Tante le difficoltà da superare: la lingua, la cultura così tanto diversa dalla nostra, il visto difficile da ottenere, la ricerca di un lavoro soddisfacente in grado di offrire una vita dignitosa, sono solo alcuni degli aspetti negativi da lui riscontrati. Il suo consiglio? “Pensateci bene, perché non è facile come dicono”.

Giuseppe, di dove sei originario?

Vivo a Sidney da quasi 4 anni. Sono originario di Reggio Calabria, ma all’età di 19 anni mi sono trasferito a Rimini, dove ho vissuto per 5 anni, quindi mi sento anche un po’ riminese. In Italia ero una guardia giurata, mi occupavo della sicurezza nei locali e lavoravo in palestra come istruttore. Ma nonostante avessi un bel lavoro a tempo indeterminato, quattordici stipendi, malattia e ferie pagate, ho deciso di lasciare l’Italia, perché nauseato dalla sua classe politica, dal sistema. Mentre la disoccupazione aumenta e le aziende chiudono, i nostri politici aumentano i propri stipendi, i propri privilegi e i vitalizi. La gente continua a votarli, le televisioni e giornali continuano a tenerli in vita.

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Quindi, stanco di tutto ciò sei partito. Ma perché hai scelto proprio Sidney?

Perché l’Australia rappresentava un sogno per me, come del resto lo è per tutti. Mi è piaciuta sin da subito, anche perché qui ho conosciuto la persona che poi è diventata mia moglie, quindi ho deciso di tornare.

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Hai programmato tutto prima di partire o sei partito senza sapere cosa avresti trovato una volta arrivato a destinazione?

Precedentemente ero già stato 2 mesi a Sidney, quindi ero abbastanza preparato. Nonostante questo, i primi tempi sono stati molto difficili. Dover ricominciare dal principio, dover imparare una nuova lingua, nuove strade, conoscere nuove persone con culture e abitudini molto diverse dalle nostre. Insomma, non è stato facile.

Com’è stato il tuo esordio nel mondo del lavoro australiano? E poi, che percorso hai seguito?

Quasi sempre ho lavorato in nero, il lavoro nero è molto diffuso qui in Australia, quasi come lo è nel Sud Italia, comunque è stato difficile lavorare con la gente del posto a causa della cultura diversa, del loro modo di fare e di pensare e tra i tanti che ho conosciuto, gli italo-australiani sono stati i peggiori, perché pensano di essere italiani, ma non lo sono. Inizialmente ero nell’hospitality, quindi molto a contatto con la gente e quando ad un certo punto hanno cominciato a chiedermi la carbonara con calamari e gamberi, accompagnata da un bel cappuccino, ho capito che era arrivato il momento di cambiare mestiere.

Come hai ottenuto il permesso di soggiorno?

Sinceramente per quel che mi riguarda non ho avuto problemi, essendomi sposato con una cittadina australiana. Ovviamente ho sborsato più di $3.000 tra documentazioni e cose varie.

Mi hai detto di essere un personal trainer. Qual è nello specifico il tuo compito?

Il mio compito è quello di aiutare le persone a cambiare lifestyle, insegnare loro ad avere una corretta alimentazione ed anche a svolgere la giusta attività fisica. La popolazione australiana sta diventando come quella americana, l’obesità è in continuo aumento e nei bambini è arrivata a toccare il 60%, questo perché l’Australia non ha una propria cultura alimentare, piuttosto è un mix di tutto il mondo! Il governo australiano dovrebbe responsabilizzarsi sotto questo punto di vista, limitando la presenza di fast food. Dico limitare, perché ce ne sono veramente tanti, troppi; ad ogni angolo di strada c’è un MacDonald o un KFC e come tutti sappiamo la qualità del loro cibo, se così si può chiamare, è davvero scadente. Al momento sto studiando per conseguire il diploma in fitness, per mezzo del quale potrò iniziare a lavorare anche con fisioterapisti o comunque nel campo della riabilitazione.

Attualmente oltre a studiare stai lavorando?

A dire la verità sono in cerca di lavoro. Per ora lavoro un po’ per conto mio, ma non è abbastanza. Questo è un periodo di crisi qui in Australia, ci sono stati molti licenziamenti sia nel pubblico che nel privato, la gente non ha tanti soldi da spendere, quindi i consumi sono scesi e di conseguenza l’economia ha rallentato i suoi ritmi. Diciamo che lentamente stiamo raggiungendo l’Italia! Anche qui, se non hai buone amicizie, non riesci a farti assumere.

Mi ha colpito molto la frase che hai detto: l’Australia non è come tutti pensano che sia. Cosa volevi intendere?

Dall’Italia o meglio dall’Europa si pensa che l’Australia sia il paradiso terrestre, che si trovi lavoro facilmente, che ci si arricchisca quasi subito. Lo pensavo anch’io, ma una volta arrivato qui ho capito che il mito dell’Australia degli anni ‘50 non esiste più. Anche per quanto riguarda i paesaggi, le spiagge, il mare, non c’è neanche il minimo paragone con le coste siciliane o con quelle calabresi. Io sono stato in parecchi posti qui, anche sulla barriera corallina e sono rimasto molto deluso: prezzi assurdi, poco divertimento, locali, bar e ristoranti che chiudono alle 20.00! Questo vale anche per il resto dell’Australia, chiude tutto presto, anche i centri commerciali, tranne il giovedì che rimangono aperti fino alle 21.

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Cosa ti piace di Sidney e cosa proprio non sopporti?

I trasporti pubblici funzionano bene, treni e autobus sono quasi sempre in orario, anche se anche qui c’è un problema di sovraffollamento dei mezzi che andrebbe risolto. Un’atra cosa positiva sono gli uffici pubblici, funzionano e alcune cose le puoi fare anche online. Gli ospedali, dei quali purtroppo ho usufruito, sono ottimi, puliti, seri, anche se ultimamente il governo ha operato dei tagli alla sanità pubblica, alla scuola pubblica e alla sicurezza. Ovviamente non c’è tutta la corruzione che c’è nella sanità italiana. Io personalmente ho sempre avuto esperienze positive in ambito sanitario, forse anche perché sono sempre andato nei migliori ospedali, ma si dice che ce ne siano altri di qualità più scarsa, errori umani ci sono stati anche qui e persone hanno pagato con la vita. Comunque c’è da dire che la sanità pubblica non è completamente gratuita, io ad esempio, per un intervento ho dovuto aspettare 4 mesi e ho pagato $5.000. Se non avessi potuto pagare avrei dovuto aspettare 3 anni! L’ambulanza non è gratuita, a meno che tu non sia un pensionato. Quindi la storia è sempre la stessa, chi ha i soldi sta bene, mentre chi è meno fortunato sta male.. Una cosa che non sopporto di Sydney è il traffico, è pazzesco, non si può camminare. Questo a causa del sistema di viabilità, rimasto fermo agli anni ’60. Il problema principale è legato all’aumento della popolazione, ma anche alla presenza di autisti di razze diverse, che guidano pensando di essere nel proprio Paese (cinesi e indiani in particolare).

Per quanto riguarda la vita quotidiana cosa puoi dirci? Come si vive a Sidney?

Sydney è la seconda città più cara del mondo, anche qui per vivere bisogna essere almeno in due a lavorare. Tutto costa tanto, una pizza margherita, neanche tanto buona, costa $17; un caffè $3 e quasi sempre equivale ad una purga! E’ un Paese capitalista, il tenore di vita è molto alto e non sempre gli stipendi sono proporzionati, dipende sempre dal lavoro che si svolge, la media è di $500 a settimana, quando io ne pago $450 d’affitto. Ovviamente, come accade in qualsiasi altra parte del mondo, se hai un lavoro prestigioso guadagni molto di più. La cosa su cui si è tutti concordi è l’inesistenza della vita sociale! L’unica cosa che si fa è: lavorare, lavorare, lavorare. Non si riesce a socializzare, con gli australiani poi è impossibile. Si cena presto, 5/6pm, le cucine dei ristoranti chiudono anche prima delle 21.00, gli unici sempre aperti sono i mcDonalds e altri fast food presenti ogni angolo della città. Le bollette di gas, luce, acqua hanno delle cifre esorbitanti. Per quanto riguarda le tasse sulla casa poi, gli italiani si lamentano dell’Imu ma qui invece si parla di migliaia di dollari, una persona che conosco paga $5000 l’anno per un appartamento di normali dimensioni, per non parlare della tassa da versare al governo nel momento in cui si acquista una casa. Le tasse sul lavoro invece, possono arrivare a toccare il 70/80%.

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E di positivo non c’è proprio nulla?

Sinceramente di lati positivi non ne vedo….tranne la possibilità di imparare l’inglese o meglio l’australiano. Qui purtroppo è tutto un altro mondo, è difficile farsi degli amici di cui fidarsi, è difficile ambientarsi, non è facile trovare il cibo a cui si è abituati, si è lontani da casa e dai propri amici, il sole brucia (siamo sotto il buco dell’ozono), quindi tocca mettersi la protezione 30 quando si va al mare (prevenendo così anche l’abbronzatura) e a meno che tu non viva sulla spiaggia, ci vogliono almeno 40 minuti per arrivarci…..

Quindi alla domanda se la tua vita è migliorata da quando sei andato via dall’Italia, la risposta sarebbe scontata, no?

La mia vita è migliorata solo perché mi sono creato una famiglia, ho una moglie e un figlio, convivo anche con difficoltà economiche, ma si va avanti. Tornare a casa e vedere il sorriso di mio figlio mi ripaga di tutti i sacrifici fatti. Fino ad ora questo Paese non mi ha offerto niente, forse stavo meglio in Italia. Ma proverò ugualmente a tirare avanti, fino a quando non capirò che è arrivato il momento di trasferirmi altrove, a meno che non riuscirò a trovare un‘occupazione soddisfacente, che sia in grado di aiutarmi a superare le difficoltà. Sinceramente non sono mai stato cosi tanto tempo senza lavorare e per me, come capofamiglia, vivere questa situazione è veramente frustrante!

Cosa consiglieresti a chi sta pensando di trasferirsi in Australia?

Di pensarci bene, perché non è facile come dicono. E’ difficile rimanerci e ottenere un visto, è difficile trovare un lavoro che piace e in grado di mantenerti. Tutti i ragazzi che vengono qui dall’Italia lavorano come camerieri o lavapiatti per pochi soldi e in nero, anche perché non conoscono la legge e quindi non sanno quant’è il minimo sindacale, vengono sfruttati e vivono in casa con altre sei persone, dividendo così le spese. Praticamente fanno la vita degli immigrati come gli immigrati in Italia con l’unica differenza che qui in Australia gli immigrati non hanno la sanità gratuita. Io consiglierei loro di venire, in primis perché vivere un’esperienza all’estero non fa mai male, e poi per rendersi conto con i propri occhi di come si vive realmente, senza credere a tutte le fandonie che si dicono in giro.

A cura di Nicole Cascione