Da mastro gelataio a guida turistica: l’avventura americana di Marco

Di Paola Grieco

Io sono Marco e, come si suol dire, sono a metà del mio percorso: quest’anno compio 50 anni, diciamo pure i miei primi 50 anni Vengo da Bergamo, una bella città tranquilla, con gente amichevole e difficile da lasciare. Non so nemmeno io da dove sia nata la mia voglia di cambiare vita; è stata una scelta un po’ avventurosa, direi…”

Così esordisce Marco che ci scrive da Miami e ci racconta, in modo originale, la sua avventurosa partenza dal’Italia per approdare a Miami e iniziare una nuova vita.

MARCO GUIDA A MIAMI

Ciao Marco, spiega com’è iniziata la tua avventura all’estero, partendo da Bergamo e dal tuo lavoro come gelataio.

Partiamo da “qualche anno fa”. A 18 anni ho aperto la mia gelateria e, dopo 3 o 4 anni di lavoro intenso e di apprendimento di tutti i segreti del buon gelato italiano, è nata la mia fortuna. Allora, non contavo le ore, non mi preoccupavo del tempo speso a lavorare; la cosa bella era che avevo una buona pausa invernale e potevo viaggiare ovunque. Forse i soldi spesi meglio: ho viaggiato dappertutto, tranne che a Miami e mai in America. Ho visitato luoghi sperduti e avventurosi, 7 volte in Africa, Indonesia, Europa, mai in America.

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Dopo 10 anni ho aperto la seconda gelateria. Il lavoro andava bene, con 7 dipendenti per una piccola attività; direi che era un buon risultato. Poi è subentrato qualcosa, non so bene cosa. Mi sono sposato, ho divorziato, la vita è andata avanti.

Durante i miei viaggi ho conosciuto la mia attuale moglie, una cubana, e dopo aver girato Cuba in lungo e in largo, abbiamo avuto un figlio. Nel frattempo, le gelaterie continuavano a funzionare, ma la crisi italiana, che secondo me persiste ancora oggi, ha giocato a favore della partenza. Le tasse aumentavano (pari a circa il 35-40%). Nonostante le attività andassero bene, iniziavo a sentire la stanchezza e la voglia di cambiare.

Nel 2013 Obama decise di porre fine alla cosiddetta legge, “pies secos, pies mojados“. Era dunque l’ultimo anno per usufruire di questa normativa che permetteva ai cittadini cubani di mettere piede sul suolo americano e ottenere direttamente la green card (permesso di cittadinanza permanente in USA). A complicare la situazione, la proprietaria dei locali in Italia decise di non rinnovare più il contratto, dopo 20 anni: panico. Con il senno di poi, era inevitabile che le attività dovessero chiudere.

A seguito del mancato rinnovo del contratto, subentrò tanta stanchezza e con figlio e moglie a carico… che fare?

A questo punto decidi partire con tutta la famiglia. Ci puoi spiegare alcuni dettagli del tuo avventuroso trasferimento a Miami?

Senza aver mai visto né sentito parlare di Miami, ho raccolto informazioni e ho scoperto che ottenere i documenti era fattibile. Ho deciso di lasciare tutto e partire. Effettivamente, l’Italia offre poco a una persona di 40 anni con famiglia. Senza aiuto e senza contatti, ha inizio l’avventura o, per meglio dire, la disavventura.

Siamo arrivati all’aeroporto con 9 valigie, un bimbo di 4 anni e mia moglie. La polizia ci ha fermati, sospettando che fossimo immigranti in cerca di asilo politico. Non un buon inizio, ma alla fine si trattava di un rituale abbastanza comune. Il nostro unico contatto era una ragazza cubana conosciuta su Facebook, che lavorava in un albergo vicino all’aeroporto. Per fortuna avevo ancora qualche risparmio dalle gelaterie.

La prima cosa fu sistemare lo status migratorio: Social Security (corrispondente al codice fiscale in Italia), immigrazione, ecc. Per spostarci usavamo i mezzi pubblici perché i taxi erano troppo cari e non potevamo permetterci una macchina, un grande problema a Miami. Le spese per i documenti, il cibo e i trasporti erano ingenti. Cercavo un lavoro per ammortizzare le spese, ma nessuno voleva assumermi senza documenti. Quel poco che guadagnavo era circa la metà di quello che pagavano agli altri, ma almeno qualcosa entrava.

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Dopo un mese, non avevamo ancora trovato una casa in affitto, principalmente perché avevamo un figlio e non avevamo un lavoro stabile. È stato il periodo più difficile; i primi 6 mesi ho pensato più volte di arrendermi. Poi, finalmente, sono arrivate le prime carte e abbiamo cominciato a vedere qualche spiraglio. Abbiamo trovato una casa da dividere con una signora argentina di 70 anni; praticamente vivevamo in una stanza.

MARCO GUIDA A MIAMI

Quando e come hai iniziato a vedere la luce in fondo al tunnel?

Nonostante avessimo ancora dei soldi, non vedevamo ancora la luce, ma un manager di un ristorante a South Beach mi ha offerto un lavoro. Senza sapere l’inglese e parlando un po’ di spagnolo, ho iniziato a lavorare al ristorante: gli orari erano assurdi, ma almeno guadagnavo abbastanza per affittare una piccola casa. Con il tempo, anche mia moglie ha trovato un lavoro.

Ho cominciato come lavapiatti, poi busser (assistente cameriere), hostess, runner, cameriere, e infine manager. I guadagni aumentavano e, finalmente, comprammo una macchina.

Si può dire dunque che, pur avendo qualche risparmio da parte, sei partito da zero e ce l’hai fatta?

Sì, dopo 2-3 anni, vedendo i miglioramenti, posso dire che l’America è davvero un paese di opportunità. Non è facile partire da zero, ve lo posso assicurare, ma ho potuto contare sull’appoggio della mia famiglia: mio padre e mia madre ci visitavano ogni anno e si fermavano per 3 mesi.

La vita americana ha iniziato finalmente a prendere forma dopo 4-5 anni, come dicono i cubani, “levanta aire” (è decollata). Miami offre grandi prospettive e, nonostante si inizi con lavoretti, si può sempre migliorare. Il mio obiettivo era aprire una gelateria, ma tra i costi di macchinari, affitti e corrente, ho capito che non mi bastavano 300 mila dollari. Ho abbandonato l’idea e continuato a lavorare come cameriere.

Come sei passato da cameriere a imprenditore?

Un collega cameriere mi ha proposto un’idea: un food truck di piadine. Ci siamo buttati nell’impresa e abbiamo investito qualche soldo. È stato divertente ma troppo impegnativo. Dopodiché, come molti a Miami, ci siamo dedicati alle app di condivisione del lavoro: Uber, Amazon, ecc. Non erano lavori ideali, ma garantivano una certa entrata e libertà.

In mezzo a tante difficoltà hai mai pensato di tornare in Italia?

Ecco come fare per andare a vivere in America: i documenti necessari e molto altro!

I ripensamenti di tornare in Italia ci sono sempre stati, ma alla fine abbiamo trovato nuovi orizzonti. Ho conosciuto un italiano su Uber che mi ha offerto di fare la guida turistica a Miami. Grazie a lui, ho cominciato a far dei passi avanti in questo paese. La collaborazione è durata un anno e mi ha permesso di trovare un nuovo equilibrio.

MARCO GUIDA A MIAMI

Qual’ è la tua situazione oggi?

Oggi, gestiamo insieme i servizi turistici. I guadagni sono più frequenti, così abbiamo acquistato un mezzo per eseguire tour della città in italiano. È nata “Andiamo Miami Tours”, la mia giovane compagnia che sta crescendo. A 50 anni, posso dire che partire da zero è possibile (in America, in Italia lo vedo più difficile). Sono contento della mia impresa e di “Andiamo Miami Tours”.

Cosa ci puoi dire di Miami?

Miami è una città bellissima, giovane e piena di vita. È importante mantenere un profilo basso e non lasciarsi tentare dalle numerose offerte di credito delle banche. Con i piedi per terra, Miami ti darà il resto.

Alla fine, mentre prima ero un mastro gelataio rinchiuso tra quattro mura a lavorare 12 ore al giorno; ora sono in giro a far conoscere la mia città alla mia gente, agli italiani e sono felice. Il morale della favola è quello di Confucio: “scegli un lavoro che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”.

Un ultimo consiglio. Cosa dobbiamo fare se vogliamo venire in vacanza a Miami?

Se volete venire in vacanza a Miami, contattatemi e consultate il mio sito …. Vi aspettiamo!

Contatti di Marco e Andiamo Miami Tours:

Sito Web: https://andiamomiamitours.com/

Instagram: @andiamomiamitours