Giuseppe: ragionando in maniera occidentale è impossibile capire la Thailandia e il Vietnam

A cura di Maricla Pannocchia

Spirito libero da sempre Giuseppe, 42enne originario di Napoli, adesso vive tra Berlino, la Thailandia e il Vietnam. Anche il suo percorso lavorativo è una continua evoluzione che l’ha portato a entrare nel mondo del food. Giuseppe ci parla proprio dei due Paesi del Sud-Est asiatico che ormai chiama “casa.”

“Quando arrivi in Thailandia o in Vietnam tutto ti sembra bellissimo perché è nuovo ma, più ci vivi, più inizi a capirne i veri meccanismi. Le persone restano solari e disponibili ma è importante cercare di non ragionare all’occidentale, perché, in quel caso, comprendere culture tanto lontane dalle nostre è praticamente impossibile” suggerisce Giuseppe, “Pensate che ormai io abbraccio le differenze culturali, senza più fare domande. Per esempio, se qualcuno mi dice che 2+2= 5 io gli dico che ha ragione!”

A chi sogna di trasferirsi in Vietnam o in Thailandia, Giuseppe consiglia di rivolgersi ad agenzie e avvocati locali, specialmente se si ha intenzione di rimanere a lungo nel Paese, senza mai uscire, e di avviare un’attività.

Giuseppe Guerriero Vietnam

Ciao Giuseppe, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Eccomi. Sono Giuseppe, nato in provincia di Napoli 42 anni fa. Sin dall’adolescenza sono stato sempre un po’ vivace. In età pre-adolescenziale i miei interessi sono sempre stati tanti prima la musica classica come clarinettista, poi quella punk come batterista e poi tantissime altre cose  Dopo la scuola superiore ho iniziato a lasciare sempre più la casa dei miei genitori per convivenze, lavori estivi all’estero o vacanze prolungate. La mia formazione è di Product Designer, ottenuta prima in Italia, poi con un master al Royal College of Art di Londra. In un primo momento ho lavorato in studi di architettura poi sono stato Product Design Lecturer in diverse università dell’Asia, facendo allo stesso tempo consulenze. In Asia, poi, la cultura della musica elettronica non era così sviluppata, così, con amici del posto, abbiamo anche organizzato feste, mini festivals ecc. In quel periodo iniziai anche a fare dj set, cosa che faccio tuttora. Poi, qualche anno fa, tutto è cambiato.

Quando e perché hai deciso di lasciare l’Italia?

Nel 2005. Subito dopo la laurea triennale anche se, con un lavoro pagato, cosa non scontata per i laureati in ambito creativo. Inoltre avevo anche un’offerta di carriera universitaria, ma capii da subito che l’Italia non mi avrebbe offerto molto in termini professionali e personali. La cultura del lavoro era sulla base di: “ti devi ritenere fortunato ad avere un lavoro”. Spero sia cambiata la situazione. In aggiunta a quanto detto prima, non ho mai sentito un attaccamento forte alla mia terra, radici o qualsiasi altra cosa che ti lega a un luogo. Non capivo. In realtà, non capisco tuttora chi non è felice in un luogo ma ci resta comunque. Per esperienza personale posso affermare che questo legame culturale, anche se minimo, è stato all’inizio un problema per la mia crescita professionale. Vista ora da “lontano” la cultura napoletana, ma credo in generale quella italiana,è stata più che altro un freno a mano tirato piuttosto che una marcia in più, come tanti provano a farci credere. All’estero molto spesso siamo visti come clowns che gesticolano intorno a un tavolo mentre mangiamo a beviamo tutto il tempo. Poi ci mettiamo del nostro… molte volte pensiamo di essere i migliori, basti pensare al cibo. Io gli italiani li chiamo “gastro-terroristi” . La realtà, invece, è che siamo solo “piccoli” dentro e fuori e, di conseguenza, come fanno i piccoli, giudichiamo malamente quello che non conosciamo. Ci vantiamo di una storia a cui non abbiamo partecipato, oppure di culture che ci sono arrivate senza nessun merito. In realtà, durante i miei 42 anni di esistenza in questo mondo ho visto solo un decadimento su tutti i livelli, culturale, sociale, lavorativo e, prima, di tutto umano. Molte volte mi sono sentito dire “ eh però se sei così scaltro è perché sei nato lì”. Ebbene, con il senno di poi, avrei preferito essere un cagnolino nato altrove piuttosto che una volpe nata dove sono nato io. E’ un’analisi che faccio oggettivamente senza rancore, rabbia o pentimenti di nessun genere.

Al momento adoro la mia terra come turista ma tutte le volte che ho provato a tornarci, anche per avviare dei progetti lavorativi, dopo qualche giorno mi è stato di nuovo chiarissimo perché l’ho lasciata. Questa è la mia di visione ovviamente che probabilmente non piacerà a molti ma è la mia verità.

Quindi, per tornare alla risposta, come tanti ragazzi che sognavano una vita altrove, Londra è stata la mia prima meta. Lì, dopo pochissime ricerche e senza un minimo di conoscenza dell’inglese, trovai lavoro in uno studio di architettura grazie a un amico di un amico di un amico e alla mia esperienza nell’ambito edile e di design, ottenuta in Italia. Un’esperienza che ho attenuto mentre studiavo e lavoravo allo stesso tempo. Dopo qualche anno a lavorare m’iscrissi al MA Design Product al Royal College of Art. Mi presero. Dopo il master, l’Asia.

Sei in giro fra Asia ed Europa dal 2005. Cosa ti ha spinto ad avere questa vita in continuo movimento?

Nulla in particolare, quando ho capito che nella vita non mi dovevo prefissare degli obiettivi ma bensì delle direzioni da seguire, ho iniziato ad accogliere con curiosità, oggettività e professionalità’ cosa arrivava mentre percorrevo quel cammino; In questo scenario, i movimenti nascono spontanei. Un modo di vivere che per molti sembra eccitante, stimolante. In realtà lo è ma è anche molto difficile per varie ragioni.

Giuseppe Guerriero Vietnam

In quali Paesi hai vissuto finora?

Regno Unito, Germania, Thailandia e Vietnam.

Adesso sei in Vietnam, come sei finito proprio lì?

Mentre ti scrivo vivo tra Berlino, Thailandia e Vietnam. Berlino durante la nostra primavera/estate mentre in autunno/inverno tra la Thailandia e il Vietnam. Il motivo sostanzialmente è perché si sono presentate delle opportunità a cui ho detto sì. Mi potevo trovare altrove ovviamente, per esempio mentre lavoravo come architetto a Londra mi fu proposto di trasferirmi a Benghazi, in Libia, per aprire un nuovo ufficio e seguire dei lavori. In quel periodo eravamo impegnati con dei progetti per il governo libico. Per fortuna non accettai l’offerta, che era anche molto lucrativa. Per farla breve, dopo sei mesi Benghazi era in fiamme e Gheddafi morto. Quindi, un po’ di fortuna e istinto non guastano, diciamo. L’opzione Asia arrivò casualmente, dopo il master mi ritrovai in piena recessione. Era il tempo del fallimento della Lehman Brothers, quindi per 2 o 3 settimane restai senza lavoro, cosa che, quando sei con la tua famiglia e i tuoi amici, non pesa. Tuttavia, essere a Londra e dovere affrontare una vita costosa cambia tutto, invece. In quel periodo mi arrivò l’offerta d’insegnamento a Bangkok e accettai alla cieca, direi. Non conoscevo la Thailandia, nemmeno sapevo dov’era geograficamente, ma accettai. E feci benissimo. Andai da solo, avevo 29 anni e posso dire che quello è stato il momento in cui ho iniziato una nuova vita che sin ora mi ha dato tantissime soddisfazioni. Negli anni ho iniziato a viaggiare poi vivere nei Paesi limitrofi, lavorando in Cina, Vietnam, eccetera.

Dove vivi precisamente e di cosa ti occupi?

Dopo avere lasciato la mia carriera di professore e product designer, design manager, business strategist ecc. la mia casa è diventata uno zaino di 20 litri. Non vivo precisamente in nessun luogo. Per quanto riguarda il mio lavoro ora sono impegnato nell’ambito del food. Questo da 6 anni. Faccio Pop up, cooking class in persona e online, eventi per team building, dirigo un wine garden a Belino, diciamo che organizzo eventi e progetti nell’ambito del food sotto il nome di: ThatGuy From Naples. Sono anche responsabile di www.cookly.me per il mercato italiano mentre quando sono in Asia vado a “testare” le esperienze che abbiamo sul sito o che abbiamo intenzione di avere. Questo è il lavoro che in sostanza mi ha riportato in Italia nel 2019, almeno per 5 mesi all’anno, ma poi la pandemia ha cambiato le cose. Il 19 febbraio 2020 tornai dalla Thailandia con un aumento di stipendio, un budget doppio per gli spostamenti, una promozione a gestire il mercato europeo e un camper pagato per 6 mesi per andare in giro per l’Europa a cercare food experiences. Dopo 20 giorni non avevo più nulla ed ero chiuso in casa. Ora dopo 2 anni sto riprendendo. Questo è quello che intendevo prima. Inoltre, in Asia faccio anche il dj.

Come hanno reagito amici, parenti e conoscenti davanti alla tua scelta di vivere questo stile di vita?

In generale, non ho mai dato l’opportunità di una reazione a nessuno. Le cose le facevo, le faccio e basta. Questo perché, specialmente nella fase iniziale di un progetto, è molto semplice essere demoralizzati, influenzati dai commenti altrui, però ci sono stati dei momenti dove ho dovuto per forza di cose condividere delle idee e dei progetti, quasi sotto “estorsione”  Durante la pandemia, per esempio, o quando ho lasciato il lavoro da designer per iniziare come country manager per Cookly, sono dovuto passare per “casa” prima di riorganizzarmi, cosa che pensavo avrebbe fatto piacere ma che in realtà ha causato qualche problema. Molte volte ci creiamo degli “habitat” mentali in cui pensiamo di avere il controllo su tutto, questo ci far stare bene fin quando non c’è un elemento che destabilizza il sistema e andiamo inevitabilmente in crisi. Beh, quell’elemento destabilizzatore ero io e il sistema la mia famiglia. Non è una bella sensazione sentire o sentirsi dire che il problema sei tu e che e forse è meglio che ti trovi un alloggio, quando in realtà hai anche scelto di stare qualche giorno in più con i tuoi familiari che inevitabilmente invecchiano o crescono, a seconda della data di nascita. Questa prima sensazione, tuttavia, passa velocemente, con il tempo ho capito che le reazioni alle mie azioni non sono e non devono essere più di mia responsabilità. E’ come quando fai un regalo a un amico con tutte le buone intenzioni ma poi ti accorgi che non è piaciuto. Bene! Le buone intenzioni sono di mia responsabilità, la sua reazione no!

Per quanto riguarda gli amici, muoversi spesso ti aiuta a capire qual è la natura dei legami che hai con persone al di fuori della tua famiglia. Ho quelli con cui parlo dei miei progetti ma sono pochissimi e sono persone che so che magari mi daranno un suggerimento senza interesse o influenze di nessun tipo. Poi ci sono quelli di una città o di un’altra e quelli sono gli amici di….. questi ultimi in generale non hanno reazioni ma molte volte sono stati elementi chiave per un progetto. Proprio perché non hanno legami forti con me si esprimono liberamente.

Poi ci sono quelli che sono “sublimati” nei meandri dei social e delle Sim perse nel tempo. Persone con cui magari hai anche condiviso esperienze significative, ma che poi inevitabilmente si sono perse. Questo accadde specialmente quando lasciai Londra, mi accorsi di avere una rubrica piena di numeri che non facevano riferimento a nessun “essere umano”. Erano numeri associati a nomi, non persone. In questo caso niente reazioni, solo faccine di tanto in tanto.

In generale viaggiare ti cambia molto, fatto positivo ovviamente, quindi preferisco avere persone intorno a me, non solo fisicamente, che possano far parte di questo cambiamento continuo e non quelle che in un modo o in un altro cercano di farti restare la stessa persona che hanno conosciuto nel passato. In questo modo, inevitabilmente perdi qualche amico ma ne trovi tanti altri che sono più allineati a ciò che sei in quel momento.

Giuseppe Guerriero Vietnam

Come ti sei organizzato prima della partenza per il Vietnam?

Parliamo di partenze.

Londra: sono andato lì senza organizzarmi, senza conoscere la lingua e con 1.000 Euro in tasca. Era il 2005. Ad aspettarmi c’era la mia fidanzata del tempo, anche lei senza un lavoro e ospite da amici.

Asia da designer 2010: avevo già un lavoro prima di andare quindi è stato molto più semplice per quanto riguarda la burocrazia per il visto, cercare casa e ricevere qualche consiglio per la mia “nuova” vita. Quindi anche qui organizzazione scarsa. Non a caso, ma perché organizzazione molte volte si traduce in aspettative. Molto spesso la rovina di tutto.

Europa/Asia adesso: per l’organizzazione prendo un biglietto 3 mesi prima e inizio a capire cosa fare e dove voglio andare. Quando non ho amici che mi possano ospitare, inizio a capire dove dormire, di solito via Internet, o meglio, seguendo qualche consiglio. Cerco di viaggiare il più leggero possibile, scegliendo di comprare quello che mi serve lì, invece di portarmelo da dove vengo, vestiti, elettronica ecc. Poi c’è la questione burocratica, specialmente i visti. Le leggi cambiano di continuo quindi fare una ricerca o una chiamata al Consolato di riferimento prima di partire è sempre una buona idea. In generale, se entri ed esci dai Paesi ogni mese non hai problemi. Se invece devi rimanere di più, bisogna ottenere un visto.

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Come bisogna muoversi, dal punto di vista burocratico, per vivere e lavorare lì?

Nel Sud-Est asiatico in generale le opportunità lavorative sono tantissime. Io conosco di più la Thailandia e il Vietnam. Per entrambi i Paesi, se hai un contratto prima di partire è tutto più semplice. Ci sarà un’agenzia che ti supporterà con tutto, il tuo compito sarà quello di preparare i documenti e portarli al Consolato. Le cose si complicano quando vuoi fare tutto da solo, magari per risparmiare qualche soldo. In tutto il Sud-Est asiatico il sistema è molto complicato e cambia continuamente. La corruzione esiste a ogni livello e fa parte del sistema stesso quindi l’agenzia fa proprio questo lavoro di lubrificare gli ingranaggi. Per esperienza personale è più “comodo” affidarsi a un’agenzia o avvocato locale per questioni burocratiche, in caso contrario i tempi per un’operazione possono dilatarsi notevolmente. Se invece qualcuno pensa di aprire una società avere un supporto legale in loco è indispensabile.

Pensi che sia facile, per un italiano, trovare lavoro o avviare un’impresa in Vietnam?

Sia in Vietnam sia in Thailandia aprire un’attività è piuttosto semplice, con il supporto legale giusto, anche se la quota maggiore della tua impresa deve essere intestata a un partner locale, ma questa cosa è risolta da tempo da avvocati locali. Quello che è meno semplice invece è adattarsi alla cultura lavorativa locale. Ho avuto tantissimi problemi in passato. Parlando sinceramente, in generale i locali farebbero a meno di vederti in giro, dato che guadagni molto di più di loro, fai una vita che la maggioranza sogna… solite cose, insomma. Poi, dato che il tasso di disoccupazione è molto basso è difficile tenerli i tuoi dipendenti. Specialmente in Thailandia, il personale spesso non si presenta al lavoro o addirittura “scompare” nel mezzo di un progetto senza mai ritornare. Il senso di responsabilità nei confronti del lavoro è molto diverso dal nostro. Ci sono le gerarchie da rispettare, le regole comportamentali che non ti danno la possibilità di un confronto diretto costruttivo. Per esempio, non è tollerato riprendere un tuo dipendente, anche in maniera cortese. Se perde la “reputazione” è un fatto gravissimo e può anche diventare pericoloso. Ma non solo questo, due aneddoti su tutti: Dopo 2 anni di consulenza per un’azienda a Bangkok la mia foto del passaporto, con i dreadlocks, fa il giro dell’ufficio. Con la mia foto, la mia data di nascita. Da quel momento lo stesso team che ha lavorato con me per 2 anni smette di ascoltarmi perché scoprono che sono più giovane di loro. Vado in un centro commerciale, orario di punta, la cassiera sta cantando con il Karaoke, io volevo pagare, il collega mi fa capire che deve finire prima la canzone e poi viene a farmi pagare.

Per quanto riguarda trovare un lavoro, invece, non tutte le professioni sono permesse sia in Thailandia sia in Vietnam. Le liste delle professioni permesse le trovate su Internet, assicuratevi che sono aggiornate, poi, è sempre meglio farsi prima un giro sui diversi siti dedicati. Questo per farvi un’idea del mercato e iniziare a inviare cv. Molti sono anche i casi di amici che sono invece entrati con il visto turistico e poi hanno trovato un lavoro. Quest’ultimo metodo credo sia anche più semplice dato che sei in loco e non devono pagarti il trasferimento.

Per concludere, dipende dal vostro grado intraprendenza.

Giuseppe Guerriero Vietnam

Come sei stato accolto dalla gente del posto?

Posso parlare di due tipi di esperienza, quella iniziale e quella dopo. All’inizio, non conoscendo la cultura locale, tutto è bellissimo, tutti sono carini, accoglienti, gentili, sorridenti. E, in effetti, è così! La prima impressione è fantastica. Vita semplice, tutti pronti ad aiutarti per le piccole cose, posti incantevoli, un sogno, insomma.

Poi inizi a capire che molti di quei comportamenti sono culturali e non reali quindi cambi un po’ la prospettiva e inizi a intravedere la realtà. Una realtà che, ovviamente, non riuscirai mai a capire completamente usando una logica occidentale. E ti consiglio vivamente di non farlo. Solo così sono riuscito a comprendere molte cose e ad apprezzarle. Quindi, a quel punto, feci un passo indietro e iniziai a prendermi solo le cose positive e scansare qualsiasi tipo di confronto culturale. Della serie: “2+2 fa 5? Certo, hai ragione”. Seguendo questa “tecnica” la gente locale mi ha trattato benissimo, tutti bravi e buoni  In generale, la gente di qualsiasi posto al mondo ti accoglie bene fin quando non superi i limiti culturali locali, a saperli, però.

Quali sono, secondo te, gli eventuali punti in comune e quali le differenze fra lo stile di vita italiano e quello vietnamita?

Sinceramente non credo esista uno stile italiano di vivere. Esistono però diversi stili di vita in Italia, una diversità che arricchisce il Paese. Io non conosco gli altri ma conosco un po’ quello in cui sono nato. .

Quindi, tra le similarità c’è sicuramente il caos apparente della vita quotidiana. Dico “apparente” perché, in realtà, questo caos mi sembra più il frutto di organizzazioni spontanee ben strutturate dove le regole, molto spesso, sono nate o dal buon senso o dal sopruso, senza vie di mezzo. La cultura del cibo è un’altra delle similarità che ho notato, credo che in tutti e 2 gli stili di vita essere intorno a un tavolo è importante per le relazioni sociali. La totale mancanza di leggi esatte è un’altra similarità, il fatto che tutto può essere fatto in un modo o un altro. Molto spesso l’altro.

Le diversità, sorvolando il linguaggio, l’aspetto fisico, il cibo ecc., di sicuro sono relative all’approccio alla vita. La negatività in Asia è quasi vietata, mentre da noi è quasi un vanto; Quante volte avete chiesto: “Tutto bene?” e la risposta è stata: “Non c’è male”, “poteva andare meglio” “abbastanza bene” ecc. questo in Asia non lo sentirete mai. Poi, in generale, la leggerezza nei confronti della vita. Questa molto spesso è giudicata come superficialità. Un errore che ho fatto anch’io, ma che in realtà è solo prendere le cose per quelle che sono, con leggerezza, senza troppi pensieri. Poi, la consapevolezza che le cose cambiano, da noi siamo sempre un po’ più attaccati alle cose in generale e tendiamo a volerle lasciare così per sempre. Potrei scriverne tante altre ma queste sono le più evidenti.

Quali sono i piatti locali da provare almeno una volta?

In Thailandia, tutti i piatti della cucina Isarn poi Pad thai, Tom Yum, koo mu yam, Pu Pad Pong Kari, Mango Sticky rice. Io li amo tutti, in realtà.

In Vietnam: Banh Mi, Pho, Nem, Búnchả, Banh Xeo, Cha Ca La Vong, le lumache ma, anche qui, io direi tutti.

Come ti sei organizzato per trovare alloggio? Quali sono i costi medi?

Gli alloggi non mancano in entrambi i Paesi. E’ molto semplice trovarne uno sia tramite agenzie sia andando in giro a chiedere nei vari edifici. Attualmente, per un monolocale di 30/40 mq all’interno di un condominio con piscina, sauna, roof top ecc spendi intorno ai 600 Euro il mese, poi ci sono altre opzioni che dipendono dell’età della costruzione e dalla posizione. Direi intorno ai 400 Euro il mese, in questo caso, se vuoi stare da solo, se poi condividi con altri, il presso scende.

Come valuteresti servizi come burocrazia, sanità e mezzi pubblici?

I servizi in generale sono buoni. Telefonia, Internet e banche sono fantastici. Per la burocrazia può diventare un po’ più complicato, per questo ci sono le agenzie. La sanità è privata e quindi lo standard è molto alto. Bisogna però avere un’assicurazione. I mezzi pubblici ci sono ma non sono al livello europeo. Di sicuro meglio che a Napoli, però.

Quali sono, nella tua opinione, i pro e contro del vivere in Vietnam?

Parlo della Thailandia e del Vietnam.

Tra i pro c’è sicuramente il fatto che tutto è nuovo, almeno all’inizio. Se sei una persona curiosa ma non invadente allora ogni giorno diventa una scoperta di sapori, culture, usi locali e un modo di vivere molto lontani dal nostro. Oltre a quest,o in generale la vita e più semplice, fluida, senza intoppi dettati dal pensare troppo o da iper-strutturare il tutto.

I contro sono che, in caso di necessità, sei da solo e te la devi sbrigare da solo. Per situazioni di salute se hai una buona assicurazione te la cavi. Ma se, per caso, vai a finire per un motivo o per un altro in situazioni legali allora diventa difficile. Solo denaro contante e un buon avvocato locale possono risolvere la situazione. Le ambasciate, i consolati ecc. sono come gli uffici pubblici degli anni ‘90. Di base, stai facendo i conti con una cultura che è molto diversa dalla tua e qualsiasi problema, se non preso tenendo conto di questi fattori, può diventare velocemente un disastro. Essere calmi, non urlare ed essere gentili anche in situazioni critiche è la chiave di tutto in Thailandia e in Vietnam.

Giuseppe Guerriero Vietnam

Che consigli daresti a chi vorrebbe trasferirsi lì?

Uno su tutti: dimentica da dove vieni, chi credi di essere e immergiti in una nuova realtà che potrà solo arricchirti su tutti i livelli. Paragoni, cercare un processo logico a quello che ti succede è, oltre che una perdita di tempo ed energie, solo una distrazione della bellezza di quello che ti sta accadendo in quel momento.

E quali a chi, invece, sta pianificando il primo viaggio in Vietnam o Thailandia?

Di programmare il meno possibile spostamenti e tappe. Sia il Vietnam sia la Thailandia sono Paesi sicuri per noi occidentali. Seguire il flusso degli eventi è la maniera più semplice per godersi al massimo entrambi.

Ci sono dei luoghi poco conosciuti dai turisti che vorresti suggerire ai nostri lettori?

In Thailandia direi di noleggiare uno scooter a Chiang Mai e iniziare il tour del Nord che, in pratica, significa perdersi nelle sue montagne per poi ritornare a Chiang Mai. Qui passerete in piccoli villaggi dove i diversi gruppi etnici vivono ancora seguendo le loro tradizioni. I locals ono molto accoglienti e generosi. Una volta mi sono trovato in un matrimonio senza saperlo e ci sono restato dopo essere stato invitato. In altre occasioni, per puro caso, mi sono trovato in festivals locali che nessuna guida ti consiglierebbe di visitare, solo perché magari, per arrivarci, non è come andare a fare la spesa al supermercato.

Per il mare suggerisco isole come Kho Payam, Kho Kood e Koh Mak che sono relativamente accessibili e hanno tutti i servizi.

In Vietnam suggerisco di visitare di sicuro Hanoi e Saigon. Anche qui, noleggiare uno scooter e farsi qualche giro è molto interessante. Come per la Thailandia, il Vietnam ha diversi gruppi etnici che vivono in tutto il Paese. Visitali sarà fantastico. Per un bagno c’è l’isola di Phu Quoc, che si trova al Sud, con le sue spiagge bianche.

Cos’hai imparato, finora, in tutti questi anni di vita all’estero?

Ho imparato:

  • che le cose cambiano, il più delle volte in meglio.
  • che i momenti di crisi sono indispensabili per una conoscenza più profonda delle cose.
  • che molto spesso non facciamo questo o quello solo per pigrizia, che chiamerei culturale.
  • che e importante pensare, ma fare è molto più formativo.
  • che i tuoi limiti sono lì perché li hai creati tu e come li hai messi li puoi pure togliere.

Progetti futuri?

Certo  Da quest’inverno inizierò a organizzare i miei tours nei 2 Oaesi. Si tratterà di tours in motocicletta basati su esperienze culinarie quindi porterò amici, nuovi amici e chiunque se la senta nei vari villaggi, nelle città, sulle isole a conoscere la cultura locale attraverso il cibo e la sua preparazione e produzione. Sì a farm tours, cooking classes, mangiate ecc.

Poi, a lungo termine, vorrei aprire una farm dove coltivare e produrre medicine naturali. Rimedi che vengono usati da millenni in quelle aree. Questo richiederà un po’ più di tempo ma, al momento, il sito c’è e la pianificazione e’ in arrivo. Mancano parte degli investimenti e soci fondatori che stanno sulla stessa lunghezza d’onda. Se sei uno di loro, contattami pure 

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