Vivere in Andalusia: intervista a Flavia

A cura di Nicole Cascione

Abbiamo lasciato l’italia, io e mio marito, quando i livelli di stress erano diventati talmente elevati da risentirne fisicamente. Abbiamo deciso di prenderci 6 mesi, staccare e vedere come sarebbe andata”. I sei mesi si sono trasformati in nove anni per Flavia e suo marito. La loro prima meta è stata la Repubblica Dominicana, dove hanno vissuto per ben sei anni.

Successivamente hanno deciso di trasferirsi in Andalusia, dove vivono attualmente da circa tre anni e dove Flavia lavora come assistente virtuale e creatrice di contenuti, mentre suo marito lavora come istruttore subacqueo.

Flavia, facendo un salto indietro nel tempo, perchè avete scelto la Repubblica Dominicana? E successivamente quali sono state le motivazioni che vi hanno spinto a trasferirvi in Andalusia?

Nel 2012 abbiamo scelto la Repubblica Dominicana perché avevamo bisogno di rallentare, di tornare ad una vita semplice e con ritmi lenti. Abbiamo lasciato due ottimi lavori in Italia per reinventarci in due nuove attività che ci permettessero di lavorare per vivere e non viceversa.

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In Repubblica Dominicana ci siamo ritrovati come persone, come coppia e lì è nata la nostra famiglia. Sono infatti nate lì le nostre due bimbe.

Con il loro arrivo le esigenze della nostra famiglia sono cambiate ed abbiamo deciso quindi di mollare tutto, di nuovo, e risaltare Oltreoceano. Siamo tornati in Europa, in Spagna questa volta. E qui, per ora, ci siamo fermati.

Qual è il primo ricordo all’arrivo? La cosa che più ti ha colpito e che ti ha fatto pensare: “Questo è il posto giusto”.

Scendendo dall’aereo che ci ha portato dalla Repubblica Dominicana a Malaga, la prima cosa che mi ha colpito è stata la sensazione di esser tornata alla civiltà. Non prendete male questa affermazione. Non dico che in Repubblica Dominicana siano incivili, anzi per tante cose sono molto rispettosi ed educati (come ad esempio nel lasciar posto SEMPRE alle donne incinte), ma i problemi come la luce che saltava spesso e volentieri durante il giorno, l’acqua potabile direttamente dal lavandino etc, dopo 6 anni iniziavano a farsi sentire.

Atterrando siamo stati colpiti dall’aver di nuovo tutto a portata di mano.

Di cosa ti occupi? E tuo marito invece?

Mio marito è diventato istruttore subacqueo in Repubblica Dominicana ed ora continua a svolgere questo lavoro.

Da quando sono qui in Spagna ho sviluppato la mia attività di assistente virtuale e creatrice di contenuti, che mi permette di lavorare online seguendo le esigenze familiari. L’attività era iniziata prima dell’arrivo delle bimbe e del trasloco intercontinentale ed è stata messa in pausa per un periodo. Da marzo 2020 invece ho cominciato a dedicarmici di nuovo e sta fiorendo.

Raccontaci qualcosa del posto in cui vivi.

Attualmente viviamo in provincia di Malaga, nel sud estremo della Spagna. Il clima è sicuramente un pro: anche in pieno inverno di giorno si sta benissimo, si può stare in spiaggia e giocare all’aperto. E per noi è fondamentale.

La vita è sicuramente più economica che a Milano. E devo dire che per tante cose è addirittura più economica della Repubblica Dominicana.

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La zona offre davvero di tutto (negozi, eventi, scuole, corsi extra scolastici,..).

La sanità pubblica, per quella che è la nostra esperienza, è buona. Forse non velocissima, ma abbiamo fatto diversi accertamenti e ci siamo trovati molto bene. Ovviamente c’è la possibilità di appoggiarsi alla sanità privata, che è super efficiente.

Il lavoro invece è la nota dolente: moltissime opportunità sono solo stagionali ed è difficile trovare opzioni per tutto l’anno. Ci sono ovviamente delle eccezioni, come ad esempio nel settore informatico.

Come si vive la quotidianità?

Come dicevo prima, si sta molto all’aperto. Quindi mattina a scuola e poi nel pomeriggio o si frequentano le attività extra scolastiche o parco giochi/spiaggia (o entrambe le cose).

Il fine settimana siamo sempre impegnati con qualche attività organizzata per i bambini (uno spettacolo, un laboratorio o una festa) o optiamo per spiaggia e parco giochi. A volte organizziamo qualche gita fuori porta e andiamo a scoprire un angolo di Andalusia.

L’unica cosa su cui noi facciamo ancora fatica ad adattarci nella quotidianità sono gli orari. Qui si pranza dopo le 14 e si cena alle 22, ma noi con le bimbe non ce la facciamo proprio (le mie alle 21 già dormono!) Quindi ogni tanto ci troviamo un po’ sfasati rispetto agli amichetti e dobbiamo organizzare attività in orari stranissimi. Ma si trova sempre un accordo.

Avete due bimbe di 6 e di 3 anni e mezzo. Secondo te l’Andalusia è un Paese a misura di bambino? E di mamma?

Assolutamente sì. Io sono contentissima di poter far crescere le mie bimbe qui.

Qui i bambini sono al centro di tantissime iniziative. E’ pieno di parchi bellissimi e ben tenuti, ci sono proposte (di cui moltissime gratuite) ogni fine settimana. E il bel tempo permette di stare all’aria aperta, praticamente tutto l’anno.

Gli aiuti per le famiglie sono molti e anche le politiche atte a favorire la conciliazione tra vita lavorativa ed esigenze familiari.

Ma se governo e regioni cercano di venire incontro alle mamme lavoratrici, la realtà dei singoli datori di lavoro è, ahimè, molto lontana.

Se qualcuno volesse valutare un trasferimento sul posto, cosa non dovrebbe trascurare per non incorrere in errori?

Beh, sicuramente il primo consiglio pre trasferimento è quello di organizzare un viaggio esplorativo o anche di più, vista la vicinanza. Spesso quello che per una famiglia o una persona è perfetto per altri non è l’ideale. Noi ad esempio, appena arrivati ci siamo trasferiti in un paese della provincia di Malaga amato da una mia cara amica. Però non faceva proprio per noi. Dopo alcuni mesi abbiamo deciso di cambiare zona, sempre in provincia di Malaga, e abbiamo trovato il nostro angolino nel mondo.

Secondo passo: imparare la lingua. Spesso si arriva in un posto pensando: “Ma sì, in qualche modo mi faccio capire”. No, fidatevi. Senza conoscere come comunicare e senza capire cosa ti viene detto si incappa in grandi fregature e si allungano tantissimo i tempi per fare anche le cose più banali. Senza contare poi la possibilità di poter trovare lavoro, cosa che, senza la conoscenza della lingua, è praticamente impossibile.

Terzo passo: l’organizzazione. Qui in Spagna la burocrazia è forse peggio di quella italiana e bisogna calcolare diversi mesi, prima di essere a posto del tutto con i documenti/casa/lavoro/scuola/banca etc..

Portarsi avanti in alcuni passaggi prima del trasferimento può sicuramente aiutare. E anche essere ben organizzati sia come “Piano di azione” che come “supporto economico”, in questa prima fase fa davvero la differenza.

Tornando a voi, quali sono i vostri progetti futuri?

A breve termine stiamo pianificando una vacanza italiana per visitare parenti e amici, visto che per la pandemia sono ormai quasi 3 anni dalla nostra ultima visita.

Vorremmo poi cominciare a viaggiare un po’ per scoprire le tante cose qui intorno, e non solo.

Siamo arrivati poco prima dello scoppiare della pandemia con tutte le sue limitazioni e ora che la situazione si sta calmando vorremmo poter recuperare il tempo perso.

A lungo termine l’idea è quella di fermarci qui ma…mai dire mai!

Se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi 10 anni è che davvero non si può mai sapere come andrà la vita.

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