Claudio, imprenditore della ristorazione a Medellin

Di Enza Petruzziello

Toscano, originario di Piancastagnaio, Claudio Pucciotti da 11 anni vive a Medellín, in Colombia. È il 6 febbraio del 2013 quando il 45enne, ex imprenditore edile, decide di lasciare tutto per reinventarsi in Sud America. Dopo un inizio complicato, Claudio riesce finalmente a trovare la sua strada. Oggi è un affermato imprenditore nel settore della ristorazione con diversi locali di sua proprietà.

Eppure la sua vita non è stata sempre in discesa. Fin da giovane, Claudio ha dovuto infatti affrontare le sfide più difficili. A un passo dal diploma come geometra, è costretto a interrompere gli studi per assistere suo padre, vittima di un incidente sul lavoro, completando i lavori al suo posto.

Nonostante le avversità, Claudio avvia e gestisce con impegno un’impresa edile in Italia che, purtroppo, fallisce per colpa di mancati pagamenti. Tuttavia, anziché arrendersi, decide di andare avanti affrontando una nuova sfida, questa volta guardando all’estero e non tornando più indietro. Ecco la sua storia!

claudio puccio colombia

Claudio quando e perché hai deciso di andare via dall’Italia? Quali erano i problemi principali che ti hanno spinto addirittura a volerti trasferire all’estero?

«Sono andato via dall’Italia per la situazione di grande difficoltà che stavo vivendo: lo stress, la rottura del matrimonio con la mia ex moglie dovuta anche a tutti i problemi generati dalla crisi economica. Nel dicembre 2012, sentii il bisogno di fare una pausa e riflettere sulla mia vita. Fu così che decisi di intraprendere un viaggio verso la Colombia, attratto dalle parole della mia ex moglie venezuelana con mamma colombiana, che mi raccontava spesso delle bellezze di questo paese. Ho deciso di venire in Colombia per conoscere questa realtà di persona. Praticamente sono partito all’avventura solo e senza conoscere nessuno».

Come sono stati gli inizi qui?

«Gli inizi sono stati molto difficili. Non conoscevo bene la lingua locale e questo ha reso tutto più complicato. Per trovare un alloggio, ho preso in affitto un appartamento insieme ad un ragazzo siciliano che ho conosciuto su Facebook, tramite un gruppo di italiani in Colombia. Per quanto riguarda il lavoro, ho iniziato con un’impresa edile, seguendo il percorso che avevo già intrapreso in Italia. Tuttavia, ho presto capito che le cose sarebbero state molto diverse in Colombia: ho incontrato molte difficoltà con i dipendenti del settore e mi sono reso conto di essere stanco della monotonia della mia professione. Nel frattempo, ricevetti un’offerta da un’azienda italiana di macchinari che mi contattò per rappresentarli in Colombia. Pur non avendo la garanzia di uno stipendio fisso, accettai la proposta, consapevole che sarei stato pagato solo tramite commissioni per le vendite. Sono riuscito a vendere una buona quantità di macchine, incluso a un cliente importante nell’edificio più alto della Colombia a Bogotá, e le cose sono andate bene. È interessante notare che non conoscevo il titolare dell’azienda italiana in Italia, ma ci siamo incontrati a Bogotá per firmare il contratto. Da quel momento in poi, ho ampliato il mio lavoro aprendo dei ristoranti».

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Hai parlato delle difficoltà iniziali, c’è stato qualcuno che ti ha aiutato e supportato?

«Sì, il primo anno è stato particolarmente difficile e mi sono trovato spesso a pensare di voler tornare in Italia, soprattutto considerando che non ero partito con un capitale sostanzioso, ma solo con pochi soldi. In quei momenti complicati, la persona che è stata e continua ad essere fondamentale è la mia attuale moglie. Senza di lei, non credo che avrei potuto superare le difficoltà. Mi ha sostenuto e aiutato quando ne avevo più bisogno, e per questo le sono infinitamente grato».

Attualmente di cosa ti occupi?

«In questo momento ho diversi ristoranti a Medellín con circa 50 dipendenti. Il primo l’ho aperto nel 2015, una piccola pizzeria a taglio “Viva Italia Cucina Italiana”. Successivamente ne ho avviato degli altri, ma li ho anche chiusi durante la pandemia, un’altra situazione complicata come ben sappiamo per il settore della ristorazione».

In Italia hai dovuto lasciare la scuola da giovanissimo per aiutare tuo padre. Come hai vissuto quei momenti? E hai mai pensato di riprendere gli studi e di diplomarti?

«La scuola non l’ho terminata, ma ritengo che ciò che mi ha insegnato la vita sia molto più gratificante che studiare. Ad esempio, al momento parlo fluentemente lo spagnolo, anche se non l’ho studiato formalmente. Credo che le esperienze di vita e l’apprendimento pratico abbiano contribuito in modo significativo al mio sviluppo personale e professionale, fornendomi una base solida per affrontare le sfide e crescere in modo autentico».

Medellin è la seconda città più grande della Colombia, conosciuta per essere il principale centro commerciale del Paese ma anche territorio di narcotrafficanti. Ma come si vive davvero qui?

«Per me, Medellín è una città perfetta con un clima ideale tutto l’anno. La qualità della vita è buona, ma vivere bene può risultare costoso. Il sistema sanitario è di buona qualità, specialmente se si ha una polizza privata. Per quanto riguarda la sicurezza, è necessario essere cauti, poiché la città ha le sue problematiche, come molte altre metropoli del mondo. Tuttavia, Medellín è già un rinomato destino turistico a livello mondiale. Riguardo alla gente, sia a Medellín che in Colombia in generale, ho notato un’energia molto positiva. Le persone sono solari, sempre pronte a salutare e di buon umore».

Qual è l’iter da seguire per chi decide di trasferirsi definitivamente qui?

«Per trasferirsi definitivamente in Colombia è necessario ottenere un visto. Fortunatamente, il processo non è particolarmente complicato e può essere raggiunto con relativa facilità. Tuttavia, è importante seguire alcuni passaggi fondamentali. Prima di tutto, è consigliabile informarsi sul tipo di visto più adatto alle proprie esigenze e circostanze personali, che può variare a seconda del motivo del trasferimento (ad esempio, lavoro, studio, investimenti, residenza pensionistica, ecc.). Successivamente, è necessario raccogliere tutta la documentazione richiesta, che può includere documenti personali, finanziari e medici. Infine, è fondamentale presentare la domanda di visto presso il consolato o l’ambasciata colombiana nel proprio paese di origine e attendere l’approvazione. Una volta ottenuto il visto, è possibile pianificare il trasferimento e iniziare una nuova vita in Colombia».

Oltre a una nuova vita in Colombia hai trovato anche la tua attuale moglie. Come vi siete conosciuti e innamorati?

«Ho conosciuto mia moglie tramite un italiano che ci ha presentato. Abbiamo iniziato a frequentarci un mese dopo esserci conosciuti, e da lì è iniziata la nostra storia. Sono passati quasi 11 anni da allora e siamo ancora insieme, affrontando insieme le sfide e i piaceri della vita».

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Molti sono ancorati all’idea che la Colombia sia una nazione pericolosa. Certo la criminalità c’è, il traffico di droga qui è tra i più spietati. Eppure la Colombia è molto altro. Pregi e difetti di questo Paese?

«La Colombia è veramente un paese straordinario, con un clima unico e una biodiversità incredibile. È vero che affronta sfide legate alla criminalità e al traffico di droga, ma è importante guardare oltre questi stereotipi. Una delle caratteristiche più sorprendenti della Colombia sono le sue donne, spesso considerate tra le più belle del mondo, specialmente a Medellín. Personalmente, credo che la Colombia offra numerose opportunità, sia nel settore del turismo in piena crescita, sia nell’import-export. Tuttavia, come ogni paese, ha i suoi pregi e difetti, ed è importante essere consapevoli di entrambi quando ci si trasferisce o si decide di investire qui. Mi ritengo molto fortunato perche sono arrivato solo senza conoscere nessuno e adesso sono molto conosciuto a Medellín».

Come è cambiata la tua vita da quando sei in Colombia? Quali sono stati i momenti più gratificanti o soddisfacenti della tua esperienza in Colombia fino ad ora?

«La mia vita è cambiata profondamente da quando sono in Colombia. Ho dovuto adattarmi a nuove abitudini alimentari ed abituarmi alla vita in una grande città. Sono passato dal vivere in un paesino di 4mila persone ad una città che ne conta 4 milioni. Ho imparato da zero una nuova lingua per farmi capire. Uno dei momenti più significativi è stato sicuramente quando ho conosciuto mia moglie e ho iniziato una nuova carriera nel settore della ristorazione».

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Guardando al futuro, quali sono i tuoi obiettivi e ambizioni professionali? Ti manca l’Italia e hai mai pensato di ritornarci stabilmente?

«Per il futuro, il mio obiettivo è continuare a crescere come imprenditore ed espandere i miei locali anche in altre città. Attualmente, considero la Colombia come il mio luogo di vita permanente e non vedo un ritorno definitivo in Italia se non occasionalmente per trascorrere del tempo con la mia famiglia durante le vacanze».

Per contattare Claudio ecco i suoi recapiti:

Facebook: Claudio il Puccio

Instagram:

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  2. @laestacionmedellin
  3. @arroganterestobar
  4. @quadratto.mde