Lavorare all’estero come architetto

 

Terminati gli studi da architetto nel 2012 Federico, che amava da sempre viaggiare e confrontarsi con culture diverse dalla sua, ha optato per un’esperienza professionale all’estero. Dopo Berlino è arrivata l’occasione di lavorare a Rotterdam per Mecanoo, uno degli studi di architettura olandesi più affermati al mondo che lavora su progetti sparsi un po’ ovunque, da New York a Taiwan. Durante un periodo piuttosto intenso della sua vita, Federico ha anche dato vita a The CTRL+Z Blog, un portale che nel tempo si è evoluto soprattutto in una piattaforma su cui condivide le sue conoscenze con giovani architetti e studenti, fungendo anche da stimolo a ricercare costantemente nuove tecniche da imparare e riproporre.

Federico, raccontaci quali sono state le tappe fondamentali della tua carriera professionale.

Ho terminato i miei studi da architetto nel 2012, presso la Seconda Università degli Studi di Napoli. Ho sempre avuto il pallino del viaggiare e del confrontarmi con culture diverse dalla mia: per me l’idea di fare esperienza all’estero è sempre stata un’aspirazione più che una necessità, anche se, come ho scoperto, stare lontani dalle proprie radici non è proprio così facile come può sembrare da fuori! La prima occasione si è presentata a settembre 2013, quando mi sono trasferito a Berlino per lavorare come stagista per 6 mesi presso lo studio Sauerbruch Hutton. Le mie esperienze lavorative prima della laurea erano ben poca cosa e la mia intenzione era quella di concludere un paio di tirocini all’estero, anche per comprendere meglio i miei obiettivi e le mie ambizioni. Insomma, non ambivo assolutamente a farmi assumere terminati gli stage. E così, dopo i primi 6 mesi in Germania, ho ottenuto un secondo tirocinio, presso l’ufficio olandese dove lavoro attualmente, Mecanoo.

Ancor più che per la mia carriera, queste esperienze sono state fondamentali per capire meglio “cosa fare da grande”. Ho scoperto che tutto il microcosmo di relazioni, mediazioni, contratti e meeting che ruota attorno alla progettazione architettonica non fa assolutamente per me. Sono molto più interessato all’aspetto comunicativo e grafico dell’architettura e la conferma finale l’ho avuta lavorando in Danimarca, presso schmidt hammer lassen architects, dove ho riscoperto la mia passione per la grafica 3D, una passione che mi accompagna fin da bambino. E’ stato in quel momento che ho deciso di fare della visualizzazione architettonica un lavoro a tempo pieno.

Contemporaneamente, avevo deciso di muovere i primi passi nel mondo del blogging. Volevo creare una risorsa per studenti e architetti, qualcosa che li aiutasse ad apprendere in modo chiaro e organico tutte quelle abilità grafiche e comunicative che avevo acquisito nel corso del tempo e che nessuno insegna nelle facoltà di Architettura. Spinto anche dalla volontà di crearmi una presenza online, mi sono buttato a capofitto in quest’avventura che tutt’oggi continua…e che spero vada avanti ancora per un bel po’.

vivere in olanda

In quali Paesi hai vissuto?

Chiaramente ho trascorso la maggior parte del mio tempo in Italia. Per un periodo di 5 mesi ho vissuto anche a Malta: una scelta piuttosto bizzarra per il mio Erasmus! Come già ho accennato, qualche mese dopo la mia laurea mi sono trasferito a Berlino per un primo tirocinio di 6 mesi e subito dopo in Olanda, per altri 6 mesi di stage. Infine, ho trascorso un periodo più breve di 3 mesi ad Aarhus, la seconda città della Danimarca. Confesso che dopo essere stato a Berlino e Rotterdam, Aarhus e la Danimarca in generale mi stavano piuttosto strette. La società danese non è multietnica e cosmopolita come quella olandese, poi figuriamoci passare da una metropoli come Berlino ad una piccola cittadina sul Mare del Nord! Senza contare che i danesi possono essere davvero elitari e molto difficilmente frequentano o si aprono agli stranieri.

Attualmente dove vivi e di cosa ti occupi?

Al momento vivo a Rotterdam e lavoro presso Mecanoo, un ufficio con sede a Delft, città tra le più antiche dei Paesi Bassi, nota per aver dato i natali a Jan Vermeer, il pittore della Ragazza col turbante. Il nome Mecanoo magari sarà familiare agli addetti ai lavori: è uno degli studi di architettura olandesi più affermati al mondo e lavora su progetti sparsi un po’ dappertutto, da New York a Taiwan. Qui mi trovo costantemente a contatto con culture molto diverse tra loro e persone di decine di nazionalità differenti, anche se chiaramente c’è una maggioranza schiacciante di olandesi. In particolare mi occupo di visualizzazione architettonica: per i non architetti, realizzo immagini di progetti ancora non costruiti, grazie ai software di modellazione 3D e di rendering. Magari messa così può sembrare piuttosto strana, ma è un ruolo che concilia perfettamente i miei interessi e il mio background: innanzitutto l’architettura, la fotografia, appagando anche il mio spirito di smanettone informatico e di geek!

In che modo sei riuscito a trovare lavoro a Rotterdam?

Come ho anticipato poco fa, un paio di anni fa avevo già svolto un tirocinio presso lo stesso ufficio dove lavoro oggi, che si concluse dopo sei mesi. All’inizio di giugno scorso, dopo essere venuto a conoscenza che lo studio cercava personale che lavorasse alla visualizzazione architettonica, ho preso la palla al balzo e ho inviato la mia candidatura per la posizione che ricopro oggi, sfruttando i contatti che avevo stretto durante il mio stage. Immagino che le relazioni che avevo stretto coi miei superiori e coi colleghi in quel periodo siano state fondamentali per ottenere questo incarico.

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Hai avuto modo di vivere e lavorare in diversi Paesi europei. Quali differenze hai riscontrato nel mondo del lavoro con l’Italia? Esiste la meritocrazia altrove?

Questa è una domanda un po’ difficile a cui rispondere: semplicemente non ho mai lavorato in Italia e non posso fare un confronto. Tra le altre cose, l’architettura è un settore piuttosto duro e competitivo in cui è facile fare anche le ore piccole, soprattutto se si lavora in uffici di caratura internazionale. Ma dalle storie che mi raccontano amici e colleghi, posso dirti che qui al Nord Europa c’è generalmente una cultura più onesta del lavoro e le competenze non vengono svalutate come purtroppo avviene nel nostro Paese. Tanto per dire, qui la paga di un tirocinante è uguale se non superiore allo stipendio mensile di un neo-architetto in un qualsiasi grande ufficio milanese.

Un’altra differenza ancora più importante è che nel Nord Europa, e soprattutto in Scandinavia, gli uffici di architettura hanno una struttura molto più orizzontale: l’opinione di uno stagista è valida come quella di un project leader e durante un meeting vengono prese in considerazione le opinioni di tutti. Qui conta la validità dell’idea, non chi la propone. Quindi, per rispondere alla domanda: sì, la meritocrazia esiste altrove.

Cosa ti manca dell’Italia?

Risposta scontata: il cibo, o meglio, la cultura del mangiar bene! Qui a pranzo se ne vedono di tutti i colori, gli olandesi mischiano sapori e cibi senza alcun ritegno, senza contare la loro dieta completamente orientata ai carboidrati: patate, patate e ancora patate! Scherzi a parte, probabilmente per via delle loro radici calviniste qui il cibo è visto semplicemente come un mezzo di sussistenza e non come un piacere. Chiaramente mi mancano moltissimo la mia famiglia e i miei amici, ma fortunatamente l’aeroporto di Amsterdam è ben collegato con Napoli e si raggiunge da Rotterdam in soli 45 minuti di treno. Infine, mi manca la possibilità di coltivare degli interessi personali: ho recitato in teatro per circa 8 anni e spesso penso che mi piacerebbe davvero organizzare di nuovo uno spettacolo.

In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti ai giovani italiani in cerca di lavoro?

Un primo consiglio voglio darlo a chi sta ancora studiando e magari pensa ad una carriera all’estero: non aspettate di conseguire la laurea per iniziare ad affacciarvi nel mondo del lavoro. Il problema è che in Italia è ancora ben radicata la forma mentis secondo cui un laureato “in corso” vale più di chi magari si prende il suo tempo per terminare gli studi. Confrontandomi coi miei colleghi all’estero, ho constatato in prima persona quanto questo ragionamento sia sbagliato: paradossalmente è molto più utile laurearsi con un paio di anni di ritardo ma con qualche tirocinio alle spalle. Cosa ancora più importante, da studente è molto più facile ottenere uno stage all’estero visto che, spesso e volentieri, per legge questi sono riservati a chi sta frequentando un corso di studi. Ai neo-laureati consiglio invece di iniziare sfruttando le possibilità offerte dai programmi Leonardo / Erasmus Plus, i quali danno anche accesso ai tirocini, e di non perdersi d’animo perché gli italiani all’estero sono generalmente molto apprezzati. Nonostante il modo in cui veniamo dipinti da certi media, tutti i colleghi italiani che ho incontrato sono delle persone che lavorano davvero sodo, entusiaste, creative e con una preparazione eccellente, senza eccezioni. Quindi, non sarà difficile trovare qualcuno che apprezzi queste doti.

Raccontaci qualcosa del tuo blog.

L’idea di aprire The CTRL+Z Blog mi è balenata durante un periodo piuttosto intenso della mia vita: come raccontavo prima, avevo deciso di fare della visualizzazione architettonica un lavoro a tutti gli effetti, dopo mesi di alti e bassi nella progettazione. Inizialmente, il blog doveva essere un modo per costruirmi una presenza online e lanciare la mia attività, ma si è evoluto soprattutto in una piattaforma su cui condivido le mie conoscenze con giovani architetti e studenti, fungendo anche da stimolo a ricercare costantemente nuove tecniche da imparare e riproporre. In sostanza, nel mio piccolo cerco di colmare uno dei gap più preoccupanti nei programmi delle facoltà di Architettura italiane: la mancanza di educazione tecnica sul lato software e comunicativo dell’architettura, due aspetti che al giorno d’oggi un architetto non può permettersi di trascurare. Inoltre, da qualche mese ho deciso di trattare in maniera più approfondita il tema della composizione del portfolio, una raccolta di lavori che un architetto (ma più in genere tutti i professionisti creativi) è tenuto a presentare ad un potenziale cliente o datore di lavoro.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Beh, innanzitutto continuare a far crescere il blog, sia online che offline. Mi piacerebbe far partire dei corsi, poter insegnare dal vivo quello che provo a spiegare tramite i miei articoli e lavorare su dei progetti editoriali (di cui uno è già in cantiere). E poi c’è il mio lavoro: mi piacerebbe aprire la mia agenzia di comunicazione e visualizzazione architettonica un giorno, ma al momento da Mecanoo mi trovo alla grande, quindi per adesso va bene così. Come obiettivo più immediato, quello di imparare a creare immagini sempre più convincenti e che siano in grado di trasmettere emozioni. Qualcosa di più simile ad un dipinto, piuttosto che ad un operazione di marketing.

Link:

e-mail: federico@ctrl-z.it

sito web: http://ctrl-z.it

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A cura di Nicole Cascione