Silvia: Formentera è l’isola della mia anima

A cura di Maricla Pannocchia

Giornalista, scrittrice, video maker, artista e viaggiatrice Silvia, originaria di Torino, al momento si divide fra l’Italia, Tenerife e Formentera. Ed è proprio quest’ultima che la donna definisce “l’isola della mia anima”.

“Ci sono due aspetti di Formentera che possono anche non incontrarsi mai” racconta Silvia, “Uno è quello che caratterizza l’estate, periodo in cui la maggior parte della gente va sull’isola per divertirsi e mettersi in mostra, e l’altro è quello che, nei mesi di maggior affluenza, per cause di forza maggiore, è costretto a ritirarsi.” È proprio quel lato più autentico e selvaggio di Formentera che ha conquistato Silvia.

Silvia, oltre ad aver scritto un libro che ha per protagonista proprio la sua amata isola, è anche pittrice e ha lavorato per diversi programmi televisivi di viaggio, esperienza che le ha permesso di visitare numerosi luoghi del pianeta, entrare in contatto con tante culture diverse dalla sua e mettersi in gioco. “Ho scelto un percorso professionale non facile e che non dà garanzie economiche” racconta Silvia, “E, se ho potuto farlo, è anche grazie alla mia famiglia, che mi ha sostenuta economicamente quando ho cominciato a inseguire i miei sogni.” Ad artisti e aspiranti tali o, in generale, a chi vorrebbe svolgere professioni che danno poche garanzie economiche, Silvia suggerisce di lasciare l’Italia, “Se è vero che mantenersi con questi lavori è difficile ovunque è anche vero che, purtroppo, è particolarmente arduo farlo nel nostro Paese.”

Silvia Della Rocca

Ciao Silvia, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao a tutti, mi chiamo Silvia, sono originaria di Torino e, al momento, vivo tra l’Italia, Tenerife e Formentera. Mi ritengo una donna fortunata che ha avuto la possibilità di trasformare le sue differenti passioni in lavori che spaziano dall’arte, alla scrittura, alla realizzazione di video e format tv. Amo vivere a contatto con la natura e, proprio nei luoghi dove Madre Terra ancora è libera di manifestare la sua essenza, sono in pace e in connessione con me stessa, che sia tra i deserti sconfinati dell’Africa, sulle vette dell’Himalaya, nella quiete del piccolo maso sperduto in una valle del Trentino, dove trascorro alcuni periodi dell’anno, o, ancora, a contatto con l’energia che sprigiona la mia isola del cuore, Formentera.

Ti definisci viaggiatrice, artista, giornalista, scrittrice e video maker. Ti va di parlarci un po’ di questo tuo modo di essere?

È un modo di essere che definisco “libero” e che mi ha permesso di trasformare le mie passioni in occasioni di lavoro. Una scelta non facile, dove non ci sono sicurezze, ma nella quale provo tante soddisfazioni nel fare le cose con il cuore.

Senza ipocrisie, è innegabile che ho potuto realizzarmi in ambiti differenti anche grazie alla mia famiglia, che mi ha sostenuta economicamente nei momenti in cui ho fatto salti nel vuoto per seguire le mie passioni, perché i riscontri economici, anche se ci sono, non sono né stabili né quantificabili a priori.

Detto ciò, ci vogliono poi tanta passione, costanza, determinazione e sacrifici per realizzare i propri sogni in ambiti professionali differenti che, però, sono in qualche modo interconnessi tra loro. La passione per i viaggi e il desiderio di confrontarmi e conoscere sempre luoghi e popolazioni lontane e diverse da noi e dalla visione antropocentrica occidentale, unita agli studi e alla “gavetta”, mi ha permesso per anni di scoprire l’Italia e il mondo realizzando format tv e documentari per Sky Marcopolo. Dopo la laurea in lettere, sono diventata giornalista e ho unito anche questo aspetto lavorativo alle mie passioni, scrivendo su diverse riviste di viaggi e outdoor. Come scrittrice, ho pubblicato il mio primo romanzo “L’isla de Aral”, ambientato a Formentera, e ho terminato in questi giorni, sempre scrivendo a quattro mani con Michele dalla Palma, il secondo romanzo “Issa, l’altra storia di Gesù”.

L’arte ha, per te, un ruolo fondamentale…

Sì, da qualche anno mi occupo di arte materica, realizzando mostre ed esposizioni in Italia e a Tenerife.

La collezione GENESIS, in Italia, comprende la serie di opere “Moon & Planet”, un invito per l’Uomo a volgere nuovamente lo sguardo verso l’infinito, oltre i limiti dell’ego e, al contempo, all’interno del proprio Sé, ricercando una nuova connessione con l’energia dell’Universo, attraverso i differenti simbolismi della luna e di alcuni pianeti, offerti dalle opere. La serie “Mother Earth”, invece, contempla opere dalla forte connessione con Madre Terra, dove vengono utilizzati elementi naturali come pregiati legni antichi, pietre e cristalli grezzi, muschi e licheni. Opere di grandi dimensioni che, oltre ad avere una certa valenza estetica, possono essere utilizzate per ritrovare l’equilibrio energetico e la connessione con il proprio Sé e con la natura.

Trasformare la materia e plasmarla con le mani è un’operazione catartica straordinaria, una forma espressiva di linguaggio emozionale. Per questo, per me, “l’arte è la manifestazione della nostra anima, della nostra essenza”.

È una passione che ti porti dietro da bambina oppure, a un certo punto della tua vita, è entrata con prepotenza in te?

Non sono “figlia d’arte”, ma l’ho “incontrata” grazie alla scrittura del mio romanzo, “L’isla de Aral.” Come vi dicevo, in qualche modo, ogni aspetto del mio lavoro è interconnesso.

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La prima parte del romanzo è ambientata a Bussana Vecchia, il paese degli artisti in Liguria, dove amavo andare fin da ragazzina. Nel libro lì si era ritirato il pittore, Santiago De La Fuente, dopo anni vissuti tra Formentera e Barcellona, ma il destino ha voluto che le fantasie di un romanzo trovassero riscontro nella realtà. Pochi mesi prima della sua pubblicazione, camminando tra i vicoli di Bussana, proprio vicino alla chiesa diroccata dove, nell’ambientazione del libro, vive Santiago, ho visto esposto, fuori da un atelier, un grande quadro che ha tutte le peculiarità delle opere materiche dipinte dal pittore del mio romanzo.

Ne sono rimasta affascinata e, al contempo, stupita. Ho incontrato l’autrice del quadro, che si era da poco trasferita lì, le ho raccontato le straordinarie affinità tra la sua pittura e quella che ho affidato al protagonista del mio romanzo e, da quel momento, siamo diventate amiche (la pittrice è Daniela Gabeto). Il suo quadro è diventato parte della copertina del libro e lei mi ha convinta, non senza una mia iniziale reticenza, a provare a dipingere. È il 2016. Proprio lì, nell’atelier di Daniela a Bussana, tra quelle mura antiche che avevano ospitato, nella fantasia di un romanzo, un pittore hippy e i suoi quadri, ho iniziato a dipingere. Mi è sembrato di entrare subito in simbiosi con la materia e, da quel momento, l’arte è diventata parte della mia vita.

Inizialmente, ho cercato di seguire la tipologia di arte materica descritta nel romanzo poi, nel tempo, l’ho modificata e affinata, seguendo il mio istinto e trovando il mio stile.

Silvia Della Rocca

Il tuo sogno era quello di viaggiare. Perché? Da cosa nasceva quest’esigenza?

Il viaggio per me è sinonimo di libertà e conoscenza, due elementi fondamentali nella mia vita.

Credo che viaggiare, che è diverso dal fare una vacanza, sia un modo straordinario per mettersi in discussione, uscendo dalla “zona di comfort” e allargando i propri orizzonti mentali.

Cos’è, per te, il viaggio?

Il viaggio per me è vita. Conoscere realtà, mondi e popolazioni differenti da noi è un dono prezioso, che permette di uscire da quella che prima definivo come una “visione antropocentrica occidentale”. È il modo migliore per ampliare i proprio orizzonti mentali, entrando in contatto con altri mondi e culture. Tutto ciò ci permette d’imparare, conoscere, confrontarci con gli altri e crescere.

Hai ideato e realizzato un format tv per SKY Marcopolo, “Sentieri d’Italia”. Puoi raccontarci di più in merito?

È stata una bellissima esperienza sia a livello umano sia dal punto di vista lavorativo. Un format tv dedicato all’outdoor e all’escursionismo, più di 100 puntate realizzate in tutta Italia, dove il conduttore Michele Dalla Palma portava gli spettatori alla scoperta dei luoghi più affascinanti del Paese, percorrendo i sentieri più significativi e caratteristici delle nostre regioni, raccontandone peculiarità storiche, tradizionali e culturali. Un lavoro impegnativo on the road dove, da autrice, scrivevo i testi di ogni puntata, seguivo tutta la produzione e, spesso, stavo anche dietro la telecamera. Abbiamo dedicato 20 puntate ai “sentieri di neve” alla scoperta delle più belle stazioni sciistiche delle Alpi, durante le quali sciavo con la telecamera sempre in mano ed è stato bellissimo (a parte il freddo).

Nel corso degli anni, hai visitato alcuni dei luoghi più belli del pianeta, come il cuore dell’Africa, l’India o il Sud America… quali viaggi ti sono rimasti particolarmente nel cuore?

Ogni viaggio è un’esperienza unica e irripetibile.

Quello che porto più nel cuore è il Ladakh, un distretto himalayano del nord dell’India, chiamato anche il piccolo Tibet. Uno straordinario paesaggio d’alta quota costellato da pittoreschi monasteri abbarbicati sulle rocce, dov’è ancora possibile vivere l’autentica cultura buddista tibetana.

E poi la Patagonia con la sua esuberante e sconfinata natura, i ghiacciai e l’avventura fino alla “fine del mondo”, Capo Horn, il viaggio fatto sulle tracce di Marco Polo lungo i sentieri della Via della Seta per realizzare le 12 puntate del format tv “Cercando Shangri-La,” percorrendo quasi 10.000 chilometri tra India, Uzbekistan, Kirgyzistan e Cina. Ancora, gli 8.000 chilometri “on the road” nell’ovest degli Stati Uniti tra Nevada, California, Idaho, Wyoming, Montana, Utah, Arizona e Colorado, dove abbiamo realizzato le 30 puntate del format tv “Frontiere – Alla conquista del West”.

Hai avuto modo di scoprire popolazioni differenti e di raccontare, usando le parole e le immagini, le loro storie. Puoi parlarci di una popolazione che ti è rimasta particolarmente impressa?

Sicuramente le tribù della Valle dell’Omo, in Etiopia, conosciute durante una spedizione nel cuore più ancestrale dell’Africa. Gli Hamer, i Nyangatom e i Surma sono popolazioni tribali che vivono ancora sospese nel tempo, ferme all’epoca neolitica, seguendo riti e tradizioni che scandiscono il ritmo delle giornate e di intere esistenze. Un microcosmo fatto di miti e superstizioni, culti ancestrali e riti di passaggio che seguono le leggi della natura, della terra e del cielo.

Popolazioni tribali capaci di mantenere intatte le loro tradizioni millenarie, custodi di culture purtroppo destinate a scomparire, travolte dalla nostra “civiltà”.

Questo è uno stile di vita non proprio tradizionale. Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti al tuo bisogno di viaggiare e alla tua passione per l’arte?

Da quando mi sono trasferita a Roma, all’età di 29 anni, ho compreso che alcune persone hanno bisogno di presenza continua, pertanto alcuni rapporti si sono persi nel tempo mentre altri, invece, si sono consolidati e hanno acquisito ancora più valore, nel rispetto reciproco di vite differenti.

Ho alcuni amici e molti conoscenti sparsi in vari luoghi e questo è un bene prezioso. L’amicizia, quella vera, resiste al tempo e alla lontananza.

Parliamo di Formentera, isola in cui ti rechi ogni anno e che definisci “l’isola della mia anima”. A cos’è dovuta questa definizione?

Io credo ci siano due “Formentera” che, volendo, non s’incontrano mai.

Una è quella dell’invasione estiva di turisti dediti al divertimento a tutti i costi che si consuma tra locali e spiagge che diventano concentrati della più disparata antropologia vacanziera fatta di status symbol e movida. In quei periodi, la sua anima più autentica si ritira e l’isola indossa una corazza per difendersi dal palcoscenico dell’apparenza, su cui si muove una caotica folla omologata alle mode del momento, alla ricerca del selfie o dello scatto rubato insieme a calciatori o Influencers.

C’è, poi, l’altra Formentera, quella più autentica e selvatica, difficile ma non impossibile da trovare nei mesi estivi, che fa nuovamente emergere la sua anima quando i traghetti portano via la folla estiva e l’isola può togliersi la sua corazza e mostrarsi per quello che è: uno straordinario luogo selvaggio, dove il tempo sembra rallentare, riappropriandosi dei ritmi antichi della natura, nel quale ancora possibile percepire l’energia primordiale della terra e del mare. Questa è la Formentera che amo, l’isola della mia anima, che ogni volta mi accoglie mostrandomi, come uno specchio, le sfaccettature della mia interiorità e della mia parte più istintuale, che si rispecchia in lei. Se entri in connessione con lei, il tempo si dilata e rallenta, tutto diviene più fluido, non per niente è il luogo dove scrivo i miei romanzi e dove le idee e la creatività emergono in modo più dirompente, mentre tutto fluisce più spontaneamente. Questa Formentera è difficile da descrivere, non si può spiegare, bisogna cercarla, sentirla, viverla… Se si entra in connessione con la sua energia, lei ti risponderà. Come ho scritto nel romanzo, “Formentera, è un’isola magica solo per chi crede nella magia”. Per me, ogni volta in cui la raggiungo e la vivo, è sempre una nuova, straordinaria connessione, pura magia.

Quando sei andata a Formentera per la prima volta e cosa ti ha spinta a tornarci regolarmente?

La prima volta in cui sono andata a Formentera ero una ragazzina e, sin da subito, sono stata affascinata dal senso di libertà che sprigiona quest’isola.

Sono passati molti anni da allora e l’isola è inevitabilmente cambiata, a seguito dell’incremento esponenziale di un turismo molto diverso da quello che era un tempo. Se all’inizio la frequentavo nei mesi estivi, con il tempo ho prediletto i mesi meno turistici, durante i quali è possibile conoscere “l’altra isola”, quella più riservata e autentica, capace di mostrare tutta la sua essenza primordiale. In quei periodi, quando il vento soffia forte sulle dune, le spiagge sono quasi deserte e il mare fa sentire la sua forza, a volte rabbiosa, sulle scogliere, è possibile percepire e vivere la vera essenza di questa terra magnetica e connettersi con la sua essenza più intima.

Come ho raccontato prima, il suo richiamo primordiale, il fatto di essere un’isola magica dove, se si vuole, si può vivere sintonizzandosi e connettendosi con i suoi ritmi, lontano dalla frenesia di un mondo sempre più alla deriva, mi attrae e mi richiama ogni anno… è il mio buen retiro.

Dal punto di vista logistico, come ti muovi per cercare un alloggio?

Purtroppo non è facile trovare alloggi a un costo ragionevole, anzi, ultimamente direi che è impossibile. Io affitto da anni delle finca di persone che conosco, immerse nella natura dell’isola, rinunciando volentieri alle comodità contemporanee ma vivendo a contatto con l’isola più autentica, tuttavia, l’aumento esponenziale dei costi è un problema.

Quali sono i costi medi e le zone in cui, secondo te, è possibile vivere bene spendendo il giusto?

Purtroppo negli ultimi anni l’isola è diventata carissima e sempre più inaccessibile, con costi di case e appartamenti saliti alle stelle. Essendo molto piccola, non ci sono zone esenti da questo. Spero sia un trend momentaneo, anche se ne dubito.

Che consigli daresti ad altri italiani che vorrebbero trascorrere dei periodi regolari sull’isola?

Come ho detto prima, dipende dal tipo di Formentera che una persona cerca. Se si ama l’isola modaiola, sicuramente non è difficile trovare lavori stagionali e trascorrere lì i mesi estivi, condividendo appartamenti con altre persone che lavorano stagionalmente. Per chi, invece, predilige “l’altra isola”, diciamo più fuori stagione, è chiaramente molto difficile trovare un lavoro e consiglio di affittare un appartamento o una finca e di chiedere anticipatamente in loco se ci sono disponibilità per un affitto a lungo termine che escluda i mesi centrali estivi, riuscendo cosi, forse, a trovare costi più accessibili.

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Come valuteresti servizi come la sanità, la burocrazia e i mezzi pubblici?

“Dato che Formentera è un’isola molto piccola, per molti aspetti burocratici e sanitari, è necessario spostarsi a Ibiza, se non sul continente, ma sono aspetti da mettere in conto se si vuole vivere qui”, questa è solitamente la risposta che gli amici di Formentera danno a questa domanda, di cui non ho esperienza diretta.

Cosa si fa, a Formentera, in ambito artistico, ricreativo e culturale?

In diversi periodi dell’anno si celebrano molte feste patronali, durante le quali si ha l’opportunità di vivere da vicino le tradizioni dell’isola e di entrare in contatto con le persone locali. A El Pilar de la Mola, durante la stagione estiva, ogni mercoledì e domenica, è possibile visitare il mercatino degli artigiani locali, per rivivere le atmosfere hippy di un tempo. Gli artisti dell’isola, invece, spesso espongono le proprie opere presso la Sala delle Esposizioni, situata accanto alla chiesa, nella piazza principale di Sant Francesc.

Un appuntamento culturale da non perdere è il Formentera Film Festival.

Hai scritto un romanzo “L’Isla de Aral” , insieme con Michele della Palma. Di cosa parla il libro?

Ho sempre definito L’Isla de Aral come “le pagine della mia anima”. È un romanzo ambientato a Formentera, che racconta la storia di tre donne che hanno vissuto sull’isola in tre epoche diverse, unite tra loro oltre le barriere del tempo. Una donna vi ha vissuto nel 1300, quando l’isola era assediata dai pirati, una negli anni ’70 del secolo scorso, quando è diventata meta prediletta degli hippy, e la terza ai giorni nostri.

2007 – Una giornalista esperta di arte è sulle tracce di Santiago De la Fuente, un pittore eremita schivo ed enigmatico che nasconde tra i colori intensi dei suoi quadri emozioni antiche che hanno segnato per sempre la sua vita.

1971 – Sullo sfondo della rivoluzione pacifica del Flower Power, una giovane hippy, bella e ribelle, rincorre i suoi sogni tra le meravigliose spiagge di Formentera, dove la natura e il mare sono ancora padroni del tempo e dello spazio e dove tutto sembra possibile.

1346 – Sulla stessa isola, Kibir, pirata berbero, è riuscito a rapire cuore e pensieri della figlia di un pescatore, una giovane ragazza dai capelli corvini e dagli occhi color smeraldo, che sembra conoscere i segreti del mare e anche le sue nefaste leggende.

Tre storie diverse, in tre epoche diverse, indissolubilmente legate dal destino e dalla magia dell’isola che diviene lei stessa protagonista, insieme a pirati e sirene, pittori e hippies.

Silvia Della Rocca formentera

Sei una persona molto spirituale e introspettiva, tanto da provare, da sempre, un’attrazione per la luna e il suo significato esoterico. Ti va di parlarcene meglio?

Sul piano magico -sciamanico la luna accompagna ogni ritualità, a seconda delle sue fasi: crescente, calante, luna piena e luna nuova.

Ho sempre sentito in modo intenso la sua mutevole influenza energetica e ne sono sempre stata attratta. Compagna inseparabile durante le pratiche spirituali, ha poi influenzato i destini delle protagoniste del mio romanzo ed è divenuta protagonista delle mie opere d’arte, nell’intento, illusorio, di carpire nella materia la sua energia e la sua magia.

Con la sua aura di mistero, la luna, fin dall’antichità, ha incantato i popoli e le culture di tutto il mondo; archetipo del femminino sacro, simbolo della Dea Madre, rappresenta tutto ciò che è ciclico, in continuo mutamento.

Che consigli daresti ad altre persone che vorrebbero seguire un percorso professionale come il tuo?

Rispondo con difficoltà e rammarico a questa domanda e, con molta tristezza, dico che oggi consiglierei di andare all’estero. Già le professioni che io ho intrapreso sono instabili e senza garanzie economiche ovunque ma tutto questo diventa ancora più difficile da sostenere in Italia, per i motivi che purtroppo tutti sappiamo e in qualche modo viviamo ogni giorno. A chi, invece, intende restare in Italia, auguro con tutto il cuore che l’amore e la passione per quello che fate, unito a una grande determinazione e consapevolezza di vivere senza certezze, siano le armi vincenti per superare ogni ostacolo. Sicuramente ne varrà la pena.

Hai mai pensato di trasferirti definitivamente a Formentera?

Più o meno tutti i giorni!

Progetti futuri?

Spero di riuscire a pubblicare presto il secondo romanzo, scritto insieme a Michele dalla Palma, e sto per iniziarne un terzo sulla stregoneria in Italia. In primavera mi piacerebbe far uscire la linea di gioielli Moon&Soul, pezzi unici realizzati prendendo ispirazione dalle mie opere d’arte, in particolare dalla luna, con pietre grezze legate al riequilibrio energetico delle persone.

Vorrei anche portare la mia arte, unita a un progetto di arte-terapia, a Formentera, ma questo, per adesso, è ancora un sogno!

Per seguire e contattare Silvia:

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