Daniela: vivo in Germania, il Paese ideale per lavorare

A cura di Maricla Pannocchia

Appassionata di arte e musica sin dall’infanzia, Daniela si è trasferita in Germania, precisamente a Kassel, al secondo posto tra le città più verdi nel Paese, per seguire l’amore verso un ragazzo proveniente dai dintorni di Francoforte. Della Germania, Daniela ama le possibilità che il Paese offre, a chi ha voglia di lavorare e le competenze linguistiche – “suggerisco di venire conoscendo già un po’ il tedesco o di parlare, quantomeno, un buon inglese” – e qualche qualifica di studio, specialmente in ambiti specializzati.

Tra i “difetti” della vita in Germania ci sono il clima e la tendenza dei tedeschi a essere poco spontanei nell’organizzazione d’incontri non lavorativi, “ma io ho risolto questo problema avendo amici provenienti da ogni nazione, non solo tedeschi”. A chi sogna di trasferirsi in Germania, Daniela consiglia di chiedere aiuto perché qualcuno –“un tedesco, o uno straniero come voi” – ve lo darà.

Ciao Daniela, raccontaci qualcosa di te. Chi sei, da dove vieni…

Sono Daniela, una ragazza diversamente giovane, nata a Roma parecchi decenni fa, nel secolo scorso. Vengo da una famiglia di cantanti lirici e appassionati di musica, quindi la musica e il teatro, ma anche la passione per la letteratura e l’arte, me li sono trovati in dote fin dalla nascita. Mi considero abbastanza bipolare perché amo la compagnia e ho fatto della socievolezza il mio punto di forza professionale, ma ho bisogno anche di solitudine, della natura e del contatto con gli animali per tenere in equilibrio le mie anime, quella italiana e quella tedesca. Sono madre di due bellissimi esemplari di fusione genetica Germania-Italia, due ragazzi ricchi di arte e di umanità. Vivo vegan da 12 anni ed è stato l’inizio di un percorso spirituale che mi ha reso una persona umanamente felice.

Adesso vivi in Germania. Quali sono, secondo te, le principali differenze tra la Daniela attuale e quella che viveva in Italia?

È difficile rispondere a questa domanda perché sono emigrata a vent’anni e sarei comunque cambiata per le vicissitudini della vita. Diciamo che la Germania mi ha insegnato in particolare a non piangermi addosso, ad affrontare impegni e difficoltà con il fare, con il ricercare soluzioni pratiche ai problemi, che in realtà poi si trovano sempre. Ho imparato la riservatezza, a tacere quando è necessario, che la parola data è una cosa seria e che le persone devono poter contare su di te come tu su di loro, non solo a chiacchiere e promesse, ma con l’aiuto concreto.

Quando e perché hai deciso di lasciare il tuo Paese natale?

Ah, l’amore, l’amore. Mi ero appena sistemata a Roma dal punto di vista abitativo. Avevo una relazione da dieci anni con un uomo più grande di me, un lavoro fisso. Mi sono gettata tutto alle spalle sei mesi dopo aver conosciuto il grande amore della mia vita, Peter.

Come sei finita proprio in Germania?

Lui era di Hanau, vicino Francoforte. Dopo sei mesi di aerei e treni, visto che “la donna è mobile”, mi sono mossa. Così sono passata dal vivere a Roma a Ehringen, un paesino di trecento anime nel nord dell’Assia. Non ci ho pensato molto. Probabilmente se lo avessi fatto, ora non sarei qua.

Dove abiti precisamente e di cosa ti occupi?

Questa è la domanda più difficile in assoluto. Abito a Kassel, la città della “documenta”, dei musei e dei parchi (v’invito a usare Google, se non siete appassionati di arte contemporanea o architettura). Quando sono arrivata, negli anni Ottanta, l’Unione Europea era in fasce e quindi la mia laurea italiana non serviva a niente. Ne ho presa una qui in Germania, finanziando gli studi con il lavoro d’interprete e traduttrice. Ho lavorato nei settori più disparati, dagli ospedali psichiatrici al carcere di massima sicurezza. Dai primi anni 90 fino alla pensione ho lavorato per il DiakonischesWerk (è come la Caritas per la Chiesa Protestante). Per 12 anni ho insegnato tedesco agli stranieri, ho fondato e diretto un doposcuola per studenti figli di immigrati e rifugiati o con difficoltà familiari. Sono venuta in contatto con persone fuggite da tutte le guerre del mondo, ho imparato molte lingue, molti modi di salutare, a danzare e a dipingere la seta, ma soprattutto ho imparato a essere una persona empatica, curiosa e tollerante. Negli ultimi 15 anni ho lavorato nel campo della formazione d’insegnanti e pedagogisti, settore di cui mi occupo. Visto che a Roma avevo frequentato un’Accademia privata di recitazione, sono diventata pedagogista del teatro, attività pionieristica all’inizio del nuovo millennio. Ho lavorato con un metodo di mia creazione, accreditato dal Ministero della Cultura dell’Assia, esclusivamente con testi letterari. Questo metodo è stato applicato nel lavoro con gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, ma anche con ragazzi del carcere minorile e pazienti affetti da Alzheimer. Ho scelto di andare in pensione anticipata, continuando quest’ultimo lavoro come libera professionista e affiancandolo ad attività didattica all’Università di Kassel (Psicologia dei miti e delle fiabe) e conferenze divulgative sul tema del bilinguismo. Canto nel coro lirico aggiunto nel teatro dell’Opera di Kassel e ho partecipato a diverse produzioni anche in altri ruoli.

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Come valuteresti il rapporto costo/qualità della vita?

Il rapporto costo/qualità della vita qui a Kassel è veramente ottimo ma varia molto da città a città e a seconda del Land dove ci si trova.

Quali sono, secondo te, le difficoltà principali con le quali la maggior parte degli italiani che vuole trasferirsi in Germania si scontra?

Un mio amico ed io abbiamo fondato un gruppo Facebook di sostegno e aiuto ai giovani immigrati, per supportarli nell’inserimento. Purtroppo molti arrivano senza sapere il tedesco o neppure una parola d’inglese, quindi vengono sfruttati dai nostri connazionali, scontrandosi con lo stesso sistema di vita lavorativa ai margini della legalità da cui sono scappati in Italia. Il primo ostacolo da superare è senz’altro lo studio del tedesco, perché lavorando rimane poco tempo ed è difficile avere la concentrazione di cui c’è bisogno per imparare la lingua. Molti soffrono la mancanza del sole e il clima rigido, la solitudine e la privazione degli affetti familiari. Il grado d’istruzione può facilitare l’inserimento o renderlo quasi impossibile.

È facile, secondo te, trovare lavoro o avviare un’impresa lì per un italiano?

Trovare lavoro è facile per chi ha una formazione professionale o un titolo di studio, specialmente in professioni altamente specializzate o sanitarie. In questi casi non è necessario sapere alla perfezione il tedesco, ma saper usare almeno un buon inglese. Avviare un’impresa è facilissimo perché in questo campo non c’è molta burocrazia. La Germania è un Paese che, in ambito lavorativo, offre molto ma pretende altrettanto.

Come sei stata accolta dalla gente del posto?

Io non faccio testo perché sia io sia il mio compagno eravamo corpi estranei nel paesino, lui un artista ed io una straniera, ma all’università sono stata accolta benissimo e, in verità, non ho mai avuto problemi perché sono italiana, anzi, semmai ho avuto facilitazioni. I tedeschi amano l’Italia.

Cosa ti piace particolarmente del vivere in Germania?

Il contatto quotidiano con la natura, la tranquillità e, in generale, il buon funzionamento dell’apparato pubblico. Questo è il Paese ideale per lavorare. La Regione Assia è prevalentemente protestante e quindi l’etica del buon lavoro è molto sentita. Il proprio lavoro viene riconosciuto e apprezzato.

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C’è un aspetto della vita lì che, invece, non riesci a farti piacere?

La programmazione eccessiva del tempo libero e degli incontri tra gli amici. Una decisione spontanea è quasi impossibile. Io, tuttavia, ho risolto questo “problema” perché ho amici tedeschi, con i quali devo programmare, e altri italiani, latini e asiatici, con i quali posso incontrarmi spontaneamente.

Che consigli daresti a chi sta pianificando un primo viaggio nel Paese?

Se non si tratta solo di turismo, non lo ripeterò mai abbastanza: venite con le idee precise e un buon inglese. Cercate di panificare i vostri spostamenti e non esitate a chiedere aiuto. Un tedesco o uno straniero come voi ve lo darà. Se venite a scoprire la bellezza del Paese, c’è l’imbarazzo della scelta. Certo, la Germania non è così ricca di varietà come l’Italia, ma vi assicuro che c’è molto da vedere e da fare, ed è semplice trovare attività e luoghi per tutti i gusti.

Hai scoperto dei luoghi poco conosciuti da consigliare ai nostri lettori?

Tutta la Germania è poco conosciuta in Italia, tranne le onnipresenti Berlino, Monaco e Amburgo. Consiglio Lubecca, il mar del Nord e Baltico. Suggerisco anche il Mittelgebirge in Assia, tanti paesini medioevali, sparsi un po’ dappertutto, ma anche la Foresta Nera, Norimberga, Friburgo, oltre naturalmente a Kassel, al secondo posto tra le città più verdi della Germania.

Pensi di aver insegnato qualcosa alle persone del posto?

Indubbiamente, come loro a me. Probabilmente un po’ di leggerezza, il gusto delle belle chiacchierate, il farsi una risata su sé stessi e sulle proprie manchevolezze.

Progetti futuri?

Non morire e continuare a cantare all’opera.

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