Italiani a Las Terrenas: la storia di Antonio

Antonio Millemaci, giornalista e fotografo freelance, ha intervallato il suo lavoro di fotoreporter, con lavori di gestione o management nel campo della ristorazione e hotel. E’ stato anche Manager di strutture di attività subacquee e Area Manager in Afghanistan per una ditta internazionale di ” trading & service ” al seguito delle truppe “ISAF”.

Dopo aver trascorso la sua vita in giro per il mondo, si è ritirato a Las Terrenas e, nella testimonianza che segue, cerca di dare un’idea diversa del “paradiso”, suggerendo, a chi desidera trasferirsi, di fare le giuste valutazioni, poiché una scelta di vita sbagliata può compromettere il futuro di una persona o di un’intera famiglia.

Antonio Millemaci - las terrenas

Conosco questo Paese dal 1989. Ho vissuto un anno a Las Terrenas, quando ancora era un semplice villaggio di pescatori, 7 anni a Samana, circa 10 anni a Punta Cana e adesso, da due anni e mezzo, vivo nuovamente a Las Terrenas. A queste permanenze ho alternato periodi in Italia e in altri Paesi. Sono tornato in Repubblica Dominicana dopo così tanti anni, con la speranza di trovarla cambiata, così da poter riuscire a trovare una maniera per vivere, dal momento che in Italia ”il vivere e lavorare” ci è praticamente precluso. Lo dico con dolore, perchè mi è costato molto andare via dalla mia amata Toscana.

Abbandonare amici e luoghi della mia infanzia è stata dura e sicuramente non lo manderò giù, mai.  Quanta amarezza in queste parole, eppure questa è una realtà comune a molti italiani. Amarezza e delusione quando ci si ritrova all’estero a dover avere a che fare con culture così diverse, come quella del Paese di cui scrivo. Checché se ne dica delle bellezze naturali del posto, delle quali sono il primo ad entusiasmarmi, lo scontro tra culture differenti a volte può essere duro e deludente, nonché, economicamente parlando, disastroso.

 las terrenas

E’ quanto accaduto a me e non solo a me. Credo di poter parlare a nome di centinaia di persone, le quali magari per orgoglio o per vergogna, non parlano dei problemi che si son trovati a dover affrontare e dei soldi che hanno perso, per poi ritrovarsi a dover rientrare in Italia con un biglietto aereo fornito dall’Ambasciata italiana.

Io non mi vergogno. Senza entrare nei particolari, ma, con carte alla mano ufficiali e legali, direi di fare ben attenzione e di essere molto prudenti prima di decidere di effettuare investimenti, comprare o affittare qui. Non vale per tutto il Paese, ma Las Terrenas “fa capitolo a parte”. Attenzione ad avvocati, notai poco seri e Istituzioni che si rendono “assenti” proprio nel momento del bisogno. Non lo dico solo io. E’ notorio, qui. Informatevi.

Noi siamo abituati a rispettare regole e leggi e qui casca l’asino: se qui uno non ha appoggi più che seri e soldi, tanti soldi, si può ritrovare in brache di tela “dall’oggi all’oggi”, senza la possibilità di far valere le proprie ragioni.

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Qui, regole e leggi sono interpretate a “braccio” e probabilmente con un occhio a favore dei dominicani. Non è questione di essere furbi o intelligenti, è questione di doversi appoggiare alle Istituzioni di un Paese che non è il nostro (Checché se ne dica dell’Italia e suoi problemi) e lì si può essere furbi e intelligenti quanto si vuole: le leggi, le persone, la lingua, non sono le stesse di quelle italiane. Non voglio sollevare un vespaio con queste poche righe, ma credo sia doveroso non parlare soltanto di “paradiso”, di “ritrovata serenità”.  Sì, è vero, a qualcuno è andata anche bene, ma a tanti altri no. Cerco solamente di dare un’idea diversa del “paradiso” e di suggerire, a chi desidera trasferirsi qui, di fare le giuste valutazioni.

Capisco quanto un italiano possa sentirsi “abbagliato” da questo Paese, giungendo da un’Italia impoverita, stressata, con ritmi ormai da tachicardia. Sono italiano anche io e comprendo, ma conosco questo posto, ne conosco i pregi e i difetti ormai da 25 anni.

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Una scelta di vita sbagliata può compromettere il futuro di una persona o di un’intera famiglia ed è riduttivo provare a viverci per qualche mese. I problemi arrivano nel momento in cui si entra nel tessuto sociale vero e proprio, magari aprendo un negozio o un’attività qualsiasi. In quel momento nascono i problemi: permessi, licenze, soldi da pagare a questo o a quello, imbrogli e falsi funzionari. Poi magari cambiano i politici al vertice, se ne presentano altri, nuovi, con nuove richieste di denaro. E’ difficile capire quando si è in regola con tutto e tutti.  Parlo per esperienza diretta e indiretta. Comunque, se avete coraggio da vendere, forza interiore sufficiente, soldi da spendere (non tutti, ovviamente. Tenetene da parte almeno la metà), provateci. Sicuramente, in questo momento, si può sopravvivere meglio che in Italia.   Mi dispiace affermarlo, anche perché se potessi ci tornerei volentieri, subito, se ci fosse la possibilità di ottenere un lavoro, che mi permettesse di vivere dignitosamente.

Un saluto e auguri a tutti coloro che mi leggono. 

Antonio Millemaci

scubanino@yahoo.com

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