Marzia e Francesco: la nostra nuova vita a Sydney, in Australia
Marzia e Francesco hanno scoperto le meraviglie dell’Australia durante il viaggio di nozze, passando un mese a girare per le strade del Queensland e a visitare città come Brisbane e Sydney, oltre ai luoghi sacri degli autoctoni aborigeni.
L’Australia ha conquistato i loro cuori e, l’anno successivo, la coppia ci è tornata, con l’intento di vivere lì. Francesco è un ingegnere civile mentre Marzia lavora come Social Media Manager e Content Creator. Ed è proprio a lei a raccontarci, in questa intervista, le difficoltà e le soddisfazioni del vivere a Sydney.
“Sydney, come l’Australia in generale, consente di vivere ogni giorno come se fosse il primo e allo stesso tempo sa accogliere chiunque nella sua magia, senza farlo sentire fuori luogo” racconta la donna anche se aggiunge che, in questo particolare periodo storico, trovare casa a cifre abbordabili o lavoro non è così facile come si potrebbe pensare. Fra i piani futuri della coppia c’è sicuramente quello di rimanere in Australia. Per qualche anno o per sempre? Lo decideranno vivendo!
Ciao Marzia, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…
Mi chiamo Marzia Bonalumi, ho 31 anni e sono nata e cresciuta a Bergamo.
Quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?
Mio marito Francesco ed io avevamo scelto l’Australia come meta del nostro viaggio di nozze, senza troppe aspettative e semplicemente curiosi di scoprire una terra così remota e apparentemente affascinante.
Ad agosto 2022 abbiamo viaggiato per un mese visitando lo stato del Queensland on the road, Sydney, Brisbane e i luoghi sacri degli autoctoni aborigeni.
Giorno dopo giorno ci rendevamo conto di quanto questo luogo avesse un forte impatto sulla nostra persona: una cultura empatica e fortemente “umana”, orientata al benessere dei cittadini e alla loro genuina felicità. I servizi eccellenti, la gioia di godere delle cose semplici, un’energia speciale e sempre positiva, vivere la natura nella sua versione più selvaggia, tutti sempre pronti ad aiutarti e grandi opportunità di crescita personale oltre che lavorativa. Un clima favorevole all’umore e tante altre situazioni quotidiane che ci hanno fatto scattare una scintilla.
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In Italia funzionava tutto, non avevamo motivo di scappare. Tuttavia, il richiamo è stato troppo forte per essere ignorato e così abbiamo deciso di pianificare il nostro trasferimento. Dopo un anno esatto, il 18 settembre 2023, siamo ripartiti con destinazione Sydney.
Ora vivi a Sydney. Dove, precisamente? Cosa ti ha spinto a trasferirti proprio lì?
Mio marito ed io viviamo in CBD, la zona centrale della città, ma ora che siamo entrati in confidenza con Sydney ci piacerebbe spostarci in aree più “local” e meno turistiche.
Vivere nel centro di una metropoli è comodo e necessario per i primi tempi ma poi si cerca un’atmosfera molto più intima e confidenziale.
Abbiamo scelto Sydney perché come impatto iniziale è sicuramente più soft e più vicino a una cultura europea, anche se basta uscire qualche chilometro e già si respira l’Australia più autentica.
Sydney è una grande città con infinite opportunità, quindi, sia per me sia per Francesco (ingegnere civile), è dove avremmo potuto potenzialmente introdurci nel sistema lavorativo. Non escludiamo di spostarci qualora fosse necessario: che sia per questioni di lavoro o semplicemente per vivere e scoprire una nuova città!
Sei lì da appena 8 mesi. Come ti stai adattando al nuovo stile di vita?
Sydney, come l’Australia in generale, consente di vivere ogni giorno come se fosse il primo e allo stesso tempo sa accogliere chiunque nella sua magia, senza farlo sentire fuori luogo.
Ovviamente “i riti”, le abitudini che avevamo, mutano e si adattano all’approccio culturale che si respira qui ma non è stato nulla di drastico o poco piacevole: sto sinceramente imparando a dare valore al mio tempo, soprattutto a quello libero, che qua è considerato sacro e tutelato.
Lo stile di vita che avevo in Italia rimane sempre una traccia di sottofondo però sto scoprendo come ottimizzarlo, renderlo migliore e avvicinarmi ad attività, pratiche e passioni che non avevo mai pensato di poter approfondire.

Hai scoperto qualcosa che, dall’Italia, non potevi sapere?
Ho scoperto davvero molte cose, alcune sono sottili sfumature di cui ci si rende conto giorno per giorno ma fra le più rilevanti ci sono queste:
– Quando arrivi in Australia pensando di sapere l’inglese, ti stai sbagliando!
Qua sapere l’inglese non è sufficiente, per conoscere il vero “aussie” bisogna semplicemente immergersi fra di loro, ascoltare, sbagliare e fare tanta conversazione.
– La donna è davvero considerata alla pari dell’uomo: nessuno si sconvolge nel vedere ragazze e donne australiane che svolgono lavori manuali che in Italia siamo abituati ad attribuire agli uomini!
Questo è percepibile non solo sul lavoro ma anche nelle attività sociali e nella vita quotidiana.
– Se si arriva a 50$ di spesa sui mezzi pubblici, i restanti giorni della settimana sono gratuiti.
In questi mesi, hai già notato eventuali cambiamenti, sia positivi sia negativi, nella città?
In questi mesi posso dire di aver notato solo aspetti positivi: Sydney può sembrare sfidante ma basta poco per accorgersi che è alla portata di tutti!
È una città verdissima, molto pedonale, ricca di attività e iniziative ogni giorno (non c’è grande differenza fra giorni infrasettimanali e i week-end!).
I mezzi pubblici arrivano alla periferia più inoltrata, addirittura portano a spiagge che distano fino a un’ora dalla città, e funzionano in modo eccellente. Questo consente di fare a meno di un mezzo personale, come macchina o moto.
Lo sport è sempre al centro della quotidianità dei locals, così come le attività creative e manuali a cui ci si può facilmente appassionare.
Ricordi cos’hai provato appena atterrata in Australia?
Ho sentito una sensazione di libertà; quella di poter scrivere su una pagina completamente bianca.
L’emozione di sentirsi nuova davanti a una realtà da scoprire e vivere, sia da un punto di vista lavorativo sia da quello personale e di nuove conoscenze.
Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti alla tua scelta?
Nessuno ha cercato d’interferire con la nostra scelta, abbiamo ricevuto tanto sostegno e supporto da parte di tutti, senza ovviamente negare il dispiacere di averci lontani.
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Ad oggi i nostri rapporti rimangono vivi e ancora più forti di prima: solo quando si affronta un’esperienza così grande ci si rende conto di chi vuole davvero continuare a starci accanto.
Nessuno potrà mai sostituire i nostri affetti e, ora più che mai, siamo convinti che la distanza non può limitare una relazione, se fortemente voluta da entrambe le parti.
Certo, non si può negare che sia difficile e a tratti sembra quasi impossibile ma queste difficoltà rendono tutto più importante e vero.

Come ti sei organizzato prima della partenza?
Ho scritto proprio un articolo sul mio blog dedicato a questo tema! Troverete nel dettaglio tutti i passi necessari per organizzarsi al meglio e sentirsi pronti per il grande salto. Vi invito quindi a leggerlo, perché non saprei spiegarlo meglio di così 🙂
Di cosa ti occupi?
Continuo a praticare la mia libera professione di Social Media Manager e Content Creator sia con i clienti italiani sia con quelli australiani (per ora agenzie di comunicazione, organizzatori di eventi e ristoratori).
Come Social Media Manager creo strategie di comunicazione sui canali social per valorizzare i servizi/le attività dei miei clienti. Aiuto i miei clienti a trovare la soluzione migliore per creare un’identità e trasformare il pubblico digitale in fedeli seguaci e consumatori. Per svolgere la mia professione sono necessari uno studio accurato e un costante aggiornamento, dato che la comunicazione e i trends cambiano velocemente, quasi ogni settimana.
Come Content Creator, invece, raccolgo e creo contenuti attraverso strumenti personali, continuando poi con un grande lavoro di post produzione per ottenere il miglior risultato.Racconto il valore delle mie esperienze food, travel e lifestyle, facendo scouting di luoghi da vivere ed esperienze esclusive: le aziende che si affidano alla mia figura per raccontare il meglio di sé.Ora all’interno dei contenuti trovate anche il racconto della mia quotidianità in Australia. Mostro com’è vivere dall’altra parte del mondo tra curiosità, luoghi magnifici, le difficoltà che si possono incontrare e gli aspetti culturali più particolari. Condivido le mie giornate, così da poter rendere più vicino un Paese così lontano!
Non è più necessario essere fisicamente presente, la distanza non limita e non impedisce di continuare a mantenere i rapporti lavorativi con l’Italia e di crearne di nuovi. Per questo motivo, ci tengo a sottolineare che sono sempre disponibile per chi vuole approfondire i miei servizi o iniziare un nuovo percorso insieme.
Curiosità: il nome del mio business, Flavourite, deriva dal mix di flavor e favorite. Non c’era niente di meglio che potesse rappresentarmi.
Che consigli daresti a chi vorrebbe svolgere la tua stessa professione?
Prima d’iniziare a svolgere la mia professione consiglierei di approfondire competenze e conoscenze: ormai il digital è un mondo saturo di persone che si sono “inventate” senza reali skills. Sembra un luogo in cui tutti possono ma non è così.
Per questo è necessario sapersi distinguere e per farlo serve rimanere aggiornati, stare al passo con ciò che richiede il mercato online e, soprattutto, armarsi di pazienza perché a volte bisogna digerire situazioni ingiuste ma, con la perseveranza e l’impegno, i risultati arrivano ed è una grandissima soddisfazione.
È facile, per un italiano, trovare lavoro lì?
Non è il nostro Paese di origine a dettare la possibilità di trovare lavoro oppure no: noi italiani siamo in generale riconosciuti e apprezzati come grandi lavoratori (soprattutto per le professioni artigianali) ma dipende tutto dalla tipologia di visto in corso, dal periodo storico (per esempio, questo non è dei più semplici) e, ovviamente, dalle competenze professionali già maturate.
Quali sono i settori in cui è più semplice essere assunti?
Nelle statistiche sicuramente hospitality e construction hanno sempre opportunità aperte, soprattutto perché sono settori in cui gli australiani non sono interessati a intraprendere percorsi professionali.
✎ Approfondimento: tutte le info utili per andare a studiare in Australia
Pensi che gli stipendi siano in linea con il costo della vita?
Assolutamente sì, nonostante il costo degli affitti sia nel punto storico più alto, gli stipendi in generale sono adatti ad affrontare i costi mensili e quotidiani, oltre a permettere alla gente di coltivare hobbies e passioni ma anche di fare viaggi.
Puoi dirci il costo di alcuni beni e servizi di uso comune?
Fare la spesa in Australia ha lo stesso impatto che ha in Italia: alcuni prodotti che qui costano tanto, magari da noi costano meno e viceversa. Si compensano perfettamente, anche se molte volte frutta e verdura subiscono oscillazioni importanti da una settimana all’altra in base alla difficoltà di raccolta/reperibilità.
La benzina è sicuramente una fra le differenze più clamorose: attualmente il costo è di circa 0,94 centesimi italiani al litro (e loro si lamentano! 🙂 )
Come valuteresti servizi come la sanità, la burocrazia e i mezzi pubblici?
La sanità e la burocrazia hanno dei processi molto snelli e, come in tutto, puntano all’eccellenza per il cittadino. In qualsiasi settore, il loro obiettivo è sicuramente quello di fornire un servizio di alta qualità, facilitando un modo per risolvere i problemi delle persone e restringendo i tempi di attesa (i nostri documenti personali e lavorativi sono arrivati tutti nell’arco di qualche giorno/una settimana).
A differenza dell’America, nessuno nega il supporto sanitario, se necessario, ma ognuno ha una copertura più o meno ampia e tutte le figure mediche, anche il medico di base, vengono retribuite per ogni prestazione (che sia personalmente o tramite assicurazione).
La maternità è molto supportata e, per le donne in generale, ci sono tante campagne gratuite per la prevenzione, proposte dal governo.
Arrivando da una piccola città come Bergamo per me il salto della qualità dei mezzi di trasporto è stata abissale! A casa non avrei mai potuto pensare di vivere senza macchina mentre qui invece tutto è studiato per incentivare l’utilizzo dei trasporti pubblici.
Che sia di giorno o una sera tardi la rete di bus, treni e light rail è davvero eccellente, a mio parere, anche se molti autoctoni si lamentano di alcuni ritardi che, durante i giorni della settimana, sono causati dal traffico ma d’altronde su questo non ci si può fare nulla 🙂
Come ti sei mossa per cercare un alloggio?
Dopo il Covid-19 sono cambiate molte cose in Australia, tra cui il mercato immobiliare, che è schizzato alle stelle e la domanda ha superato l’offerta.
Per questo motivo, appena arrivati, contestualmente alla richiesta dei documenti personali, abbiamo iniziato subito la ricerca di un posto in cui vivere con più inspections ogni giorno, dividendoci zone e aree della città.
È stata una vera lotta perché affrontavamo code di persone che visitavano le stesse abitazioni e una volta fatta la richiesta per una casa bisognava solo incrociare le dita e sperare che andasse a buon fine, in mezzo ad altrettante coppie/persone.
Noi abbiamo utilizzato Domain e Real Estate, che propongono gli annunci di diverse agenzie immobiliari. Abbiamo preferito affidarci a un processo sicuramente più tosto ma sicuro al 100%!
Dopo 3 settimane abbiamo trovato casa e abbiamo lasciato l’Airbnb che avevamo prenotato per il primo mese.
Quali sono i prezzi medi e le zone in cui, secondo te, è possibile vivere bene spendendo il giusto?
So che molte cose sono cambiate velocemente nell’ultimo anno e quindi non ho la certezza di dare informazioni corrette, sicuramente, però, ci sono delle zone ben servite che circondano la città, con un’atmosfera molto local, che consentono di avere case con una stanza in più allo stesso prezzo di uno studio in centro città.
Alcune di queste zone sono: Pyrmont, Ultimo, Redfern, Randwick e, con fees leggermente più alte, Surry Hills, Paddington, Woollhara e Potts Point.
Come sei stata accolta dalla gente del posto?
Gli australiani che ho conosciuto fin ora si sono rivelati persone accoglienti, gentili, disponibili, generose ma senza mai esagerare con l’invadenza. In generale il loro affetto è meno “ fisico” e più “frivolo” rispetto al nostro: intendo dire che noi siamo abituati a stringere relazioni profonde e conoscenze che possano andare oltre una cena o un caffè mentre loro sono molto individualisti per cultura e mantengono un solido equilibrio sotto questo punto di vista (senza essere mai anticipatici o solitari, ovviamente!).
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Sorriso e cordialità sono sempre presenti, questo però non significa che ogni persona che conoscerai rimarrà nella tua vita! Le loro amicizie e i loro rapporti potrebbero essere molto volatili e dedicati solo a particolari sezioni della vita (ufficio, palestra, gruppo di attività ecc.).
Come descriveresti le loro vite?
Gli australiani sono molto leggeri e sereni, il mood “easy going” si riflette in ogni ambito della loro vita.
Noi siamo abituati a crescere in un contesto sfidante, a tratti difficile e con tanti ostacoli da affrontare.
Qui, essendo un Paese praticamente nuovo, la qualità di vita è molto alta, per questo, il lavoro è solo uno strumento per potersi godere la vita e non il contrario.
Se provo a immaginare la quotidianità o la “settimana tipo” di uno di loro questa è sicuramente caratterizzata da un ottimo equilibrio lavoro/tempo libero/famiglia e con gran parte del tempo utilizzato a coltivare hobbies, passioni e rapporti con le persone.
Essendo libera professionista, non conosco le dinamiche di ufficio ma, parlando con persone italiane che abbiamo conosciuto qui, queste ci hanno fatto intendere che il livello di eventuale stress lavorativo degli australiani ha una soglia molto bassa rispetto a quello dell’italiano medio.
Il datore di lavoro tiene molto alla salute mentale e personale del dipendente. Prima arriva la persona e poi il business.
Siamo un bel mix: noi ci mettiamo le competenze e la disciplina, loro la giusta dose di saper vivere senza stress!
Quali sono, secondo te, i pregiudizi più diffusi sull’Australia?
Sicuramente, in questo momento storico, la facilità di trovare lavoro. Purtroppo, post-Covid, l’Australia è stata sovrappopolata e neanche loro s’immaginavano un’immigrazione tanto grande.
Molte persone hanno difficoltà a trovare lavoro anche nelle farms, credo non sia mai successo nella storia!
In generale, la credenza che, se in Italia non si trova nulla o non si hanno competenze, qui si diventa milionari, è sbagliata. Nessuno regala niente e, a maggior ragione, bisogna dimostrare di valere il doppio per potersi conquistare una posizione permanente sia nel lavoro sia a livello di migrazione.
Come descriveresti Sydney a chi non c’è mai stato?
Nella mia vita ho viaggiato tanto ma non ho mai trovato una città così bella.
Sarò di parte e ancora sotto effetto del colpo di fulmine ma, più passa il tempo, più ne sono convinta. Per capirlo bisogna viverla. Sydney è una vibe, non è una semplice città!
Quali sono i pro e i contro del vivere lì?
I pro:
- Crescere a livello personale, mettersi alla prova e vedersi maturare sotto tanti aspetti.
- Uscire dalla comfort zone consente di evolversi, migliorarsi e scoprire nuovi lati della propria persona.
- Migliorare il proprio inglese.
- Entrare in contatto con tantissime culture differenti e assorbire il meglio da ognuna di queste.
- Avere un “open mind” accentuato.
- Diminuire il giudizio nei confronti di persone e situazioni, perché si percepisce un supporto molto ampio e sincero.
- Scegliere fra molteplici opportunità senza doversi accontentare.
- In generale, un’esperienza all’estero dona un valore aggiunto che credo percepiremo realmente fra qualche anno, quando ci guarderemo indietro e vedremo tutto ciò che abbiamo costruito.
Contro:
- Per ora solo la lontananza da casa, qui si può davvero dire “sono dall’altra parte del mondo.”
Il luogo più vicino, fuori dall’Australia, è ad almeno 4/5 ore di aereo (da Sydney).
Purtroppo questo rappresenta il contro più grande e, credo, insuperabile.
Ci sono dei modi di fare australiani che ti sembrano ancora “strani”?
In realtà ogni giorno è una scoperta, sono piccoli atteggiamenti o abitudini quotidiane che farei fatica a descrivere, magari se avremo occasione di fare un podcast sarà più facile raccontare qualche aneddoto! Potrei iniziare con il dire che “Have a good one!” è una modalità di saluto che non ho ancora assimilato 🙂
Puoi raccontarci degli incontri che hai fatto, con le persone del posto o con altri expats, che porterai sempre nel cuore?
In questi mesi abbiamo incontrato tante persone di differenti culture e provenienze con le quali abbiamo avuto scambi costruttivi di opinioni e prospettive.
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Chi c’è stato per un caffè o una chiacchiera e chi continuiamo a coltivare ogni giorno, costruendo un rapporto stabile e duraturo.
Abbiamo una cerchia di riferimenti stretti, come una coppia di italiani che vive a Sydney da due anni, una ragazza coreana conosciuta sul lavoro, un gruppo misto d’italiani e australiani e altre personcine piacevoli con cui ci teniamo in contatto periodicamente.
Quali sono state le principali difficoltà da affrontare e come le hai superate?
Quando si vive una condizione di expat credo che le difficoltà non finiranno mai, neanche dopo anni.
All’inizio del percorso, ovviamente, sono di più, perché qui si è catapultati in una realtà totalmente nuova e differente, per quanto sia occidentalizzata.
Bisogna essere umili e sinceri con sé stessi, mettendo a nudo le proprie fragilità che, quando si vive nella comfort zone, si riesce sempre a domare e a nascondere.
Qui ci si sente individui e singoli, nel bene e nel male.
La lingua, inizialmente, sembra un ostacolo insuperabile e ci si sente frustrati nel chiedere continuamente di ripetere. Fare infiniti colloqui che sono apparentemente positivi ma poi il visto temporaneo non è qualcosa di apprezzato dalle aziende.
Vivere lunghi giorni da sola e fare i conti con me stessa perché Francesco, come ingegnere civile, segue progetti anche lontani dalla città che lo fanno stare fuori casa durante tutta la settimana.
La paura di fallire e non sentirsi abbastanza in un contesto così ampio. Sono tante le domande, i dubbi e le paure… ma il tempo, l’esperienza e l’impegno aiutano a superare qualsiasi avversità e a sentirsi invincibili.
E quali, invece, le gioie e le soddisfazioni?
Trasformare le situazioni che davano stress psicologico in una nuova routine. Entrarci in confidenza, guardarsi alle spalle e osservare il percorso e i miglioramenti messi in atto.
La soddisfazione più grande, però, è sapere di non dover dire grazie a nessuno, se non a sé stessi.
Bisogna fare un bagno di umiltà e sapere che è normale ricominciare da capo con tutte le difficoltà, temporanee, del caso. Dipende solo da noi trasformarle nella nostra forza.
Credo che comunque andrà la nostra avventura, non mi sentirò mai una perdente perché, a confronto di molti, ci ho provato e mi sono messa in discussione, lasciando tutte le mie certezze.
Questa è la vera vittoria ed è questo che fa sentire imbattibili.
Progetti futuri?
In questo momento siamo concentrati nell’ottenere un visto permanente (tramite sponsor concesso dall’azienda in cui lavora mio marito), di cui dovremmo avere notizie entro la fine del mese.
Finché non abbiamo certezze preferiamo stare con i piedi per terra e attendere conferme per poi pensare a un futuro più ampio.
Sicuramente tra i nostri desideri c’è quello di continuare questa esperienza finché non ne saremo “sazi”: magari qualche anno, magari una vita intera!
Ora più che mai siamo molto flessibili su ciò che sarà di noi: quando si è in gioco, ci si sente molto più liberi e senza vincoli.
Per seguire e contattare Marzia:
E-mail: marzia@flavouriteplace.com
Sito web: flavouriteplace.com
Social: IG @flavouriteplace
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