Nina e la sua vita in Australia

Scrivo da quando sono bambina ma me ne sono diventata cosciente solo pochi anni fa.

Nata a Torino, cresco in una realtá cittadina che mi porta ad essere tartassata di stereotipi e ideali di vita decisamente diversi da quelli del mio spirito. Studio, ballo, leggo molto, viaggio. Ho una famiglia che mi ama e mi sostiene economicamente e affettivamente.

La mia vita non ha niente che non va. Mi piace la psicologia ma mi iscrivo a Giurisprudenza convinta che sarebbe stata la scelta migliore sul mercato, che avrei potuto fare la differenza nel mondo difendendo i piú deboli, che quella laurea mi avrebbe portato onore, che in quel modo sarei stata all’altezza della societá, della mia famiglia, degli altri.

Non arriveró mai a concludere quel percorso. Lo specchio diventa il mio peggior nemico: quello stereotipo di bellezza irraggiungibile mi porta a concentrate cosi tanti sforzi sul mio aspetto esteriore che alla fine smetto anche di scrivere, senza farci caso perché tanto alla fine, la scrittura non era di moda.

Non sapevo che quando non vivi in coerenza con la tua vera natura, il mondo ti si ritorce contro. Nel bel mezzo di una tempesta di eventi poco piacevoli, soffoco in una realtá dove l’apparenza domina, la vedo alla base della vita di molti, di troppi.

Inizio a leggere di nuovo, a scrivere di nuovo, a buttare per iscritto pensieri, ad osservare di piú, ad osservarmi di piú.

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Cosi, mi guardo dall’esterno e mi vedo nel posto sbagliato, nel settore sbagliato, con un amor sbagliato, sulla strada sbagliata. Decido di fare quello che avrei sempre voluto fare ma che avevo sacrificato per conformari alle aspettative della societá : PARTO.

Grazie ai quei due ragazzi partiti anni prima, che mi raccontavano di un mondo diverso, di avventure, di libertá dal materialismo, dal pregiudizio…scelgo la mia meta: Australia.  Mi hanno sempre detto che chi parte lo fa perché non ha alternative, ma io non ascolto piú: ho bisogno di curiosare, di assaporare altro, di vedere qualcosa che non ho mai visto, di vivere secondo il mio essere.

I miei sogni, ecco cosa mi ha salvata.

Prendo un volo solo andata per l’Australia, senza grosse aspettative, se non quella di ritrovarmi e mi lascio quella vita apparentemente sicura alle spalle.

L’idea era di fermarsi tre mesi, vi rimango 5 anni. Svolgo i lavori piú umili che mai mi sarei sognata di svolgere in Italia, conosco persone provenienti da tutte le parti del mondo, vivo in grattacieli, faccio colazioni inglesi e cene indiane, esco in infradito indossando un piumino e guardo tramonti da terrazze cosi alte da sentirmi in un film.

In breve tempo, creo connessioni con proprietari e manager di ristoranti e negozi, divento ben informata  sulle procedure dell’applicazione dei visti australiani e inizio un percorso lavorativo di assistenza agli Italiani che arrivano in Australia. Lavoro, miglioro la lingua, vedo, vivo cose surreali in una metropoli che per quattro anni di seguito, viene eletta la piú vivibile al mondo.

Inizia cosi una fase in cui mi metto in testa che questa volta non faró le cose con indecisione, che non lasceró le cose a metá: apro una compagnia che chiamo Dreamup,con il progetto di offrire e strutturare servizi a tutti i ragazzi che come me, sono arrivati in Australia senza saper bene cosa aspettarsi.

Mi imbatto nella problematica degli 88 giorni che i ragazzi in Working&Holiday Visa devono completare lavorando nelle farm per ottenere il secondo visto, me compresa.

Inizio a fare un elenco di tutte le farm che trovo nel Victoria, vado a visitarle, parlo con i proprietari, chiedo informazioni, mi assicuro che le condizioni siano idonee ad ospitare lavoratori decentemente. Inizia un nuovo capitolo. Divento la networker delle farm. Connetto decine e decine di italiani con farm affidabili, per permettere ai ragazzi di fare una bella esperienza.

Altri due ragazzi si uniscono al mio progetto e ci ritroviamo in tre a girare per la Tasmania, stringendo partnerships con i farmer assicurandogli lo staff per la stagione lavorativa facendo da tramite con i ragazzi in Working holiday. Chiedo, in cambio di una garanzia di un minimo salariale, accommodation vivibile e la firma sul modulo necessario a noi ragazzi ad applicare per il secondo visto. Questo progetto, prende il volo e io mi ritrovo a girare per l’Australia raccogliendo contatti e smistando ragazzi nelle farm seguendoli passo per passo. Io, ragazza di cittá che la campagna l’aveva vista solo nei cartoni animati.

Si avvicinano personaggi ricchi che vogliono investire e finanziare Dreamup, personaggi un po’ fanfaroni. Io rifiuto quelle offerte, gli altri due membri del team si lasciano tentare, uno torna in Italia con la promessa di una sponsorship che mai arriverá, l’altra inizia a lavorare per uno di questi imprenditori, per poi scoprire poco tempo dopo, che nessuna di quelle promesse verrá mai mantenuta.

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Continuo imperterrita il mio progetto, lo amplio e riesco anche a trovare appartamenti da gestire per Australiani, di modo da offrire accomodation ai clienti. Nonostante le soddisfazioni e la vita frenetica con costanti novitá, sento che qualcosa mi sfugge ancora: lavoro, lavoro, lavoro, non ho nemmeno il tempo per leggere due pagine del mio libro preferito la sera.

É li che tutto cambia: succede quasi per caso, uno dei farmer a cui mando personale, con la quale ho stretto un rapporto di amicizia e rispetto molto profondo, mi suggerisce di andare a lavorare per lui per terminare i tre mesi di lavoro nelle aree rurali. Parto insieme ad alcune mie clienti, per questa esperienza che cambierá del tutto la mia visione sulla vita e sul mondo.

Non svolgo 88 giorni nelle farm, ne svolgo 300. I dieci mesi piú belli della mita vita li ho passati in mezzo ai campi nell’entroterra Australiano, sporca di fango quasi tutti i giorni, indossando gli stessi tre paia di shorts ogni settimana, svegliandomi alle 5, andando a dormire alle 9,30, cenando alle 6 del pomeriggio.

Vedo posti meravigliosi, albe mozzafiato, faccio il bagno con le balene, dormo in una tenda su un isola che é riserva naturale, respiro aria pulita e mi dimentico del traffico, delle borse, delle etichette e delle giacche e di qualsiasi altra cosa materiale io abbia mai potuto desiderare.

Lí succede: ritorno a scrivere. Scrivo di cieli ampi e di ragni dietro le porte, serpenti sulle scale e quella brezza mattutina che porta quel brivido di freddo appena accennato, pronto a scomparire sotto i primi raggi del sole.

Conosco persone che svolgono la mia stessa mansione, che sono in viaggio da anni, che si ritrovano di fronte al fuoco la sera….raccontandosi storie grigliando hamburgers.

Dreamup continua, nei miei giorni di riposo, vado in giro per farm con la mia compagna di avventure, una paracadutista italiana scampata alla morte per un soffio dopo un incidente seguito ad un lancio. Il mio network di farm si amplia e quasi alla fine del mio secondo working holiday, arrivano quelle telefonate: associazioni di italiani all’estero, agenzie private che svolgono servizi di migration e student visa a Melbourne. Mi offrono un contratto di lavoro.

Torno in cittá alla scadenza del mio secondo anno in Australia, accetto un lavoro in una di queste agenzie continuando Dreamup durante il weekend…cosi, mi ritrovo stretta in jeans e giacchette, guidando nel traffico della metropoli, circondata da locali, negozi e supermercati. Dopo sei mesi, crollo. Le farm mi hanno cambiata.

Vedo ció che qui tutti reputano importante futile. Quei grattacieli non hanno piú il fascino che avevano anni prima: ora occupano troppo cielo e io non riesco a vedere l’orizzonte. Scrivo di quei giorni in libertá, di quei giorni in cui il mio sapere innato é emerso in mezzo al silenzio.

La mia mano non ha mai smesso di scrivere di storie, incontri, avventure, pensieri. Lascio quel lavoro da ufficio e prendo un aereo per Bali. Vivo per un po’ in una casetta nel centro di Ubud, stringo amicizie balinesi che mi insegnano l’arte della gratitudine, del Karma, del silenzio. Mi ascolto, e dal nulla, in modo estremamente naturale, mi ritrovo ad analizzare i miei sogni.

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Sono semplici. Non c’é piú la foga di conquistare una gloria apparente, non esiste piú la fretta di concludere un progetto per sistemarmi. In Indonesia imparo che natura e tempo sono complici e se sappiamo davvero spegnere tutto il rumore che ci é stato messo intorno da questa odierna societá, sentiremo quella voce flebile che chiama: la felicitá. Con un salto nell’ ignoto ho scoperto chi sono e come mai quella realtá Italiana dove tutto sembrava essere pronto e semplice per me, mi stava soffocando cosi tanto.

Oggi, mi trovo ancora momentaneamente in Australia, scrivo da freelance online, scrivo i miei libri e curo il marketing e i profili social di diversi business. Vivo in una casetta indipendente fuori dal centro cittá, svolgo roadtrips intorno all’Australia e progetto nuove mete in cui immergere i miei occhi. I miei sogni? Continuare a viaggiare e scrivere per ispirare le persone a non demordere, ad imparare ad ascoltarsi ad aprire la mente e ad avere coraggio. Le mie prossime tappe? Byron Bay, una cittadina hippie in QLD, L’Indonesia, Il Vietnam e l’Africa.

Non ho perso l’ambizione, ho perso la fretta, la voglia di possedere, di controllare. Oggi scrivo e svolgo un lavoro che amo, oggi vivo in una casa ma potrei vivere la mia intera vita in un piccolo camper van senza provare alcun disagio.

Oggi so che tutto dipende dalle nostre azioni e che questo mondo ha DAVVERO bisogno di coraggio e di passione.

Oggi posso dire, che il coraggio ha cambiato la mia vita, argomento di cui parlo nel mio profilo instagram e nei miei libri sperando di ispirare tante altre persone a fare quelle scelte che ridanno luce alla propria vita.

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Nina

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