Luca e la sua nuova vita in Pennsylvania

A cura di Nicole Cascione

Luca Lanzilotta, 45 anni, è nato e cresciuto a Firenze, dove ha vissuto fino all’età di 27 anni, cioè fino a quando, per amore, ha deciso di trasferirsi a Boston, dove ha ottenuto un posto di lavoro in una scuola materna, dopo aver sostenuto due colloqui telefonici ed uno in presenza. Successivamente, da insegnante di scuola materna è passato all’insegnamento della lingua e della cultura italiana al Dickinson College: “Negli Stati Uniti è possibile reinventarsi sempre. In Italia già alle superiori o all’università si decide il proprio percorso professionale. E se uno vuole cambiarlo, è quasi impossibile farlo. Qui se uno vuole rimettersi in gioco, le opportunità non mancano. Basta essere determinati e avere le idee chiare”.

Luca Lanzilotta

Luca, da Firenze a Boston. Quando e perché è avvenuto questo “passaggio”?

Ho conosciuto il mio marito americano, Jimmy, nel 2000. Ci siamo conosciuti a Firenze, dove stava studiando da qualche anno. Io avevo 21 anni e lui ne aveva 25. Circa un mese dopo che abbiamo iniziato a frequentarci, Jimmy ha saputo di essere stato accettato all’università di Harvard, dove aveva fatto domanda per fare un dottorato in Italianistica. A quel punto abbiamo deciso di continuare la relazione a distanza, perché non volevamo buttar via quello che avevamo appena iniziato a costruire insieme. Stavo frequentando la facoltà di Scienze motorie (che a quel tempo si chiamava ISEF) e dovevo finire gli studi. Poi avrei considerato la possibilità di trasferirmi negli Stati Uniti. Finita la laurea, sono riuscito ad ottenere un visto turistico di 6 mesi e sono andato a Boston. Lì io e Jimmy abbiamo vissuto insieme per la prima volta e ho iniziato a lavorare in una scuola elementare, dove affiancavo l’insegnante di educazione fisica. È stata un’esperienza bellissima che mi ha fatto decidere di voler diventare insegnante. Tornato in Italia, mi sono iscritto alla SSIS, un programma biennale organizzato dalla facoltà di Scienze dell’Educazione, che mi avrebbe abilitato all’insegnamento di educazione fisica nelle scuole. Il mio obiettivo era quello di mantenere una porta aperta in Italia, nel caso avessi deciso di rimanere. Nel frattempo, Jimmy è riuscito a tornare a Firenze per un paio d’anni, per fare ricerca per la tesi di dottorato. Quando mi sono abilitato e ho visto quanto sarebbe stato difficile ottenere un posto fisso a scuola, ho capito che ero pronto per trasferirmi. Ho mandato i miei titoli di studio a un’agenzia americana che si occupa dell’equipollenza. Mi hanno detto che avevo l’equivalente di un bachelor’s degree (laurea) e di un master americano in educazione. Dato che a quel tempo non c’era il matrimono gay, la mia unica speranza per trasferirmi negli Stati Uniti era quella di trovare un lavoro lì. E dopo 5 anni insieme, di cui due e mezzo a distanza, non avevo scelta: dovevo assolutamente trovare il modo di trasferirmi a Boston.

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E’ stato facile per te trovare lavoro a Boston?

Diciamo che sono stato molto fortunato. Da Firenze ho mandato il mio curriculum a moltissime scuole private nella zona di Boston. Con mia grande sorpresa, le scuole che hanno mostrato più interesse nei miei confronti sono state le scuole materne. Una di queste ha deciso di assumermi, dopo aver fatto due colloqui telefonici e un colloquio finale di persona (per il quale ho dovuto comprare un biglietto last minute per volare a Boston). La scuola che mi ha assunto mi ha aiutato ad ottenere un visto di lavoro e così nel 2005 mi sono trasferito a Boston. Il lavoro alla scuola materna si è rivelato perfetto per me: oltre ad avermi procurato un visto di lavoro, mi ha dato l’opportunità di migliorare il mio inglese in un ambiente senza stress (con i bambini, se facevo un errore, nessuno si scandalizzava), e dulcis in fundo, la scuola mi ha sponsorizzato per la carta verde, ossia il permesso di soggiorno a tempo indeterminato.

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Da insegnante di scuola materna sei passato ad insegnare lingue all’Università. Come è avvenuto questo passaggio?

Poiché il lavoro alla scuola materna era poco remunerativo e il costo della vita a Boston è molto alto, ho iniziato a insegnare italiano la sera, sia dando lezioni private che tenendo corsi alla scuola Dante Alighieri. Quest’ultima esperienza in particolare mi ha fatto capire che mi piaceva molto insegnare la lingua e la cultura italiana. Qualche anno dopo, Jimmy ha finito il dottorato ad Harvard e ha trovato lavoro in una piccola università della Pennsylvania, il Dickinson College. Io stavo ancora aspettando di ricevere la carta verde e così sono rimasto a Boston (perché è molto difficile cambiare lavoro senza avere la carta verde). Un anno dopo, si è aperta un’altra posizione nel dipartimento d’italiano del Dickinson College e ho fatto domanda. Sono stato assunto e mi sono trasferito anch’io in Pennsylvania. Ormai sono al Dickinson College da molti anni (ho iniziato a insegnare qui nel 2010) e mi trovo benissimo: amo ogni aspetto del mio lavoro, specialmente il rapporto con gli studenti e il poter condividere con loro la mia passione per la lingua e la cultura italiana.

Dal punto di vista professionale, quali differenze hai potuto notare rispetto all’Italia?

Un aspetto che mi piace molto è che, almeno nel mio campo, siamo valutati regolarmente per il nostro lavoro, sia dagli studenti che dai colleghi. Questo contribuisce a far sì che quasi tutti si impegnino a dare sempre il massimo.

Luca Lanzilotta

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Quali sono i pro e i contro del vivere negli Stati Uniti?

Sono una persona molto precisa e organizzata (mio marito dice sempre che sembro più tedesco che italiano) e da questo punto di vista, negli Stati Uniti, ho trovato una società che più si addice al mio modo di essere. Allo stesso tempo, sono molto grato dei valori che mi sono stati dati in Italia, come l’importanza del mangiar sano o del trovare un equilibrio tra il dedicarsi al lavoro e il godersi la vita. Uno dei contro del vivere negli Stati Uniti è il sistema sanitario: da italiano, sono un grande estimatore della sanità pubblica che purtroppo negli Stati Uniti non esiste.

Hai ottenuto la carta verde, poi la cittadinanza e un anno fa ti sei sposato. Il “sogno americano” si è realizzato. O hai qualche altro sogno nel cassetto?

In questi anni ho comprato casa, ho seguito un master in italianistica che mi ha dato più competenze specifiche per il mio attuale lavoro, ho preso la cittadinanza americana e, un anno fa, io e Jimmy ci siamo sposati. Tanti sogni nel cassetto che si sono realizzati! A 45 anni ho tutto quello che ho sempre sognato di avere: un compagno di cui sono innamorato, un lavoro che mi dà tante soddisfazioni, un gruppo di amici con cui divertirmi nel tempo libero e su cui posso contare in caso di bisogno, e due famiglie (la mia in Italia e quella di mio marito qui negli Stati Uniti) che ci sono di supporto. Sono una persona molto fortunata e non penso di poter chiedere di più dalla vita!

In cosa credi che l’America ti abbia costretto a metterti in gioco, sia in ambito personale che in ambito lavorativo?

Negli Stati Uniti è possibile reinventarsi sempre. In Italia già alle superiori o all’università si decide il proprio percorso professionale futuro. E se uno vuole cambiarlo, è quasi impossibile farlo. Qui se uno vuole rimettersi in gioco, le opportunità non mancano. Basta essere determinati e avere le idee chiare. Dal punto di vista della vita sociale, la difficoltà maggiore che ho incontrato è che negli Stati Uniti le persone si trasferiscono spesso, quindi bisogna essere aperti all’idea di fare amicizia anche da adulti, mentre in Italia spesso si ha la fortuna di frequentare gli stessi amici per tutta la vita. Per fortuna sono una persona estroversa e questo mi ha facilitato enormemente.

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Luca Lanzilotta

Come e in cosa è cambiato il Luca che viveva in Italia da quello attuale?

Il Luca che viveva in Italia era molto più giovane e molto più timoroso di essere giudicato. Quando sono arrivato negli Stati Uniti mi sono detto: “Questa è la tua opportunità di ricominciare da zero!”. Nessuno mi conosceva, quindi è stato facile presentarmi agli americani per come volevo farmi conoscere. E così, ad esempio, da subito non ho nascosto a nessuno il mio orientamento sessuale, mentre in Italia il mio coming out è stato molto graduale e un po’ difficoltoso (spesso per paure mie poi rivelatesi infondate). Il Luca che viveva in Italia non esiste più, ma tutto è partito da lui: dalla sua voglia di indipendenza, dal suo amore per le sfide e dalla sua determinazione. Credo molto fermamente che tutto quello che facciamo sia collegato a qualcosa che abbiamo fatto in passato. Per esempio, grazie alla laurea in scienze motorie ho trovato il lavoro alla scuola materna. Grazie al mio basso stipendio, ho iniziato a insegnare italiano. Grazie a quell’esperienza e al titolo di studio equiparato al master, sono diventato professore universitario. E grazie alle difficoltà che io e Jimmy abbiamo dovuto affrontare nei primi anni della nostra relazione e che abbiamo superato con successo, abbiamo capito che eravamo davvero fatti l’uno per l’altro.

Come contatto social:

INSTAGRAM: luckylucalanzi

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