Oscar: dall’Italia alla Florida come pasticcere

Oscar, originario di Bolzano ma cresciuto in provincia di Trento, ha sempre avuto la passione per la pasticceria e, dopo essersi formato e aver riaperto la pasticceria dei genitori con il padre e il fratello, ha deciso di lasciare l’Italia. A far scattare la scintilla del cambiamento è stata la reazione americana agli eventi dell’11 settembre 2001, accaduti quando l’uomo stava affrontando un periodo particolarmente difficile.

Dopo aver vissuto in diverse città, adesso Oscar, la moglie e i figli – due gemelli di 11 anni (un maschio e una femmina) – vivono a Naples, Florida. “Naples è il posto migliore in cui io abbia mai vissuto in America, è bella, c’è tutto, è pulita, sicura e le scuole sono ottime per i nostri figli. Tra la note negative posso dire che ci sono poche possibilità di lavoro ed è un posto caro in cui vivere. Personalmente, ho una buona situazione e mi reputo molto fortunato” racconta l’uomo.

A chi vorrebbe trasferirsi in America, Oscar suggerisce di tentare con la lotteria per vincere una Green Card (è gratis e lo puoi fare da casa) ma lì è facile salire in alto e schiantarsi in basso con altrettanta velocità. Per questo, per avere successo in America è necessario focalizzarsi sul lavoro ed essere sempre sul pezzo.

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Ciao Oscar, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Ciao a tutti, mi chiamo Oscar Bonelli, ho 44 anni e sono nato a Bolzano ma sono cresciuto in Val di Fassa, in provincia di Trento.

Quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?

Gli eventi dell’11 settembre 2001 hanno fatto scattare in me un attaccamento particolare verso gli Stati Uniti. Sono un amante della storia e della geopolitica e il patriottismo e l’unità dimostrati dal popolo americano dopo l’attacco dell’11 settembre 2001 mi hanno toccato moltissimo (in senso positivo). Inoltre, mio padre è nato nel 1936 ed era bambino quando arrivarono gli americani. Io sono cresciuto ascoltando i racconti di mio padre, che ha sempre associato gli americani all’idea di prosperità, benessere e libertà. Io sono pasticcere, i miei genitori avevano una pasticceria in Val di Fassa ed io ho seguito le orme paterne. Nel 2002, dopo una crisi famigliare e personale, ho deciso che, di lì a poco, avrei tentato la fortuna in America. Sono partito l’8 settembre 2003 con destinazione Miami.

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Come mai hai scelto di trasferirti proprio a Miami?

Volevo emigrare ma gli unici due Paesi che consideravo adatti alla mia personalità erano gli Stati Uniti e il Canada. Un amico di mio padre mi ha consigliato di andare in Florida e ho ascoltato il suo consiglio.

Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti alla tua scelta?

Ho deciso di andare all’estero principalmente perchè attraversavo una crisi personale, ero molto depresso e demotivato, senza orizzonti. Volevo dimostrare qualcosa a mio padre (che, a suo tempo, è emigrato in Svizzera) ma anche a me stesso. Quasi tutti i miei parenti e amici sono rimasti stupiti dalla mia decisione ma mi hanno incoraggiato e appoggiato. Altre persone, invece, pensavano che si sarebbe trattato di un’esperienza di qualche settimana e basta. Adesso sono qui da 20 anni.

Come ti sei organizzato prima della partenza?

Ho provato a cercare qualche lavoro online con scarsi risultati, ho contattato gente che era già stata negli USA per chiedere qualche consiglio, mi sono iscritto a un corso di inglese, ho preparato il mio curriculum e ho messo da parte dei soldi in vista del viaggio.

Ora vivi a Naples, in Florida. Tuttavia, prima hai vissuto in altre città statunitensi. Quali sono e cosa puoi dirci di ognuna?

Ho vissuto 10 anni a Miami, 6 settimane a San Francisco, 2 anni in un paesino in Virginia e ora sono a Naples da 7 anni. Miami, a mio giudizio, è una bella città, ha tutto da offrire, è multietnica e molto variegata, con ottime possibilità di lavoro in molti settori. Tra le note negative posso dire che è sovrappopolata, c’è molta ricchezza ma c’è anche povertà diffusa in tante aree. Alcune zone sono pericolose ed è troppo caotica per i miei gusti. Direi che Miami non è il posto migliore per crescere dei figli, questo è il motivo principale per cui abbiamo scelto di andare via da lì. San Francisco è bella ma anche sporca, piena di senzatetto, molto cara e ormai poco a misura d’uomo. Il paesino dove abbiamo vissuto in Virginia si chiama Hot Springs, è un posto tranquillo, pulito e sicuro, forse un po’ noioso ma io posso dire di averci passato 2 anni piacevoli. Naples è il posto migliore in cui io abbia mai vissuto in America, è bella, c’è tutto, è pulita, sicura e le scuole sono ottime per i nostri figli. Tra la note negative posso dire che ci sono poche possibilità di lavoro ed è un posto caro in cui vivere. Personalmente, ho una buona situazione e mi reputo molto fortunato.

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Prima accennavi che sei un pasticcere. Ti va di parlarci meglio del tuo lavoro?

Io sono pasticcere, ho cominciato questo lavoro quando avevo 15 anni. Mi sono diplomato all’istituto alberghiero di Tesero (TN), poi sono andato a Cividale del Friuli (UD), dove ho studiato pasticceria per 2 anni. Dopo aver fatto il servizio militare negli alpini e aver svolto qualche stagione nelle pasticcerie della mia zona, ho riaperto la pasticceria dei miei genitori in società con mio fratello e mio padre.

È facile, per un italiano, trovare lavoro li?

Per un italiano senza una qualche “specializzazione”, senza i documenti per poter lavorare legalmente negli USA e senza un buon inglese, è molto difficile poter trovare lavoro in questo Paese. Ci sono alcune piccole realtà come Brooklyn o Miami Beach dove, grazie alla forte presenza degli italiani, è possibile trovare lavoro in alcuni settori. Avere i documenti in regola e parlare l’inglese sono le due cosa veramente importanti. I settori in cui gli italiani possono trovare più facilmente lavoro sono sicuramente quello della ristorazione e quello dell’arredamento.

Pensi che gli stipendi diamo in linea con il costo della vita?

A parte i primi mesi, posso dire di aver sempre percepito uno stipendio proporzionato al costo della vita, non mi sono mai sentito sottopagato e, con gli anni, ho aumento di molto il mio reddito.

Puoi dirci il costo di alcuni bene e servizi di uso comune?

  • Benzina 0,90 centesimi il litro
  • 450 g pasta barilla 1,70 $,
  • parmigiano reggiano dop 45$ al kg
  • olio extra vergine d’oliva 9 $ il litro
  • zucchero 2$ al kg
  • 24 uova 4,70$
  • telefono 30$ al mese

Come funziona per avviare un impresa li come stranieri?

Per prima cosa bisogna aprire un società registrata nello Stato in cui s’intende aprire il business e bisogna ottenere un visto come investitore, tramite uno studio legale. È anche necessario avere un business plan.

Cosa bisogna avere, dal punto di vista burocratico, per vivere e lavorare lì?

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Ci vuole un visto (ce ne sono di diversi tipi) oppure bisogna avere la residenza permanente (Green Card) e il social security number (numero di codice fiscale), che viene rilasciato dopo aver ottenuto il visto.

Come ti sei mosso per trovare un alloggio?

All’inizio sono andato in albergo, poi ho vissuto in un ostello e, in seguito, sono andato a vivere con altre persone. Infine, sono andato ad abitare da solo e, nel 2008, ho comprato il mio primo appartamento.

Quali sono i prezzi medi e le zone in cui, secondo te, è possibile vivere bene spendendo il giusto?

Secondo me, specialmente agli inizi, è meglio cercare un alloggio vicino al posto di lavoro, vivere con altre persone per contenere le spese e cercare di risparmiare. Qui a Naples oggi è difficile trovare qualcosa di decente per meno di 2500$ il mese.

Come sei stato accolto dalla gente del posto?

In generale mi sono sempre trovato bene, gli italiani sono abbastanza ben visti negli Stati Uniti. Secondo me gli americani sono più aperti dei canadesi, hanno bisogno di lavoratori me non gli piace vedere i posti di lavoro “buoni”, ovvero in cui si guadagna molto, in mano a degli stranieri. Questo è dovuto al fatto che l’istruzione in America costa moltissimo e gli americani pensano che i posti di lavoro “buoni” dovrebbero andare prima di tutto a loro. Secondo me è un sentimento comprensibile. In 20 anni posso dire di essermi sentito “discriminato” in quanto straniero (“torna al tuo Paese!”) sono una volta. In linea generale, gli americani sono brave persone.

Come descriveresti le loro vite?

Gli americani sono dei grandissimi lavoratori, dedicano la maggior parte del loro tempo e delle loro risorse al lavoro e allo sviluppo professionale, passano poco tempo in famiglia, si aprono con facilità verso gli altri ma, allo stesso tempo, tengono molto al loro spazio e alla loro indipendenza. In generale, quella americana è una società molto individualista. Gli americani danno meno importanza alla famiglia rispetto a noi, amano il loro Paese e quello che rappresenta.

Com’è una tua giornata tipo?

Mi ritrovo oggi, a 44 anni, con 2 gemelli di 11 anni (un maschio e una femmina), un cane e, tra me e mia moglie, abbiamo 3 mutui da pagare, il che significa che concentro tutti i miei sforzi nel lavoro e nella mia famiglia. Mi alzo la mattina verso le 6.20 e porto il cane a passeggio, alle 7.10 esco di casa e vado al lavoro. Comincio a lavorare verso le 7.30 e di solito finisco tra la 17 e le 19, vengo a casa, cucino per la mia famiglia, parliamo del più e del meno, della scuola ecc., porto il cane a passeggio, torno a casa e mi lavo. Alle 20.30-21.00 sono a latto davanti al televisore, di lì a poco dormo. Nel mio giorno libero cerchiamo di fare attività con i ragazzi. Andiamo al cinema, in spiaggia, facciamo un barbecue con qualche amico, andiamo a cena fuori, facciamo giri in bicicletta ecc…

Quali sono state le principali difficoltà da affrontare e come le hai superate?

Secondo me l’ostacolo più grande da superare è stato sicuramente trovate lo sponsor per avere un visto lavorativo. Trovarlo è molto difficile. Io ho avuto la fortuna di finire nel posto giusto al momento giusto e ho trovato un posto di lavoro che mi ha fatto da sponsor.

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Quali sono state, invece, le gioie e le soddisfazioni più grandi?

Il giorno in cui ho ricevuto la Green Card (dopo 7 anni di attesa) è stato uno dei più belli della mia vita. Ho provato la sensazione di essere libero da qualsiasi vincolo lavorativo e di poter fare quello che volevo. Un altro momento molto importante è stato quando ho comprato il mio loft a Miami. Sapere che 5 anni prima ero arrivato con 200 dollari in tasca, senza documenti e senza lavoro, e, nel giro di 5 anni, avevo comparato la mia prima casa (da solo), mi ha riempito di orgoglio, anche perché in Italia non sarei mai stato nelle condizioni di farlo. Infine, un altro momento fondamentale è stato quello del giuramento per la cittadinanza americana, un sogno che è diventato realtà.

C’è una comunità d’italiani? Se sì, ne fai parte?

A essere onesto io evito un po’ gli italiani, non li cerco. Ho qualche buon amico, ovviamente, ma ho conosciuto anche tantissimi idioti nei miei 10 anni a Miami e, purtroppo, sono un po’ prevenuto. Fra gli italiani c’è troppa invidia, troppa arroganza e falsità, per i miei gusti. Sono un lupo solitario. Meglio pochi amici ma buoni piuttosto che sentirsi soli in mezzo a una folla.

Che consigli daresti a chi vorrebbe trasferirsi negli Stati Uniti?

Ecco come fare per andare a vivere in America: i documenti necessari e molto altro!

A chi vorrebbe trasferirsi qui consiglierei di mettere tutto sul piatto della bilancia. Adattarsi non è facile, specialmente se non si è più molto giovani. Avere una professione ed essere bravi in quello che si fa aiuta molto. Potete iscrivervi alla lotteria per provare a vincere la Green Card, è gratis e può essere il primo passo per cambiare vita. Consiglio anche di lavorare per delle compagnie che abbiano anche delle sedi negli Stati Uniti e la possibilità di un trasferimento futuro. È fondamentale, poi, imparare l’inglese, altrimenti, se non parlate la lingua, non andrete da nessuna parte. Cercate offerte di lavoro online. A volte capita che, per carenza di personale qualificato, ci siano delle aziende in America disposte a prendere lavoratori dell’Italia, come, ad esempio, i panettieri, un lavoro che pochi oggi sono disposti a fare.

Che suggerimenti daresti a chi, invece, vorrebbe andarci in vacanza?

Siate onesti con l’immigrazione americana, se vi ferma la polizia state fermi in macchina e fate educatamente quello che vi chiedono, nei ristoranti (e, in generale, ovunque si riceva un servizio) si lascia la mancia. Siate cortesi, un “please” e un “thank you” in una conversazione non guastano mai. State attenti con le carte di credito, particolarmente nei luoghi molto turistici. Capita spesso, infatti, che vi clonino la carta. Stipulate un’assicurazione medica prima di partire.

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Se potessi tornare indietro, faresti qualcosa diversamente?

Nel 2013 ho lasciato il mio lavoro e ci ho messo 5 mesi per trovare qualcos’altro di buono, erodendo gran parte dei miei risparmi. Adesso, direi che non bisogna mai lasciare un posto di lavoro senza avere già qualcos’altro in mano. L’ho imparato a mie spese: quando sei disoccupato, gli altri non ti toccano neanche con i guanti. In questo Paese puoi andare in alto velocemente e puoi cadere altrettanto in fretta, facendoti molto male.

Cos’hai imparato, finora, vivendo lì?

Oggi parlo 3 lingue e sono cresciuto moltissimo da un punto di vista personale e professionale. In questo Paese c’è moltissima competizione, non sei mai al sicuro, c’è sempre qualcuno migliore di te e qualcuno che vuole il tuo posto di lavoro. Questo mi ha spinto a migliorarmi, a tenermi aggiornato e a stare sempre molto attento.

Progetti futuri?

Guadagno bene e ho una buona situazione, sono concentrato nel pagare i miei debiti e nel crescere bene i miei figli. In futuro vorrei poter lavorare meno e avere comunque un buon tenore di vita grazie ai miei investimenti, per poter dedicare più tempo ai miei hobbies e alla mia famiglia.

Per seguire e contattare Oscar:

Facebook: https://www.facebook.com/oscar.bonelli.3