Siamo tra Santa Lucia e Grenada, nelle isole Windward, in quel Mar dei Caraibi che evoca immagini da sogno. E qui qualcuno il suo sogno lo ha fatto diventare realtà. parliamo di Enrica e Marco, che hanno dedicato la loro vita al mare e dal mare traggono anche soddisfazioni professionali grazie alla loro attività di eco-crocere. Le loro parole sembrano insistere molto sul concetto di vita in generale più che sul cambiamento di vita. E quello che ci restituiscono è una sensazione di inevitabilità: una vita che non poteva essere che quella che è.

Saint Vincent e Grenadine antille

Ciao ragazzi, volete raccontarci cosa facevate prima di questa bellissima scelta di vita? Dove vivevate?

Enrica: “Vivevo a Torino ed ero ancora all’Università quando ho conosciuto Marco ed ho iniziato a navigare e lavorare con lui. Studiavo Fisica ed il mio obiettivo era fare il dottorato per tentare la carriera universitaria.Ho finito i miei studi in Costa Azzurra, vivendo già a bordo”.

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Marco: “Ero a Milano dove, fin da ragazzino, orientavo le mie scelte in funzione della vita in mare sulla quale avevo tanto letto e fantasticato. Insegnavo musica e facevo qualche serata mentre mi interessavo di meccanica, di materiali compositi e di allestimenti di barche. Poi i casi della vita mi hanno posto d’innanzi a scelte, apparentemente non determinanti, che hanno definito gli anni a venire.

Qual è stata la spinta definitiva che vi ha fatto capire che era arrivato il momento di cambiare vita?

Enrica: In verità non si è trattato di “cambiare” vita, quanto di scegliere la vita che volevamo. Subito dopo la mia laurea ci siamo buttati nell’avventura del rimettere in forma Elendil (la nostra barca) e partire per la traversata atlantica verso i Caraibi. La spinta ovviamente è stato il gusto dell’avventura e del viaggio, accompagnato da una buona dose di fatalismo e fiducia in noi stessi. Che io ricordi, da quando ci conosciamo, non abbiamo mai preso in considerazione l’idea di fare qualcosa di diverso”.

Marco: “La maggior parte delle persone ha paura di cambiar vita ma vi è una minoranza che nel cambiamento trova l’energia ed il senso della vita stessa. E così, all’età di 35 anni, di cui gli ultimi 15 vissuti in mare, sentii il bisogno di nuove esperienze e mi trovai a prendere in considerazione un’offerta di lavoro a terra. Un posto di rilievo in una bella azienda con tutti i benefici economici e sociali che ne derivano. Ne seguirono 5 anni d’impegno e di sfide, di grandi soddisfazioni ma soprattutto di risposte alle mie domande fino alla domanda fatidica: ehi, hai quasi 40 anni. È questo che desideri per il resto della tua vita”?

Raccontateci un po’ come è stato, a livello pratico, organizzare la vostra attività.

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Enrica: “Marco viveva del lavoro con la barca già da anni. Fino alla fine degli anni ’90 le proposte di vacanza a vela erano relativamente poche e le agenzie nautiche un buon tramite. Poi è arrivato internet, e tutto è diventato più semplice e diretto”.

Marco: “Viviamo in un’epoca fantastica dove tutto cambia molto velocemente; i telefoni cellulari hanno risolto il problema della reperibilità, i computer quello dell’esigenza di un ufficio ed Internet quello della visibilità e dell’accesso all’informazione. Anche la navigazione è cambiata ed oggi è resa più facile da barche più semplici da portare e da strumentazioni un tempo inimmaginabili. Si è andati verso la semplificazione, ma sotto il profilo tecnico le barche restano oggetti complicati che la tecnologia ha reso ancora più complessi. Manualità e preparazione tecnica non si imparano in un corso. Sono qualità che si sviluppano con gli anni, che si coltivano fin dalla giovinezza e costituiscono il bagaglio essenziale per chi vuole vivere in mare”.

ESPATRIARE  antille

Che significato ha per voi la parola libertà?

Enrica:”Fino a qualche tempo fa per me libertà era l’opportunità di vivere in ogni paese per un tempo abbastanza lungo da impararne usi e costumi e sentirsi a casa. Oggi per me libertà è poter condividere tutto questo con Pablo, mio figlio che ha quasi 4 anni ed è nato in Patagonia, e vedere come lui cresca “cittadino del mondo”.

Marco: “Poter scegliere, poter cambiare, poter rifiutare qualcosa di sbagliato e partire alla ricerca di ciò che ci fa stare bene. È qualcosa che è dentro di noi. Un bene prezioso che dobbiamo imparare a difendere e ad alimentare, per noi stessi e per chi ci sta accanto”.

La vita della maggior parte di noi è scandita dai ritmi serrati e stressanti del tempo. Per voi, invece, il tempo cos’è?

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Enrica: “È un fattore strano, sempre presi come siamo fra i ritmi lenti del mare e dei Caraibi e le esigenze dell’organizzazione delle crociere, che invece hanno tempi ben definiti”.

Marco: “Vediamo spesso persone che hanno tempo a disposizione e debbo dire che nella maggior parte dei casi lo sprecano. Noi siamo sempre in carenza. Forse ci poniamo obbiettivi impegnativi o magari siamo così poco inclini a tollerare l’improvvisazione da costringerci a fare molte cose da soli. È una condizione piuttosto faticosa ma estremamente stimolante”.

Quando pensate alla vostra vita qual è il pensiero più frequente che vi accarezza la mente?

Enrica: “Che non avrei potuto viverne un’altra più adatta a me”.

Marco: “Quando guardo indietro vedo non una ma dieci vite vissute e non sarò mai abbastanza riconoscente ad Enrica per l’ingegno e l’ottimismo con cui ha abbracciato ogni nuova avventura”.

Qualità della vita alta e soddisfazioni professionali: voi siete riusciti a realizzare tutto ciò; adesso avete anche un bambino piccolo. Come ve lo immaginate il futuro?

Enrica e Marco: “insieme”.

Per avere informazioni sull’attività di Enrica e Marco potete consultare il loro sito

www.ecocrociere.com

Il loro blog velacaraibi.blogspot.it

La loro pagina facebook www.facebook.com/ecocrociere

A cura di Geraldine Meyer