Claire: dal Regno Unito alla Cambogia

A cura di Maricla Pannocchia

Originaria del Regno Unito – insegnante, designer di gioielli e orafa -, Claire ha vissuto in varie città estere prima di approdare a Siem Reap, in Cambogia, il luogo che più sente come “casa”. Dopo aver notato che non c’erano gioielli con i nomi o altre scritte di qualità, Claire ha deciso di sfruttare le sue competenze e ha dato vita a In My Name by SIBA Designs, una piccola realtà con base a Siem Reap che vende i suoi gioielli in tutto il Paese.

Oltre alla creazione e vendita dei gioielli, In My Name offre anche laboratori per i visitatori. Quando Claire si è resa conto che la mole di lavoro stava aumentando, ha deciso di iniziare a formare giovani donne, per permettere loro di avere un lavoro dignitoso in un ambiente che, fino a quel momento, era stato esclusivamente maschile.

Il Covid-19 ha rischiato di farle perdere l’attività ma Claire è riuscita a rimanere in piedi e, dopo un periodo lontana dalla Cambogia, il suo piano è quello di vendere la casa che possiede in Italia per comprare un’abitazione già pronta o un terreno su cui costruire a Siem Reap.

A chi sogna di trasferirsi in Cambogia, Claire consiglia di lasciare a casa la mentalità occidentale e di abbracciare il modo di vivere locale, lento e rilassato. Ai turisti, invece, suggerisce di visitare il Paese per un mese, fermandosi per una settimana solo a Siem Reap, perché la città merita di più di due giorni esclusivamente per visitare Angkor.

Ciao Claire, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao, sono Claire, un’insegnante di scuola primaria, ma anche designer di gioielli e orafa. Sono originaria del Regno Unito.

Quando ti sei trasferita in Cambogia e cosa ti ha spinta a fermarti proprio qui?

Mi sono trasferita a Phnom Penh, la capitale del Paese, nel 2009. Avevo ricevuto un’offerta per un ottimo impiego come insegnante per bambini con bisogni educativi speciali presso una scuola internazionale britannica.

【 Trova qui la Guida COMPLETA per andare a vivere nel Regno Unito 】

Come hanno reagito amici e parenti davanti al tuo trasferimento?

In realtà, vivevo già all’estero dal 2007 e ho abitato in diverse zone del Regno Unito. Diciamo che il mio trasferimento in Cambogia non ha sorpreso nessuno, anzi, i miei amici appassionati di viaggi hanno cominciato a dire di avere un buon motivo per venirmi a trovare ed esplorare il Paese.

Hai vissuto sia a Siem Reap sia a Phnom Penh. Come descriveresti queste città a chi non c’è mai stato?

Phnom Penh è cambiata molto da quando ci ho vissuto per la prima volta. Un tempo, era più a misura d’uomo, con bellissime ville con giardino e tante shop houses. Adesso, la maggior parte di queste non ci sono più perché sono state demolite per trasformare Phnom Penh in una classica metropoli asiatica, con numerosi grattacieli di vetro.

Nonostante questo, girando per le sue strade è ancora possibile vivere la sua anima più autentica, anche se ormai tutto costa di più e il traffico è terribile. La vita notturna è ottima così come lo sono i ristoranti di cucina Khmer o internazionale. La città è diventata più sicura rispetto a quando vi ho vissuto 17 anni fa e, oggi, passeggiare di notte non è più così pericoloso.

Anche Siem Reap è cambiata nel corso degli anni ma in modo diverso rispetto a Phnom Penh. Oggi la città si è ampliata e dispone di strade e sistemi di drenaggio migliori se comparati a quelli passati. La sua atmosfera è accogliente e rilassata, ci sono tante piccole attività, numerosi ristoranti, bancarelle di street food, tante cose da fare e, ovviamente, si trova molto vicino al complesso archeologico di Angkor.

Quale delle due città preferisci e perché?

Preferisco di gran lunga Siem Reap per la sua natura, fra cui il placido fiume marrone che l’attraversa. Spostarsi a piedi fra i vari punti di interesse della città è molto facile, così come lo è orientarsi. Il costo degli alloggi è più basso rispetto a quello di Phnom Penh e, in generale, la città è più sicura e meno trafficata.

Apprezzo molto anche lo spirito comunitario di Siem Reap. Molti espatriati si conoscono fra loro, dato che le dimensioni della città sono ridotte, e si supportano a vicenda. C’è anche una vivace scena artistica di cui faccio parte. In più, le persone del posto sono amichevoli e accoglienti. Nonostante questo, continuo ad amare Phnom Penh e, ogni tanto, mi piace tornarci per qualche giorno.

Hai detto di aver già vissuto all’estero, prima di trasferirti in Cambogia. Ti va di raccontarci qualcosa al riguardo?

Sì, ho vissuto in Vietnam, precisamente a Ho Chi Minh City, lavorando come insegnante. Ho amato quella città, specialmente per il cibo. Era il 2007 e HCMC non era così caotica come oggi. Ho viaggiato molto nel Paese. Ho vissuto anche a The Hague, nei Paesi Bassi, sempre lavorando come insegnante.

La città mi piaceva ma il clima era molto freddo e ho sentito di voler tornare in Asia. Ecco che mi sono trasferita a Phnom Penh, la capitale della Cambogia. Nel 2019 ho comprato una casa a Ostuni, in Puglia, dapprima per rinnovarla e usarla come casa vacanze, spostandomi fra la Cambogia e l’Italia. Poi, è arrivato il Covid-19, che mi ha impedito di tornare in Cambogia.

A Ostuni, ho imparato a coltivare i miei ulivi, a produrre olio, a crescere gli ortaggi e a prendermi cura della terra in generale. Fino al 2020 ho lavorato, per un breve periodo, nel settore del turismo. In quegli anni, proprio per via della pandemia, nessuno viaggiava. Questo ha fatto sì che perdessi il lavoro.

Sono riuscita a tornare in Cambogia a fine 2022 ma solo per un breve periodo e sono tornata a viverci stabilmente nel 2023. Durante il periodo trascorso in Italia ho fatto il possibile per mantenere in vita la mia attività, In My Name, anche a distanza, rischiando di perderla.

↪ Tutti  i nostri consigli per trasferirsi a vivere e lavorare a Londra ↩

A proposito di In My Name, parlaci di questa meravigliosa attività…

In My Name by SIBA Designs è una piccola realtà che si trova in Cambogia, il cui focus è sulla formazione di giovani donne locali perché possano creare gioielli ispirati alla scrittura Khmer. Sono un’orafa con una laurea in Three Dimensional Design e, nel 2014, ho deciso di dar vita a quest’attività.

I nostri gioielli vengono realizzati a Siem Reap e venduti in tutta la Cambogia. Produciamo anche una linea di gioielli per una designer Khmer-americana, gioielli per il centro visitatori di APOPO (organizzazione non-profit e non governativa che si occupa di eliminare le mine antiuomo in Cambogia e in altri Paesi), la “collezione spirituale” basata sui chakra e una serie di orecchini disegnata dall’artista Tamara Venn.

Tutto è cominciato quando, nel 2010, in un mercato di Phnom Penh ho visto dei gioielli con nomi di scarsa qualità e ho capito che avrei potuto fare di meglio. A quei tempi, nessuno creava gioielli con scritte in Khmer oppure accessori per gli uomini, come fermacravatte e gemelli. Ho messo da parte dei soldi per due anni, continuando a lavorare come insegnante a Phnom Penh, poi mi sono trasferita a Siem Reap, da dove ho cominciato a lavorare ai gioielli di In My Name da casa.

Gli strumenti e l’argento erano di alta qualità, provenienti dal Regno Unito.

Inoltre, andando spesso al mercato di Siem Reap per rifornirmi e osservare i gioiellieri al lavoro, mi sono accorta che questi erano tutti uomini. Se c’erano donne, si occupavano di mansioni come la pulizia dei gioielli ma nessuna li creava.

In My Name è nata come attività artigianale su commissione, specializzata in pezzi in argento sterling unici. Più avanti, ho creato una linea di gioielli sia per uomini sia per donne basata su termini relativi alla famiglia come “madre”, “padre”, “fratello”, “sorella” e via dicendo. La collezione si chiama Krosair Collection (“Krosair” significa famiglia in Khmer).

Quando l’attività ha iniziato a crescere con una certa velocità, ho capito che avrei avuto bisogno di aiutanti. Ecco che ho iniziato a formare giovani donne come orafe. Finora ne ho formate 10 e sono orgogliosa di ognuna di loro perché si sono messe tutte in gioco, entrando in un settore finora dominato dagli uomini. Spero che In My Name abbia contribuito o contribuisca a migliorare le loro vite.

La nostra realtà è specializzata anche in gioielli personalizzati, che traducono una parola specifica o un nome in Khmer per poi far diventare quel termine un gioiello d’argento. Un pezzo può essere ideato, disegnato e realizzato in soli due giorni lavorativi ed è un ottimo modo per portare a casa un ricordino unico del viaggio in Cambogia. Può essere anche un’idea originale per un regalo a una persona cara.

Infine, offro anche un corso di realizzazione di anelli d’argento, aperto ai visitatori, che possono imparare le tecniche base dell’arte orafa come tagliare, modellare, saldare, martellare e lucidare il proprio anello. Sto anche insegnando a una delle donne che lavorano con me a condurre un laboratorio di intreccio di bracciali. In futuro, spero che possa guidarlo in autonomia.

I partecipanti al workshop potranno aggiungere al braccialetto che realizzeranno un elemento pre-realizzato con una parola Khmer o un mandala dei chakra.

È stato difficile integrarti nella società cambogiana?

Credo che non riuscirò mai a integrarmi del tutto. La società cambogiana è molto diversa da quella in cui sono cresciuta e credo che non riuscirò mai a capirne alcuni aspetti. Tuttavia, vivere qui è molto semplice perché i locals sono davvero accoglienti. Una delle mie migliori amiche è cambogiana. L’ho conosciuta durante la mia prima settimana a Phnom Penh, nel 2009. Ora anche lei vive a Siem Reap e ci supportiamo a vicenda.

Come descriveresti la tua vita qui?

Amo la mia vita qui! Tre mattine a settimana, mi alzo e vado ad allenarmi in una palestra della zona. Dopo, m’incammino verso il workshop ma prima mi fermo a prendere un caffè macchiato, abitudine che ho sviluppato in Italia! Trascorro la maggior parte della giornata nel laboratorio di gioielleria, dove progetto e gestisco gli ordini, e la sera insegno online.

Pranzo sempre fuori e di solito incontro qualcuno che conosco con cui condividere il pasto. In realtà, qui non ho problemi a mangiare da sola, quando non m’imbatto in amici o conoscenti (mentre in Europa mangiare fuori da sola mi fa sentire un po’ a disagio).

Lavoro sei giorni la settimana ma tengo il sabato libero. Di solito ne approfitto per andare in un resort e godermi la piscina. Inoltre, dato che vivo qui da più di due anni, ho ottenuto lo Special Pass per Angkor, che mi permette di andarci gratuitamente ogni volta che voglio. Non appena posso, mi concedo una passeggiata fra templi e natura.

Infine, faccio parte di un quiz team, canto in un coro e ho tanti amici, molti dei quali vivono qui da più tempo di me. La mia vita è piena e ricca dal punto di vista sociale.

Parliamo dell’aspetto pratico della vita in Cambogia come espatriata. Quali sono le spese che la maggior parte degli stranieri può aspettarsi di dover affrontare qui?

Come accade in qualsiasi Paese, la vita nella capitale è più cara se comparata a quella a Siem Reap o in qualsiasi altra città di provincia. Io ho una graziosa villetta con due camere da letto e posso permettermi di pagare una donna delle pulizie e un giardiniere. Pranzo quasi sempre fuori perché lo trovo più economico rispetto al cucinare soltanto per una persona.

I supermercati offrono un’ottima scelta di prodotti stranieri e ne compro alcuni occidentali, anche se qui sono considerati beni di lusso perché costano molto. È meglio fare la spesa nei mercati locali o nei negozi gestiti dalle persone del posto in cui comprare uova, frutta, verdura, riso e così via.

Comprare un’auto è costoso mentre le moto sono più economiche. Io guido una vecchia Suzuki malandata e spendo circa 2$ a settimana di carburante. Per guidare qui è necessario capire le regole della strada – o meglio, la loro assenza – così da guidare “alla Khmer”. Vivere nel Sud Italia mi ha insegnato qualcosa al riguardo!

Per prenotare i tuc tuc è possibile usare le app che sono facili da usare e molto economiche. Utilizzando i ventilatori invece dell’aria condizionata, la spesa dell’elettricità è molto contenuta. La spesa più importante per la maggior parte degli stranieri è l’assicurazione sanitaria che reputo indispensabile poiché l’assistenza sanitaria in Cambogia è generalmente scarsa e, in caso di gravi necessità, spesso è necessario un trasferimento a Bangkok, in Thailandia. Le farmacie invece sono ben fornite e vendono medicinali a prezzi molto bassi.

Dopo il Covid-19, volare all’interno del Paese o della regione è diventato più costoso ma c’è un buon sistema di autobus che collega le varie città, non solo in Cambogia ma anche con i Paesi limitrofi. Un’opzione comoda per i viaggi più lunghi è quella degli sleeping bus.

A Siem Reap, molti hotel permettono di usare la piscina anche a chi non vi soggiorna, consumando qualcosa al ristorante o al bar. Infine, ci sono molte palestre e corsi di fitness a prezzi davvero convenienti.

C’è qualcosa che avresti voluto sapere prima di trasferirti qui?

Dato che avevo già vissuto in Vietnam e anche in Cambogia, sapevo più o meno cosa aspettarmi. Forse avrei comportato biancheria da letto e asciugamani di buona qualità, perché nel 2019 era difficile trovarne (ora c’è molta più scelta).

In che modo gestire In My Name ti ha aiutata a integrarti nella società cambogiana e a comprenderla meglio?

Dato che lavoro esclusivamente con i cambogiani è importante essere gentile, mantenere il senso di umorismo e non alzare mai la voce (cosa che, qui, mi farebbe perdere la faccia). Ho imparato a non irritarmi per le richieste, spesso improvvise, di assentarsi per motivi famigliari visto che molti giovani si occupano dei parenti più anziani o hanno responsabilità domestiche.

Ho anche imparato a leggere alcune parole in Khmer.

✎✎ Stai pensando di studiare nel Regno Unito? Leggi la nostra Guida! ✎✎

Che consigli daresti a chi vorrebbe trasferirsi in Cambogia?

Il primo consiglio che mi sento di dare è di non aspettarsi che le cose funzionino come nel vostro Paese di origine. Venite qui con una mentalità aperta e accogliete il cambiamento.

Che suggerimenti ti senti di dare, invece, ai turisti che stanno organizzando una vacanza qui?

Il mio consiglio principale è di non fermarvi a Siem Reap solo per due giorni per visitare i templi e basta. Suggerisco di rimanere almeno una settimana a Siem Reap e un mese in Cambogia. Viaggiate lentamente, andate sulle isole, esplorate Kampot, Kep, Ratanakiri, Mondulkiri e Battambang per vedere paesaggi diversi fra loro e scoprire anche la vita in campagna.

Potete visitare un santuario per elefanti e fare volontariato lì. Scoprite la fauna locale. È importante, sopratutto per i più giovani, visitare l’S-21 e i campi di sterminio a Phnom Penh, per capire ciò che è successo negli anni ’70 e come la popolazione locale si stia ancora riprendendo da quegli eventi.

C’è qualche idea sbagliata sulla Cambogia che vorresti smontare?

La Cambogia non è pericolosa, come molti credono. Anche il caldo è gestibile (tranne a marzo e aprile). Nella stagione delle piogge, chiamata anche “green season”, è raro che piova per tutto il giorno o per diversi giorni consecutivi. Quello è un ottimo periodo per visitare il Paese. Infine, in Cambogia c’è molto di più da fare e vedere rispetto a visitare soltanto Angkor. Ci sono spiagge e foreste meravigliose e anche incredibili cascate.

Cos’hai imparato vivendo qui?

Ho imparato a vivere a ritmi più lenti e a ridere di più. Ho imparato ad andare in moto e a “saldare in stile Khmer”, un qualcosa da vedere per credere! Le persone europee inorridirebbero per via delle norme di sicurezza, o della loro assenza!

Ho anche imparato a suonare le percussioni in una band di batucada, ma questa è un’altra storia.

Se potessi tornare indietro nel tempo, cambieresti qualcosa? Se sì, cosa?

Se potessi tornare indietro, non me ne andrei (come invece ho fatto nel 2019). Questo ha fatto sì che, a causa della pandemia da Covid-19, abbia rischiato di perdere la mia attività e sia rimasta lontana dal Paese che più amo.

Quali sono i tuoi sogni e progetti per il futuro?

Voglio vendere la mia casa in Italia e magari comprare un terreno per costruire a Siem Reap o, ancora, acquistare una casa già pronta. Voglio continuare a gestire In My Name e a formare giovani donne, magari aumentando i corsi in cui insegno la creazione degli anelli, perché mi piace molto.

Infine, voglio trovare il tempo per viaggiare di più. Quest’anno sono stata in Pakistan ed è stato incredibile.

Per seguire o contattare Claire:

Facebook: :https://www.facebook.com/inmynamesilver

Intagram: @inmynamesilver

Tik Tok: In My Name