Fare impresa in Africa subsahariana

Chi lo avrebbe mai detto. Con Europa e Stati Uniti in crisi, Cina e India in fase di rallentamento, una delle poche aree del mondo che anche nel prossimo futuro appare in grado di garantire una buona crescita economica è l’Africa subsahariana. La geografia finanziaria del mondo sta cambiando e le vecchie potenze stanno ancora pagando lo scotto di anni difficili e politiche monetarie fallimentari. In questo contesto si affacciano nuove opportunità di investimento in zone del mondo che fino a qualche anno fa non avremmo mai preso in considerazione, ma che adesso si stanno rivelando luoghi strategici dove pensare di impiegare denaro e farlo fruttare. Secondo le ultime previsioni del Fondo Monetario Internazionale il tasso medio di aumento del PIL in quest’area, attualmente già attorno al 5,2%, dovrebbe salire al 5,8% in termini reali nel 2012, con un PIL aggregato (a parità di potere d’acquisto) pari a 2.082 miliardi di dollari, un tasso di investimento pari al 22% e un PIL pro capite pari a 2.482 dollari.

Numeri che ci consegnano una nuova immagine di quest’area del mondo. Basti pensare che il Paese che nel primo trimestre di quest’anno ha superato tutti gli altri in termini di crescita, incluso il Qatar che figurava al primo posto, è il Ghana (+23% su base annua). Mentre ai primi posti nella classifica dei Paesi che negli ultimi 5 anni hanno fatto i maggiori progressi nell’agevolare gli imprenditori locali e stranieri, secondo la classifica Doing Business della Banca Mondiale, figura il Ruanda in 58esima posizione.

Africa subsahariana, la nuova economia e le opportunità per le imprese

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Non solo petrolio, in aumento sono tutti i settori: dalla produzione agricola (cacao), a quella mineraria (oro) al settore dei servizi. Avanzano con piani di sviluppo pluriennali mirati allo sviluppo delle costruzioni e infrastrutture, alla valorizzazione delle risorse agricole, della trasformazione alimentare, delle energie rinnovabili, Paesi che fino a pochi anni fa figuravano in coda alla classifica degli indici di sviluppo planetario come il Mozambico o la stessa Etiopia.

Proprio qui le opportunità per le imprese italiane sono enormi. Il Paese è infatti stabile e l’economia è cresciuta a un ritmo medio vicino al 10% negli ultimi dieci anni. L’interscambio commerciale con l’Italia ha superato i 365 milioni di euro nel 2015 e oggi è il 5° Paese fornitore e il 9° cliente a livello globale guidando inoltre la classifica delle nazioni fornitrici a livello comunitario. I prodotti del made in Italy più richiesti sul territorio etiope sono macchinari (45%) e prodotti dell’automotive (17%) mentre Roma acquista da Addis Abeba soprattutto caffè, semi-oleaginosi e prodotti di colture permanenti.

Le opportunità offerte dal Paese si concentrano in diversi settori. In primis il tessile: in forte espansione con un ritmo vicino al 10% annuo e oggi alcuni brand internazionali – tra cui H&M, Tesco e Primark – hanno già trasferito in Etiopia almeno parte delle loro produzioni. Poi quello conciario, dell’energia, l’edilizia, e l’agricoltura. Quest’ultimo rimane il settore principale e il vero e proprio motore dell’economia etiope generando l’80% dei posti di lavoro. Le opportunità riguardano non solo tutte le attività collegate con il miglioramento del processo produttivo, ma anche il comparto del packaging che oggi è dominato dalla presenza di macchinari di bassa qualità soprattutto cinesi.

In generale, dunque, è l’agricoltura a rappresentare terreno fertile per le imprese. L’Africa oggi ospita il 60% delle terre coltivabili non sfruttate del Pianeta ed è diventata, in un contesto mondiale di rialzo dei prezzi agricoli e dei biocarburanti a livello mondiale, la meta di investimenti dei grandi gruppi agroindustriali e finanziari di tutto il mondo, inclusi Cina, Paesi del Golfo e Corea del Sud. Il Giappone ha investito in Africa circa 32 miliardi di dollari sinora, di cui 6,5 in sole infrastrutture, ma anche India, Arabia Saudita, Russia, Brasile, Turchia, Corea del Sud e Malesia stanno consolidando e ampliando i loro legami economici con l’Africa.

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Altro settore in forte crescita è quello delle telecomunicazioni. Nigeria, Angola, Ghana e Sudafrica sono i Paesi africani che presentano maggiori opportunità per le imprese attive in quest’ambito. A dirlo un rapporto pubblicato dal gruppo Coface, specializzato nell’assicurazione di crediti, secondo cui questi sono anche le mete più appetibili del continente per quanto riguarda il settore della distribuzione. Secondo Coface, l’arricchimento della popolazione potrebbe favorire i consumi di prodotti a maggiore valore aggiunto. «Anche lo sviluppo delle infrastrutture della distribuzione – si legge nel rapporto – gioca un ruolo chiave come per il Sudafrica, al sesto posto a livello mondiale per numero di centri commerciali. Le ICT, infatti, possiedono un grande potenziale in termini di quote di mercato da conquistare: il tasso di installazioni delle popolazioni è ancora relativamente scarso anche se l’offerta dei servizi accessibili da cellulare aumenta rapidamente. Inoltre, queste nuove tecnologie rappresentano una fonte maggiore di diversificazione dell’economia».

Per Coface sono 15 i Paesi dell’Africa che possiedono le condizioni necessarie a una crescita dei consumi nel prossimo futuro e che vale la pena tener d’occhio: Gabon, Botswana, Namibia, Sudafrica, Nigeria, Etiopia, Costa D’Avorio, Mozambico, Tanzania, Senegal, Rep. Democratica del Congo, Ghana, Kenya, Ruanda, Angola. Basti pensare che Mark Zuckerberg ha deciso di investire 24 milioni di dollari in una società nigeriana di software con base a Lagos e attiva nello sviluppo di software e nella formazione di giovani e talentuosi programmatori. Sembra che il creatore di Facebook sia convinto che l’Africa possa diventare presto la nuova Silicon Valley, a dimostrazione di quanto il continente venga visto sempre più con occhi diversi e come terra di opportunità.

Di Enza Petruzziello