Lavorare ad Amburgo: merito, precisione e serietà

“Qui ho visto molta serietà nel lavoro e soprattutto rispetto per la professionalità altrui. Si ha l’impressione di lavorare come una vera squadra, a livello nazionale, non come un sistema di piccoli gruppi o, peggio ancora, di singoli individui lasciati più o meno a loro stessi”. Non siamo sulla luna, bensì a due passi dall’Italia, nella vicina Germania, più precisamente ad Amburgo, dove Maurizio si è trasferito con la famiglia circa due anni fa. Ricercatore in fisica con una specializzazione in Ottica, Maurizio inizialmente ha dovuto cambiare mentalità ed abitudini, di contro si è ritrovato a vivere in un Paese in cui la multiculturalità, l’efficienza dei trasporti, la puntualità e la serietà sul lavoro aumentano di molto la qualità della vita.

“Vivo ad Amburgo da quasi due anni, provengo da Prato, in Toscana. Dopo più di 10 anni di attività nel campo della ricerca in Fisica, mi sono trovato in una situazione in cui il mio lavoro era poco supportato dal sistema Italia. Sicuramente una situazione comune ad altri miei connazionali. In quel momento ho ricevuto la proposta di dare un contributo alla costruzione del nuovo Free Electron Laser Europeo (www.xfel.eu) ad Amburgo. Devo dire che sapevo a malapena dove fosse di preciso questa città. Aggiungete che non mi ero mai spostato dalla mia città di origine, se non per le solite vacanze, e che non ho mai studiato tedesco. La proposta però cascava a fagiolo nella mia situazione e insieme alla mia famiglia, ho deciso di vivere questa esperienza. Non sappiamo ancora se rimarremo, per adesso saremo qui almeno fino al 2017”.

maurizio - amburgo - germania

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Di cosa ti occupi?

Sono un ricercatore in Fisica con una specializzazione in Ottica. Qui ad Amburgo curo la costruzione e test di speciali specchi per raggi X. Una vera sfida, nel mio campo, resa possibile dalla presenza di ricercatori di molte nazionalità e da una organizzazione molto efficiente.

Cosa puoi raccontarci di Amburgo? 

La qualità della vita è alta, è una città con molto verde e con tante opportunità soprattutto per le famiglie con bambini. Ho due gemelli molto piccoli, quindi sono particolarmente sensibile a questa problematica. Il costo della vita è comparabile a quello dell’Italia, in alcune cose un poco più caro e in altre un poco più economico. Ad esempio i trasporti costano, anche se devo dire che sono molto efficienti, mentre la spesa alimentare forse costa meno, se si accetta di convertirsi un po’ ai prodotti tedeschi. Tutto sommato è una città dove si riesce a vivere bene.

Quali sono i pro e i contro del viverci?

Tra i pro c’è sicuramente la possibilità di lavorare con ottime condizioni, le numerose opportunità di svago e di vita all’aria aperta e la generale buona organizzazione della città. Tra i contro c’è la lontananza dai propri amici e familiari rimasti in Italia; il clima, che è molto più freddo e piovoso; la totale assenza di rilievi montuosi (per sciare bisogna scendere molto più a Sud). In più scordatevi di uscire e bere un caffè decente o mangiare come in Italia, a meno che non lo facciate a casa vostra.

Cosa può offrire professionalmente e socialmente in più rispetto all’Italia?

Mi rendo conto di lavorare in un ambito molto particolare, quindi non so quanto la mia esperienza possa essere generalizzata. Comunque, in generale, qui ho visto molta serietà nel lavoro e soprattutto rispetto per la professionalità altrui. Questo si traduce anche in uno stipendio più alto, ma soprattutto in un maggior supporto del sistema. Si ha l’impressione di lavorare come una vera squadra, a livello nazionale, non come un sistema di piccoli gruppi o, peggio ancora, di singoli individui lasciati più o meno a loro stessi.

In questo periodo di permanenza, cosa hai fatto tuo della cultura tedesca e cosa invece hai conservato del tuo essere italiano?

Sono qui da troppo poco tempo e forse sono anche troppo “maturo”, per aver già assorbito qualcosa della cultura tedesca. Sicuramente trovo “rafforzate” le parti del mio carattere che erano già “tedesche” dall’inizio, come la puntualità e la serietà sul lavoro. Anche in Italia cercavo di usare sempre la bici, con molti problemi, mentre qui ci sono piste ciclabili dovunque. Cerco di mantenere le doti italiane che hanno un valore aggiunto anche all’estero, come la fantasia, l’inventiva e l’amore per la cultura ed il buon cibo.

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Cosa apprezzi maggiormente del Paese in cui ti trovi e cosa invece non riesci proprio a capire e a giustificare?

Ci sono alcuni aspetti della burocrazia tedesca che mi sono risultati un po’ complessi da capire. Ad esempio, per noi è stato complicato trovare posto per l’asilo. In generale per alcune questioni bisogna cambiare un po’ mentalità ed abitudini e, per me che ho deciso di emigrare a 39 anni, non sempre è facile. D’altro canto, quando si entra nel meccanismo e si seguono le loro regole, tutto si svolge in maniera piuttosto efficiente e rapida. Il sistema non è perfetto, probabilmente nessuno Stato può offrire la perfezione, ma è migliore che in Italia. Credo comunque che lo Stato tedesco dovrebbe sforzarsi di migliorare, senza adagiarsi nei facili allori di questo periodo. Parlando di Amburgo, la cosa che trovo meno giustificabile è che una parte della città ricada nello Schleswig-Holstein, con altre leggi e regole: si passa un minuscolo cartello e di colpo non si possono usare asili e scuole di Amburgo. Un aspetto negativo di uno Stato federale. La cosa che apprezzo maggiormente, oltre a quelle già dette, sono l’ampia multiculturalità che, soprattutto per i bambini, è veramente importante e interessante.

Cosa consiglieresti a chi sta meditando di trasferirsi ad Amburgo?

Di cominciare già a studiare il tedesco. Questo alla fine è il problema più grosso, mentre per il resto gli direi di avere fiducia e di buttarsi. Se ci sono riuscito io, con una famiglia e senza nessuna precedente esperienza di lavoro all’estero…

Come descriveresti il processo di selezione ed assunzione nel Paese in cui ti trovi? 

Come dicevo, la mia situazione è un po’ particolare. Dopo il processo di selezione, che si basa completamente sul merito e non su astruse appartenenze, sono arrivato qui già con un contratto in tasca e una serie di “benefit”, come un aiuto per cercare la casa. Qui ad Amburgo trovare casa è molto difficile, ci sono tante agenzie specializzate, ma il problema è che ci sono tantissime persone che cercano casa. Comunque se si accetta qualche compromesso, ci si può riuscire.

Per quanto riguarda la ricerca di un lavoro cosa consigli?

Per quanto riguarda il lavoro ogni settore ha i suoi siti particolari. Per lavori generici, consiglio di iscriversi anche ai vari gruppi su Facebook, dove si può chiedere un aiuto agli italiani che lavorano già all’estero. Bisogna armarsi di pazienza, perché gli italiani non riescono a fare “sistema” neanche quando sono accomunati dal vivere all’estero, ma qualcuno più gentile e utile si trova sempre.

Qual è il giusto approccio al mondo lavorativo tedesco?

Precisione e serietà. Si fa il proprio dovere e si viene ricompensati, più o meno. Ovviamente un po’ di occhio e di attenzione ci vogliono sempre, ma siamo italiani, per Dio!

Quali figure si ricercano maggiormente?

Nel mio campo si richiedono figure molto specializzate, con esperienza, e se si ha la fortuna di ricadere in una figura professionale particolare, si può facilmente scavalcare anche i tedeschi. In altri campi, non so: credo che comunque ci sia più lavoro in generale in tutti i campi.

In cosa differisce la cultura tedesca da quella italiana? 

Ogni giorno ci rendiamo conto di piccole e grandi differenze. In generale mi sembra che gli italiani, e soprattutto i toscani, siano più solari e socievoli. I tedeschi sono più riservati. Ma poi ci sono tanti casi particolari, si possono trovare anche tedeschi più socievoli e italiani taciturni. La crisi sta mutando le cose, trovo gli italiani sempre più scoraggiati e lamentosi, mentre i tedeschi sembrano fiduciosi e tranquilli. Sulla cultura del cibo gli italiani avranno sempre una (o forse anche un paio) di marce in più.

Cosa pensi del gran numero di italiani che in questo periodo stanno lasciando l’Italia?

Vorrei che tutti lo facessero come l’ho fatto io, emigrato in cerca di migliori opportunità, ma non per assoluta mancanza di opportunità nel Paese natio. Purtroppo credo che almeno una percentuale di queste persone sia spinta da necessità che non gli danno grandi alternative. Speriamo sia una percentuale piccola.

email: maurice.v@gmail.com

blog: http://vannoni.wordpress.com/

A cura di Nicole Cascione