Ambasciatori della qualità vinicola italiana, i due veronesi si specializzano nell’importazione di vini ancora del tutto sconosciuti a Barcellona e nel resto della Spagna, concentrandosi su tre regioni più famigliari (Veneto, Alto Adige, Friuli Venezia Giulia) ma spaziando in tutto lo stivale fino alla Sicilia, da dove proviene il vino Centopassi della cooperativa Libera Terra.

Enoteca d'Italia, Barcellona

Com’è cominciata l’avventura dell’Enoteca a Barcellona?

Leonardo Caneppele. Frequentando la città da anni (mia moglie è di Barcellona) mi ero reso conto che quello che si vendeva era o “lambruscaccio” da 2 euro o le grandi bottiglie delle cantine più famose. Insomma, il primo paese produttore al mondo – quest’anno il Bel Paese è passato al primo posto per la produzione vinicola – era poco rappresentato.

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E quindi hai pensato di aprire uno spazio dedicato al vino italiano, nella città dove avevi deciso di venire a vivere?

Sì, assieme al mio socio, Alberto Simoncini, ho effettuato un’indagine di mercato per capire quale potesse essere l’interesse, interpellando soprattutto i ristoranti italiani presenti in città. Sulla base di ciò, abbiamo deciso di tentare la sorte e abbiamo iniziato a contattare le cantine vinicole. Qualcuno ci ha trattati come matti, altri ci hanno preso in simpatia e ci hanno appoggiato e sono tutt’oggi nostri fornitori.

Come funziona esattamente l’Enoteca d’Italia?

Il core business dell’attività è dedicata all’importazione di vini italiani, per alcuni dei quali siamo stati i primi in Spagna (Alto Adige). Abbiamo poi la mescita privata: e qui, per conquistare il consumatore, abbiamo stappato centinaia e centinaia di bottiglie… E siccome abbiamo sempre avuto il pallino dei “libri”, abbiamo anche organizzato un angolo dedicato agli autori italiani: Spazio letterario. Siamo stati la prima libreria italiana della città (maggio 2011). Recentemente, poi, è nato “l’aperitivo con l’autore”: un incontro con giovani autori italiani emergenti che vengono qui a presentare i loro titoli … ha avuto una buona accoglienza e continueremo su questa rotta.

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Da quest’estate hai un vino con “una storia” nella tua cantina. Di che si tratta?

Si tratta di uno dei molti vini siciliani che vengono prodotti dalla cooperativa Libera Terra. Abbiamo portato per la prima volta all’estero, qui a Barcellona, e speriamo presto in tutta la Spagna, Centopassi, il cui nome è ispirato all’omonimo film di Marco Tullio Giordana, che racconta la storia dell’assassinio di Peppino Impastato da parte della mafia e “affini”.

Il vino italiano in Spagna enoteca

Che cos’è Libera Terra?

È un progetto che nasce da un idea di Don Luigi Ciotti: affidare a produttori “puliti” tutte le terre confiscate alle organizzazioni mafiose. Queste si concentrano prettamente in quattro regioni: Puglia, Sicilia, Campania e parte della Calabria. Su queste terre lavorano molti ragazzi (alcuni provenienti da situazioni dure e difficili) e, nonostante le difficoltà – capita spesso che le cosche mafiose tentino d’intimidirli o di boicottare la cooperativa – riescono a far nascere prodotti di ottima qualità: nella parte pugliese, pasta, verdura sott’olio e sott’aceto; nella provincia di Palermo (la zona collinare intorno a Crotone), il vino. L’esperimento è nato 10 anni fa e ha avuto bisogno di anni di rodaggio.

Che tipo di vino è Centopassi.

Negli ultimi anni Slow Food ha preso a cuore il progetto ed ha messo all’opera numerosi e bravi enologi. Oggi, i vini della cooperativa stanno ricevendo riconoscimenti da parte di riviste di prestigio ed esperti del settore. Il Catarratto è stato inserito nelle guide del Gambero Rosso e di Slow Wine. Uno dei principali blogger (l’americano jancisrobinson.com) l’ha citato per la prima volta nel 2010. È un vino biologico certificato (ha ricevuto la denominazione Slow Food di vino pulito e giusto).

Quando avete iniziato l’importazione?

Abbiamo iniziato nell’estate del 2011. Al momento si trova in tre ristoranti italiani della città ed è venduto al minuto, qui da noi. Abbiamo una linea basica, che si compone di un rosso fresco, leggero (50% vino d’Avola e 50% Merlot), e un bianco: un grillo enzoia (profumato, fresco e secco). Dopo di che, si passa alla linea superiore (Sirah): è il vino più importante di Libera Terra ed è dedicato a Emanuele Basile, comandante dei carabinieri di Monreale ucciso dalla mafia.

Ha sofferto la vendita del vino con la crisi attuale?

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Sì, considerato che lavoriamo con un prodotto di livello medio alto, se prima della crisi i nostri clienti – molti dei quali stellati – erano composti per un 40% di ristoranti italiani e un 60% no, dal 2009 le proporzioni si sono invertite. I ristoratori locali e quelli che offrono cucina fusion e internazionale hanno tagliato proprio sul vino italiano, conservando il locale e quello francese.

A 5 anni dall’inizio del suo salto nel vuoto, ti ritieni soddisfatto?

Sicuramente. Sono riuscito a fare qualcosa che in Italia non avrei potuto fare, a meno di disporre di mezzi economici nettamente superiori: troppi cavilli burocratici e molti costi che chi sta per avviare un’attività non può sostenere. A Barcellona fila tutto molto più liscio.

Quindi, a tuo avviso, Barcellona, nonostante la crisi, è tuttora una città dove è semplice fare impresa?

Sì, credo di sì. Basti pensare che se si acquista una licenza già esistente  – è una novità di questi giorni – basta un’autocertificazione. Spese e obblighi burocratici sono mediamente ridotti rispetto all’Italia.

Il sito:

www.enotecaditalia.org

Leonardo è uno dei protagonisti di Vivo Così – Italiani nel Mondo girato a Barcellona:

www.youtube.com/user/voglioviverecosiwrld
A cura di Paola Grieco