Antonella: da Los Angeles (USA) porto il buon cibo italiano nel mondo
È forte, Antonella. Nata nel Sud Italia, ha passato tanti anni al nord, dove si è costruita una vita intensa, complessa, a tratti durissima, che ha raccontato nel suo libro “La boss delle tette”. La vera prova, però, è arrivata quando la donna è stata travolta da una vera e propria shit storm frutto di “una campagna diffamatoria portata avanti da una delle lobby più forti in Italia, quella dei medici”, come racconta la stessa Antonella.
Nonostante le minacce di morte, la donna ha deciso di non fuggire. Rimboccandosi le maniche, ha continuato a svolgere il suo lavoro per provare la sua innocenza e, nel frattempo, ha affrontato un processo che definisce surreale e che ha vinto.
Nel corso di quel periodo, però, Antonella si è resa conto che, ormai, l’Italia non la tutelava più. È in quel momento che la donna ha deciso di mollare una carriera che le dava molte soddisfazioni, anche economiche, studiare e poi ricominciare da zero. Destinazione: Los Angeles, negli Stati Uniti.

La scelta è caduta sulla “città degli angeli” dopo che Antonella e il marito, che vivevano in Svizzera dal 2018, hanno passato al vaglio città come San Diego e New York, carezzando anche l’idea di rimanere in Europa con un trasferimento a Barcellona. In realtà, Antonella sognava gli Stati Uniti, la terra ideale in cui dare vita a un nuovo progetto imprenditoriale.
Dopo aver visitato sia San Diego sia Los Angeles, la coppia ha deciso di stabilirsi in quest’ultima città per via del fattore numerico. Los Angeles è più grande di San Diego e offre più opportunità, più clienti e maggiori possibilità di cominciare in fretta una nuova avventura professionale. La città si è rivelata, per Antonella, il punto di partenza perfetto per via del suo dinamismo e dell’apertura alle novità. La donna era sicura che Los Angeles sarebbe stata pronta ad abbracciare la sua visione.
Salutare i figli grandi (più che ventenni) non è stato facile ma questi hanno visto la tempesta che la madre ha dovuto affrontare e hanno compreso il suo bisogno di ricominciare altrove, in un luogo in cui sentirsi più serena e, al tempo stesso, più stimolata.
Gli amici, invece, sono stati un po’ meno comprensivi, faticando a capire la sua scelta di lasciare un lavoro sicuro e con un buon stipendio per fare un salto nel vuoto. Antonella, però, non si è fatta scoraggiare dalle perplessità degli amici. Anche quando questi le domandavano come se la sarebbe cavata negli Stati Uniti, senza conoscere l’inglese, lei rispondeva, con un pizzico di ironia, “Se i cinesi vengono in Italia ad aprire negozi senza conoscere l’italiano, io posso lavorare negli Stati Uniti senza parlare inglese”.
A proposito di lavoro, Antonella, all’inizio, sapeva solo di voler cambiare settore ma non aveva idea di quale strada imboccare. Spesso, stava sveglia nel cuore della notte, a immaginare tanti futuri diversi per sé e, dedicandosi allo studio, un giorno ha letto una frase che è stata come una scintilla: “se vuoi aprire un nuovo business, trova la tua nicchia. Questa deve essere piccola, ma devi conoscerla bene”.
Quelle parole tornavano spesso nella mente della donna che ha cominciato a guardare alla propria vita, chiedendosi cosa potesse essere trasformato in un potenziale lavoro, e, rendendosi conto di aver sempre odiato cucinare, si è chiesta se non fosse proprio quella la chiave del suo futuro. Prendendo qualcosa che non ha mai amato fare e usando la sua esperienza di quarantenne sempre in cerca di modi per mangiare bene e sano, ma senza cucinare, Antonella si è resa conto di aver finalmente avuto l’idea che stava aspettando.
Per concretizzare la sua idea, la donna ha conseguito un Master in Medicina Culinaria, per studiare la connessione tra cibo e salute e poi creare il suo menù e la sua prima catena di Fast Good italiano in America: cibo pronto, organico, autentico e rivoluzionario.
Pur amando il mare, Antonella ora vive a Beverly Hills ma racconta che Los Angeles è una città enorme, che può cambiare anche di molto semplicemente spostandosi da un quartiere all’altro. Il consiglio è quello di scegliere L.A. solo se si è benestanti, altrimenti, la vita lì diventa molto stressante. Chi ha un lavoro da dipendente dovrebbe scegliere zone più accessibili. Anche se alcuni costi – come la benzina, il gas e l’elettricità – sono inferiori a quelli italiani, ciò che può pesare molto sul bilancio familiare è proprio il cibo. Questo è particolarmente vero se, come Antonella, vuoi mangiare sano ed evitare i cibi processati. Fare la spesa per tre persone, acquistando prodotti sani e organici, può costare anche 300 USD a settimana.
Anche trovare un alloggio può non essere facile, se non si hanno molti soldi da parte. Appena arrivata negli Stati Uniti, Antonella ha affittato un appartamento, pur continuando a cercare una casa. La donna aveva definito un budget ma poi ha scoperto che era troppo basso per il tipo di sistemazione che desiderava. Tuttavia, è riuscita comunque a ottenere la casa che voleva, pagando sei mesi di affitto in anticipo. Certo, si è trattato di uno sforzo economico ma ne è valsa la pena, principalmente pensando al figlio e al suo percorso scolastico. Vivere lì, infatti, gli permette di frequentare una delle migliori scuole pubbliche della zona.
Ciò che può rendere difficile affittare un appartamento o una casa appena arrivati è l’assenza di referenze e credit score, che può chiudere molte porte. Integrarsi con la comunità può essere più o meno facile anche in base al quartiere in cui si vive. Antonella, per esempio, si reputa fortunata, perché si è trovata molto bene con la sua vicina, però ha trovato complicato integrarsi con la comunità di Beverly Hills, che è principalmente ebraica. Anche entrare a livello di business non è stato facile. Pur partecipando alla Camera di Commercio, Antonella ha percepito le difficoltà date dal non far parte di quel tessuto sociale.
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Anche l’integrazione con gli italiani già residenti a Los Angeles non è andata molto bene. Secondo Antonella, ci sono due principali tipologie di connazionali in città: quelli che ci vivono da decenni e hanno perso la mentalità italiana (con cui è più facile relazionarsi) e quelli che, invece, cercano di fregare altri italiani.
I californiani, poi, hanno uno stile di vita diverso da quello italiano. Le giornate iniziano presto e le relazioni avvengono principalmente tramite il lavoro. Creare rapporti al di fuori del settore professionale è molto più difficile. Questo vale anche per i più giovani. Per esempio, Antonella ha notato che il figlio fatica a costruire amicizie al di fuori dalla scuola. A Los Angeles, per i bambini e i ragazzi, la scuola svolge la stessa funzione del lavoro per gli adulti. È lì che nascono e vengono portate avanti le amicizie. Forse è per questo motivo che il figlio ha principalmente amici italiani, che condividono la stessa mentalità e l’abitudine di vedersi anche al di fuori dell’orario scolastico.
A chi sta pensando di trasferirsi a Los Angeles, Antonella sente di poter dare qualche consiglio. Il primo è di visitare più volte la città prima di andare a viverci stabilmente. Un conto è viverla da turista e un conto da residente. È importante capire in quale quartiere si vorrebbe vivere e anche accettare che molte cose, lì, funzionano diversamente. Pensiamo ai rapporti umani ma anche alla concezione di tempo o spazio. Los Angeles è la città perfetta per chi sogna di lavorare nel mondo dello spettacolo o di fare impresa e, specialmente se una persona è intraprendente e non aspetta che tutto gli venga servito su un vassoio d’argento, offre molte opportunità. Secondo Antonella, poi, è meglio evitare gli altri italiani. Non tutti cercano di fregare i connazionali, ma molti sì, ed è meglio lavorare per conto proprio piuttosto che affidarsi ad altre persone provenienti dal Bel Paese.

Antonella ne sa qualcosa. Poco dopo il suo arrivo, la donna è entrata a far parte di un gruppo di donne italiane residenti all’estero, ma è stata aggredita e costretta a lasciare quel gruppo. Questo è accaduto perché alcune di quelle donne avevano visto un vecchio servizio diffamatorio su di lei. Seguendo quel modo di pensare e fare tipicamente italiano, nessuna le ha chiesto la sua versione dei fatti e Antonella è stata semplicemente sbattuta fuori dal gruppo.
Più avanti, la donna è stata selezionata per partecipare a un grande evento organizzato dal Consolato Italiano a Los Angeles per presentare il suo modello di business. Qualche giorno prima, però, le è stato comunicato che non ci sarebbe più stato spazio per lei in scaletta. Anche in questo caso, il motivo sono le accuse diffamatorie risalenti ad anni prima, anche se la donna sa che avrebbe potuto confermare la sua innocenza con il risultato di un processo che ha vinto.
Antonella rimarca l’importanza di costruire il proprio business da sè, senza fidarsi degli italiani, che tendono più a giudicare che a supportare. Anche perché, se hai un’ottima visione e sei determinato, negli Stati Uniti prima o poi trovi qualcuno non italiano che ti ascolta.
La donna è orgogliosa di tutto quello che ha costruito per sé e per i suoi cari ma, se potesse tornare indietro, inizierebbe da San Diego, città di dimensioni più ridotte, che permette di creare connessioni più velocemente. Vivere a Los Angeles, comunque, le ha insegnato tanto, fra cui l’inglese (che sta ancora migliorando). La cosa più importante che ha appreso, però, è a sviluppare un diverso approccio alla vita. L’italiano spesso tende a concentrarsi su quello che non va mentre il californiano guarda sempre avanti, pensa in grande e si muove velocemente.
Ecco che Antonella ha imparato ad avere più fiducia nel futuro ma anche a credere di più in sé stessa e nella sua visione. Il successo del suo business ne è la prova. FaBene è un marchio potente, sotto al quale è possibile trovare non solo pasta o lasagne ma anche prodotti organici, programmi di abbonamento con menu studiati per persone con problemi di salute come diabete o malattie autoimmuni e la collaborazione con professionisti capaci di supportare e guidare ogni cliente.
L’obiettivo di Antonella è di costruire un ecosistema senza limiti: non solo un brand di cibo ma un punto di riferimento per chi cerca soluzioni sane, concrete e innovative. E, proprio come gli americani, la donna ha imparato a sognare in grande. Da Los Angeles, aspira a conquistare altre città americane come New York e Miami, per portare nel mondo un nuovo concetto di Fast Good italiano.
Il suo non è solo un progetto imprenditoriale ma anche un movimento culturale destinato a cambiare le regole del cibo pronto.
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