Cristiano Zara: a Porto Alegre passando per Cuba

In Brasile, a Porto Alegre, passando per Cuba. E’ la storia di Cristiano Zara, veneto, 40 anni, che oggi vive nella terra del Carnevale. “Ho sempre avuto una grande passione per i viaggi e il desiderio di conoscere posti e città nuovi. Ho sempre tentato di unire l’utile al dilettevole. E poiché viaggiare costa, mi sono sempre dedicato alla ricerca di lavori che mi permettessero di uscire dalla mia regione”.  Cristiano è stato rappresentante commerciale per varie aziende, che lo hanno portato a conoscere quasi tutte le città italiane. Negli ultimi tempi di residenza in Italia ha lavorato per una industria che ha filiali in tutta Europa. Ha avuto la possibilità di conoscere molte capitali europee e di conseguenza, nuove culture.

“Nel 2000- racconta- ho fatto il mio primo viaggio in  America latina: Cuba. Questa esperienza mi ha fatto aprire gli occhi.  Mi sono reso conto che in me c’era qualcosa di più forte che un semplice desiderio di conoscere il mondo. A Cuba non mi sentivo un semplice turista”. Poi, però ha dovuto spostarsi ancora. “La realtà- chiarisce- di Cuba non é certo delle migliori. Mi ha scioccato vedere un Paese che opprime le persone, le opprime, le maltratta, lasciandole prive di quello che é i principale diritto di ogni essere umano: il libero arbitrio. E’ stato, quindi, questo viaggio, a far scattare una sorta di campanello d’allarme dentro di me. Così ho cominciato a riflettere sulla mia vita in Italia. Iniziavo a rendermi conto che qualcosa non andava nel modo in cui vivevo e nelle prospettive che avevo. Certo, non mi potevo lamentare del mio lavoro e dei miei guadagni in Italia. Ma volevo andare oltre”. Le sue certezze hanno cominciato a vacillare.

E’ approdato in Brasile per caso.  “Ho conosciuto questa terra tramite Internet- ci dice- Ho visto un sito che aveva una chat brasiliana. Ho cominciato a mettermi in contatto con persone che vivevano lì.  Ho avuto la fortuna di conoscere una guida turistica brasiliana, che parlava italiano, di Rio, la quale ha fatto il possibile per spiegarmi quanto é bello trascorrere le vacanze in Brasile. Così, nel novembre di sette anni fa, ho fatto il mio primo viaggio a Rio de Janeiro, senza parlare una parola di portoghese”.

Cosa ha provato? “Questo viaggio é stato meraviglioso – dichiara- Nello stesso tempo mi sono subito reso conto che vivere in Brasile non è tanto semplice. Era meglio rimanere con i piedi per terra. Nel gennaio dell’anno successivo, ho speso dieci giorni di ferie accumulate. Volevo conoscere il Venezuela. Ma sa cosa è successo? Quando ho cercato un volo last minute, è apparsa una proposta ottima per visitare di nuovo il Brasile. La destinazione era Salvador de Bahia”. A quel punto Cristiano è partito con un suo amico per visitare il nord-est brasiliano”. E’ rimasto lì.

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Perché?

Salvador é un altra città stupenda. Molto differente da Rio, che é più caotica, ha qualcosa di magico e infonde una energia speciale alle persone che vivono lì. Da una serie di circostanze, in quel viaggio, ho capito che è il Brasile, il Paese in cui voglio vivere. Quando sono rientrato in Italia ho cominciato ad organizzare le mie idee per potermi trasferire in breve termine.

Ma cosa è necessario fare subito?

Per prima cosa: imparare il portoghese. Ho cominciato a cercare qualcuno che mi potesse insegnare la lingua tra i traduttori, gli insegnanti. Ho avuto la fortuna di conoscere una signora di San Paolo, sposata con un italiano, che viveva vicino a casa mia. Era professoressa di portoghese in Brasile. Che fortuna!  Ho iniziato con due lezioni ogni settimana di due ore per quindici euro l’ora. Questo é stato il mio primo investimento. Puntavo a trasferirmi entro i due anni successivi.  Dovevo iniziare a risparmiare, cercare business e opportunità di lavoro e imparare bene la lingua.

Poi, cosa è successo?

Verso la fine di ottobre del 2005 mi sono trasferito in Brasile. Erano passati circa 21 mesi dalla mia decisione.

Il lavoro è arrivato dopo?

La scelta del mio lavoro attuale é stata fatta solo dopo aver analizzato varie opportunità. Io credo che non si debba cambiare modo di vivere e Paese, né per amore di una donna o un uomo, né per un nuovo lavoro. Altrimenti, si rischia di dover per forza trovare un capro espiatorio, nel caso in cui le cose vadano storte.

E allora?

Non dobbiamo dimenticarci che dobbiamo avere nostri sogni e non ‘sposare’ sogni e ideali di altre persone. Purtroppo, se ci facciamo ammaliare da sogni di altri, un giorno potremmo svegliarci male e capire che qualcuno ci ha preso in giro, oppure che siamo stati noi stessi ad ingannarci. Lasciare tutto alle spalle e iniziare una nuova vita lontano da tutto e tutti, non é uno scherzetto”.

Lei vive ora a Porto Alegre.

Sì, perché ho creato una società con un italiano che già viveva da alcuni anni in Brasile.
Anche se Porto Alegre non é la città dei miei sogni, essendo molto più simile a Vicenza che a Fortaleza, é stata una buona base di partenza, per poter lavorare con calma senza grandi distrazioni.

Cioè?

La spiaggia si trova a circa due ore di auto. Quindi si può lavorare in modo tranquillo. Quando sono arrivato qui, mi sono messo al lavoro, ho cercato subito contatti con cui sviluppare idee e progetti.

Aveva soldi da parte?

E’ ovvio. Avevo una minima base economica per poter sopravvivere senza lavorare. Per i primi tempi. O meglio, all’inizio lavoravo, ma non avevo uno stipendio. Ho vissuto momenti bellissimi e molto difficili, in quanto il Brasile, é un Paese fantastico. Ma quando siamo in vacanza.

Perché?

Quando si entra nel mercato del lavoro, tanto competitivo, nessuno é simpatico o ti aiuta. Anzi, qui sono visto come un invasore.

Poi, però è venuto il business del caffè, che le sta dando buoni riscontri. Giusto?

Il business del caffè é nato per caso. Per noi italiani il buon caffè è una specie di malattia. Ma in Brasile, cinque anni fa, non esisteva ancora la moda della tazzina di espresso italiano, se non in alcune caffetterie, in zone ‘nobili’ della città.
Subito ho cercato un’azienda che mi vendesse una macchina per il caffè in cialda, visto che in Italia quasi in tutte le famiglie ormai ne esiste una.

E’ stato difficile?

E’ stata proprio la difficoltà dell’inizio a farmi capire che questo mercato avrebbe avuto ottimi riscontri. Ma forse, mi dicevo, ci saranno intoppi tecnici o commerciali. Avevo paura di buttarmi.  Dopo circa tre mesi di ricerche di mercato, ho riunito una serie di fornitori di macchine di cialda e caffè molto interessati a collaborare con me a Porto Alegre. E così l’attività è partita. In breve tempo abbiamo raggiunto 50 clienti di macchine, per la maggior parte ristoranti, che non avevano mai lavorato con caffè espresso.

E poi?

Nel momento di massima motivazione, il fornitore delle macchine chiude baracca e burattini e ci lascia senza prodotti. A quel punto dovevamo decidere cosa fare, se chiudere tutto o cercare qualcosa di nuovo da fare. Altri fornitori non garantivano la stessa qualità ed i prezzi erano più alti. I nostri concorrenti cominciavano ad organizzarsi con prodotti simili, prima inesistenti  sul  mercato. Non ci siamo fatti prendere dallo sconforto. E dopo una serie di contatti telefonici, viaggi in varie località di produzione del caffè, fiere, si sono aperte le porte al mondo del Caffè Espresso Speciale.Ci siamo organizzati, creando lo stesso tipo di business che in Italia esiste per la distribuzione in caffetterie, hotel e ristoranti. Tante le difficoltà. Per testare la nostra bravura, abbiamo installato la prima macchina professionale in un bagno del nostro ufficio. In due anni, abbiamo provato una serie di sinergie. Non nascondo che parecchie volte abbiamo pensato di chiudere il nostro business, in quanto in Brasile non é semplice la relazione con i fornitori, che sono male organizzati e la qualità dei prodotti cambia senza preavviso. La parte economica é stata molto rilevante.

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In che senso?

Non abbiamo  guadagnato  uno stipendio per i primi due anni di lavoro, spendevamo circa 10-15mila euro l’anno solo per viaggi, fiere e cercare vari fornitori. E c’erano anche i costi per gestire l ‘ufficio e vivere. Quello che io ripetevo sempre al mio socio era: dobbiamo lavorare bene e in modo serio. Dobbiamo essere differenti da quelli che vengono e vogliono fare i furbi, o quelli che lavorano male solo per avere un lucro immediato. Un giorno qualcuno si accorgerà che noi siamo bravi e seri e cominceremo ad avere risultati. Nel 2009, dopo quattro anni di sudore ed investimenti, un imprenditore brasiliano, padrone di una della maggiori fazende del Brasile ci ha fatto la proposta di lavorare in sinergia e ricreare in tutto il Brasile quello che noi siamo stati capaci di fare a Porto Alegre.

Un colpo di fortuna!

La società con questo gruppo di fazende, la partnership con una importante Industria italiana che produce macchine per caffè espresso professionali, e la capacità organizzativa della nostra azienda a Porto Alegre, ci hanno permesso di creare le basi per essere oggi una delle realtà più forti nel settore del Caffè Espresso in Brasile.

Ma cosa fate di preciso?

In pratica il nostro lavoro consiste nel  distribuire caffè di una nostra marca depositata in Brasile, chiamata Ideacaffé. Affittiamo e vendiamo le macchine per le caffetterie, i bar, i ristoranti. Abbiamo anche una linea di macchine per uffici e uso domestico. Per rendere l’idea, facciamo quello che fa la Lavazza o la Segafredo in Italia. Certo, siamo ancora ‘piccoli’. Dalla fine del 2009 abbiamo iniziato a diffondere questo metodo di lavoro in altri Stati, cercando distributori che gestiscano la rivendita dei nostri servizi e prodotti in aree prestabilite. Nell’ ultimo anno abbiamo aperto quattro rivenditori e ne cerchiamo altri venti- venticinque per coprire le varie aree libere in Brasile. Gli attuali nostri rivenditori, sono brasiliani, imprenditori che con il nostro appoggio tecnico-commerciale e la nostra formazione, si sono avventurati nel mondo del Caffè Espresso.

L’investimento necessario?

Dipende dalla località di residenza, é variabile, in quanto il costo di vita a Maceió, per esempio, é più basso che a San Paolo, anche se i ritorni economici a medio termine, in teoria, a San Paolo sono superiori che in una città minore.

Il capitale minimo, per “mollare tutto” e venire a vivere in Brasile?

E’ almeno di 120/150 mila euro.
Certo, si può iniziare con meno soldi, ma tutto diventa più difficile. Chi vuole venire a vivere in Brasile e vuole farlo nel miglior modo possibile, dovrebbe avere una base minima per lavorare e vivere per almeno due anni. E questo perché siamo in un Paese straniero e lo stipendio medio attuale, se si lavora come un dipendente, é di 300-350 euro al mese. Impensabile lavorare come dipendente per una azienda brasiliana, se noi siamo abituati a guadagni maggiori. E questo a prescindere dall’attività che si vuole aprire: una pizzeria al taglio, una gelateria o una distribuzione di caffè. Si deve sempre avere un capitale minimo.

Che futuro prevede per il Brasile?

Il Brasile é attualmente l’ottava  maggior potenza mondiale ed é destinata a superare l’ Italia ed il Canada entro il 2014. Circa cinque anni fa, per entrare in questo Paese con visto di investitore straniero, il capitale minimo per aprire un’azienda erano 50mila dollari, oggi l’investimento minimo richiesto è di 150.000,00 reais, ovvero 95.000,00 dollari. Quasi il doppio. Credo che tra qualche anno il Brasile sarà come gli Stati Uniti.

In che senso?

Diventerà difficilissimo ottenere il visto permanente, in quanto il Brasile non avrà più bisogno di capitali stranieri.

Intanto, la vita è cara?

Il costo della vita é relativamente economico. Ma tutto dipende da dove viviamo. Se al nord o al sud, e quale tenore di vita vogliamo mantenere. Credo che con 3.000 reais il mese, poco più che 1200 euro, si possa  vivere molto bene nella maggior parte delle città brasiliane. Ovvio, non possiamo pensare di poter fare festa tutti i giorni. Per il resto, la nostra attività, una volta avviata e con i giusti investimenti permette utili superiori ai 10 mila reais il mese. Ma questo dipenderà molto dall’imprenditore locale e dalle capacità commerciale e di gestione dell’ azienda. Un nostro distributore di Fortaleza ha investito circa 250.000,00 reais (100.000 euro) per strutturare la ditta, comprare auto aziendali ed ha fatto un piano di rientro in 24 mesi. Dopo circa 7 mesi già sta fatturando 30mila reais (poco  più di 12mila euro) con una crescita del 5% al mese.
Attualmente tutti gli utili li ricolloca nella ditta per pagare gli investimenti fatti.

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L’ obiettivo?

E’ arrivare ad un fatturato medio mensile di 60-70mila reais (circa 24mila euro), che gli permetteranno di ottenere un lucro, una volta ammortizzati i beni, di almeno 6-8 mila reais il mese. Tutto questo a breve-medio termine. In seguito, più si lavorerà, più guadagnerà. Penso che chi venga a vivere entro i prossimi due anni in Brasile, avrà la possibilità di entrare in un mercato in fortissima accelerazione, secondo solo alla Cina! Nel 2014 ci saranno i Mondiali di Calcio in Brasile e nel 2016 le Olimpiadi. Per fare un esempio, la città di Barcellona, é diventata una  capitale turistica importante, grazie alle Olimpiadi che ha ospitato.

Consigli?

Chi ha più di 150-200mila euro da investire, potrebbe unire la distribuzione di caffè all’ apertura di una caffetteria nello stesso locale. Questo  potenzierebbe la presenza della marca e farebbe aumentare i fatturati. In tutti i casi, noi daremo massimo appoggio e supporto per la scelta dei locali, l’arredamento, la selezione del personale, la formazione. Per completare, noi diamo anche il supporto per ottenere il visto permanente (la parte burocratica), attraverso il nostro ufficio legale. Ricordo che per vivere in Brasile, in regola, con visto permanente, bisogna avere uno dei tre requisiti.

Quali?

Essere sposati con una persona di nazionalità brasiliana, non essere sposati ma avere un figlio in Brasil, oppure costituire una società in Brasile con un socio brasiliano di minoranza. La quota può essere pari all’ 1 o al 2%. Da quando si presentano i documenti, per ottenere il primo visto provvisorio, passano dai 4 agli 8 mesi.

Vantaggi nel lavorare con voi?

Anche se Ideacaffé é ancora una “piccola impresa”, i vari soci sono proprietari di grandi aziende e quindi esiste una base molto solida. Parliamo tutti italiano. Siamo partiti da zero attraverso mille difficoltà e quindi conosciamo la strada per raggiungere il successo. Quello che noi abbiamo creato in cinque anni, possiamo riprodurlo in pochi mesi con il nostro nuovo partner che vorrà venire a vivere in Brasile.

Cristiano Zara

c.zara@ideacaffe.com

www.ideacaffe.com