Il mio lavoro di sommelier

Di Nicole Cascione

Riuscire a far coincidere la passione per qualcosa con il proprio lavoro. Difficile? Non per Andrea Zigrossi che, avvicinatosi per caso al mondo dei vini, ne ha scoperto il fascino ed è diventato sommelier con attestato FIS. Il suo consiglio: “Non bisogna porsi dei limiti nel fare ciò che si vuole. La creatività e l’immaginazione sono risorse fondamentali con cui è possibile ottenere quello che vogliamo o almeno immaginare come ottenerlo”.

Andrea Zigrossi sommelier

Andrea, raccontaci qualcosa di te. Ma soprattutto, quando ti sei avvicinato per la prima volta al mondo del vino?

Dunque, ho 25 anni e sono originario di Roma. Sono un Sommelier con attestato FIS e il creatore della pagina ‘Trotterwine’, un diario personale dove raccomando vini, creo abbinamenti con il cibo, suggerisco ristoranti e condivido i miei viaggi. ‘Trotterwine’ racconta la vita di un sommelier ai giorni d’oggi utilizzando i social network. Ho iniziato a lavorare nel campo della ristorazione nel 2013 a Londra, subito dopo aver conseguito il diploma scientifico a Roma, ma è nel 2014 che casualmente mi sono avvicinato al mondo del vino per la prima volta, qualche mese dopo essere tornato a vivere nella mia città.

Chi è stato il tuo punto di riferimento tra i più grandi sommelier?

Come dicevo prima, dopo essere tornato a Roma nel 2014, ho conosciuto Alessia Meli, miglior sommelier d’Italia 2009 per la guida ai ristoranti de L’Espresso e direttrice del ristorante Antica Pesa, storico ristorante nel cuore della città. In quel momento lei aveva bisogno di un assistente sommelier che avesse già conoscenze tecniche, quelle che io ancora non avevo. Al primo colloquio nonostante questo, è scattata subito sintonia tra di noi, così decise di investire su di me ed assumermi. Non conoscevo niente di questo mondo, avevo solo tanta voglia di imparare qualcosa di nuovo e darmi da fare. Alessia è stata la prima a credere in me, insegnandomi tanto su questo lavoro, quindi se devo fare un nome, è sicuramente il suo.

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Qual è la componente necessaria per diventare un sommelier?

Senza ombra di dubbio: la passione. Mi sono innamorato subito del mio lavoro e quando fai ogni giorno quello che ami fare, diventa tutto più facile, anche quando la strada che stai percorrendo è in salita.

Qual è l’aspetto più bello e quello meno piacevole del tuo lavoro?

Creare un abbinamento armonico tra cibo e vino è sicuramente la parte più bella ed interessante: i migliori nascono per contrapposizione o concordanza e quando crei il giusto bilanciamento tra i sapori è sempre una bella soddisfazione. L’aspetto meno piacevole? Quando suggerisco un vino, apro l’ultima bottiglia che ho in cantina e sa di tappo. Che sfortuna!

Riuscire a far coincidere la propria passione con il proprio lavoro. Tu ci sei riuscito. Qual è il tuo consiglio a riguardo?

Non bisogna porsi dei limiti nel fare ciò che si vuole. La creatività e l’immaginazione sono risorse fondamentali con cui è possibile ottenere quello che vogliamo o almeno immaginare come ottenerlo, ad esempio fare un progetto e svilupparlo. ‘Trotterwine’ ne è la prova: sono partito da zero e in pochi mesi ho raggiunto molti obiettivi.

Una curiosità, qual è il tuo vino preferito? E quale bottiglia di vino non dovrebbe mai mancare in una cantina.

Questa sì che è una domanda difficile! Ce ne sono tanti che mi piacciono molto, ma il mio preferito rimane Fontalloro, un sangiovese in purezza dell’azienda toscana Fèlsina. È stato il primo vino che ho venduto in carriera e forse la cosa mi influenza un po’, ma lo adoro. Quello che non dovrebbe mai mancare in una cantina è Dom Perignon, non si può non avere almeno una bottiglia della bollicina più famosa del mondo!

Instagram: trotterwine

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