qui conoscere le persone aiuta sempre tantissimo.

Quali sono i costi medi e le zone in cui è possibile vivere bene spendendo il giusto?

Purtroppo devo ammettere che il costo della vita, rispetto a quando sono venuta qui per la prima volta nel 2019, è aumentato un po’: è comunque molto più basso rispetto all’Italia (io faccio sempre il paragone con Milano, che è una delle città più care che ci siano). L’affitto di una stanza si aggira intorno ai 400/500 Euro il mese. In generale, se si sta un po’ attenti, è possibile vivere con 1000/1200 Euro al mese.

Come valuteresti il rapporto costo/qualità della vita?

Per me è ottimo. Come dicevo prima, i costi sono aumentati rispetto a qualche anno fa, ma ne vale ancora la pena.

La qualità di vita, poi, è impareggiabile. Spesso in pausa pranzo sono in spiaggia o a surfare, dopo il lavoro faccio una corsetta tra i vulcani o un po’ di skate. Non esiste traffico, non esiste inquinamento.

Puoi dirci il prezzo di alcuni beni e servizi di uso comune (es. benzina, cibo)?

Il prezzo della benzina si aggira intorno a 1.4/1.5 Euro al litro. Per quanto riguarda il cibo, dipende dai supermercati. L’hiperdino, che è la catena principale, è poco conveniente, i prodotti costano quasi come in Italia. Sono più convenienti Mercadona e Lidl.

Come valuteresti servizi come sanità, burocrazia e mezzi pubblici?

Questo è un po’, secondo me, l’unico tasto dolente. La sanità non è ottima e la burocrazia molto lenta, bisogna armarsi di santa pazienza.

I mezzi pubblici, lo dico per esperienza, a volte non passano e bisogna fare l’autostop, che per fortuna è molto usato qui. Meglio affittare una macchina a poco prezzo.

Cosa bisogna avere, dal punto di vista burocratico, per vivere e lavorare lì?

Se si vuole stare qui a lungo termine è necessario il NIE verde, un permesso di lavoro che si ottiene molto facilmente.

Quali sono state le principali difficoltà da superare e come le hai affrontate?

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Le principali difficoltà da affrontare per me sono state trovare una casa da poter chiamare così (ne ho cambiate tantissime). Avere a che fare, come dicevo anche sopra, con la burocrazia spagnola e affrontare, a volte, il senso di solitudine dovuto al fatto che la mia famiglia è lontana.

Un’altra difficoltà affrontata è stato il lato economico: per via della libera professione all’inizio ho dovuto fare molti compromessi e stare molto attenta alla questione budget.

Ho affrontato queste difficoltà, prima di tutto, accettandole. Vivere all’estero non è mai facile, anche se le persone spesso pensano che la mia vita sia idilliaca ed esente da problemi, e poi facendo ricorso alle mie risorse e alle mie strategie di coping, che, da quando sono qui, si sono rafforzate notevolmente.

Quali, invece, le gioie e le soddisfazioni?

La soddisfazione più grande è stata riuscire a costruirmi la vita dei miei sogni, una vita e una professione che fossero solo mie, riuscendo a coniugare la passione per il mio lavoro col fatto di vivere qui: come dicevo prima, quasi nessuno ci credeva. Ogni giorno provo gratitudine a vedere dove sono e ciò che sto facendo. E sono davvero felice di aver avuto il coraggio di mettermi in gioco.

Un’altra soddisfazione immensa è il fatto che adesso, grazie al mio lavoro, aiuto le persone a fare ciò che ho fatto io.

Come sei stata accolta dalla gente del posto?

Gente veramente ‘del posto’, ovvero canaria, ancora non ne ho conosciuta. Per quanto riguarda le persone che vivono qui (la maggior parte italiani), molto bene. La prima sera che sono arrivata ero già in centro a Corralejo a fare festa. Qui c’è un’apertura mentale che rende molto facile fare amicizia. Ad esempio, cosa per me inconcepibile, è normale parlare con persone che non si conoscono.

Come descriveresti le loro vite?

Dipende, ci sono mille persone e vite diverse. Dall’istruttore di surf per cui quello sport è una missione, a chi lavora nel mondo degli hotel e dei bar, ai nomadi digitali come me. Quello che posso dire è che mi sembrano tutti molto più rilassati e felici che in Italia.

Quali sono, secondo te, le differenze e gli eventuali punti in comune fra lo stile di vita a Fuerteventura e quello in Italia?

Una differenza per me abissale rispetto all’Italia, soprattutto a Milano, è l’enorme libertà di azione e di pensiero che c’è qui: ognuno può fare ed essere ciò che vuole. Puoi uscire a cena in infradito e nessuno ti guarderà storto. Il mood generale è molto più rilassato e c’è molta più tolleranza del prossimo.

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Mi è capitato di avere problemi con la bici o con la macchina e, nel giro di cinque minuti, si è sempre fermato qualcuno ad aiutarmi, così come quando mi è capitato di fare l’autostop. A Milano mi ricordo invece una volta che ho avuto quasi un attacco di panico perché mi si era fermata la macchina in circonvallazione e le persone suonavano il clacson da dietro al posto di aiutarmi.

Fuerteventura è molto frequentata d’estate. Com’è la vita lì in inverno?

In realtà paradossalmente è quasi più frequentata d’inverno, perché in quale altro posto in Europa ci sono 20 gradi tutto l’anno? La vita in inverno è incredibile, anche a gennaio/febbraio spesso si può stare in spiaggia.

Che consigli daresti a chi vorrebbe andarci in vacanza?

Come dicevo prima, di godersi al massimo l’isola e magari di provare qualche sport d’acqua. E di farsi influenzare dalle persone. Ah, suggerisco anche di non venirci in estate, momento in cui il vento spesso è poco tollerabile.

Se potessi tornare indietro, faresti qualcosa diversamente?

In realtà no, perché tutto ciò che ho fatto, anche gli errori, mi hanno portata a essere dove sono ora, quindi, tutto ha avuto un senso. Questa è un po’ la mia filosofia di vita e ciò che cerco di trasmettere anche ai miei pazienti.

Cos’hai imparato, finora, vivendo lì?

Difficile riassumerlo in qualche riga, da quando sono qui sono diventata una versione migliore di me stessa rispetto a quella che ero prima, più completa. Ho scoperto la mia parte selvaggia e istintiva.

Io che ero maniaca del controllo, ho imparato a lasciare andare, a stare nel momento presente, ad andare con il ‘flow’, che non bisogna per forza correre e che si può anche rallentare.

Dato che una persona molto razionale, all’inizio ero molto scettica ma mi sono aperta molto di più anche a tutta una serie di discipline spirituali.

Progetti futuri?

Da quest’anno mi piacerebbe stare a Fuerteventura fino a marzo, proprio perché l’inverno è la stagione migliore e d’estate aumentano il vento e i turisti, e poi, da aprile a ottobre, vivere altre realtà, per quest’anno in Europa e poi anche oltreoceano. Anche se so che, dovunque andrò, qui rimarrà casa mia.

Per seguire e contattare Marta:

E-mail: mmalaman@hotmail.it

Sito web: https://martamalamanpsicologa.com/

Instagram: https://www.instagram.com/martamalaman.psi/