Professione: Comandante di aeromobile

di Marino Palla

 

Quando su giornali e riviste leggete articoli riguardanti gli aeroplani, siano essi articoli su incidenti o su qualsiasi altra cosa meno grave, NON CREDETE A UNA SOLA PAROLA di quello che viene scritto

Quando Alessandro (l’ideatore di Voglio Vivere Così ndr), l’anno scorso, mi chiese di scrivere un breve racconto sulla vita del pilota glielo promisi in tempi rapidi…promesse da pilota = promesse da marinaio avrà pensato lui.

In effetti, i due mondi, quello della Marina e quello dell’Aviazione hanno davvero tanto in comune, la terminologia tecnica, i gradi del personale, il fatto che navi e aerei si muovono attraverso un fluido ma soprattutto la voglia di scoprire e girare il mondo, quel retaggio ancestrale che da sempre anima e spinge la nostra specie ad esplorare orizzonti sconosciuti.

Ricordo esattamente il giorno quando decisi che quella del Pilota doveva diventare la mia professione; avevo 8 anni e a causa dei forti incendi che da giorni devastavano le colline che cingono e proteggono dai freddi venti da nord la mia città natale, Rapallo, un Canadair antincendio aveva iniziato ad operare e rifornirsi d’acqua nello specchio di mare prospiciente la “passeggiata ”. Vedere il vecchio CL215 giallo e rosso sfiorare le palme prima e l’acqua poi e innamorarmi dell’idea è stato un attimo.

Era la prima volta che vedevo un aeroplano così grande (avrei imparato in seguito che tanto grande poi non e’, ma ai miei occhi di bambino era apparso enorme), in volo, così da vicino ed e’ scoccata in me una scintilla, quella scintilla che ti fa superare ogni paura e ogni difficoltà, perché il percorso che porta un giovane a potersi finalmente sedere ai comandi di un aeroplano come pilota professionista, presenta ostacoli e difficoltà non comuni.

“Se hai la passione per il volo e’ cosa fatta”. Spesso ho sentito e sento frasi di questo tipo; ritengo di poter dissentire da questo luogo comune poiché negli anni, troppe volte, ho visto ragazzi come me, con sogni simili ai miei, rabbrividire e scoprire che il volo non faceva affatto al caso loro una volta iniziato l’addestramento per diventare Pilota. A molti, infatti, poche ore ai comandi di un piccolo aereo da scuola bastano e avanzano per capire che I sogni sono una cosa e l’aria un’altra. Se non e’ la passione per il volo allora cos’e’ che ti fa andare avanti e superare gli ostacoli? Credo di poter affermare che e’ lo spirito e la voglia dell’esplorazione e della scoperta di nuovi confini e limiti, anche propri a cui accennavo poche righe sopra.

Di sicuro, quella del pilota e’ ancora oggi una figura romantica che inevitabilmente scatena curiosità negli interlocutori più o meno casuali che capita di incontrare e secondo me, cio’ e’ reso possibile proprio dal fatto che nell’immaginario collettivo dominato da paure e fobie di ogni tipo, chi sceglie il mio mestiere e’ visto come un coraggioso temerario che sfida gli elementi e sfreccia con il suo uccello d’acciaio a più di dieci km d’altezza, a temperature ben al disotto dei 50 gradi sotto zero a velocità prossime a quella del suono (il Concorde purtroppo e’ uscito da servizio attivo come tutti sapete) e non pago di ciò porta a spasso decine o centinaia di anime che vincendo (in molti casi) le paure di cui sopra non possono far altro che, loro malgrado, porre le loro vite nelle mani, e’ proprio il caso di dirlo, di chi? Del Pilota!

Chi fa il mestiere come me sa bene che la realtà è molto meno romantica e che coraggio e temerarietà hanno lasciato il posto a severi addestramenti e controlli, ripetitivi, continui a volte assillanti e che i passeggeri dei moderni aerei di linea in realtà mettono le loro vite nelle mani di un autopilota, che e’ un computer perfezionato e messo a punto a livelli impressionanti…ma il Pilota, giustamente, ha sempre l’ultima parola…non a caso nelle statistiche degli incidenti, il cosiddetto fattore umano viaggia con fattori di responsabilità costantemente superiori al 90% ma c’è anche chi azzarda un 100% se si considera che un incidente può essere causato da un addestramento male organizzato (dall’uomo) o da una parte meccanica che cede in maniera catastrofica perché mal controllata (dall’uomo) o un aeroporto o spazio aereo mal controllato o gestito (dall’uomo). Forse e’ per questi motivi che nonostante tutto l’aspetto romantico della mia professione non accenna a diminuire.

Voglia di esplorare e di vincere le sfide quindi ma anche senso di libertà, una libertà che solo un velivolo (sapevate che fu il Vate Gabriele D’annunzio a creare il neologismo “velivolo”?) può offrire, un mezzo a bordo del quale gli ostacoli perdono spessore e significato, un mezzo per il quale fuoristrada, montagne, reticoli stradali cittadini, laghi,fiumi, oceani e deserti, impenetrabili foreste vergini e fredde calotte di ghiaccio assumono il carattere di un nastro che scorre, un disegno enorme che puoi osservare dall’alto senza preoccuparti di andare a sbattere (relativamente), sbandare, impantanarti o affondare. Per me questa e’ una delle declinazioni della libertà di maggior fascino. Ma il velivolo e’ anche il mezzo grazie al quale l’antico sogno dell’uomo (fin dai tempi di Icaro abbiamo provato ad abbandonare il suolo librandoci in aria) di poter volare e’ diventato possibile, come non innamorarsene?

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Poco più di cento anni fa non esistevano aeroplani volanti sul pianeta, non fino al 1903 anno del primo volo dei fratelli Wright; sessant’anni dopo, grazie al Concorde erano divenuti possibili i viaggi nel tempo, cioè tu partivi da Parigi alle 10 per ipotesi e atterravi a New York tre ore prima ovvero alle 7 dello stesso giorno; ovviamente il “miracolo” era reso possibile dalla velocità di crociera del Concorde pari a più del doppio della velocità del suono e dal fuso differente di New York rispetto a Parigi, ma a me, così come a chi ha avuto la fortuna di viaggiare su quel gioiello piace interpretare quello che accadeva come un viaggio nel tempo. Come non innamorarsene?

Per non parlare della soddisfazione di sapere di essere in grado in ogni momento di andare ovunque io voglia nel mondo senza dover chiedere a qualcuno di portarmici perchè altrimenti non sono in grado, sia ben chiaro che anche io prendo spesso aeroplani commerciali per turismo ma lo faccio per scelta e comodità, non perchè devo… e poi volete mettere la tranquillità di poter viaggiare sapendo che se quei due là davanti mangiano pollo avariato (stile Airport 78 per intenderci) e stanno male non sarà un’assistente di volo a far atterrare l’aeroplano su cui sto viaggiando io? Come non innamorarsene?

PS: ma la vita del pilota è anche noia…distillato di noia…un collega qualche anno fa ha creato una frase diventata storia nell’ambiente che recitava più o meno così: “ il lavoro del pilota e’ 99% noia e 1% paura allo stato puro”. Come non essere d’accordo? La creazione di queste poche righe è stata possibile grazie alla noia imposta da una giornata di lavoro anomala, con fine servizio alle 9.30 am; così complice il tempo inclemente qui in Germania (fuori ci sono 5 sotto zero e ghiaccio ovunque) e lo squallore di una stanza d’albergo ho finalmente tenuto fede alla promessa fatta ad Alessandro.