Stefano Buttiglieri: chef italiano da 8 anni in Egitto

Vivere qui è più facile e meno costoso

Di Enza Petruzziello

La cucina in Egitto? Parla italiano. Merito di Stefano Buttiglieri, chef romano che da 8 anni vive e lavora ad Hurghada, la perla del Mar Rosso.

Quarantotto anni, di Genzano di Roma, Stefano ha viaggiato molto prima di stabilirsi definitivamente ad Hurghada dove ha aperto un suo ristorante.

Inizia il suo lavoro nel mondo della ristorazione nel 1990, frequentando prima l’istituto alberghiero di Marino, poi prestando servizio in diverse realtà ristorative in giro per il Lazio. In seguito si trasferisce in Germania, poi negli Stati Uniti e infine approda in Egitto, dove dirige ristoranti italiani di alto livello.

Qui Stefano si sente a casa, ama il Mar Rosso e dopo un’iniziale difficoltà con la lingua è riuscito ad ambientarsi benissimo.

Stefano, ormai da 8 anni vivi in Egitto più precisamente a Hurghada, nel Mar Rosso. Come mai, tra tanti posti del mondo, la scelta è ricaduta su questo Paese?

«La scelta non è stata casuale. Una ditta di ristorazione italo/egiziana (la migliore al momento) mi ha contattato per lavorare con loro a delle nuove aperture che avrebbero fatto nel paese. Sinceramente all’inizio ero un po’ titubante, non ero mai stato in Egitto e un po’ mi metteva paura, ma poi ho fatto la mia scelta, lasciando il mio posto di lavoro in Italia, la mia famiglia ed i miei amici. Mi sono detto: “Male che va, torno indietro”. Invece fortunatamente sono capitato ad “El Gouna”, una sorridente cittadina a 35 km a nord di Hurghada e secondo molti la migliore dove vivere in Egitto. Si tratta, infatti, di una città privata: il suo proprietario è Mr Sawiris, un multimilionario egiziano. Ho vissuto ad El Gouna per 7 anni ma poi, avendo aperto una mia attività ad Hurghada, mi sono trasferito nella grande città della costa orientale che si affaccia sul meraviglioso Mar Rosso. Attualmente lavoro ancora con la ditta di ristorazione, prima come chef, adesso come quality control Manager, ma ho anche il mio gioiellino “italiano” ossia il mio ristorante».

Nuova lingua, nuove usanze, un nuovo modo di vivere e una cultura diversa. Come sono stati gli inizi e l’accoglienza del popolo egiziano?

«All’inizio difficile per me, non sapendo neanche parlare inglese, eccetto quello studiato a scuola. Ma pian piano ho iniziato ad imparare, ascoltando e cercando di parlare l’inglese che qui parlano quasi tutti. Ero obbligato a parlarlo altrimenti non avrei potuto continuare, ed alla fine in appena un anno ci sono riuscito. Certo il mio inglese non è perfetto, ma comunque non mi posso lamentare. Riguardo all’arabo invece, nonostante gli 8 anni c’è ancora tanto da ascoltare. È una lingua molto difficile nonostante ci siano tantissime parole che assomiglino all’italiano. Comunque anche gli egiziani si sanno adattare e mi hanno accolto calorosamente. Ho tantissimi amici e colleghi e, a volte, non rimpiango affatto di essere andato via dall’Italia, perche qui mi sento come fossi a casa».

Stefano Buttiglieri toni blair

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Cosmopolita e vivace, Hurghada è una rinomata località turistica nel Mar Rosso, meta ogni anno di viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo. Ma come è vivere qui da residente e non da turista? Penso ai servizi, al costo e alla qualità della vita, all’assistenza sanitaria, ai divertimenti ecc.

«Tutto dipende dai punti di vista e dalle aspettative. La città offre tanti servizi presenti anche in Europa, ma ovviamente è carente in molti altri. Siamo pur sempre in Africa. Uno dei vantaggi di vivere sul Mar Rosso è di avere il sole 365 giorni all’anno. Certo, può succedere che un giorno ci sia una tempesta di sabbia o che cada qualche goccia di pioggia (in 8 anni avrà piovuto forse 6 volte), ma il bel tempo regna costante. Caldo, poco umidità e spiagge rendono Hurghada la città perfetta per le vacanze. Rimanendo all’interno dei suoi resort meravigliosi, per il turista sembra tutto meraviglioso, ma purtroppo non è così».

In che senso?

«Come in tutte le città del mondo, anche ad Hurghada ci sono gli alti e bassi, i ricchi ed i poveri. L’Egitto non ha un ceto sociale medio. Qui o sono ricchi, ma proprio ricchi, o poveri. Lo stipendio medio di un egiziano ammonta a circa 3000/4000 Lire egiziane, appena 200 Euro. Però è tutto rapportato alla vita. Il taxi costa poco, il cibo locale costa poco etc. Ovviamente tutte le prelibatezze importate costano il doppio anche rispetto a noi, ma se uno si sa adattare, si può vivere con 200 euro al mese. 95 milioni di abitanti lo fanno qui. Gli altri 10 milioni di abitanti invece vivono la loro vita nello sfarzo. Ho visto persone buttare soldi come fossero carta straccia. Hanno una vita sociale molto intensa: gli piace bere (alcool sopratutto anche se sarebbe vietato), amano ballare e frequentare club esclusivi. Vanno in yacht e vivono in ville lussuose. Insomma, si sanno divertire. Come ristoratore a volte ho delle difficoltà nel reperire prodotti di qualità da poter usare nel ristorante. A volte sul mercato trovi di tutto, altre volte trovi solo prodotti locali. Per cui mi sono adattato anche io alla vita e a quello che offre questo paese. L’assistenza sanitaria è un altro punto dolente, perché come in altri paesi al di fuori della comunità europea, se non hai un’assicurazione sanitaria, sei spacciato».

Stefano Buttiglieri

C’è un aspetto, un luogo, un qualcosa che ti ha colpito e che ami di più del posto in cui vivi?

«Quello che amo di più, qui in Egitto, sono le persone. Mi hanno accolto e fatto sentire come se fossi a casa ed è per questo che non sento nostalgia dell’Italia. Ogni tanto ho la sensazione che questo sia il posto dove vivrò fino alla mia fine. Pensa, ho una amica di Venezia che sa leggere le foto come fossero tarocchi ed una volta, sotto mia richiesta, leggendo le mie foto mi disse che in passato ero stato un centurione romano posizionato proprio in Egitto. Sarà vero oppure no, ho comunque la sensazione di aver già visto alcuni posti, anche se non c’ero mai stato prima. Sarà un déjà vu? Chi lo sa!».

Sei uno chef professionista, come nasce la passione per la cucina?

«La mia professione e la mia passione nasce a casa. Mia mamma era molto brava a cucinare ed avendo casa grande a volte si organizzavano feste con gli amici di famiglia. Mia madre preparava sempre tutto da sola, e tutto fatto in casa. Da lì è nata la mia passione per la cucina. Ho fatto la scuola alberghiera a Marino, ho iniziato come commis di cucina in svariati ristoranti nella zona di Roma e da qui ha preso poi via il tutto. Quando cucino è sempre come se fosse una nuova esperienza, anche se sono piatti che faccio continuamente. Salato, sciapo, crudo, cotto: c’è sempre qualcosa che mi porta a migliorare, modificare e poi scegliere quello che mangio o che faccio mangiare. Per me la cucina è tutto. Punto sopratutto alla qualità e non alla quantità. Il cliente che servo deve sentirsi a suo agio quando mangia, deve sentirsi accolto dai sapori e dai profumi che avvolgono le mura del mio ristorante».

A proposito del tuo ristorante ad Hurghada, parlaci della tua attività e di questa tua nuova avventura professionale.

«Sì, ho aperto da poco un mio ristorante proprio nel centro della città. L’ho chiamato, come da buon italiano, “Trattoria & Caffe Italiano”. L’ho aperto in società con un mio amico e collega professionista che vive a Roma e ha 2 pasticcerie, che a mio avviso sono le migliori della Capitale. Lui ovviamente è pasticciere, abbiamo fatto la scuola insieme e poi proseguito le nostre vite in campi differenti anche se siamo sempre rimasti in contatto. Adesso è il mio miglior amico e condivido tutto con lui. All’inizio l’idea era di aprire una pasticceria italiana, ma poi abbiamo optato per la trattoria, perché ad Hurghada c’è carenza di buon cibo italiano. Offriamo piatti tipici romani ma anche di altre regioni (cacio e pepe, arrabbiata, ossobuco alla milanese etc) e presto inizierò anche con le pizze. Stiamo già ristrutturando i locali per la pizzeria. I clienti che abbiamo sono internazionali, dai tanti italiani residenti ai tanti russi, ucraini, inglesi, tedeschi etc. anche agli egiziani piace mangiare italiano. Vorrei sapere a chi non piace!».

In Italia a porre un freno alla nascita di nuove imprese spesso è proprio la burocrazia. Come è la situazione burocratica in Egitto? E quali sono stati i passaggi necessari che hai dovuto affrontare per aprire il tuo ristorante?

«Aprire un’attività non è difficile come in Italia. Ovvio anche qui c’è della burocrazia da seguire e tante cose non sono facile da ottenere. Per esempio per poter servire alcool, vino e birre, devi avere una licenza a parte che costa svariate migliaia di euro. Per il resto è tutto abbastanza facile. Non ci sono le trasse che abbiamo in Italia e poi qui l’Iva sta al 14%. Se hai un locale e soldi da investire, è il posto giusto per poter gestire qualcosa di proprio a buon prezzo»

Nel Mar Rosso, e in generale in Egitto, ci sono opportunità occupazionali per chi come te sta pensando di trasferirsi qui? E quali consigli daresti a loro?

«Noi italiani siamo sempre ben visti all’estero. Che sia Egitto, Stati Uniti o Brasile sappiamo il fatto nostro. In primis tutti ci considerano il massimo per il cibo, per questo è molto facile trovare un lavoro, anche fosse una tavola calda. Ma sanno sopratutto come e quanto lavoriamo. Noi siamo il top in quasi tutto e se ci dedichiamo a qualcosa o a qualche progetto, normalmente lo facciamo sempre al meglio finché non è finito. Se avete voglia di trasferirvi in un altro paese dovete essere sicuri sopratutto di doverci stare a lungo, altrimenti non ne varrebbe la pena».

Qual è l’iter burocratico per trasferirsi e chiedere la residenza? (visti, permessi di soggiorno ecc).

«Ovviamente la miglior soluzione è avere già un punto di riferimento o comunque un contratto di lavoro. Quando si arriva in Egitto all’aeroporto ti danno il visto turistico valido per un mese, dopodiché si dovrebbe uscire dal paese. Ma tanti restano perché trovano un lavoro: con il contratto si può avere il visto ed il permesso di lavoro nell’apposito ufficio. L’Ambasciata italiana poi pensa a tutto il resto, all’iscrizione AIRE (Anagrafe Italiana Residenti Estero), ai vari permessi e fogli necessari per poter vivere in Egitto. Una soluzione più veloce è quella di affittare o comprare un appartamento a lungo termine, cosi facendo le pratiche si velocizzano e si ha diritto al visto per un anno. È un escamotage facile e veloce».

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Stefano Buttiglieri chef

Negli ultimi due anni il mondo è stato scosso da una pandemia globale, determinando il blocco delle frontiere e la chiusura delle attività. Come hai vissuto quel periodo, non certo facile per il mondo della ristorazione? E com’è la situazione attuale?

«Allora, qui posso dire la mia. Anche l’Egitto come nel resto del mondo è stato scosso dalla pandemia del Covid-19, ma fortunatamente non come in Italia. Il lockdown si è fatto, ma solo per un mese, e non è stato neanche un vero lockdown. I negozi erano chiusi, ma la gente comunque girava per le strade, i ristoranti erano aperti per l’asporto e tutto scorreva come sempre. Finito il mese tutto è tornato alla normalità. Solo nei ristoranti che lavoravano a tutto regime i camerieri erano obbligati a portare la mascherina ed ad usare il disinfettante. Non capisco perchè in Italia hanno fatto un terrorismo mediatico riguardo al virus, quando in un paese nel terzo mondo e con già tante difficoltà non ha influito minimamente sulla popolazione. Certo ci sono stati tanti casi anche qui ed anche morti, ma non per questo devi fermare una nazione e le sue economie. Attualmente è come se il Covid-19 non fosse mai esistito».

Non solo Egitto. Hai viaggiato tanto. Prima sei stato in Germania e poi negli Stati Uniti. Che tipo di esperienze sono state e che cosa ti hanno lasciato?

«Sì, ho girato molto per il mio lavoro e sono stato sempre fortunato perche ho lavorato sempre in posti buoni. Sai il lavoro da chef è impegnativo ed a volte cambiare aiuta molto nella propria crescita, sopratutto per noi che stiamo in cucina. Dobbiamo girare ed apprendere il più possibile anche in quei posti dove meno te lo aspetti. Fate esperienze, girate se potete. Ve lo ritroverete poi dopo, al momento giusto».

Stefano Buttiglieri

Come è cambiata la tua vita da quando abiti in Egitto?

«La mia vita è rimasta per lo più uguale tra lavoro, uscite con gli amici e anche con la famiglia. Oggigiorno con i nostri smartphone possiamo chiamare chiunque e vederci in camera quando vogliamo. Certo qui la vita è più facile e meno costosa rispetto all’Italia, ma sempre nel suo limite».

Pensi che l’Egitto sia la destinazione definitiva oppure ti vedi altrove tra qualche anno?

«Sì, lo penso. Ormai ho costruito la mia vita qui e sinceramente non mi piace cambiare nuovamente, inizio ad avere una certa età. Questa è diventata la mia casa, il mio paese anche se nel cuore ho sempre Roma e l’Italia. Se capitate ad Hurghada, venite a trovarmi, sarete sempre i benvenuti!».

Per contattare Stefano Buttiglieri, ecco i suoi recapiti:

Email: buttyst1@gmail.com e caffeitaliano@trattoriahurghada.com

Telefono: +201062668904 ; +201554934585.

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