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Barbara: dopo un forte dolore, mi sono reinventata aprendo un Riad a Marrakech

Barbara Messini Marrakech

Barbara: mi sono reinventata aprendo un Riad a Marrakech

A cura di Maricla Pannocchia

Dopo un grave lutto Barbara, 56enne toscana, ha deciso di re-inventarsi e così, dopo una vacanza a Marrakech, che l’ha fatta innamorare subito della città, la donna ha cominciato a fare avanti e indietro fra il Marocco e l’Italia fino a quando non ha aperto la sua struttura, il Riad Dar Barbi, “dove accolgo viaggiatori da ogni angolo del mondo, li aiuto a conoscere i luoghi d’interesse e soprattutto a vivere esperienze autentiche.”

A un certo punto, Barbara si è trasferita definitivamente a Marrakech, “Ho scelto di vivere nella medina per stare con la gente del posto. Sono stata accolta subito benissimo e ora faccio parte della comunità locale.” Secondo Barbara, trovare lavoro a Marrakech, per un italiano, non è difficile, specialmente se si ha una buona conoscenza delle lingue perché, in tal caso, le opportunità nel settore del turismo non mancano, “ma bisogna essere consapevoli che qui i salari non sono agli standards europei”. Infine, fra i vari luoghi consigliati da Barbara per chi sta pensando al Marocco per il suo prossimo viaggio, non manca il bellissimo deserto del Sahara, “da fare in tour, per non perdersi neanche una meraviglia.”

Ciao Barbara, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Sono Barbara Messini, 56 primavere, toscana, nata e vissuta a Montevarchi, un paese di 25.000 abitanti tra Arezzo e Firenze. Per 20 anni ho lavorato prima come contabile, poi in uno studio di amministrazione d’immobili. A 23 anni, dopo sei anni di fidanzamento, mi sono spostata con l’amore della mia vita e dopo qualche anno ho ricevuto il dono della maternità ed è nato Leonardo, che ora è un uomo di 27 anni.

Il tuo cambiamento di vita è avvenuto in seguito a un grosso dolore. Ti va di parlarcene?

La vita mi ha riservato un duro colpo… La mia esistenza scorreva felice, mio figlio Leonardo cresceva ed io guardavo ottimista al futuro con mio marito Enrico, la mia ancòra, la mia metà, la persona con cui avevo deciso, fortemente e con tutta me stessa, di costruire e vivere la mia vita, la persona con cui volevo invecchiare ma un giorno di settembre, con il sole che splendeva nel cielo, Enrico ha deciso di montare in sella alla sua bici per fare il suo solito giro nelle colline circostanti ma il destino ha deciso che non ci fosse ritorno a casa …. la sua escursione ha preso la strada del cielo!  Enrico, la mia certezza, la persona che con il suo splendido carattere e il suo sorriso mi supportava in tutto, è venuta a mancare e quel giorno maledetto tutto è crollato. Un pezzo del mio cuore è morto per sempre con lui e così da lì tutto è cambiato. Non avevo più niente per il futuro, nessuna certezza, nessuna aspettativa, solo dolore e interrogativi su come avrei potuto andare avanti senza di lui. Ero giovane, mio figlio allora adolescente mi ha dato la forza per andare avanti e così, pian piano, con forza, mi sono rialzata, ma il vuoto che Enrico aveva lasciato era troppo ed è per questo che  ho iniziato a sentire il bisogno di reinventarmi, di trovare nuovi stimoli…

A un certo punto, sei andata in vacanza in Marocco e ti sei innamorata del Paese. Che cosa ti ha colpita così tanto?

Beh, sì, in effetti è stato un colpo di fulmine! Marrakech mi é piaciuta da subito così come la semplicità con cui le persone affrontano la vita, con tranquillità, con calma, giorno dopo giorno, apprezzando ciò che hanno. Ho riscoperto la semplicità delle piccole cose… Ho adorato quel cielo sempre azzurro, il sole, i colori e i profumi inebrianti.

Hai pensato subito di mollare tutto e trasferirti lì oppure è stato un bisogno che si è sviluppato con il tempo? 

Fin dal primo viaggio mi sono detta che sarei ritornata a Marrakech e infatti, pian piano, i miei viaggi si sono intensificati, ho preso un piccolo appartamento che usavo durante le mie “vacanze” che diventavano sempre più frequenti, fino a decidere che quello sarebbe stato il luogo della mia rinascita, il luogo dove niente e nessuno, a parte quel vuoto dentro che non mi lascerà mai, mi avrebbero ricordato il mio dolore e mi avrebbe giudicato in tutto e per tutto, destabilizzando la mia vita.

Il punto di svolta è arrivato quando, a 47 anni, hai aperto un riad a Marrakech, città dove vivi. Parlaci meglio di come sei riuscita ad avviare una tua attività lì. 

Eh sì, a 47 anni mi sono “buttata” in questa nuova avventura… Ho preso in affitto una struttura e ho aperto “DAR BARBI”, una struttura ricettiva per turisti nel centro della médina di Marrakech. In arabo, anzi in Darija (dialetto marocchino) DAR vuol dire CASA e così ho pensato a “Casa di Barbara” diventato DAR BARBI, che mi è sembrato il nome appropriato da dare alla mia struttura! Accogliente e familiare, ospito turisti da tutto il mondo cercando di farli sentire a casa ma al tempo stesso facendogli vivere e scoprire la quotidianità di Marrakech. La colazione che servo ha solo prodotti fatti in casa dal Raib (simile al nostro Yogurt) alle Baghrir e Msemen (crepes tipiche) così come batbout (pane). Fornisco ai miei ospiti una mappa della città con indicati tutti i punti di interesse e tutti i Souk (mercati) più belli e particolari facendogli scoprire nelle piccole viuzze (derb) i forni a pane o i piccoli artigiani. Faccio piccoli corsi di cucina dove s’inizia dalla spessa nel souk di quartiere dove comprare verdura e frutta a km 0, poi, passo dopo passo, seguiti da me e Loubna, si prepara il Tajin e alla fine….  Bssaha (buon appetito).

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Hai mai avuto paura di star facendo il passo più lungo della gamba? 

Direi piuttosto paura di non riuscire. Come mi ha insegnato il mio babbo, mai mettere il carro davanti ai buoi, e così sono partita pian piano, con solo camere, anche perché il settore turistico era a me sconosciuto ma mi affascinava il fatto di stare a contatto con tanta gente e di poter condividere con loro esperienze ed emozioni.

Come hanno reagito le persone a te care davanti alla tua scelta? 

Bella domanda! Ci sono state reazioni diverse e opinioni discordanti. Alcuni mi hanno proprio escluso, altri mi hanno chiaramente manifestato la loro disapprovazione, accettando però la mia scelta, altri ancora mi hanno “punito” per questa sorta di abbandono riavvicinandosi dopo anni, quando hanno capito che, pur sacrificando gli affetti, avevo ritrovato la mia serenità. Ci sono state pure totoscommesse su quanti mesi avrei resistito… Mi spiace che abbiano perso!

Come sei stata accolta dalla gente del posto? 

Mi hanno accolta come una di loro. Quando ho preso la mia struttura ricordo che, nonostante io non parlassi arabo e i miei vicini non parlassero francese, hanno bussato alla mia porta per darmi il benvenuto con dolcetti e dei gran sorrisi. Dopo poco sono diventata “lalla taliania”, la signora italiana. I bimbi hanno iniziato a venire a chiedere caramelle e frutta, poco a poco ho iniziato ad apprendere le basi della loro lingua, vedevo crescere i bimbi, le bimbe divenire ragazze… Oggi sono semplicemente lalla Barbi, una di loro che al mattino, mentre si pulisce davanti casa, dà il buongiorno oppure ci si incontra mentre si comprano le uova dal venditore ambulante che percorre le piccole vie gridando “LBID, LBID” (Uova!!!)

Come valuteresti il rapporto costo/qualità della vita a Marrakech?

Direi più che buono! Io ho scelto di vivere nella médina e non a Gueliz (Marrakech europea) proprio perché volevo vivere la vita quotidiana, scoprire le loro usanze, le loro abitudini, riscoprendo la semplicità di vivere. Acquistando nei souk (mercati locali) e nei piccoli negozietti la spesa si riduce notevolmente perché i prezzi sono rapportati ai loro salari, pensa che nei piccoli market puoi comprare tutto sfuso, al pezzo o in confezioni mignon (ad esempio puoi acquistare 100gr di pasta, una bottiglia di olio da 33 cl, una monodose per farti un the o un caffè o una monodose di shampoo).

A un certo punto sei andata a vivere stabilmente lì. Come hai realizzato questo passaggio? 

Quando ho deciso di stabilirmi definitivamente a Marrakech in effetti erano quasi due anni che facevo su e giù dall’Italia preparando il passaggio… L’attività era già avviata con il personale che lavorava lì ed io facevo avanti e indietro fra i due Paesi.

Dall’Italia, avevo già ben chiaro come si viveva lì. Credo sia impossibile andare a vivere definitivamente in un altro Paese, completamente diverso per mentalità e abitudini, senza prima aver fatto una sorta di “inserimento”.

Che consigli daresti a chi sta pianificando il primo viaggio in Marocco? 

Il Marocco è coinvolgente, bellissimo, strabiliante ma sapere cosa aspettarsi e come  comportarsi aiuterà. Ecco quindi qualche dritta :

1) Rispettate i costumi, soprattutto per le donne (gonne e abiti lunghi, evitando scolli profondi e spalle completamente scoperte);

2) apprendere qualche parola di arabo. Nonostante la lingua inglese sia diffusa così come il francese, per interagire con lo staff del riad o nei souk, sapere qualche parola vi darà soddisfazione. Ecco qua:  ciao – SALAM;  grazie – SHOKRAN;  no – LLA ; si – AYEH;  Arrivederci – BSLAMA e poi la parola che più adoro per far muovere i miei ospiti….. YALLA YALLA (andiamo!!)

3) Essere pronti a contrattare il prezzo. Per i marocchini la contrattazione è un’interazione sociale, uno stile di vita.  Loro stessi contrattano i prezzi tra loro.

4) evitare di guidare! Guidare, infatti, è una vera e propria sfida. Il traffico è frenetico e gli standard stradali sono completamente diversi da quelli occidentali. Io lo definisco un caos organizzato con regole comuni 

La maggior parte dei viaggiatori vuole andare a vedere il deserto del Sahara. Hai dei consigli per loro?

Il Sahara è bellissimo, con albe e tramonti spettacolari. Per chi vuol fare questa esperienza,  un tour  è la cosa migliore, in modo da visitare le aree più affascinanti.

Puoi suggerire dei luoghi di Marrakech poco gettonati dai turisti ma che, secondo te, valgono la pena di essere visti? 

Ci sono alcuni luoghi da scoprire come, per esempio, il museo dell’arte culinaria marocchina situato vicino a Palais Bahia, dove potrete ammirare la ricostruzione di alcuni ambienti con utensili e corredi che fanno capire le abitudini del posto. Immancabile la stanza delle spezie e da non perdere i percorsi degustazione sulla terrazza. Altro luogo secondo me da visitare è il museo DAR SI SAID (nome del proprietario del palazzo sede del museo), dedicato all’arte della tessitura e dei tappeti, situato in una residenza sontuosa residenza del fratello del gran visir Bou Ahmed, risalente alla seconda metà del XIX secolo. Per chi ama il contemporaneo da non perdere La Pinacoteca Matisse, situata nel cuore di Gueliz (città nuova), una magnifica galleria d’arte con quadri di grandi pittori marocchini e stranieri.

Come valuteresti servizi come la sanità, la burocrazia e i mezzi pubblici?

La sanità, purtroppo, è il punto debole di questo Paese. A mio parere, il pubblico lascia molto a desiderare mentre il privato è di ottimo livello, con cliniche all’avanguardia. La burocrazia è molto più semplice che in Occidente e la professionalità negli uffici pubblici è buona. I mezzi pubblici funzionano, soprattutto la linea ferroviaria.

Pensi che sia facile, per un italiano, trovare lavoro o avviare un’impresa lì?   

Penso che per un italiano trovare lavoro non sia difficile, a patto che abbia spirito di adattamento e motivazione. Non sarà facile adattarsi e, soprattutto, accettare il salario di base vigente per legge, che è completamente diverso dagli standard europei. Se  hai buona conoscenza delle lingue, nel settore turistico ci sono buone opportunità.

Che cos’hai imparato, finora, vivendo lì?  

Ho imparato che il vivere sereni e in pace con sé stessi non appartiene a chi possiede tutto ma a chi sa apprezzare ciò che ha.

Progetti futuri?  

Al momento sono soddisfatta di ciò che ho fatto e del traguardo raggiunto ma… mai smettere di guardare al futuro e mai smettere di sognare!

Per seguire e contattare Barbara:

Facebook: Dar Barbi Marrakech

Instagram: @riad_dar_barbi

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