Per trasferirsi all’estero è importante pianificare per trovare il Paese più adatto a noi

A cura di Maricla Pannocchia

Originaria della Sardegna, Simona, 41 anni, è rientrata da poco in Italia dopo aver vissuto per 13 anni all’estero fra Montpellier (Francia), Cork e Dublino (Irlanda).

“Ho passato gran parte del mio percorso universitario come studentessa fuori sede e, quando l’azienda internazionale per cui lavoravo a Cagliari decise di chiudere i servizi lì, richiese a una parte della forza vendita di trasferirsi in Francia, a Montpellier, presso l’HQ Europeo. Ho pensato fosse un’opportunità di crescita e di sviluppo umano e professionale, quindi colsi l’occasione. Se non avessi accettato, probabilmente mi sarei ritrovata in disoccupazione fino a data da definirsi”, racconta Simona.

La donna suggerisce un trasferimento a Montpellier, città dal clima simile a quello italiano, a chi vuole frequentare l’università all’estero o imparare il francese.

Nella piovosa Irlanda, invece, la vita si svolge principalmente indoor, ovvero all’interno. “Tuttavia, qui sono stata accolta meglio dalle persone del posto” racconta la donna, “Forse perché vi ho vissuto più a lungo rispetto al periodo passato in Francia.”

In quanto coach che lavora molto con gli expats, Simona pensa che, prima di un qualsiasi trasferimento all’estero, sia necessario informarsi il più possibile sul Paese dove si vorrebbe vivere perché, spesso, questo determina il successo o meno del trasferimento a lungo termine.

SIMONA SASSU

Ciao Simona, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao a tutti! Mi chiamo Simona, ho 41 anni e sono originaria della Sardegna. Ho un compagno e una figlia di 6 anni. Mi sono spostata spesso per studio e per lavoro e ho vissuto in Sardegna, in altre parti d’Italia e all’estero. Da pochi mesi mi sono trasferita nuovamente in Italia dopo 13 anni all’estero. Attualmente vivo a Roma.

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Quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?

Ho deciso d’intraprendere questo cambio di vita ed è stata più un’opportunità che mi è capitata, seppur desiderata, che una scelta. Quando l’azienda internazionale per cui lavoravo decise di chiudere i servizi a Cagliari, dove lavoravo io, richiese a una parte della forza vendita di trasferirsi in Francia, a Montpellier, presso l’HQ Europeo. Ho pensato fosse un’opportunità di crescita e di sviluppo umano e professionale, quindi colsi l’occasione. Se non avessi accettato, probabilmente mi sarei ritrovata in disoccupazione fino a data da definirsi.

Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti quando hai dato loro la notizia?

Credo ci fosse un po’ di ansia nell’aria, ma credo anche che tutti fossero piuttosto abituati a vedermi partire, visto che mi ero già spostata in altre zone d’Italia per motivi di studio. Sono stata una studentessa fuori sede per la maggior parte del periodo universitario.

Hai vissuto sia in Francia sia in Irlanda e ci parlerai della tua esperienza in entrambi i Paesi. Qual è stata la tua prima meta per il trasferimento?

Ho vissuto per quasi 3 anni nel sud della Francia ed è stata la mia prima esperienza. Avevo 28 anni.

Come ti sei organizzata prima della partenza?

Ricordo che fu una scelta piuttosto repentina. Vivevo già fuori sede rispetto al mio luogo di origine, a Cagliari. Vivevo in affitto e avrei dovuto lasciare tutto e fare un intero trasloco da sola per affrontare un lungo viaggio in auto. Svuotai il mio appartamento e cercai di portare quanto più possibile con me. Partii con una Clio stracolma di effetti personali, pronta per imbarcarmi e mettere a punto un lungo viaggio prima in nave, poi con la mia auto. Ero comunque felice di affrontarlo con altri colleghi che decisero di fare quella scelta.

Come ti sei mossa per trovare un alloggio?

I miei colleghi ed io avevamo un supporto in loco, sia per l’alloggio temporaneo sia per la ricerca di uno a lungo termine. Fummo affiancati da un’agenzia che si occupava di organizzare le visite alle abitazioni disponibili. Molti dei miei colleghi non conoscevano la lingua francese, perciò necessitavano di un servizio simile per riuscire a sistemarsi velocemente ed essere operativi nel lavoro in tempi brevi.

Quali sono, secondo te, le eventuali differenze nella tipologia di alloggi, nella difficoltà o meno di trovarne e nei prezzi fra Montepellier, Cork e Dublino?

Parliamo ovviamente di tempi diversi. Sono stata in Francia dal 2009 al 2012 e in Irlanda dal 2012 fino a qualche mese fa. Posso dire che, al tempo, a Monpellier non esistevano grossi problemi nel trovare un’abitazione. Spesso erano disponibili buone opportunità, anche piuttosto funzionali ed esteticamente gradevoli. I costi erano paragonabili a quelli che troviamo oggi nelle medie-grandi città italiane, a fronte però di un reddito pro-capite probabilmente superiore, al tempo, rispetto a quello italiano. Montpellier è una città prevalentemente universitaria.

Sappiamo invece che in Irlanda la questione case è del tutto diversa: se ne trovano poche e a prezzi molto elevati. A Dublino la situazione è attualmente nota anche come “house crisis” per la difficoltà sia di trovare soluzioni sia di potervi accedere finanziariamente.

Di cosa ti occupi?

Sono una professionista nel settore delle vendite. Ho lavorato per varie realtà internazionali sopratutto nel settore tecnologico, per la vendita di prodotti e servizi principalmente per il mercato italiano, ma anche estero (Regno Unito e Francia). Essendo già laureata in Psicologia della comunicazione e organizzazioni a La Sapienza di Roma, durante il Covid-19 ho deciso di prendere un diploma professionalizzante per diventare life e career-coach e provare ad aiutare altre persone. Oggi metto a disposizione la mia esperienza di vita e professionale, esercitando questa professione e avendo come clienti privilegiati gli expats.

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SIMONA SASSU COACH

Dato che lavori molto con gli expats, ti sei fatta un’idea di quali sono le problematiche più diffuse fra chi decide di trasferirsi all’estero?

Sì. Certamente le tematiche più spesso affrontate riguardano l’adattamento al nuovo contesto sociale e culturale. Poi subentrano quelle relative alla realizzazione professionale che giustifichi la scelta fatta. La nostalgia di casa e del proprio cerchio di fiducia primario, amici e famiglia, è un altro aspetto piuttosto frequente.

Secondo te, c’è una sufficiente preparazione sull’argomento o, quando una persona decide di trasferirsi, è lasciata un po’ a sé?

Monitoro spesso la tematica attraverso i gruppi social e conoscenti che hanno fatto, o che stanno per fare, questa scelta. Penso che sia assolutamente così. Esiste ancora molto fai-da-te, un po’ per mancanza di riferimenti e anche un po’ perché magari l’interessato non s’informa a sufficienza. Probabilmente la preparazione prima della partenza, usando tutti i mezzi informativi possibili, determina una buona riuscita o meno dell’operazione per assicurarsi un trasferimento a lungo termine.

Raccontaci com’era la tua vita quotidiana in ciascuna delle tre città.

Montpellier è una città del sud della Francia, quindi gode di un clima mediterraneo molto simile a quello dell’Italia. A parte per le ore lavorative, si trascorre molto tempo all’aperto, si gode di un buon clima, il cibo francese è buono (ma non sempre per tutti i gusti), la spiaggia si trova a pochi chilometri dalla città e, durante il periodo estivo, ci sono piccoli bistrot e frequenti feste per le strade che rendono l’atmosfera molto gioiosa.

Cork è una città che si trova a sud dell’Irlanda con clima relativamente piovoso per tutto l’anno. La vita in Irlanda in generale è prevalentemente indoor. Per socializzare si utilizzano i pub e per un expat l’ambiente lavorativo è il contesto privilegiato per costruire relazioni. Cork gode in generale di una buona atmosfera, molto inclusiva e internazionale. Dublino ha senz’altro il vantaggio di essere la capitale, quindi di offrire più servizi e alternative per il tempo libero. Essa è una città molto vivibile.

Qual è, secondo te, fra Montpellier, Cork e Dublino, la città in cui si “vive meglio” e perché?

Credo che sia una risposta molto soggettiva da dare ed io stessa ho cambiato opinione più volte al riguardo. Penso che, se cerchi un ambiente internazionale, con scambi frequenti, molte persone da conoscere e una vita sociale dinamica da expat, probabilmente dovresti trasferirti a Dublino. Se cerchi una vita in cui respiri l’eterna vacanza, invece, suggerirei Montpellier.

E la più economica?

Montpellier è senza dubbio più economica, immagino anche oggi, rispetto all’Irlanda in generale. C’è anche da dire, tuttavia, che gli stipendi, in Irlanda, sono adeguati al costo della vita.

Pensi che la burocrazia funzioni meglio in Francia o in Irlanda?

In Irlanda la burocrazia è praticamente assente e questo è uno degli aspetti che rende la vita molto agevole sia a privati sia ad aziende. Tutto si risolve con un colpo di telefono o una mail.

In Francia, la burocrazia è molto simile a quella italiana con la differenza che, personalmente, l’ho trovata meno flessibile, ma non necessariamente più efficiente.

Rimanendo in Irlanda, come mai hai scelto di spostarti da Cork a Dublino?

Il mio compagno ed io ci siamo spostati da una città all’altra dopo aver cambiato lavoro o società. Abbiamo colto opportunità lavorative differenti che ci hanno imposto dei trasferimenti.

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Quali sono le differenze più evidenti fra le due città e, magari, anche gli eventuali punti in comune?

Le città irlandesi hanno molto in comune, sia dal punto di vista architettonico sia rispetto allo stile di vita. Cork gode di un paesaggio limitrofo molto interessante con dei bellissimi scorci marini, piccoli borghi di pescatori, ma anche laghi e parchi naturali. Dublino offre una vita culturale più attiva, avendo diversi musei e teatri di grande capienza e ha un aeroporto internazionale molto ben servito che ti collega facilmente con tutto il mondo. Anche Dublino offre degli scorci molto belli sia a nord sia a sud della città, dove le famose scogliere irlandesi si alternano a giardini pieni di fiori e parchi sterminati.

Cosa si fa a Montepellier, Cork e Dublino in ambito artistico, ricreativo e culturale?

Penso che la Francia possa ritenersi imbattibile sul fronte culturale. La cultura è molto vissuta e apprezzata dai francesi, ragion per cui vivere in Francia significa essere continuamente stimolati dal punto di vista culturale e artistico, grazie alle numerosissime iniziative in tal senso. L’Irlanda non gode della medesima storia e fortuna rispetto alla Francia, e questo è innegabile. Tuttavia, offre svariati musei, sopratutto relativi alla storia del Paese durante l’epoca medioevale e la conquista inglese. Dal punto di vista ricreativo, Dublino offre concerti e teatri con spettacoli con artisti di livello internazionale. Anche lo sport ha una sua valenza nella vita quotidiana irlandese, sopratutto gli eventi relativi al rugby e al gaelic football.

Come sei stata accolta dagli abitanti delle varie città?

Questo è un punto interessante. Credo che la convivialità irlandese non abbia molti eguali, si trova sempre qualcuno con cui parlare e a cui importa sapere di te e di cosa fai. Questo agevola moltissimo anche nell’apprendimento della lingua. Personalmente non ho avuto la stessa esperienza in Francia.

In quale città ti è stato più facile integrarti e perché?

Nonostante avessi rudimenti di francese al mio arrivo in Francia, e praticamente nulli di inglese al mio arrivo in Irlanda, non ho dubbi a rispondere che in Irlanda ho trovato un ambiente più favorevole. Questa è, ovviamente, la mia esperienza personale. C’è anche da sottolineare che il mio periodo francese è stato più breve.

Quale delle tre città pensi che abbia il miglior ambiente lavorativo e perché?

Dublino offre molte opportunità per un expat con un livello d’istruzione elevato e per chi vuole provare a lavorare per le aziende più grandi del mondo. Montpellier accoglie moltissimi studenti universitari in Erasmus, ma anche nuovi dottori in diverse discipline.

 

Che consigli daresti a chi sta pensando a un trasferimento all’estero?

Penso che un livello di preparazione a questa decisione sia necessario. Valutare bene prima ogni mossa, ad esempio le possibilità lavorative e l’allineamento con la propria esperienza. Se possibile, cominciare a fare dei colloqui già prima di trasferirsi, capire le possibilità di guadagno e il costo della vita, e individuare il Paese più adatto ad accoglierti in base al tuo profilo professionale.

Pensi che Montepellier sia più adatta a…

Chi non vuole rinunciare al clima mediterraneo, agli studenti e a chi intende avviare una carriera universitaria all’estero o vuole imparare il francese.

E Cork e Dublino?

A tutti coloro che vogliono crescere in grosse realtà organizzative e a chi vuole godere di un ambiente internazionale.

Che consigli daresti a chi, invece, vorrebbe andare in vacanza in queste città?

Montpellier, insieme a tutta la costa sud della Francia, ha molto da offrire ai visitatori: cantine vitivinicole, le steppe de la Camargue, piccole città della Provenza e la Costa Azzurra, che è a poca distanza. Cork e Dublino sono le due città “must” da visitare in Irlanda, insieme a Galway. Credo valga la pena visitare Dublino almeno una volta nella vita e immergersi nei suoi panorami naturali.

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Quali sono, nella tua esperienza, le gioie e soddisfazioni più grandi degli expats?

Come coach sono obbligata a rispondere che ognuno ha le sue personali soddisfazioni e che queste dipendono dalla diversità e dai valori di ciascuno. Dal mio punto di vista, l’estero ti offre il riscatto sociale che molti cercano di ristabilire, sopratutto dal punto di vista lavorativo. Nella vita quotidiana, la gioia di scoprire qualcosa di nuovo ogni giorno e la soddisfazione di crescere come persone probabilmente sono le cose che ci accomunano tutti.

Se potessi tornare indietro, faresti qualcosa diversamente?

Onestamente non credo. Sono felice di quello che sono e del mio percorso. Ho fatti molti sacrifici, ho lavorato sodo, ho studiato altrettanto e credo di aver avuto il giusto, non di più e non di meno. Essere partita mi ha dato la possibilità di crearmi una professionalità ed essere credibile sul mercato, sopratutto ora che ho avviato la mia attività.

Essere un’expat per te significa…

Avere l’opportunità di costruire una nuova persona, che non sarà mai più la stessa di quella che è partita per la prima volta.

Cos’hai imparato, finora, vivendo in ben 3 città estere diverse?

Credo che cambiare posti in cui vivere sia sempre stato parte della mia indole, e probabilmente non avrei potuto fare niente di diverso. Ho imparato, dunque, a conoscermi meglio e a capire quale era la strada giusta per me.

Progetti futuri?

Dal mio rientro in Italia, sto riassestando la mia attività di coaching. Sto instaurando un network di lavoro per offrire servizi all’avanguardia per aziende e singoli nell’ambito del coaching. Voglio continuare a dare supporto alle persone e alle organizzazioni, perché mi rendo conto di quanto questa pratica sia efficace nell’aiuto umano e professionale. Vorrei aiutare più persone possibile a essere felici e forse a godere di più dell’esperienza all’estero che stanno vivendo, o che vorrebbero intraprendere.

Per seguire e contattare Simona:

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