Costanza e la sua vita in Irlanda

 

Costanza vive a Cork dal 2010, si è trasferita perché innamorata dell’Irlanda, della sua terra, dei suoi paesaggi, delle persone sorridenti, della possibilità di vivere e lavorare con meno preoccupazioni e non da ultimo, del suo uomo. Oltre ad essere vice-presidente dell’IICA – Irlanda Italiana Cultural Association, Costanza ha lavorato dapprima in un “reservation centre” per la catena di alberghi e resort Starwood e successivamente in un’azienda di IT ed ora, da pochi mesi, con coraggio e determinazione, ha lasciato il suo ultimo lavoro per dedicarsi ad un nuovo progetto professionale, forte dello spirito di intraprendenza che questa nuova terra le ha donato.

“La mia avventura in Irlanda ha inizio nel 2010, quando feci un vero e proprio ‘viaggio della speranza’ a bordo di un’auto più simile ad una scatola che ad una macchina, 1000 di cilindrata, da Firenze a Cork, passando per la Francia. Indimenticabile. Quando presi la decisione di partire per l’Irlanda ero in Italia e lavoravo per una società di consulenza per imprese.

Decisi di lasciare il lavoro, anche se in piena crisi economica, perché guadagnavo poco per poter vivere da sola e fare una vita normale (che per me significa pagare le bollette, la benzina, andare a cena fuori qualche volta al mese e fare le vacanze senza ansia). Inoltre già da qualche anno mal sopportavo la mentalità italiana nel mondo del lavoro”.

Perché hai scelto Cork come meta?

Ho scelto l’Irlanda per pura passione. Ero innamorata della sua terra, dei paesaggi, delle persone sorridenti e della possibilità di vivere e lavorare con meno preoccupazioni. Ho scelto Cork per amore di un uomo.

Come ti sei preparata alla partenza?

Ricordo il mio ultimo mese in Italia, gli ultimi giorni di lavoro, una sensazione di leggerezza che avvertivo in testa, pari solo al periodo dopo la laurea: mi sentivo capace di poter fare tutto, ricominciare da zero. L’eccitazione non mi faceva avvertire la paura per il grande cambiamento. Per farla breve, ho iniziato a pensare davvero alla partenza solo due settimane prima e in preda ad un mix di felicità e ansia ho iniziato a riempire ogni giorno borse e scatole con oggetti, ricordi, vestiti, che avrei voluto con me in Irlanda.

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Quali sono state le prime cose che hai fatto al tuo arrivo?

La prima settimana me la sono presa ”easy” come dicono qui, ho sistemato le cose nella mia nuova casa, ho passeggiato per la mia nuova città, ho cercato di ambientarmi. Poi ho iniziato a cercare lavoro.

A proposito di casa e lavoro, come sei riuscita a trovarli?

Per la casa devo ammettere di essere partita avvantaggiata, dato che mi sono trasferita nella casa del mio partner. Ci sono comunque delle ottime agenzie sul posto che si occupano di fornire un alloggio e uno start-kit (mappa, numeri dell’agenzia cui fare riferimento, connessione internet e anche lenzuola per il letto) per tutti coloro che si ritrovano a vivere un’esperienza da studenti, lavoratori o anche da “semplici” turisti. In questo senso, mi sento di consigliare l’Agenzia di accoglienza EazyCork a Cork (www.eazycork.com) e, con sede a Dublino, EazyDublin (www.eazydublin.com). Il lavoro è arrivato dopo circa un mese. Confesso che ho iniziato da un target alto: i primi curricula che ho inviato erano indirizzati ad aziende di marketing, case editrici, agenzie di progettazione europea. Quello che non avevo ancora capito è che all’estero, a meno che non si è chiamati direttamente da un’azienda straniera mentre si è in Italia per una particolare qualità professionale richiesta espressamente, bisogna prima farsi le ossa. Questo vuol dire che 8 volte su 10 il livello di inglese deve essere migliorato, perché purtroppo nelle scuole italiane non insegnano la pronuncia reale, i modi di dire e nemmeno l’inglese business. Il mio inglese era considerato molto buono, in Italia! All’estero per poter lavorare in aziende di marketing o di consulenza ricercano prevalentemente persone di madrlingua. Quando poi ho iniziato a far girare il mio curriculum tra le aziende che hanno sede qui a Cork (Apple, Starwood, Big Fish, Trend Micro, ecc.) ho notato che il mio profilo era molto ricercato, poiché “bilingue” (italiano e inglese) e laureata. Il primo lavoro è stato dunque in un centro di prenotazione per la catena di alberghi e resort Starwood. In Italia la mia mansione sarebbe stata tristemente associata a quella di un call centre, vi assicuro che di call centre, non aveva niente, né per la paga né per il trattamento ricevuto.

Superato il problema della casa e del lavoro, hai dovuto affrontare qualche altra difficoltà?

Dopo qualche settimana idilliaca ho iniziato a sentire la mancanza di “casa”. Mi mancava tutto: famiglia, amici, cibo, sole. Mi mancavano i miei punti di riferimento. Me ne dovevo costruire di nuovi. L’ho fatto, piano piano. Adattarsi non è la cosa più facile del mondo, ma frequentando i pub, locali, palestra, si fa facilmente amicizia qui. Sul posto di lavoro ho conosciuto persone nuove. Mi sono riappropriata dei miei “spazi irlandesi”, guidando in macchina verso la campagna e apprezzando la mia nuova vita.

Hai lavorato in un “reservation centre” per la catena di alberghi e resort Starwood, successivamente in un’azienda di IT a Cork, quindi hai potuto tastare il mondo lavorativo irlandese. Cosa puoi raccontarci? Dal punto di vista professionale quali sono le differenze con quello italiano? E dal punto di vista salariale?

Esatto. Dopo l’esperienza in Starwood, molto formativa sia per il mio inglese (ricevendo tante chiamate dagli Stati Uniti e da tutta Europa ho imparato a riconoscere i vari accenti inglesi e sono diventata “fluent”) sia per la mia carriera, ho trovato lavoro presso la Trend Micro, azienda di sicurezza dati e protezione anti-virus informatici. Posso dire che entrambi i lavori sono stati eccezionali dal punto di vista “umano”. Ho incontrato persone provenienti da diverse realtà nel mondo, ho fatto training formativi molto utili e riuscivo a conservare parte del mio stipendio mensile senza grossi problemi. Ho notato che, benché anche in Irlanda ci siano problemi diffusi in tutto il mondo, nel lavoro esiste ancora la meritocrazia e le aziende investono ancora sul “capitale umano”, cosa che in Italia purtroppo appartiene solo a qualche slogan da Risorse Umane. Uno stipendio standard irlandese, essendo quasi il doppio di uno italiano, consente di vivere la propria vita in modo più semplice. Certo! Qui bisogna crearsi un fondo pensione da soli, non c’è il TFR, la copertura sanitaria è privata. Però si vive comunque sempre meglio che in Italia. In pratica qui i soldi vengono dati ogni mese, dunque subito. Libero è poi l’individuo di utilizzarli come meglio crede. In Italia lo stipendio medio è misero e quello che ancora un cittadino dovrebbe ottenere per le tasse pagate, sarà forse dato quando e se la persona andrà in pensione. Per me questo fa una grande differenza.

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Fai parte dell’IICA – Irlanda Italiana Cultural Association. Di cosa si occupa l’Associazione? E quali sono nello specifico i tuoi compiti?

Irlanda Italiana è un’Associazione Culturale, dunque si occupa di diffondere la cultura italiana in Irlanda, ovvero: cibo, musica, teatro, cinema, tradizioni locali. Organizziamo un ritrovo per irlandesi e italiani ogni mese, chiamato Literary Cafè in cui diamo la possibilità di noleggiare dvd e libri in italiano e viceversa. Celebriamo le feste italiane come il Carnevale, il 2 Giugno oppure quelle irlandesi come il giorno di San Patrizio. Facciamo il possibile per unire entrambe le culture, quella italiana e quella irlandese. I risultati sono ottimi! Io sono la vice-presidente dell’Associazione e mi occupo di organizzare gli eventi culturali, supportata dalla preziosa collaborazione dei segretari e del presidente. Finora è stata una bellissima esperienza!

Sono molti gli italiani che vi contattano? Quali sono le richieste più comuni?

Riceviamo ogni settimana e-mail dall’Italia, da giovani e meno giovani. Il comune denominatore di chi ci contatta è sempre lo stesso: sapere quali sono le opportunità di lavoro in Irlanda, come si vive, insofferenza alle condizioni lavorative italiane e ad una classe politica inadeguata.

La domanda cade a proposito…..come si vive a Cork?

Bene! E’ la seconda città d’Irlanda, ma è comunque piccolina. I dublinesi la chiamano “town”, cioè “piccola città”. La vita qui è molto vivibile, è la città dei “10 minuti”, si raggiunge quasi tutto con 10 minuti di cammino. Bellissima è la parte del “country side” a ovest di Cork, verso l’Oceano per intenderci, dove ci sono dei posti incantevoli.

Quali sono i lati positivi e quelli negativi di questa città dei “10 minuti”?

Penso che stilare una lista dei pro e dei contro per una città sia un po’ riduttivo, diciamo che mi dovreste almeno dare il tempo di parlarne davanti ad una pinta di Guinness! Posso dire che Cork è il luogo perfetto per chi cerca una vita più “sostenibile” essendo un centro piccolo (si stimano circa 120mila abitanti). Ci sono molte aziende che qui hanno il “cuore” amministrativo e che stanno continuando ad assumere personale bilingue. Il clima estremamente variabile e l’assenza di una estate calda come la consideriamo in Italia, segna ovviamente un punto a sfavore per chi spera di trovare l’Eldorado. Dato che solitamente dalla vita non si può ottenere tutto, a fronte di un ottimo stipendio, concittadini sorridenti e panorami meravigliosi, si può anche chiudere un occhio sul cielo nuvoloso.

Ci racconti qualche curiosità del posto?

Gli abitanti della Contea di Cork sono famosi per il loro accento, particolarissimo. In tutta l’Irlanda prendono in giro amabilmente la loro pronuncia così come in Italia si sorride con piacere ad un accento toscano o romagnolo. Inoltre, qui si dice che un uomo vero (…e forse anche una donna vera) non chiede mai una birra piccola, cioè un “glass”, ma rigorosamente una pinta!

Per quanto riguarda il lavoro, quanto si è sentita e quanto ha influito la crisi economica?

Poiché la crisi economica è stata praticamente mondiale, si è sentita anche in Irlanda. Ha influito soprattutto su alcuni contratti del settore pubblico, non rinnovati, e su alcuni piccoli business irlandesi che sono stati costretti a chiudere, principalmente per prestiti concessi troppo facilmente dalle banche in passato che poi non potevano essere ripagati. Nel settore delle multinazionali con sede in Irlanda si è notata una diminuzione nel numero dei nuovi assunti dal 2009 al 2012 rispetto al passato e una minore mobilità interna nelle aziende, ma pare che abbiano già ripreso a pieno regime.

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Reputi che ci possano essere maggiori offerte lavorative rispetto a quelle che ci sono in Italia?

Direi proprio di sì! I settori più operosi sono nell’IT (Information Technology), nella grande distribuzione, nella ristorazione e nel turismo. Per lavorare in Irlanda si ricercano profili adatti a lavorare principalmente nelle vendite, nell’assistenza al cliente, nello sviluppo software e nel supporto tecnico.

Mi hai raccontato di aver lasciato da qualche mese il tuo lavoro per avviare una tua attività. Di cosa si tratta?

Sto lavorando ad un progetto in organizzazione di workshop e corsi professionali in Irlanda e anche in Italia per stranieri. Gli ambiti sono molteplici, ho iniziato con la fotografia, ma sto sviluppando dei corsi di video-marketing, social media e blogging. Il mio sito è www.smartconnectionseurope.com , ogni giorno aggiungo o modifico qualcosa, sono una perfezionista!

Non hai qualche timore nel lasciare un lavoro sicuro per intraprendere una nuova strada professionale?

Sì! Penso che la paura di lasciare un lavoro sicuro e ben remunerato per seguire un’idea sia naturale. Probabilmente se fossi rimasta in Italia non avrei mai avuto il coraggio, sia per l’eccessiva tassazione sia per la difficoltà di introdursi in certi ambienti, senza una “sponsorizzazione”.

Da quando vivo qui (3 anni) mi sono scrollata di dosso lo spirito di rassegnazione che mi portavo dall’Italia e ho acquistato l’intraprendenza necessaria per provare questa nuova avventura.

A proposito dell’Italia, la tua è una scelta permanente o pensi di rientrare prima o poi nel Bel Paese?

Bella domanda! Benché senta la mancanza della mia famiglia, degli amici più cari e della mia bellissima Firenze, non so se adesso riuscirei più a convivere serenamente con la mentalità italiana, soprattutto nel mondo del lavoro. Guardo con sofferenza alla situazione politica italiana e ad alcuni modi di pensare diffusi ancora in parte del Bel Paese. Penso che il tornare in Italia dipenderà molto dalle possibilità professionali e dalle necessità future della mia famiglia.

Ultima domanda…Sei soddisfatta della scelta fatta tre anni fa? Cosa eventualmente cambieresti della tua vita?

Niente!

Costanza