Una formazione classica e un lavoro iniziato per gioco, accompagnando gruppi all’estero per una agenzia di viaggi locale. Da li, è partita la sua carriera in questo campo, che è passata per diversi Tour Operator nazionali con esperienze soprattutto all’estero. E che le ha permesso di conoscere culture completamente differenti.

“Negli ultimi dodici anni sono stata in giro per il mondo -spiega- ed ho avuto la fortuna di potermi confrontare con tradizioni diverse, cosa che mi ha arricchito enormemente e che mi ha consentito di avere una grande apertura mentale. Ho sempre cercato, in tutti i Paesi dove ho vissuto, di entrare nella cultura del luogo e di avere quanti più contatti possibili con i locali, sperimentando quella che è la vita reale del luogo, e non quella da turista in vacanza”.

Vivere a Dubai

Quattro anni fa Nicoletta è arrivata a Dubai con un contratto di due mesi, come responsabile per il Tour Operator Kenobi. “L’operazione- aggiunge- andò molto bene ed al termine delle sei settimane il Tour Operator locale che ci forniva tutti i servizi logistici, mi fece una proposta di lavoro.

A quel punto?

Tornai in Italia e mi presi un po’ di tempo per riflettere sulla cosa. Alla fine accettai. A Novembre del 2007 tornai a Dubai per intraprendere una nuova sfida. Così, cominciai a lavorare per Net Tours, una delle più importanti e prestigiose  DMC degli Emirati, fondata più di venticinque anni fa dal suo attuale proprietario. Iniziai all’operation department, dove gestivo l’account di Thomas Cook e Neckermann Germania. Poi, mi spostarono per tre mesi al reparto Incentive. Ed infine, fui promossa Desert Operation Manager.

E cioè?

Mi occupavo di tutte le strutture che il Tour Operator ha nel deserto. Quest’ultimo incarico è senz’altro quello più ricco di sfide e complicato che ho avuto, ma allo stesso tempo, quello che mi ha regalato le più grandi soddisfazioni a livello personale, spirituale e professionale.

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Il deserto: fermiamoci un attimo!

Sì, il deserto è a mio parere uno degli aspetti più intriganti ed affascinanti della destinazione. Rifugio dalla frenesia della città, dove i colori e le sfumature della sabbia e dei tramonti lasciano senza fiato. Un luogo dove ancora tutto si muove con un ritmo diverso, dominano gli spazi aperti, il silenzio, e dove si riesce a percepire la cultura dei beduini, popolazione originaria del luogo. Oserei dire che è un luogo quasi magico e ricco di spiritualità, in cui ci si può sentire in pace con sé stessi e il mondo circostante.

Cosa porterà dentro di sé di quella esperienza?

Ho imparato davvero molto, a cominciare dalla guida in mezzo al deserto con un 4×4. Ho approfondito tutta una serie di aspetti legati ad usi e tradizioni della cultura locale, ho dovuto gestire uno staff di dodici uomini, tutti musulmani e che in alcuni casi non parlavano inglese, ma solamente l’arabo o l’urdu (lingua del loro Paese d’origine) e che per la prima volta si trovavano ad avere un manager donna. Il rapporto con queste persone si è col tempo solidificato. C’era rispetto reciproco. Per questo abbiamo raggiunto ottimi risultati professionali.  Ho imparato: a costruire un campo, capendo quali sono le tecniche utilizzate ed i materiali necessari, a pianificare approvvigionamenti di acqua, cibo per i cammelli ed i falchi, ho capito come funziona un generatore di corrente, e sono diventata esperta nella manutenzione. Io coordinavo tutte le attività giornaliere (Desert safari con dune bashing e cena al campo per i clienti, gestione di gruppi incentive o corporate, dato che i campi possono essere affittati in esclusiva per eventi, cene di gala, matrimoni e feste private). Insomma, giornate molto intense e piene, ma con grande soddisfazione”.

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Un’esperienza che l’ha fatta maturare.

“In questo momento -afferma- mi trovo a Cagliari, perché sto frequentando un Master in 5 star hotel Management, che terminerà alla fine di marzo. Si tratta di un master molto prestigioso, partito da una collaborazione tra il Forte Village Resort e la LUISS Business school. Al termine di questo periodo, credo, comunque che ripartirò e che tornerò a Dubai.

Ci parli della città!

E’ senz’altro un luogo dalle forti contraddizioni, affascinante, multietnico e che può essere considerato un ponte fra oriente ed occidente, mix perfetto di tradizione, energia, modernità e stile. Esempio di pacifica convivenza di civiltà, religioni e più di 185 nazionalità diverse. E’ di sicuro una delle città più in crescita di tutta la regione, proiettata verso il futuro e sede di alcuni tra i progetti architettonici ed urbanistici  più prestigiosi ed avveniristici al mondo. Dubai accoglie oggi i suoi visitatori con tantissimi servizi tra i più lussuosi al mondo: sicurezza, atmosfera cosmopolita, clima mite e sole tutto l’anno, accompagnati dalla rinomata ospitalità araba, per la quale l’ospite è sacro e va trattato con il massimo riguardo.

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Cosa colpisce subito uno straniero?

Il fatto che in mezzo al deserto, dal quale la città è circondata, sorga una metropoli così moderna ed avveniristica, con uno skyline paragonabile a quello di New York. La città é pulitissima, curata, con parchi, prati all’inglese. La percezione della ricchezza e del danaro è immediata. Dall’aeroporto alla zona di Jumeirah, dove si trova la maggior parte degli alberghi 5 stelle lusso, incluso il Burj al Arab, l’icona di Dubai, si attraversa Sheikh Zayed Road, costeggiata da grattacieli, uno diverso dall’altro, sorpassati magari da una Ferrari o una Lamborghini o uno degli innumerevoli SUV di ultimo modello. Lo spettacolo è ancora più suggestivo, se si arriva di notte. Allora puoi gustarti una Dubai by night, davvero mozzafiato.

Cos’altro rende affascinante la città?

La grande vitalità, l’energia che si può quasi toccare con mano. I ritmi sono frenetici e tutto si muove, cambia in continuazione, c’è un grande dinamismo e si ha quasi la sensazione che nell’aria l’adrenalina sia presente in quantità industriali. Esiste, però, anche il rovescio della medaglia.

In che senso?

Ci sono zone della città meno lussuose e ricche, in cui le condizioni di vita non sono definibili lussuose o agiate. Questo è il dietro le quinte della città, del quale non si parla e che di solito è sempre fuori rispetto ai circuiti turistici tradizionali. Sicuramente Dubai è uno di quei luoghi per i quali non esistono mezze misure: o la si ama, o la so odia!

Ci parli delle persone!

Dal punto di vista sociale, su circa un milione e ottocentomila abitanti, solo il 10% è locale, il resto è costituito dagli “expatriates”, che sono anche in parte il motore della economia locale. I locali occupano per lo più posizioni all’interno delle  istituzioni governative, ruoli manageriali in istituti bancari, società gestite e di proprietà del governo, mutinazionali ed attività private. I ruoli più semplici sono ricoperti generalmente da immigrati, provenienti spesso da Paesi del terzo mondo, quali: Pakistan, Bangladesh, India, Cina, Filippine (camerieri, personale di servizio nei grandi hotel, cantieri edili, autisti di bus, camion, taxi, addetti ai distributori di benzina, spazzini, costruzione di strade ed altro). Gli scioperi sono illegali, così come i sindacati, e spesso le condizioni di lavoro e lo stipendio per queste persone non sono adeguati.

Ma è arrivata anche a Dubai la crisi economica che ha colpito il mondo intero?

E’ arrivata anche a Dubai, anche se le istituzioni locali hanno sempre mantenuto un atteggiamento positivo e lungimirante, cercando di trovare soluzioni per gestire la situazione. Si sono sforzate di dare della città un’immagine assolutamente positiva. Il mercato immobiliare ha avuto una crisi molto profonda. Molti dei mega progetti sono stati messi in stand- by (the world, dubaiworld, palm deira  e palm jebel ali, tra i più conosciuti), le grandi catene di alberghi hanno mandato in vacanza forzata buona parte del personale, i prezzi degli affitti sono calati parecchio, e molte persone si sono ritrovate senza lavoro a causa dei licenziamenti ed hanno in molti casi abbandonato il Paese in fretta, addirittura lasciando le macchine abbandonate all’interno del parcheggio dell’aeroporto. Direi, comunque, che già a partire dalla scorsa estate, quando ancora mi trovavo lì, i segnali di ripresa erano decisamente forti. Le cose sono tornate quasi alla normalità, per cui sono ripartiti  la maggior parte dei grandi investimenti ed i piani di sviluppo, previsti dal governo anche in campo turistico.

La vita è molto cara?

Il tenore di vita è piuttosto elevato, ma anche in questo caso, dipende un po’ da tutta una serie di fattori. Si trovano soluzioni un po’ per tutte le tasche. Però, se si vuole vivere e godere appieno di tutto ciò che la città offre, bisogna avere una certa disponibilità economica. La spesa che sicuramente incide maggiormente è l’affitto di un appartamento, che è paragonabile a quello di una qualunque capitale mondiale. Direi che tale costo pesa al cinquanta per cento sulle altre uscite. Acqua e luce, invece, hanno un costo decisamente basso. Vivere nei quartieri più esclusivi è molto costoso, soprattutto se si vuole essere indipendenti e non condividere l’appartamento con nessuno. In moltissimi casi, infatti, proprio per ridurre questo costo, si tende a vivere con più persone ed a suddividere il costo dell’affitto. All’inizio anche io ho adottato questa soluzione, ma dopo circa otto mesi ho acquistato una macchina ed ho deciso di spostarmi da Dubai verso Ajman (uno dei sette emirati, che dista circa 30 km da Dubai), e di andare a vivere da sola. Lì ci sono soluzioni abitative altrettanto comode, ma molto più economiche.

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Con quali sacrifici?

L’inconveniente, in questo caso, è fare avanti ed indietro tutti i giorni, rimanendo imbottigliati nel traffico, che è uno degli aspetti in assoluto più negativi della città. Nelle ore di punta, uscire, entrare o circolare in città, è un vero e proprio incubo, dato l’enorme numero di macchine in circolazione e che quasi tutti si possono permettere, considerato il basso costo della benzina. A Dubai non si paga il bollo e c’è un fiorentissimo mercato di auto di seconda mano.Per il resto?

Le spese legate a cibo, abbigliamento, divertimenti e svaghi, possono essere più o meno care a seconda del negozio che si sceglie. Ma, in generale, si trovano soluzioni varie e con il tempo si impara a capire dove è meglio fare shopping. Per darle un’ idea, ci sono i mega supermercati (Carrefour),  ma anche fantastici suq, dove si possono acquistare pesce, carne, verdura e frutta a buon mercato e con una qualità e freschezza superiori. Poiché  si tratta di un Paese in cui non si pagano tasse, si possono trovare prodotti importati, quali telefonini, a prezzi piuttosto vantaggiosi.

Parlava di ritmi non proprio slow!

La vita è piuttosto frenetica ed uno degli aspetti peggiori, come le ho detto, è il traffico nelle ore di punta, dovuto in parte anche ai numerosi cantieri avviati per le nuove linee della metro, che sono ancora aperti. Ma ci si adatta. Le distanze sono enormi, per cui andare da una parte all’altra della città richiede anche più di un’ora. Questa frenesia, fa sì che tutti siano molto concentrati sul lavoro e sul business, per cui non è semplice instaurare dei rapporti di amicizia. Pesa anche il fatto che in alcuni casi, le diverse nazionalità tendono a fare “casta”. Difficilissimi o quasi impossibili sono i rapporti con i locali, che nonostante la grande cordialità, sono molto riservati e tendono a stare tra di loro. Io ho avuto la fortuna e l’onore di essere presentata a Sua Altezza Sheikh Ahmed Bin Saqr Al Qasimi, figlio primogenito dello sceicco di Ras Al Khaima, che ho incontrato per motivi di lavoro. Ma questi sono casi decisamente rari.

Concentriamoci sugli aspetti positivi.

Sono molteplici: clima stupendo quasi tutto l’anno, a parte i mesi estivi, in cui fa davvero caldo, cosmopolitismo, grande turnover nel mondo del lavoro con grandi possibilità di trovare impiego, tanto svago e divertimento,  vita notturna estremamente vivace, grandissima sicurezza con episodi minimi di microcriminalità e furti, spostamenti agevolati da un’ efficiente rete stradale. Per non parlare dello shopping. Addirittura ci sono due shopping festival l’anno. La città è sempre più sullo scenario internazionale, anche perché viene scelta spesso come location per alcuni tra gli eventi più importanti al mondo (tornei di tennis, golf, equestri, festival del cinema, fiere etc.). Molte delle scene dell’ultimo film Mission Impossible con Tom Cruise, sono state girate a Dubai lo scorso novembre. Le persone sono estremamente cordiali ed ospitali. In molti vengono da molteplici nazioni. Le differenze linguistiche non sono un ostacolo, dato che l’inglese è la lingua parlata da tutti e  si utilizza anche per il lavoro.

Le donne?

Come  donna, non ho mai avuto alcun tipo di restrizione, né dal punto di vista dell’abbigliamento, né da quello professionale. Anzi, in alcune situazioni, mi sono sentita molto più sicura e libera che qui in Italia. Le donne locali sono un perfetto mix di tradizione e modernità. Studiano, lavorano ricoprendo anche ruoli importanti, fanno shopping, ma sempre con un occhio alle tradizioni ed alla cultura, di cui sono molto orgogliose.

Le tradizioni.

Sono in parte legate alla cultura originaria del Paese, cioè quella beduina. Molta attenzione viene data alla famiglia e agli amici. Particolare è il modo di salutarsi.

Cioè?

Parlo della mano che, dopo aver stretto quella della persona che si incontra, viene portata sul cuore in segno di rispetto. Quando ci si stringe la mano, i nasi vengono fatti avvicinare, quasi si fanno toccare. Questo ovviamente solo ed esclusivamente tra gli uomini! Le corse di cavalli e cammelli, la falconeria, fanno parte della tradizione. Vengono praticate dalle famiglie più agiate, appartenenti a quelli che erano originariamente i clan tribali dell’area. Anche il matrimonio è molto sentito.

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Come si festeggia una coppia che si sposa?

Quando una coppia celebra il proprio matrimonio, la villa della sposa viene ricoperta di luci, completamente. E rimane accesa per tutta la notte, per diversi giorni, prima della celebrazione del matrimonio. Le donne si tatuano mani e piedi con l’henna e non solo in occasione di avvenimenti speciali, ma tutti i giorni. I loro abiti tradizionali “ABBAYA” vengono cuciti su misura con le fogge ed i tessuti più disparati e sono abbelliti con ricami, strass e swarosky. Sono un simbolo di appartenenza alla tradizione e alla cultura, ma anche un chiaro segno di appartenenza alle classi sociali più abbienti. E questo perché possono costare quanto un abito di uno stilista di fama internazionale.

E gli uomini?

Fanno cucire le loro “Kandura” o “Disdaha” dai sarti in diversi colori e fogge. Un altro aspetto molto importante, sia per gli uomini che per le donne, è la scelta del profumo o “oud”. Anche questo è un segno di appartenenza sociale e legame con la tradizione. Esistono dei negozi, in cui il profumo viene creato su misura con costi elevatissimi. Molto diffuso è l’uso dell’ incenso “bakhour”, utilizzato per rendere profumate le case. Si usa anche per accogliere gli ospiti di riguardo con l’acqua di rose. Naturalmente, come anche in altri Paesi arabi, uno dei riti sociali più diffusi è la “Shisha”, o narghilè, che viene fumata  anche per ore nei caffè, sorseggiando il te o il caffè arabo o “gawa”. Vero e proprio momento conviviale e di ritrovo con amici e familiari.

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I piatti tipici?

Sono un po’ un mix di quelle che sono le varie tradizioni culinarie delle aree circostanti: arrosti di carne, riso, pane azzimo, verdure ed insalate, dolci a base di pasta di mandorle e datteri. Non credo che esista un vero e proprio tradizionale piatto tipico.

In genere come si trascorrono le giornate?

Soprattutto, lavorando. Durante la settimana non si esce spesso. Il week-end è dedicato allo svago, alle gite fuori città, nel deserto, al mare a seconda della stagione dell’anno. In genere, si sta fuori casa, anche se non mancano occasioni per feste o ritrovi casalinghi. Per la vita notturna c’è l’imbarazzo della scelta. Esiste un’ infinità di opzioni, tra ristoranti, club, bar e discoteche. Gli alcolici vengono serviti solo all’interno dei locali, che possiedono una speciale licenza. In genere negli hotel di lusso. E’ vietato il loro consumo per strada. Non si può guidare in stato di ebbrezza. L’acquisto delle bevande alcoliche avviene solo in pochissimi negozi, che vendono solo alcolici e che non sono provvisti di insegna di alcun tipo. Chi non ha una macchina, può usare i taxi, che circolano 24/24 e sono abbastanza economici. Oppure si ricorre alla metropolitana, che, però, non rimane aperta durante la notte.

Ci sono tanti italiani?

Credo ci siano circa tremila connazionali. Ho conosciuto tanti italiani, che abitano lì ormai da parecchi anni e che si occupano delle più disparate attività. Sono piloti, guide turistiche, manager di multinazionali, imprenditori privati, manager ed impiegati all’interno di hotel. Altri si occupano di attività legate al turismo. In genere gli italiani sono trattati bene. Il nostro Paese è riconosciuto  anche negli Emirati come terra di storia e cultura millenaria, patria del buon cibo e dell’eleganza. I giornali locali, però, hanno dato spazio ad alcune delle vicende poco edificanti che ci hanno riguardato.

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Collegamenti con l’Italia?

Sono ottimi sia con voli diretti che con voli effettuati tramite uno scalo intermedio. Io ho sempre volato con Qatar, con lo scalo a Doha e non ho mai speso più di 500 euro per un biglietto round trip. Sia Emirates che Ethiad hanno i voli per Roma e Milano.

Dunque, tornerà a Dubai?

Sì, perché ci sono più possibilità di lavoro e di carriera rapida. Parlo di Dubai, ma in generale degli Emirati e di buona parte dei Paesi del Middle East (Qatar, Kuwait, Barhein, Oman). Si tratta, infatti, di nazioni giovani ed ancora in via di sviluppo, ricche, che hanno investito moltissime risorse nella modernizzazione, e nel turismo. Il Qatar, per esempio, sarà sede dei mondiali di calcio nel 2022. Già sono partiti tutti i progetti legati a questo avvenimento.

Consigli?

Dubai è un luogo che consiglierei a chi voglia affrontare un’ esperienza di lavoro all’estero. La città è un fermento di attività legate a molteplici settori: turismo, edilizia, immobiliare, finanza, servizi in generale, per cui credo offra veramente moltissime possibilità. E’ un luogo molto sicuro anche per le donne sole ed è un ambiente cosmopolita, con tantissimi servizi. Il clima è fantastico. In estate si riesce a sopravvivere nonostante il caldo, grazie all’aria condizionata che è presente dappertutto. L’importante è affrontare un’ eventuale scelta di trasferimento con l’animo giusto, molto entusiasmo ed un atteggiamento assolutamente positivo.  Ma credo che questo valga per qualunque destinazione nel mondo.

A cura di Cinzia Ficco