Marco: ho scelto la vita tranquilla e senza stress di Sosua

Quello che di Sosua ama di meno è la totale assenza di iniziative culturali. In compenso nell’affascinante località della Repubblica Dominicana ha trovato serenità e allegria. Quelle che da tempo non riusciva più neanche ad intravedere in Italia.

Marco Consolandi, cinquant’ anni, ha lasciato lo Stivale quattro anni fa. Ma conosceva già Sosua.

Vivere nella Repubblica Dominicana sosua

“Ho abbandonato il Belpaese – racconta- dopo una separazione. Ma questa non è stata la sola causa della mia scelta. Vedo l’Italia come un Paese senza futuro e né gioia. Lì, non si può più progettare il futuro. E poi tutto è caro, molto caro. In Italia facevo il mediatore creditizio (mutui, leasing), ma avevo subodorato la crisi economica ancor prima del botto ed avevo cominciato a cercare altre prospettive. Di qui la scelta della Repubblica Dominicana, fatta due anni prima che scoppiasse la crisi. A Sosùa ho degli amici, tanti, ed è un piccolo centro turistico dove è facile trovare casa, oltreché cucina italiana. Quindi fuori dal caos delle grandi città. Tutto é a portata di mano, puoi uscire a piedi, le persone sono molto socievoli, cordiali, ci si incontra anche per caso, senza appuntamento, si chiacchiera prendendo un caffè, ci si organizza per andare in spiaggia, per vedere le partite il sabato e la domenica o per fare gite fuori porta in macchina o in moto”.

Ma quello che colpisce di più, a sentire Marco, è il mare, che si affretta a definire “spettacolare”. “E’ vero- dice- forse ci sono troppe baracche sulla playa che vendono souvenir, e tanti sono i  bar, i piccoli ristorantini che forse deturpano l’ambiente. Ma il mare è fantastico, trasparente, con i pesci che a volte ti nuotano intorno.  Purtroppo la speculazione edilizia ci ha tolto il privilegio di un lungomare. Quasi tutto è stato privatizzato e coperto da orrende colate di cemento, ma si trovano ancora spicchi di cielo e mare ovunque. Si pensi alla stupenda Playa Ciquita. Da non perdere”.

La bellezza della natura, almeno in alcune zone, fa assaporare ancora di più la vita notturna. Molti i locali che offrono divertimento e buona musica.

Ma a rendere suggestiva la città, anche particolari specie di animali e piante. “Qui- racconta- non è raro vedere grosse tarantole, lucertole lunghe come missili e rane che saltano sino al primo piano di una casa. E poi, tanti alberi da frutta.  Di mango, per esempio, esistono sei- sette tipi differenti. E ancora, piante di aloe, fiori rossi e gialli, fiori giganteschi, orchidee, ovunque, nella selva. Forse non di grande pregio. Ma ovunque”.

Una nuova vita sosua

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In genere come si vive? “Premettiamo- replica- che il paradiso in terra non esiste. Le difficoltà sono molte, soprattutto nelle relazioni con le persone del posto, che vedono gli stranieri solo come ‘limoni da spremere’ e niente più. C’è tanta corruzione. Noi italiani, con i tedeschi, i canadesi, siamo ai loro occhi dei gringos. Dobbiamo difenderci. Serve tanta pazienza per sopportare alcune strane usanze locali, frastuoni, malaffare, e maleducazione. Tutto sommato si vive una vita non stressante, tranquilla e tutto è relativo, sopratutto i problemi. I ritmi sono lenti, lentissimi. All’inizio è difficile adattarsi a chi ti deve fare l’allaccio della luce o del cavo della televisione e viene dopo tre giorni dall’appuntamento,  dicendoti: ” Ho fatto prima che potevo “.

A sentire Marco, i dominicani, quando non hanno problemi economici, sono persone allegre. In genere vivono di espedienti, anche perché il turismo ha insegnato loro che una mancia vale più di una giornata di lavoro. C’è tanta ignoranza. Quanto a scuola e sanità, è tutto privato. La sanità pubblica non è neanche da prendere in considerazione per un raffreddore. “Per usufruire di quella privata- spiega- devi farti un’assicurazione. Ci sono cliniche che, quanto a tecnologie usate, sono superiori a quelle italiane. Molti connazionali hanno preferito fare interventi agli occhi o dentari qui.  Segno che i medici sono bravi, anche perché, se sbagliano, vengono denunciati dalle compagnie di assicurazione che devono pagare per eventuali loro danni.  Le cure che consigliano sono efficaci, l’assistenza nelle emergenze é davvero buona. Il costo di un’assicurazione si aggira sui 40 euro ogni mese”.

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“Le scuole private -aggiunge- sono di tutti i tipi, e variano a seconda del reddito. Il costo della vita è salito negli ultimi due- tre anni. Sono aumentati soprattutto i combustibili. Quanto alla cucina, i prodotti italiani sono un po’ cari. Parlo di prosciutto, formaggi, vini, ma generalmente accessibili. Ai single, comunque, conviene più andare a mangiare fuori che cucinare a casa: costa meno e serve a conoscere persone nuove”.

Vivere in posto tranquillo sosua

Adesso, comunque, la situazione anche a Sosùa non è idilliaca. Il vento della crisi, il malgoverno, la crescita demografica esponenziale degli ultimi 20 anni hanno portato conseguenze nefaste.

Un buco nero è rappresentato dalla  sicurezza. Per Marco a Sosua “la polizia è quasi totalmente inaffidabile e corrotta. Il disordine, certo, non è paragonabile a quello di Paesi come Messico, Honduras, El Salvador, Brasile o Venezuela. Ma la fame è tanta in questo ultimo periodo e i bisogni anche indotti sono cresciuti. Quindi ci sono episodi di criminalità.  Evitiamo discorsi sociopolitici e diciamo che una persona sveglia apprende subito il sistema per non farsi incastrare. Basta evitare zone e comportamenti che possano provocare problemi e tenere buone relazioni con le persone del posto”. Cosa vuole dire? “Più amici hai – risponde- meno possibilità hanno ladri e delinquenti di farti cadere in trappola. Ricordiamo sempre che qui noi siamo stranieri. Quindi, mai ostentare ricchezza. Conosco statunitensi o italiani che sono facoltosi, ma non lo fanno vedere. Non vanno mai in giro con soldi, oro, orologi. Solo pantaloncini e canottiera. Mai ricorrere al primo poliziotto che incontri per segnalare un problema. Meglio andare sempre dal più alto della gerarchia e nel quarter (commissariato)”.
Come sono le donne ? Per Marco “uguali a tutte le donne del mondo, forse con meno pudore e ipocrisia, sicuramente lavorano e valgono più degli uomini. C’è molta prostituzione, perché sono tante quelle che vengono abbandonate dai mariti, hanno figli e non riescono a trovare un lavoro”.

Parlando del clima, è quello caratteristico del caribe. La zona di Sousa è più piovosa. E’ previsto un acquazzone nel periodo invernale. La pioggerellina, comunque, è costante. E questo può portare la temperatura anche sotto i 24 gradi”.
Dell’Italia gli manca – dice: “quella che vorrei e non quella di adesso, ho nostalgia della nostra cucina,  della cultura e della storia, cose che qui proprio non esistono”.

Vivere al mare, Repubblica Dominicana sosua

Ma nello Stivale può tornare con facilità. La RD è molto ben collegata  con il nostro Paese. Soprattutto, nel sud dell’isola, si trovano viaggi in charter anche a 300 euro per la  solo andata.

Posti da vedere per Marco sono tanti. Samanà, Cayo levantado, Bayahibe, Saona Catalina e Catalinita Bahia de las Aguilas, Lago Enriquillo Arabacoa, Constanza, la capitale Santo Domingo con la sua zona icoloniale, il Malecon. “Nelle nostre zone- aggiunge- intorno a Sosua puoi scegliere tra tante spiagge: Sosua Cabarete, Rio San Juan. Paesaggi, che ti lasciano senza fiato”.

Per chiudere il consiglio di Marco a chi voglia trasferirsi a Sosua è quello di  dimenticare i film americani sui Caraibi. “Dietro ogni paesaggio da cartolina- conclude- c’è altro che dovete scoprire e poi se vi piace o no dipende da voi, dalla vostra cultura e sensibilità, dipende dalla vostra capacità di analisi e di trovare il giusto equilibrio. Ho visto gente scappare per una cucaracha (scarafaggio, ndr) in casa. Questa è una vita senza mediazioni. E’ tutto nudo e crudo, poche regole, ed una fondamentale: Vivi più che puoi”.

E a proposito di vita, con mille euro al mese si riesce a fare una vita dignitosa, “ma con una qualità della vita -giura Marco- che in Italia neanche puoi immaginare. Meglio, però, portarsi qualche risparmio per comprare una macchina. Beh, quello sì”.

Per scrivere a Marco:

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A cura di Cinzia Ficco