Parola di Fabio Mango, 37 anni, romano, in Cina dal ’99, presidente di MediaCina Italia Consulting, la prima società di consulenza italiana nella Municipalità di Chongqing, con un ufficio di rappresentanza a Wenzhou. Fondata da un team di managers italo-cinese, MediaCina ha l’obiettivo di promuovere la cooperazione bilaterale tra Cina e Italia sul piano culturale, sociale ed economico. Con uno staff di professionisti specializzato in servizi di consulenza e intermediazione, la società si rivolge a tutte le imprese e istituzioni italiane che intendano cogliere le opportunità offerte dal mercato cinese, soprattutto di quello della Cina centrale e sud-occidentale (Chongqing, Kunming, Nanning). Che rappresenta la parte più ricca del Paese, dove, per avviare un’attività imprenditoriale occorrono meno pratiche burocratiche.

“Quello attuale – fa sapere il consulente- è un momento di grande espansione economica per questo Paese. L’ottimismo è nell’aria. E tanti sono i settori interessanti per gli imprenditori italiani. Da poco è partito un piano di ristrutturazione dei collegamenti in tutta la Cina. Saranno ristrutturati i collegamenti stradali e le stazioni ferroviarie, gli aeroporti diventeranno più efficienti. Insomma, non ci saranno più province remote. Anche se le distanze con il resto del mondo rimangono grandi”.

Sembra che negli ultimi dieci anni la ricchezza del Paese sia cresciuta di nove punti l’anno. E’ vero? E quanto crescerà ancora?

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I dati messi a disposizione dalle autorità cinesi sono poco attendibili. E’ fuori discussione che la Cina sia in fase di espansione e che crescerà ancora molto. Anche se.

Dica!

In futuro la Cina adotterà una politica di contenimento del proprio sviluppo, principale causa di diseguaglianze sociali ed economiche.

E quindi?

Oggi c’è un gap evidente tra le province orientali, più ricche, che gestiscono i rapporti con l’Estero e il resto del Paese, che vive ancora di agricoltura e dove è facile incontrare persone che vivono di baratto. Queste differenze devono essere eliminate.

Si parla anche di contenimento dello sviluppo demografico. La politica del figlio unico va in questo senso?

Sì, anche se non ti proibiscono di avere tanti figli. Semplicemente, ti fanno pagare più tasse. I ricchi e le minoranze etniche (il 10 per cento della popolazione, il 90 è costituito da cinesi di razza pura, han, ndr) hanno più di un figlio.

Comunque, perché investire in Cina?

Chi investe in Cina si trova in un Paese con una stabilità politica ed economica notevole. E poi i cinesi sono molto affascinati dalla novità. Curiosi, ospitali e collaborativi. Pensi che nel 1400 erano arrivati in Africa. Hanno un’anima commerciale. In questo momento hanno voglia di crescere, anche se forse lo sviluppo improvviso, che li ha coinvolti e li coinvolge ora, li fa sentire superiori.

Negli affari sono invidiosi?

No. Direi che sono fieri della propria nazione. Quindi, meglio approcciarsi a loro, mettendo da parte supponenza e arroganza. Sono diffidenti.

Per questo non stringono le mani quando fanno affari?

Sì, non sono abituati. In apparenza sono freddi. E i rapporti professionali con loro sono formali, poco familiari.

E veniamo ai consigli a chi voglia investire in Cina. Quali le città in espansione?

Tutte le città cinesi sono in piena espansione. La Muncipalita’ di Chongqing in modo particolare.

Poi, per investire in Cina è importante conoscere la lingua e la cultura cinesi. Chiaro, questo richiede tempo. Quando si viene in Cina e’ molto importante avere molta pazienza. Rispettare regole e tradizioni. Evitare atteggiamenti arroganti. In genere, credo che tutte le città cinesi offrano delle buone opportunita’ alle aziende italiane. Bisogna, comunque, tenere presente che la presenza sul territorio, con almeno un ufficio di rappresentanza, e’ molto importante. Direi una scelta decisiva. Infatti, in generale, i cinesi considerano partnes stranieri affidabili quelli gia’ presenti sul territorio.

Burocrazia e criminalità: quanto incidono in questo Paese?

Direi che non ci sono fenomeni di criminalità diffusa, le leggi in Cina sono molto severe. In linea di massima, gli stranieri sono molto rispettati, anche se negli ultimi anni a causa di una diffusa povertà si sono verificati casi di aggressioni violente anche ai danni di nostri connazionali. Per quanto riguarda la burocrazia, la Cina sta avviando già da tempo una serie di riforme per semplificare le procedure amministrative con l’utilizzo di nuovi modelli procedimentali

Quanto costa aprire una società in Cina?

Posso dire che, a parte le spese di gestione, il capitale sociale minimo da versare per la costituzione di una società a responsabilità limitata, e’ di circa tremila euro.

A chi rivolgersi subito una volta arrivati in Cina?

Credo che in Cina non ci sia spazio per l’improvvisazione. Ci sono diversi soggetti istituzionali e non istituzionali che possono offrire assistenza.

La Cina: un Paese in pieno sviluppo economico, che spesso schiaccia i diritti civili. Questo potrebbe rappresentare un deterrente per chi decida di trasferirsi o investire in Cina. Non è vero?

I diritti civili come l’insieme delle libertà e delle prerogative garantite al cittadino dallo Stato a cui esso appartiene, non sono una priorita’ per il Governo centrale. Nonostante quello che leggiamo sui giornali, la Cina rimane, comunque, un Paese ancora povero, anche se in via di sviluppo.

In che senso?

La ricchezza e’ mal distribuita, a favore delle provincie orientali. La maggior parte della popolazione ha difficoltà ad accedere ai servizi sanitari, non esiste un sistema pensionistico e c’e’ una forte inflazione dei prezzi alimentari. Queste sono oggi le reali problematiche che affliggono la Cina.

E quindi?

Si potrebbe dire che la liberta’ di manifestare le proprie idee, quella di scioperare, la liberta’ di stampa, quella di accedere ad Internet senza censure, sono diritti ancora rivendicati da pochi, ovvero da chi sta meglio. Oggi i veri diritti negati sono quelli legati ai bisogni essenziali. La spinta al cambiamento deve arrivare dal basso. Il cinese per ora utilizza il 60/70 % del suo stipendio per comprare alimenti, non beni di lusso. Ecco perché è spesso trasandato.

A proposito di diritti, quali spazi può avere una donna nel mercato del lavoro cinese?

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Attualmente possiamo dire che le donne non abbiano degli incarichi di rilievo presso istituzioni o società cinesi, tranne alcune eccezioni, ma non ci sono dei settori a loro preclusi.

Ma come sono le donne d’affari cinesi, più risolute e intraprendenti? Di recente hanno riscoperto il nushu, antico dialetto cinese, sopravvissuto al divieto di Mao. Segno di una certa autonomia!

Si, direi che le donne cinesi che sanno inserirsi nel mondo del lavoro, sono decisamente più forti, decise e risolute degli uomini.

Ultima curiosità: Come sono le Università in Cina? Meglio formarsi altrove e poi trasferirsi in Cina?

Quando parliamo di Cina parliamo di un continente. Posso dire che molte Universita’ di Pechino e Shanghai sono le migliori al mondo. Quelle, invece, delle provincie sud-occidentali sono di basso profilo, con alcune eccezioni. Credo che laurearsi in un Paese nordeuropeo e poi perfezionarsi in Cina sia la scelta migliore.

Intervista a cura di Cinzia Ficco

Per contattare Fabio Mango: fabio.mango@3cbn.com

MediaCina si propone come un interlocutore privilegiato per diverse attività, quali servizi di intermediazione, delocalizzazioni, costituzioni di joint-venture, consulenza, import-export, formazione, promozione e comunicazione, eventi. E’ stata registrata nel 2007 con sede legale e fiscale a Chongqing. Dopo un anno circa, è sorto GoWestChina Group e si sono inaugurate le sedi italiane di Milano e Ancona. Nel 2009 invece il Gruppo ha costituito 3C Business Network con uffici in Italia, Francia, Giappone, Nuova Zelanda e Cina. Il Gruppo, business advisor della Commissione Affari Esteri e Relazioni Economiche di Chongqing, organizza missioni istituzionali in Italia e all’estero.